Llorraine Neithardt, la sensitiva che crea scarpe di grido


Una delle creazioni di Llorraine Neithardt Una delle creazioni di Llorraine Neithardt “L’arte della scarpa: stregata, personalizzata e sorprendente”. Si intitola così l’insolito workshop ideato da Llorraine Neithardt, sensitiva e creatrice di calzature di design all’ultimo grido che stanno letteralmente facendo impazzire New York. A raccontarne la curiosa storia è la giornalista Penelope Green del New York Times, che ha assistito a uno di questi corsi da 1.820 dollari a testa.

 I due “apprendisti stregoni” della scarpa, Michael Lisbona e Kristina Salianin, volevano realizzare il primo un paio di ciabatte in pelle di capretto nera impreziosita da un nastro argentato per la moglie e la seconda un paio di leopardate sui toni dell’oro dai tacchi vertiginosi, che le ricordassero gli anni in cui faceva le ore piccole ballando fino all’alba nei club della Grande Mela.

 Dopo il pellegrinaggio al Leather Suede Skins, una vera e propria mecca per l’acquisto dei materiali, i due studenti hanno partecipato a una seduta di “schizzo forense”, in cui Ms. Neithardt, partendo dalle loro idee, ha disegnato i modelli delle calzature, come un poliziotto alle prese con l’identikit di un ricercato, finché le linee sulla carta non hanno combaciato con le forme immaginate dai suoi alunni.

 Un’operazione non facile, in cui entra in gioco la vera dote di Ms. Neithardt, sensitiva a tempo pieno e artista part time, che deve la propria fama soprattutto al suo talento da chiaroveggente, ispirata agli archetipi junghiani.

 «Una sera ero a un party organizzato da Salman Rushdie – racconta Juliet Buck, saggista, attrice ed ex redattrice di French Vogue – mi ero appena trasferita a New York da Santa Fe e un uomo mi si avvicinò dicendo di sapere dove abitassi. Quando gli chiesi il perché mi rispose: “perché la più grande sensitiva d’America vive sullo stesso pianerottolo”. Come potevo resistere alla tentazione di conoscerla?». Il tema dell’incontro, però, slittò velocemente dai fenomeni paranormali alle calzature e Buck restò rapita dalle creazioni di Ms. Neithardt.

 Un altro amico dell’artista-sensitiva, lo sceneggiatore e regista Richard La Gravenese, la descrive come «una sorta di divinità mitologica»: quando stava scrivendo il copione di quello che sarebbe diventato “Il re pescatore” diretto da , per cui avrebbe poi ottenuto un Academy Award nel 1992, ebbe un blocco creativo. Ms. Neithardt, allora, gli fece conoscere la leggenda del Re Pescatore, episodio del ciclo arturiano che coinvolge un cavaliere ferito. «Appena ho scoperto quel mito, tutto ha ricominciato a funzionare» giura LaGravenese, che qualche anno dopo ha ricompensato l’amica dedicandole una sottotrama del film “P.S. I love you” con Hilary Swank, per cui ha anche realizzato le indossate nel film dalla star.

 «Subito dopo l’uscita al cinema, la gente ha cominciato a contattarmi per chiedermi di insegnare. All’inizio ho rifiutato, ma dopo un po’ mi sono dovuta arrendere ed eccomi qui» spiega Ms. Neithardt, che ora sta progettando un nuovo corso dedicato alle calzature per travestiti. «Li vedo sempre indossare scomodissime di plastica da lap dance e penso abbiano bisogno di un paio di decolté davvero confortevoli».

 da www.blitzquotidiano.it

“Il libro del silenzio” di Sara Maitland


Dopo il successo di film come “Il grande silenzio” e “Into the Wild”, la scrittrice americana Sara Maitland ci invita ad assaporare la forza del silenzio e la cosciente presa di distanza dal mondo con “Il libro del silenzio”, pubblicato da Cairo Editore. La societa’ contemporanea teme il silenzio, sente la necessita’ di coprirlo, annullarlo, negarlo creando citta’ rumorose, luoghi di ritrovo frastornanti, momenti di solitudine anch’essi fitti di suoni (il cellulare che squilla, la musica dell’iPod nelle orecchie…). Forse perche’ spesso silenzio diventa sinonimo di solitudine, isolamento, vertigine di vuoto. Eppure una lunga tradizione, che affonda le sue radici in un tempo lontano, dice che e’ ricchezza e non mancanza, pienezza anziche’ vuoto, gioia piuttosto che tristezza, nascita invece di morte. Sara Maitland, dopo anni chiassosi scanditi dalla presenza di cinque fratelli prima, l’impegno femminista e due figli poi, si ritrova sola e, con suo grande stupore, si innamora perdutamente della quiete. Nasce cosi’ un percorso suggestivo di sperimentazione del silenzio, che spinge Maitland in una quest attraverso deserti, montagne, foreste fino a un cottage sperduto nel Sudovest della Scozia, senza ne’ radio ne’ televisione, da dove comincia a insegnare scrittura creativa a distanza. Un cammino che si nutre del confronto con quello degli altri che sono venuti prima: da sant’Antonio Abate agli altri Padri del Deserto, passando per Therese de Lisieux e Simone Weil, fino a Robinson Crusoe, allo scalatore Joe Simpson e a Chris McCandless, l’indimenticabile protagonista di Into the Wild. Tra brevi incursioni nella filosofia e nella teologia, nella letteratura e nella psicologia, nell’arte e nella musica, questo memoir testimonia diuna scelta esistenziale che va nella direzione opposta al vento dei nostri giorni. Una scelta che evoca la grazia dell’antico, echeggia la potenza del mito, sfiora il trascendente. Sara Maitland e’ nata nel 1950 ed e’ cresciuta tra Londra e il Sudovest della Scozia in una famiglia molto numerosa. Ha studiato a Oxford e nel 1972 ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti. Autrice di numerosi saggi e romanzi (vincitrice del Premio Somerset Maugham nel 1978), ha lavorato alla sceneggiatura di I.A.
  Intelligenza Artificiale di Stanley Kubrick. Oggi tiene corsi di scrittura creativa a distanza per la Lancaster University.
  “Sara Maitland – scrive The New York Times – ha scalato le vette (o gli abissi?) dell’unica frontiera che l’uomo forse non conquistera’ mai, ne’ mai – suo malgrado – potra’ distruggere.

fonte AGI