“Identico”


di Tiziana Mignosa

Sugli inattesi passi
il battito s’affretta
cristalli di respiro a statua
che la mano
agli occhi tengono.

Compagni d’avventura
sguardo e fiato
di marmo rosa a schegge
rapiti e immobili
s’incollano alla scia della sorpresa.

Vermiglio
e seducente
è il cielo della sera
che in tinta con le gote
esplode insieme al mio piacere.

Fluttuanti filamenti
di miele e fiele
tratteggiano delicate filigrane
boccioli profumati
sulla pelle e il seno.

A te
io parlo
a te che a me ritorni
spettatore inconsapevole
sul mondo che lentamente
ci sbiadisce intorno.

Apparizione
da fare male agli occhi
tu che a lui somigli
identico
ancora più di lui.

Calda
diviene la marea
che a onde
nelle vene
senza fretta scorre.

Paure
e pensieri riesumati
accerchiano la mente
che più non può mentire.

Sorriso e confusione
mi rammentano
di quanto fantasioso e non compreso
a volte sia il copione
che tutti noi viviamo.

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Diari della regina Vittoria, una puritana cui piaceva il sesso


“Beatitudine oltre ogni immaginazione”. Sono le parole  di una donna ben poco puritana, quelle con le quali la regina Vittoria descrive il suo piacere per il sesso e le sue notti appassionate.  La sovrana riporta così nelle pagine del proprio diario le emozioni della sua prima notte di nozze con il marito Alberto, svelando il vero volto di un’amante appassionata  e ribaltando ogni luogo comune sul suo conto.

Se ne accorge persino Buckingam Palace, dove è stata inaugurata la mostra «Victoria and Albert Passionate Patrons: Art and Love». (Vittoria e Alberto mecenati appassionati: arte e amore), aperta fino a ottobre nella Queen’s Gallery.

Una passione struggente nata probabilmente dalla difficile infanzia dei due coniugi reali: Alberto, infatti, era stato sfiorato da pensieri di suicidio quando sua madre, non reggendo più le scappatelle del marito, era scappata con il ciambellano di Corte. E a Vittoria non era certo andata meglio: la regina perse il padre a otto mesi e per tutta la vita ne cercò la figura negli uomini che incontrò. Ma i piaceri del sesso sono per lei anche il frutto “proibito” da cogliere dopo una vita in una gabbia d’oro, piena di divieti e condizionamenti.  Fino ai 18 anni, quando diventò regina, Vittoria aveva sempre condiviso la camera con sua madre e non era mai uscita non accompagnata.

Da Regina, “finalmente” sola, si dedicò allora alle gioie più sfrenate, prestazioni erotiche maschili in testa. Prime fra tutte quelle di Alberto, il secondogenito del Duca Ernesto di Sassonia-Coburgo, di tre mesi più giovane di lei al quale lei stessa chiese di diventare suo sposo contro ogni tipo di etichetta o galanteria passatista. Per lei fu un colpo di fulmine:  «Alberto è davvero molto affascinante e incantevole, con gli occhi azzurri e un naso squisito e una bocca così bella con i suoi baffetti delicati e poi leggere, leggerissime basette – scrive di lui – una figura magnifica, spalle larghe e vita sottile; il mio cuore batte. Balla così bene e ha un aspetto davvero spettacolare». Da lui ebbe nove figli e la famiglia stabile di cui aveva bisogno. In lui cercò piacere e intelletto, passione e psiche.Tanta passione, se si pensa alla prima notte con lo sposo, definita da lei stessa con piacere estremo, “gratificante e sbalorditiva al massimo”.

Diletto di entrambi, fuori dalle lenzuola, fu poi l’amore per l’arte. La mostra di Buckingham Palace ne è la prova.  L’arte era per loro una passione che li rendeva simili e complici nonostante la differente carica istituzionale e il ruolo che creava spesso disagio tra i due.

Vittoria e Alberto si regalavano opere d’arte. Per i suoi 24 anni Alberto ricevette un dipinto che ritraeva Vittoria in déshabillé in una posa sexy e attraente. Per i 23 anni di Vittoria, lui fece fare dallo scultore prussiano Emil Wolf una statua in marmo di se stesso raffigurato come guerriero greco, della quale nel 1849 venne persino fatta una copia.

Ma l’arte non basta e la sovrana non si fece mancare le sue avventure. Come quella con il cameriere indiano Hafiz Abdul Karim. Un nuovo amore a prima vista o un casto incrocio di sguardi non è dato sapere, ma un fatto è certo: Edoardo VII non gli perdonò mai “l’amicizia” con sua madre e il giovane indiano alla morte di Vittoria finì i suoi giorni in esilio, in Somalia

da www.blitzquotidiano.it