Carcere di Augusta 4 mesi dopo…


Che bello, mi stanno arivando tante lettere da altre carceri italiane, da detenuti condannati all’ergastolo a cui nessuno dà voce e da quello “nostro”, di Augusta, silenzio assoluto e immotivato se non da un divieto, da un filtro che non posso dimostrare ormai da 4 mesi

…ma fare il bene disinteressatamente alla fine paga: da Augusta silenzio stampa e dalle altre carceri tante lettere piene di poesie, confessioni, racconti, riflessioni…GRAZIE, spero di riuscire a copiare tutto e a pubblicare gradualmente tutto quello che mi è arrivato,  creerò la categoria:

VOCI DA ALTRE CARCERI ITALIANE

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Dal carcere di Spoleto: bugie sul carcere


di Carmelo Musumeci (ergastolano con l’ostativo)

“Le pene, per quanto possa sembrare strano, non devono essere aumentate, semmai diminuite” (Carlo Nordio, Procuratore aggiunti a Venezia)

Nel Corriere della Sera el 29 marzo 2010 leggo:

–      Detenuto suicida con la bombola a gas. Il sindacato degli agenti di polizia penitenziaria ha chiesto che siano vietate.

Come se uno non si potesse suicidare impiccandosi con le lenzuola, le maniche di una camicia…per esempio l’ultimo suicida nel carcere di Spoleto l’ha fatto con un semplice maglione. E’ come proporre di non costruire più automobili perché nelle strade italiane ci sono troppi decessi per incidenti di macchine. Se si levassero i fornellini a gas nelle prigioni, come farebbero i detenuti a mangiare? Non lo sa il sindacato degli agenti di polizia penitenziaria che il cibo che passa l’Amministrazione dell’Istituto non basterebbe neppure per i topi che  vivono in carcere? Quante cose inesatte si dicono e si leggono sul carcere ma è normale perché parlano tutti fuorché i carcerati.

Sempre nel Corriere della Sera di domenica 4 aprile 2010 leggo:

–      Sulmona: suicidio in carcere, è il sedicesimo dell’anno. Il segretario generale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria denuncia gravi carenze negli organici della polizia penitenziaria: come può un solo agente controllare 80 o 100 detenuti?

–      A parte che sono i detenuti che si controllano da soli e spesso sono i detenuti che controllano la polizia penitenziaria perché non potrebbe essere altrimenti, come farebbe un solo agente da solo a controllare ottanta o cento detenuti senza l’aiuto e il consenso degli stessi prigionieri? Se le carceri non scoppiano e i detenuti preferiscono ammazzarsi piuttosto che spaccare tutto come facevano nel passato è merito soprattutto della crescita interiore dei detenuti. Trovo di pessimo gusto approfittare dei morti ammazzati di carcere per chiedere miglioramenti sindacali di organico e finanziari. Noi non abbiamo bisogno di agenti penitenziari piuttosto abbiamo bisogno di educatori, psicologi, magistrati di sorveglianza e di pene alternative. Ricordo a proposito che per i detenuti che scontano l’intera pena la recidiva è intorno al 70%, invece per chi sconta pene alternative al carcere la recidiva non supera il 12%. Nessuno dice che spesso sono solo i detenuti che, con i loro ricorsi alla Corte europea e i reclami alla magistratura di sorveglianza, stanno portando un po’ di legalità in carcere. La verità purtroppo è una sola: le prigioni piene portano consenso elettorale ai partiti politici al governo e i suicidi in carcere portano richieste di miglioramento per la polizia penitenziaria e richiesta d’interrogazioni parlamentari per i partiti di opposizione. Eppure i detenuti per non togliersi la vita avrebbero solo bisogno di un po’ di speranza insieme a un carcere più umano.

Dal carcere di Spoleto: Lettera alla donna dell’Uomo Ombra


di Carmelo Musumeci (ergastolano con l’ostativo)

Grazie di farmi esistere.

Grazie di avere nascosto il mio cuore nella tua anima.

Grazie di avermi donato a tua anima e di avere preso la mia.

Abbiamo dovuto imparare a stare visino stando lontani.

Grazie di avere diviso la tua vita con la mia.

Grazie di essere compagna, amica, sorella, madre, figlia e amante.

Quando ti penso sento battere il mio cuore, lo sento ancora vivo, vive per amore, vive solo e ancora per te.

Grazie di essere nel bene e nel male la mia donna.

Grazie di avere circondato la mia vita di amore.

Sei la terra, il cielo il mare e l’aria che respiro.

Grazie di avermi dato due figli meravigliosi.

Grazie di avere diviso i tuoi sogni con i miei.

Amo amarti in ogni battito del mio cuore.

Grazie di essere la donna dell’Uomo Ombra.

Niente carcere, seconda settimana: “L’uomo ombra” di Carmelo Musumeci dal carcere di Spoleto


Un’amica mi scrive:

Mi è venuto da riflettere sul verbo “scontare”, infatti si dice “scontare la pena”.

Quindi è già insito nella parola stessa che “scontando una pena” questa diminuisca, infatti più sconti la pena e più la parte restante diminuisce.

Quindi è già insito nella ratio del concetto giuridico di “scontare la pena” che la pena prima o poi si esaurisca proprio in virtù del fatto che con il passare degli anni la pena si sconta.

Allora è assurdo e contraddittorio dire “sconta l’ergastolo ostativo” oppure “sta scontando l’ergastolo ostativo” perché nonostante il passare degli anni, la pena residua non diminuisce.

 È vero!

L’ergastolo ostativo va persino contro la matematica e l’italiano.

La pena perpetua non ti toglie solo la libertà, ti strappa pure il futuro.

Ti  potrebbero togliere tutto ma non la tua intera vita.

Lo Stato si può prendere una parte di futuro,  ma non tutto, se vuole essere migliore di un criminale.

L’ergastolo ostativo è disumano perché l’uomo per vivere e morire ha bisogno della speranza che la sua vita un giorno forse sarà diversa o migliore.

La pena perpetua è un sacrilegio perché anticipa l’inferno sulla terra e la pena eterna senza possibilità di essere modificata è competenza solo di Dio (per chi crede).

L’uomo è l’unico animale che può cambiare,  per questo non potrebbe e non dovrebbe  essere considerato cattivo e colpevole per sempre.

La giustizia potrebbe, anche se non sono d’accordo, ammazzare un criminale quando è ancora cattivo, ma non dovrebbe più tenerlo in carcere quando è diventato buono.

O farlo uscire solo quando baratta la sua libertà con quella di qualcun altro collaborando e usando la giustizia.

Se la pena è solo vendetta, sofferenza e odio,  come può fare bene o guarire?

Voglio ricordare che per chi ha commesso un crimine, il perdono fa più male della vendetta, il perdono lo  costringe a non trovare dentro di sé nessuna giustificazione per quello che ha fatto.

Ecco perché converrebbe combattere il male con il bene, col perdono,  con una pena equa e rieducativa.

La pena dell’ergastolo ostativo ci lascia la vita, ma ci divora la mente, il cuore e l’anima.

Al peggio non c’è fine…La barzelletta sull’ergastolo di Berlusconi


 

Nell’attesa dell’arrivo del Capo dello Stato all’inaugurazione dell’anno giudiziario, Silvio Berlusconi racconta una barzelletta ai presidenti delle Camere e ad alcuni magistrati:Signor Silvio Berlusconi, poche volte ho sentito una barzelletta di così pessimo gusto, forse perchè, per l’appunto, sono un ergastolano.
Forse lei non sa, se lo faccia spiegare dai suoi famosi e bravi avvocati, che in Italia esistono due tipi di ergastolo.
Uno normale, che ti da la speranza, ma non la certezza, un giorno di poter uscire, mentre con l’altro, l’ergastolo ostativo, non hai nessuna speranza se non passi il tuo ergastolo a qualcun’altro.
Io non so che tipo di ergastolo aveva il suo Gesù della barzelletta che ha raccontato, ma le assicuro che se aveva quello ostativo non sarebbe mai uscito se anche lui non avesse fatto come Giuda.
L’ergastolano ostativo per tornare ad essere un uomo libero può solo donare la sua vita alla morte.
Signor Silvio Berlusconi, raccontare barzellette sugli ergastolani è come ridere sui morti, perchè in Italia con l’ergastolo ostativo non c’è speranza.
E non hai scelta!
Hai solo la scelta di togliere la libertà ad un altro per avere la tua.
Signor Silvio Berlusconi, se siamo uomini non possiamo vivere senza speranza, solo gli animali ci riescono.
La criminalità organizzata non si sconfigge solo con il pentitismo, si sconfigge soprattutto con l’abolizione dell’ergastolo ostativo.
L’ergastolo è una pena di morte a gocce ed è sbagliato dire che assomiglia alla pena di morte perchè è molto peggio, in questo modo continui a vivere, ma smetti di esistere: ti lascia la vita, ma ti ammazza il futuro.
Signor Silvio Berlusconi, lo sa che cosa è la cosa più brutta della giornata dell’ergastolano?
Che domani inizia tutto daccapo, che sarà un giornata come ieri, come sarà domani e dopodomani, come sarà per sempre…
Un ergastolano ostativo non può fare altro che prepararsi a morire.

Signor Silvio Berlusconi, è già così dura la nostra vita, se può, non ci prenda per il culo raccontando barzellette sugli ergastolani.

 

Di Carmelo Musumeci (da Carcere di Spoleto)

da www.informacarcere.it

 

 

– Dio è preoccupato per la degenerazione regnante sulla terra,e invia Gesù in missione.
Dopo 33 anni, però, suo figlio ancora non ritorna.
Passa qualche altro decennio e di Gesù nessuna traccia.
Dopo100 anni sente alle porte del paradiso un imprevisto “toc toc”.
Dio apre le porte del Paradiso. “Papà” esclama Gesù.
“Figlio mio, che cosa è successo?
Ti aspettavo 60 anni fa”.
E Lui: “Papà in terra è successo di tutto, non c’è più la pena di morte e mi hanno dato l’ergastolo”.

(Fonte: Corriere della Sera sabato 30 gennaio 2010)

“Criminali onesti” e “onesti disonesti”


Mi è arrivata una lettera dal carcere di Spoleto in cui Carmelo ha scritto quello che leggerete di seguito che ho copiato esattamente com’era scritto.

Nicolai Lilin ha scritto un bel libro dal titolo “Educazione siberiana”.

Parla della comunità Urka siberiana che ha un’atipica e particolare cultura formatesi in modo naturale, a mio parere, per difendersi dallo stato zarista e totalitario-comunista di un tempo.

Un po’ com’è accaduto ai briganti nel sud dell’Italia per difendersi dai conquistatori piemontesi durante i primi anni dell’Unità d’Italia.

Molti detenuti, nati nel sud, che hanno letto questo libro, hanno trovato nella cultura della comunità urka siberiana molti principi culturali della mafia, della camorra e della ndrangheta degli ultimi anni dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento prima che queste tradizioni fossero inquinate dai poteri forti e corrotti emergenti come la politica, la finanza, i mass media e la religione. Ora al sud, al posto della mafia, della ndrangheta e della camorra ci sono uno stato corrotto e un antimafia riciclata che la fa da padrona.

E’ un po’ com’è accaduto in Russia alla comunità urka siberiana: c’è molta più criminalità disonesta che in passato.

Tutto il mondo ormai è paese e la verità è davanti agli occhi di tutti: i politici usano la mafia per andare al governo e poi sempre gli stessi politici usano la stessa mafia per farlo cadere.

Nicolai, tramite un’amica comune, mi ha donato il libro con un affettuosa dedica. Finito di leggerlo è poi passato di cella in cella, da un piano al’altro. Lo hanno letto in molti perché, per la prima volta, qualcuno scriveva che ci sono “criminali onesti” e “onesti disonesti”. Fin quando non è arrivato nelle mani della professoressa Daniela che l’ha letto e l’ha trovato interessante. Le è venuta l’idea di invitare Nicolai per un incontro con gli ergastolani e i detenuti nel carcere di Spoleto. Lui si è reso disponibile e adesso aspettiamo di conoscere la data della visita. A me intanto è venuta l’idea di scrivere questa lettera questa lettera aperta per porre qualche domanda a Nicolai a cui lui potrà rispondere durante l’incontro o pubblicamente prima nel blog www.urladalsilenzio.wordpress.com o sul sito www.informacarcere.it

Ciao Nicolai,

io ho avuto un’educazione “criminale onesta” e nella maggioranza dei casi ho sempre visto i giornalisti, i politici, i banchieri, gli imprenditori, i giudici, i preti come “criminali disonesti”.

Come mai secondo te io sono dentro e loro fuori?

Forse perché non hanno commesso reati o forse perché sono stati più fortunati di me?

Io sono sempre stato “in guerra” contro tutti e tutto m ho sempre fatto il criminle, rischiando del mio, con onestà, sentimento, senza mai perdere l’umanità.

Invece considero lo Stato italiano criminale e cinico perché anche se non uccide, a parte qualche caso come quello di Stefano Cucchi, fa di peggio: tortura le persone con il regime del 41 bis e tiene una persona chiusa in una cella tutta la vita, anche quando non è più necessario.

Nicolai, come saprai, nel nuovo codice penale russo, dopo la caduta del regime comunista, era stata abolita la pena dell’ergastolo, poi ripristinato a causa  della lotta cecena per l’indipendenza della loro terra.

Anche in Italia esiste la pena dell’ergastolo, ma a differenza di tutti gli altri paesi del mondo, qui esiste quello ostativo nei casi di condanna di criminalità organizzata ed è per sempre.

Se non fai la spia, se non usi la giustizia, se non fai il delatore, se al tuo posto non ci metti un altro, un ergastolano ostativo non potrà mai uscire, né ora né mai.

E tu sai che un “criminale onesto” non potrà mai barattare la sua libertà con quella di un altro, questo lo possono fare solo gli “onesti disonesti”.

Io e molti ergastolani con l’ergastolo ostativo preferiamo rimanere “criminali onesti” che “onesti disonesti” e, pur non condividendo più molti dei valori negativi del passato, non ce la sentiamo di uccidere una persona, perché togliere la libertà ad una persona è come ucciderla, per riavere indietro la nostra vita di libertà.

In Italia ci sono circa 1400 ergastolani di cui molti arrestati giovanissimi, a diciotto, diannove o vent’anni.

Molti di questi ragazzi sono stati usati, consumati e mangiati due volte, prima dai notabili del territorio dove sono nati e cresciuti, e poi dallo Stato centrale.

A qualcuno di loro è stata messa in mano una pistola e alcuni di loro, forse per paura o per per cultura, non hanno saputo dire di no.

Una volta dentro sono stati sfruttati dai politici di destra, sinistra e dalle lobby del antimafia per scopi e consensi elettorali i primi, finanziari e mediatici i secondi.

Molti di questi giovani ergastolani sono nati colpevoli e sfigati, sono stati usati come carne di cannone dagli “onesti disonesti” e non si sono potuti permettere l’avvocato Buongiorno.

Nicolai, un’ultima domanda.

Te la sentiresti di darci una mano nella lotta per l’abolizione dell’ergastolo usando la tua immagine, il tuo successo di scrittore, per portare all’attenzione dei mass media “la pena di morte viva” che esiste in Italia?

Te la sentiresti di essere ancora una volta un “criminale onesto” e di aiutare a dare un futuro almeno a molti giovani ergastolani che sono stati condannati alla pena dell’ergastolo ostativo all’età di diciotto, diciannove e vent’anni

Io non appartengo a questa categoria ma salviamo almeno loro.

Un abbraccio

Carmelo Musumeci – Carcere di Spoleto – gennaio 2010