Scuola, precari continuate a sperare…


di Monica Maiorano

Ma non si dice chi di speranza vive, disperato muore?

Nei giorni scorsi molte le polemiche intorno all’istituzione del nuovo regolamento di reclutamento docenti, che brandendo la spada del merito porterebbe a vita breve le graduatorie ad esaurimento.

Scusatemi ma qua di esaurimento in giro se ne vede tanto ed è quello che purtroppo hanno i precari della scuola che di speranza ormai ne hanno ben poca.

L’On. Valentina Aprea, presidente della VII commissione cultura alla Camera, in una intervista rilasciata al sito sussidiario.net, dichiara che il diritto all’incarico a tempo indeterminato acquisito dai precari non verrà perso.

Se consideriamo la riforma Gelmini delle scuole secondarie, i nuovi regolamenti, la riduzione degli orari, la riforma del maestro unico alla primaria, come si fa a dire ” la notizia che non ci saranno più posti per i precari è falsa e tendenziosa”?

Non solo: Italia Oggi ha fornito i dati relativi ai pensionamenti, c’è un calo considerevole, infatti i pensionamenti previsti non supereranno le 25.600 unità. Una cifra che causerà un esubero di docenti di ruolo di 5.600 unità, che dovranno essere trasferiti su altra sede o su altra disciplina. In questo computo non sono stati calcolati i docenti precari che non potranno più occupare le cattedre che svaniranno a seguito della riforma. Sembra che il MIUR stia considerando delle contromisure per arginare il fenomeno, che forse risolveranno il problema degli esuberi dei docenti di ruolo, ma che non scalfiranno l’emorragia di posti dei docenti precari.

Lo stesso On. Aprea ha affermato che attraversiamo un periodo in cui dovremo riqualificare la professionalità dei nostri docenti, alla luce delle nuove aggregazioni disciplinari, e prevedere delle nuove classi di concorso, dunque il problema delle materie e degli insegnamenti riguarda la docenza italiana complessivamente, non semplicemente i precari.

Ottimista l’Onorevole continua dicendo che sicuramente la riduzione degli orari nei corsi di studio comporterà un impiego minore dei docenti, ma questo non ha nulla a che fare con la stabilizzazione dei precari, perché comunque è un provvedimento che non va a intaccare le norme del turn over nella scuola italiana e mano a mano si creeranno dei posti di lavoro, chi ha acquisito il diritto all’incarico a tempo indeterminato manterrà tale diritto.

A questo punto mi vien da dire, carissimi precari sperate, sperate ancora perché la matematica per molti è un’opinione!

Fonte: Orizzontescuola.it

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Viaggio all’interno di una struttura penitenziaria siciliana: l’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto


di Daniela Domenici

Non finirò mai di ringraziare l’on. Rita Bernardini, nuovamente in sciopero della fame da due settimane per sensibilizzare il mondo politico sui problemi del pianeta carcere, che mi ha dato l’onore, in qualità di sua collaboratrice, di visitare, all’inizio di dicembre del 2009, tre diversi istituti penitenziari siciliani fornendomi così gli elementi di prima mano, e non “relata refero”, per valutare la situazione in queste strutture detentive e potervene parlare.

Questo incipit mi è stato necessario per dirvi due parole sull’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina che ho definito, nel titolo, un esempio non perfetto di gestione di un penitenziario ma certo ma che si avvicina molto alle parole dell’art. 27 della Costituzione che parlano di rieducazione, reinserimento, attenzione al detenuto , a maggior ragione se è anche malato psichicamente.

OPG vuol dire “Ospedale Psichiatrico Giudiziario”, termini che, anche a chi non è avvezzo ai termini giuridici, richiamano alla mente persone che non solo hanno commesso reati ma che sono anche disturbate psicologicamente, quindi due elementi di patologia nello stesso individuo e, di conseguenza, ancora più difficoltà nel gestirlo.

Ecco cosa ho scritto “a caldo”, appena rientrata da quella visita, e che confermo oggi, a distanza di due mesi, soprattutto dopo aver dovuto sperimentare, pochi giorni fa, sulla mia pelle un esempio di direzione…trinitaria “non illuminata” (sottolineo il dato che quando siamo entrati all’OPG era una domenica sera di giorno di festa, 8 dicembre,  e i due dirigenti erano, naturalmente, a casa loro):

Siamo poi entrati, non attesi e quindi contando sull’effetto sorpresa, nel Ospedale Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto. Sin dall’inizio, nonostante appunto non fossimo attesi, siamo stati accolti dagli agenti di polizia penitenziaria con molta cortesia e calore; hanno subito chiamato sia la loro dirigente che il direttore della struttura che hanno risposto con dovizia di particolari e infinita ed estrema gentilezza a tutte le domande poste dall’on. Bernardini per poi farci visitare i vari settori di questa struttura. Entrambi i dirigenti hanno lamentato la forte carenza di personale e, per contrasto, l’aumento del numero dei ricoverati passato da 190 a 320 perché molti vengono mandati a Barcellona dagli altri OPG italiani. Il direttore di questa struttura è uno psichiatra, l’unico tra tutti i direttori, come ci ha dichiarato, con questa laurea specifica e consona al tipo di detenzione di persone con problemi mentali. Abbiamo positivamente notato con quanta attenzione e ascolto sia i due dirigenti che gli agenti di polizia penitenziari si pongono verso queste persone; all’interno della struttura ci sono spazi di socialità “sotto i portici”, come ci ha detto il direttore, e sono stati creati anche luoghi “verdi” in mezzo agli alberi di agrumi per dare la possibilità di colloqui privati con i familiari. Una buona parte degli edifici è in ristrutturazione, si sta creando anche un reparto femminile perché è previsto l’arrivo di una decina di detenute malate.

Concludo con una frase che il direttore mi ha detto, all’esterno dell’OPG, quando gli ho fatto i miei complimenti per come lui e i suoi collaboratori gestiscono questo ospedale :”Grazie ma è dura, davvero dura

Scuola: Valditara ritenta col prepensionamento


di Monica Maiorano

Occasione ghiotta per 20000 unità tra personale docente ed ATA che vogliono lasciare il mondo della scuola e per almeno altrettanti precari storici che vorrebbero, invece, entrarci definitivamente nella scuola.

L’onorevole del Pdl Giuseppe Valditara, per la terza volta in soli quattro mesi, ripresenta la proposta di pensionamento anticipato per il personale della scuola.

L’emendamento è stato inserito nel decreto Milleproroghe, se venisse approvato si potrebbe accedere alla pensione con due anni di anticipo rispetto all’età minima con un’anzianità contributiva pari o superiore ad anni 33 e di un’età pari o superiore ad anni 60, di una anzianità contributiva pari o superiore ad anni 34 e di un’età pari o superiore ad anni 59, di un’anzianità contributiva pari o superiore ad anni 35 e di un’età pari o superiore ad anni 58.

La deroga verrebbe concessa anche ai dipendenti della scuola in possesso di un’anzianità contributiva pari o superiore ad anni 36 e di un’età pari o superiore ad anni 57, oppure, indipendentemente dall’età, in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore ad anni 38.

In pratica sarà fondamentale arrivare a quota 93, anziché a 95 come prevede oggi la legge con almeno 59 anni di età anagrafica.

Un emendamento quello di Valditara che sicuramente potrebbe in parte far fronte ai tagli dovuti alla razionalizzazione Gelmini-Tremonti…si dice che non c’é due senza tre, questa è la terza proposta ed io “ speriamo che me la cavi…”.

Fonte: OrizzonteScuola.it

Libri: Andrea Camilleri racconta “Un onorevole siciliano”


leonardo sciascia‘Un onorevole siciliano. Le interpellanze parlamentari di Leonardo Sciascia’ e’ il libro di Andrea Camilleri per la Bompiani. L’autore racconta l’esperienza parlamentare di Leonardo Sciascia, attraverso le interrogazioni che lo scrittore di Racalmuto presento’, dalle file del partito radicale, tra il 15 dicembre 1979 e il 31 gennaio 1983. Camilleri, che a Sciascia fu legato da consuetudine e amicizia, ne mette in luce la passione politica autentica; la lucidita’, l’approccio mai ideologico ma sempre ancorato a una analisi dei fatti acuta e spietata, comunque sempre scomoda e insofferente al potere.

Gli argomenti di queste interrogazioni sono di estrema attualita’, allora come oggi; i casi di cronaca affrontati sono tuttora ferite aperte: la mafia, l’uccisione del magistrato Ciaccio Montalto, il caso Pecorelli, il petrolio, l’uso delle armi da parte delle forze dell’ordine. Dalla voce di Andrea Camilleri, e dagli interventi di Sciascia emerge, insomma, un ritratto impietoso di un’Italia incapace di fare i conti con il proprio passato; e colpevolmente sorda alle parole di chi, con tutto il rigore della ragione, dimostrava di amarla.

fonte adnkronos Continua a leggere