Caso Marrazzo: gli incontri avvenivano anche in ufficio


Paloma ha deciso di parlare, lei una delle trans che in questi ultimi anni ha avuto “contatti” con l’ex governatore della Regione Lazio : “Ho visto Marrazzo diverse volte, spesso a casa sua. Una o anche due volte nel suo ufficio alla Regione Lazio”.
I dettagli dati sono precisi e pare che possano aiutare ad aprire una nuova inchiesta, dopo quella che ha già portato all’arresto di 4 carabinieri accusati di aver provato ad estorcere denaro a Marrazzo.
Ma dalle parole di Paloma, Marrazzo potrebbe non passare più come semplice vittima, prima di tutto perché non solo ha fatto salire la trans a bordo della sua macchina, l’ha portata in ufficio e, da un’attenta analisi  di Paloma, pare che nella libreria dell’ex governatore vi fossero mazzette di denaro in contanti.

“Con Piero spesso facevamo uso di droga e, quando c’era da pagare me o lo spacciatore, lui prendeva uno dei volumi di quell’enorme scaffale e tirava fuori banconote  da cento, duecento o anche cinquecento euro. Io mi sono sempre stupita di tutta quella disponibilità di denaro e sono sempre stata convinta che quei soldi fossero della Regione”, ha continuato lei.
“L’ho visto molte volte proprio per questo credo di conoscere bene le sue abitudini. E lui a casa non aveva tutti quei soldi in contanti. Ho detto tutta verità. Ora si accorgeranno come sono andate veramente le cose. Io in realtà con lui non ho avuto rapporti sessuali completi, lui voleva carezze, compagnia e qualcuno con cui consumare la cocaina”.

da www.newnotizie.it

Recuperata vicino a Roma la ‘Pequena guitarra para Paloma’


Pablo Picasso la donò all’amico artista Giuseppe Vittorio Parisi ma la ‘Pequena Guitarra para Paloma’, prezioso giocattolo realizzato per la figlia Paloma, era finito nelle mani di un commerciante che l’aveva nascosta dentro una scatola di scarpe. Sono stati i carabinieri della Stazione Roma Porta Cavalleggeri a ritrovarla a casa di un noto commerciante cinquantenne di Pomezia che due anni fa ebbe gioco facile nel raggirare l’allora novantaduenne Parisi, facendosi consegnare l’opera con la scusa di costruire una degna bacheca dove custodirla.

Parisi, morto a gennaio di quest’anno, accettò senza sapere che non avrebbe mai più rivisto l’opera già destinata al Museo Civico d’arte contemporanea di Maccagno sul lago Maggiore, a lui intitolato. I militari, dopo mesi di indagine partite dalla denuncia della vedova Parisi hanno ricostruito l’intera vicenda fino ad arrivare al tassello finale, quella scatola di scarpe malmessa nascosta in una ricca abitazione, nell’anonimato della provincia laziale. L’opera d’arte, ora custodita dai carabinieri, verrà restituita al Museo Civico sul lago Maggiore come avrebbe voluto il grande artista.

fonte ANSA