Voci da Augusta: per una volta è la mia voce


di Daniela Domenici

Ma vi sembra normale che domani ricominciano le lezioni a scuola e che proprio ieri abbiano innalzato le impalcature esterne al muro della scuola elementare dei Cappuccini in via Umberto?

Non è che potevano fare questi lavori d’estate quando la scuola è notoriamente chiusa e la via principale della città è poco trafficata perché la gente è al mare?

Per tutta l’estate gli operai si sono dedicati, meritoriamente, a restaurare l’interno della scuola, il cortile, i tetti, ben venga…

ma com’è possibile innalzare le impalcature sulla via principale due giorni prima della riapertura delle scuole?

Sembra fatto apposta. Hanno di conseguenza eliminato un certo numero di possibilità di parcheggiare le auto per i genitori dei bambini lungo il marciapiede a lato del muro esterno suddetto restringendo così anche la carreggiata di marcia con grave danno per la circolazione e, soprattutto, eliminando un tratto di marciapiede fondamentale per la circolazione a piedi dei bambini e dei loro accompagnatori con il rischio ulteriore che cada loro addosso qualcosa dalle impalcature.

E tutto questo è normale amministrazione.

Sarebbe forse il caso di chiamare “Striscia la notizia”?

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I privilegi e i diritti di Franco Bomprezzi


disabiliParto da una piccola notizia, ovviamente non riportata dai giornali, ma solamente da Superando.it: la Cassazione ha sentenziato pochi giorni fa che parcheggiare, con il contrassegno disabili, in uno spazio delimitato dalle righe blu, perché i posti destinati alle persone con disabilità sono tutti occupati, non esime dal pagamento della tariffa oraria, ossia non c’è diritto alla gratuità, perché la gratuità sarebbe solo un vantaggio economico e non un miglioramento della mobilità personale.

Letta così la sentenza non fa una grinza, io per primo sono quasi sempre contrario a scambiare la gratuità di servizi destinati al pubblico per un diritto delle persone con disabilità, perché questo atteggiamento ha unicamente un sapore “risarcitorio” di un danno esistenziale, ma comporta, assai spesso, l’accettazione di servizi o di soluzioni scadenti solo perché gratis. Faccio l’esempio più lampante: i posti riservati alle sedie a rotelle nelle sale cinematografiche, quasi ovunque non si paga il biglietto (paga solo l’eventuale accompagnatore) ma i posti sono scomodissimi, in prima fila, del tutto discriminatori rispetto alla libertà di scelta degli altri spettatori. Analoga considerazione per i concerti, e spesso per gli stadi o i palazzetti dello sport.

La gratuità, come dice la Cassazione, migliora le tasche delle persone con disabilità, ma non la loro mobilità personale. Eppure c’è qualcosa che non funziona in questo caso. Ed è evidente a chiunque usi sistematicamente le aree di sosta pubbliche. Vado abbastanza spesso in Svizzera, e non so come mai ma trovo sempre liberi i posti riservati ai disabili, e parcheggio tranquillamente in spazi ampi e ben disegnati. In Italia i posti per disabili sono spesso pochissimi, e costantemente occupati da auto con il contrassegno, che sono diventate tantissime, come se la popolazione con disabilità italiana fosse assai più consistente che nel resto del mondo.

Non solo: se devo rinunciare al posto delimitato per i titolari di contrassegno, che ha dimensioni ben precise, e possibilità più ampia per la salita e la discesa dall’auto, e sono costretto invece a scegliere un posto ordinario, i famosi posti blu, lo spazio a disposizione è assai minore, e la manovra risulta assai disagevole, il rischio di non poter salire o scendere dall’auto è reale. Dunque non è vero che non ci sia un danno alla mobilità dei “veri” disabili in sosta. Non si risolve questo problema, a mio giudizio, ripristinando la gratuità, ma semplicemente controllando meglio e ripensando seriamente, in tutta Italia, la questione della circolazione e della sosta delle auto guidate da persone con disabilità o che le trasportano. Così non va, e in tempi di crisi e di vacche magre per i Comuni (guarda caso la sentenza riguarda Palermo…) va a finire che l’unica soluzione è far pagare tutto, sempre e comunque. Mi pare che stiamo tornando indietro, e rapidamente.

da www.vita.it