Parigi, furto d’arte, tuffo al cuore!


di Loretta Dalola

Un Arsenio Lupin colpisce il museo di arte moderna. Incappucciato e vestito di nero ha portato via 5 capolavori per un valore di 500 milioni. Per entrare nei locali gli è bastato rompere un vetro non collegato con l’allarme. I quadri trafugati sono firmati da grandi maestri della pittura mondiale: tele di Picasso, Matisse, Modigliani, Braque e Leger

Due delle opere rubate, L’olivier près de l’Estaque di Georges Braque; ‘Le pigeon aux petits pois’  di Picasso appartengono al filone artistico detto “cubismo”.   Termine impiegato per la prima volta dal critico Vauxcelles, che intendeva etichettare in senso dispregiativo l’aspetto frammentato e sfaccettato dei quadri di Picasso e Braque. Il cubismo si proponeva di offrire all’osservatore una visione totale della realtà, a prescindere da come essa si presenta allo sguardo. A questo scopo gli oggetti venivano raffigurati come se fossero stati colti da più angolature e punti di vista. L’organizzazione in una stessa immagine di lati diversi di uno stesso oggetto era, però, in contraddizione con le leggi della prospettiva tradizionale, che imponevano all’artista la scelta di un unico punto di vista centrale. Il cubismo comportò l’abolizione della prospettiva.

 Lo stile di Matisse è  un naturalismo convenzionale che risente delle influenze accademiche dei suoi primi maestri, poi però, col passare del tempo, egli si avvicina all’arte contemporanea, soprattutto a quella degli impressionisti, che comincia a sperimentare, conquistandosi fama di ribelle. La caratteristica principale dell’arte di Matisse è l’uso del colore per la creazione di sagome e per l’organizzazione di piani spaziali: il colore diventa così lo strumento principale per la riuscita delle sue opere.

 Il pittore Léger realizza lavori con carattere e contenuto spiccatamente sociale, ruotante intorno al mondo della macchina e dei meccanismi, espressi in modo monumentale.

  Modigliani diventa famoso per il suo rapido modo di lavorare;si dice completasse un ritratto in una o due sedute e una volta terminati, non ritoccava mai i suoi dipinti.

 Impossibile rivendere quei  quadri – “È stupido rubare quadri così, si tratta di imbecilli e basta”, ha detto Pierre Cornette de Saint-Cyr, commissario delle esposizioni del Palais de Tokyo. “Con quadri del genere non ci si può fare niente – tutti sono già al corrente, i siti Internet sono già pieni di notizie e immagini. Nessuno può pensare di vendere questi quadri, per questo dico che è stupido rubarli. A meno che non si voglia fare un ricatto alle assicurazioni. Ma io sono convinto che li ritroveremo. Con quadri del genere è così, è successo con L’Urlo di Munch”.

 La storia del collezionismo d’arte è costellata di episodi sgradevoli e truffaldini. Tra tutti, quella dei furti è certamente la più dolorosa, soprattutto quando ad essere rubata è l’opera d’arte di un museo la cui perdita diventa un danno per l’intera collettività che viene privata di un patrimonio culturale irripetibile. Il lunghissimo elenco dei furti è una lista che comprende opere o oggetti d’ogni genere e d’ogni tempo.

 Soffro e mi dispiace dare questo genere di notizie anche perchè  i francesi possiedono un discreto numero di buone gallerie ed un cospicuo numero di grandi artisti e giovani leve dell’arte contemporanea.

 Speriamo in futuro di tornar a parlare di grandi mostre e di estrose forme creative invece che di sparizioni dolorose.

 Opere rubate:

 L’olivier près de l’Estaque di Georges Braque;

 Nature morte aux chandeliers di Fernand Lèger;

 La Pastorale di Matisse;

 La donna con il ventaglio di Modigliani e

 Le pigeon aux petits pois’ di Picasso

 Visualizza altro: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201005articoli/55214girata.asp

 http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2010/05/20/1160990colpo_grosso_parigi_rubate_opere.shtml

 http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_20/parigi-furto-capolavori_69239b38-63f6-11df-ae00-00144f02aabe.shtml

 a http://lorettadalola.wordpress.com

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La ‘chiocciola’ entra nella storia dell’arte. Esposto al MoMa il simbolo dell’e-mail


Per tutti è il simbolo della comunicazione via Internet ma per alcuni è soprattutto un gioiello di design. E così la ‘chiocciola’, come la chiamiamo noi in Italia,(la ‘at’ per gli americani), finisce esposta al MoMa di New York.

 

Ad ‘acquistare’ il mitico simboletto è stato il dipartimento di Architettura e design del tempio newyorkese dell’arte moderna che ha accolto la ‘at’ nel pantheon degli oggetti che hanno fatto epoca come l’iPod, le lettere-simbolo della metropolitana di New York e i primi tabelloni di arrivi e partenze all’aeroporto di Roma.

Ad ‘acquistare’ il mitico simboletto è stato il dipartimento di Architettura e design del tempio newyorkese dell’arte moderna che ha accolto la ‘at’ nel pantheon degli oggetti che hanno fatto epoca. La curatrice del dipartimento: ”Non si definisce un lavoro di design, ma piuttosto rivela la sua forza di oggetto di design attraverso l’uso”

“Per l’acquisizione di un’opera non è più necessario il suo possesso fisico”, spiega dal suo blog la curatrice del dipartimento Paola Antonelli. ”È un simbolo soggetto a varie interpretazioni, eppure nella sua essenza rimane sempre uguale. Non si definisce un lavoro di design, ma piuttosto rivela la sua forza di oggetto di design attraverso l’uso”.

Per scoprire chi ha inventato questo simbolo di comunicazione moderna bisogna tuttavia andare a spulciare manoscritti molto antichi. Pare infatti che il simbolo @ sia comparso per la prima volta in un manoscritto del 1536 come legatura della proposizione latina ad (in inglese ‘at’) per poi mutare nei secoli passando per unità di misura, a commerciale fino all’uso per gli indirizzi e-mail nel 1971 per mano dell’ingegnere statunitense Ray Tomlinson.

fonte Adnkronos

Arte: 82 opere degli Uffizi volano in Cina, da mercoledi’ in mostra a Shanghai


 Da Firenze in Cina: 82 opere della collezione della Galleria degli Uffizi partono per un tour in cinque musei del paese della Grande Muraglia, per una durata complessiva di 18 mesi. La prima tappa della mostra ”From the Collections of the Uffizi Gallery. The Genres of Painting: Landscape, Still Life and Portrait Paintings” si inaugura allo Shanghai Museum mercoledi’ 10 marzo. Dal 19 giugno le opere saranno esposte al Liaoning Provincial Museum di Shenyang, dal 2 ottobre al Guangdong Museum of Art di Guangzhou, dal 15 gennaio 2011 al Sichuan Museum di Chengdu e, infine, dal 2 maggio alla Central Academy of Fine Arts di Pechino (fino al 2 agosto 2011). Le 82 opere, selezionate in base al tema dei generi della pittura e suddivise in tre sezioni principali (Paesaggio, Natura morta e Ritratto) coprono un ampio arco temporale, che va dalla fine del XV secolo alla seconda meta’ del XX, delineando un percorso chiaro e approfondito che racconta l’espressione figurativa in Italia e in Europa in quei secoli, grazie anche al cospicuo numero di autori rappresentati in mostra, oltre 50. Fra i dipinti prescelti spiccano per notorieta’ l”’Adorazione dei Magi” del Botticelli, la ”Venere della pernice” di Tiziano e ”La Leda e il cigno” del Tintoretto. I visitatori cinesi avranno l’opportunita’ unica di ammirare, nel loro paese, opere di protagonisti dell’arte europea, italiana e fiorentina, tra i quali Lorenzo di Credi, Guercino, Filippo Napoletano, Claude Lorrain, Francesco Albani, Canaletto, Gaspar van Wittel, Bartolomeo Bimbi, fino ad arrivare ai piu’ recenti Giulio Aristide Sartorio e Giacomo Balla.

fonte Adnkronos

Museo Lombroso, lezione di “errori” della scienza


di Monica Maiorano

Dal 26 Novembre a Torino è aperto al pubblico il Museo di antropologia criminale, meglio noto come Museo Lombroso per evocare chi ne fu l’iniziatore originario.

Ciò che i visitatori si troveranno ad osservare sono dei reperti anatomici se osservati con occhio scientifico, ma al contempo macabri se si pensa all’immaginario che essi evocano.

Crani, resti scheletrici umani, cervelli umani, resti scheletrici animali, corpi di reato utilizzati per compiere delitti, ferri di contenzione, maschere mortuarie, manufatti e disegni di alienati, migliaia di fotografie di criminali, folli e prostitute, abiti di briganti, persino modelli di piante carnivore.

Molti dei reperti osservabili derivano dalla raccolta personale che Cesare Lombroso accumulò lungo il corso di tutta la sua vita e che arricchì negli anni con reperti inviati anche da altri studiosi, professori, medici carcerari, direttori di manicomi, anatomo-patologi che condividevano le sue teorie.

Lombroso sosteneva che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate prevalentemente da fattori involontari quali l’ereditarietà e le malattie nervose. In particolare sosteneva la tesi secondo cui i comportamenti criminali sarebbero determinati da predisposizioni di natura fisiologica che spesso si rivelano anche esteriormente nella configurazione anatomica del cranio. Lombroso era convinto che la costituzione fisica sia la più potente causa di criminalità e, nella sua analisi, egli attribuiva particolare importanza al cranio. Studiando il cranio del brigante Vilella, Lombroso rilevò che nell’occipite, invece di una piccola cresta, c’era una fossa nota oggi come “fossetta di Lombroso”, che riteneva trattarsi di un carattere degenerativo più frequente negli alienati e nei delinquenti che classificò in quattro categorie: i criminali nati con specifiche peculiarità anatomiche, fisiologiche e psicologiche, i criminali alienati, i criminali occasionali e quelli professionali.

Non solo, considerando anche altre parti del corpo umano arrivò a sostenere che il “delinquente nato” ha generalmente testa piccola, fronte sfuggente, zigomi pronunciati, occhi mobilissimi ed errabondi, sopracciglia folte e ravvicinate, naso torto, viso pallido o giallo, barba rada.

A distanza di oltre un secolo si è pensato di riproporre la raccolta “Lombroso” per offrire al pubblico non un museo degli “orrori”, ma la possibilità di una lettura ragionata del concetto di devianza e di tutte le manifestazioni ad esso associate, criminalità, asocialità, malattia mentale, demenza, ma anche genialità.

Una tale scelta è legata al fatto che molti problemi affrontati da quei ricercatori sono quanto mai attuali, il museo rappresenta la possibilità di comprendere che oggi la scienza, a differenza del periodo positivista, non ha più alcuna certezza assoluta di poter raggiungere una soluzione definitiva a questi ed altri problemi, una grande lezione di “errori” della scienza.

Fonte: Galileo.

Nasce il primo museo della scuola italiana


museo della scuoladi Monica Maiorano

Da una splendida idea di Gaetano Lombardi, professore di materie letterarie presso la scuola A. Diaz di Monterusciello nel comune di Pozzuoli, nasce il primo museo della scuola italiana in Campania.

In giro per la Campania tra scuole ed amici, rovistando tra i cari ricordi della sua famiglia, il professor Lombardo ha raccolto dei veri cimeli: pagelle, libri di testo, diari, manifesti illustrati e strumenti scolastici d’epoca che catapultano il visitatore in un affascinante e commovente viaggio a ritroso nella storia della scuola italiana.

Il viaggio comincia dagli anni successivi l’unità d’Italia per giungere al 1963, anno di nascita della scuola media unica. Non mancano ovviamente tappe agli anni del fascismo e della riforma Gentile, il primo momento in cui si pone grande attenzione all’educazione degli studenti.

Realizzare questo progetto, un museo-laboratorio, come lo stesso ideatore lo definisce, ha richiesto molti anni di ricerca, studi, fatica ma sempre accompagnato dalla passione di un uomo che ha dedicato la sua vita all’insegnamento e ripagato dalla soddisfazione di veder realizzato un suo sogno.

Il museo-laboratorio ha una duplice valenza, didattica per gli alunni e documentazione per gli studiosi della materia. Si differenzia dagli altri musei perché il materiale esposto è molto colorato, per far presa proprio sui giovani.

Alle scuole che ne faranno richiesta verranno offerte lezioni propedeutiche e attività laboratoriali a cui parteciperanno anche ex alunni,dai 60 anni in su, che impartiranno nozioni di calligrafia, materia che a quel tempo era nei programmi d’insegnamento.

All’inaugurazione del museo presenti anche il sindaco di Pozzuoli Pasquale Giacobbe, il vescovo Gennaro Pascarella e il professor Lucio d’Alessandro, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione presso l’Istituto Suor Orsola Benincasa.

Ciò che colpisce di questa iniziativa è l’intento profuso di scrivere una pagina di storia della scuola italiana senza alcuna finalità pratica di sostenere una determinata idea o politica scolastica, ma soltanto il desiderio di infondere, in chi visiterà il museo, la consapevolezza del valore formativo e dell’ importanza che la scuola ha nell’educazione dei nostri figli “ bambini di oggi, cittadini del domani”.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno.