“Infibulazione”


di Francesco Sabatino

Donna dannata,
brutta strega senza cuore,
affamata di carne,
assetata di sangue
puro e innocente.
Schiava di una legge tribale
che con il profeta arabico
nulla ha a che fare.
Non recidere
da quel corpicino
infante
ed innocente,
da quel candido biancofiore,
l’amore.
Uomo d’Africa,
padre e padrone
di incolpevoli creature,
consegnate al dolore
assai premature,
non recidere
la dignità,
la vita,
l’amore,
il piacere.
Non infibulare,
impara ad amare.

Sul filo di una ragnatela


di Roberto Puglisi

Chi scrive, da bambino, ebbe in regalo un costume da Uomo Ragno, ai tempi di un Carnevale lontano. I bambini dell’epoca attribuivano poteri magici ai travestimenti. Il piccolo Goldrake avrebbe sguainato l’alabarda spaziale, il piccolo Superman sarebbe riuscito a volare. E il piccolo Uomo Ragno avrebbe scalato con le mani adesive l’immenso muro bianco del soggiorno. Potenza del costume indossato. Appiccicai perciò il palmo delle mani all’intonaco candido e tentai la salita. Indubbiamente ci rimasi male nel constatare che i presunti sensi di ragno acquisiti erano buoni solo per la fantasia. Mai mi avrebbero aiutato nel mondo dei muri concreti. Io ero e sono un sognatore.  Io ero un disabile.

Cos’è la disabilità? E’ una mutilazione, è una distanza siderale tra le possibilità del corpo e la durezza delle cose. Vuoi camminare sulla strada e non ci riesci? Sei un disabile. Vuoi arrampicarti su un muro e non ci riesci? Sei un disabile.  L’influenza del paradosso è ovvia. Tuttavia, l’handicap non è solo una mutilazione oggettiva, è la relazione che si intreccia con un contesto che non accoglie, perché respinge. Conosciamo quali siano le difficoltà dei disabili al cospetto delle usanze incivili palermitane, per esempio. Ma se le carrozzine avessero strade piallate, passaggi liberi… Se tutte le sedie a rotelle del mondo avessero davanti a loro un campo infinito senza ostacoli (e veri diritti al posto di una compassione pelosa), resterebbe la mutilazione del corpo, si attenuerebbe l’umiliazione dello spirito, con lo smorzarsi delle difficoltà fisiche e della fatica.

Come fate a non capirlo, voi che posteggiate sulle strisce o nei parcheggi riservati? Pensate che sia una questione di disagio momentaneo? Pensate che i disabili siano pedanti perché basterebbe aggirare l’ostacolo? Come fate a non capirlo? Ogni sassolino sul sentiero di un uomo in sedia a rotelle è una sottolineatura della sua “diversità”, è una corona di spine, è una sbarra che esclude dalla festa dei vivi, è l’umiliazione di una mente vigile costretta in un meccanismo rotto, è una mano che spinge fuori dalla grazia di Dio e dall’amore degli uomini.

Pensateci. E fate penitenza, leggendo i pezzi di questa domenica di “Livesicilia” dedicata alla disabilità. Argomento seccante perché non ci riguarda, riteniamo. Invece in America hanno inventato delle magliette per normodotati con la scritta: “Corpo temporaneamente abile”. In fondo, la normalità è un transito, perché la decadenza, prima o poi, è un corpo – ops, un porto – sicuro. Saremo tutti bambini in costume da Carnevale, davanti a un muro bianco, insormontabile. Siamo anime appese al filo esile di una ragnatela.

da www.livesicilia.it