Debutta a Milano il primo salone del divorzio


Di fiere dedicate al matrimonio ce ne sono tante, ma ora arriva il primo Salone del Divorzio: ‘Ex – Punto e a capo’ si terra’ all’Hotel Marriott di Milano  l’8 e 9 maggio prossimi. Quello dei single di ritorno e’ un mercato in netta crescita: se nel 1995 i divorzi in Italia erano 80 ogni mille matrimoni, nel 2005 – dice l’Istat – sono stati 150 e nel 2007 sono saliti a 273. Insomma, il divorzio e la separazione non sono piu’ esperienze rare, riguardano un numero sempre maggiore di persone. Senza banalizzare il Salone vuole facilitare – spiegano gli organizzatori – l’esperienza del divorzio, fornendo una serie di utili informazioni e strumenti per chiudere una fase problematica della vita e, soprattutto, per iniziarne una nuova in modo piu’ positivo.

Ecco quindi, in 600 metri quadrati di stand, agenzie investigative, matrimoniali, immobiliari, di viaggi e di disbrigo pratiche, babysitting o petsitting, studi legali, consulenti per i problemi di coppia, psicologi, servizi di antistalking per le signore, stylist esperti di ‘relooking’, consulenti di trucco e parrucchieri, architetti che aiutano ad arredare una nuova casa. E anche organizzazioni che provvedono a piccole riparazioni domestiche o a necessita’ quotidiane come la lavanderia e la stireria. Terapeutico, infine, un passaggio nella ‘Piccola bottega degli orrori’, dove riciclare senza sensi di colpa i regali delle nozze ormai finite.
fonte ANSA

Dal carcere di Opera Milano: “Vacanze” di Alfredo Sole


Quando ho letto questa poesia che mi ha inviato Alfredo Sole, detenuto nel carcere di Opera (nel blog troverete diverse cose sue pubblicate nel tempo) ho sentito uno strazio dentro….

Il confronto in parallelo tra due realtà la rende tremendamente efficace come un pugno al basso ventre…

Alfredo è stato geniale. Ma è un genialità che nasce dal dolore e da duri colpi sulla pelle e sull’anima.. i due mondi in parallello dei giorni di vacanza al mare con tutto il loro piacere, la loro leggerezza e l’eccitazione… li vedi accanto  lunghe file di non vita e di rituali implacabili dentro celle, un pò più calde in questo periodo dell’anno.

Molti non amano questo genere di poesie. Definiscono questi scritti pietistici e vittimistici. Ma, premesso che è facile sentirsene infastiditi quando comunque si “vive” liberi, si sta all’aria aperta, si ha qualcosa che dà speranza, si è circondati di affetti; mentre chi è rinchiuso spesso non ha molto altro a cui aggrapparsi e anche i suoi momenti “dolorosi” o “pietosi” (come direbbe qualcuno) sono un modo per la sua anima comunque di parlare, di tirare fuori qualcosa.. premesso questo, l’argomentazione critica sarebbe forte se questi fossero la maggioranza dei testi pubblicati sul blog. Invece sono solo una parte. So che rovinano un pò l’umore, o se stai mangiando interferiscono con la tua digestione… posso dirvi al massimo di rimandarli ad altri momenti… ma non credo che possono essere esclusi del tutto, solo perché ci fanno male o toccano corde sensibili in noi..

Vi lascio alla poesia..

da http://urladalsilenzio.wordpress.com

VACANZE

Un’altra estate si avvicina,
fra poco sarà alle porte.
Prepotente entrerà nelle case
a suscitre pensieri di vacanze.

Un’altra estate si avvicin,
fra poco sarà alle porte.
Prepotente entrerà nelle celle
a suscitare pensieri di morte.

Corpi stesi l sole a riscaldre
la pelle tra bibite ghiacciate
e tuffi rinfrescanti.

Corpi stesi sulle brande a soffocare
i pensieri in un bagno di sudore
tra mille ricordi di dolore.

Anime vive gioiscono la sera
tra cento balli e sguardi
di intesa, pregustando un
notte d’amore

Anime morte si rattristano la
sera tra mille passi dentro l cella.
Pensieri di sguardi di intese passate
risvegliano il pensiero di una notte
d’amore.

Anime allegre si svegliono
la mattina, pronte a scendere
in spiaggia con le lenti al sole.

Anime stnche si svegliano
la mattina pronte a
scendere nel corteile a rifuggire
il sole.

Corpi stesi al sole a
riscaldare la pelle con
il dole suono dell’onda sugli
scogli.

Corpi in piedi costreii al
sole, con lo snervante suono
di cancelli.

Un’altra estte si avvicina,
tra poco sarà alle porte e
per noi che non siamo vivi,
sarà un’altra “morte”..

Alfredo Sole

Addio a Raimondo Vianello


– E’ morto Raimondo Vianello. Classe 1922, con lui scompare una storica figura della tv italiana e con la moglie Sandra Mondaini è stato tra i protagonisti del piccolo schermo. Avrebbe compiuto 88 anni a maggio.

Raimondo Vianello verrà ricordato come uno dei padri fondatori del varietà televisivo italiano, accanto ai suoi grandi colleghi, come Mike Bongiorno, Enzo Tortora e Pippo Baudo; ed anche come uno dei protagonisti della Commedia all’italiana (insieme a Ugo Tognazzi, con cui ha spesso lavorato in coppia). Era nato a Roma il 7 maggio 1922.

Il padre, ammiraglio, lo voleva diplomatico e con quella prospettiva il giovane Raimondo si laureò in giurisprudenza. Ma poi di quel prestigioso mestiere gli restarono solo il portamento signorile e i modi affabili. A seguito della sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana nel 1945 è detenuto nel campo di concentramento alleato di Coltano, assieme ad altri personaggi noti: il poeta americano Ezra Pound, gli attori Walter Chiari, Enrico Maria Salerno, l’olimpionico di marcia Giuseppe Dordoni, il giornalista Enrico Ameri, il regista Luciano Salce ed il politico Mirko Tremaglia. Poco dopo insieme al fratello Roberto, è atleta e dirigente del Centro Nazionale Sportivo Fiamma. E’ allorta che – quasi per caso – debutta in teatro.

I suoi pigmalioni sono due giovani autori, la cui ditta diverrà con gli anni sinonimo di commedia musicale: Garinei e Giovannini. Vianello partecipa, a titolo di puro divertimento, al loro ‘Cantachiaro N°2’ ed entra così nel mondo dello spettacolo. Da allora la sua carriera è costantemente in ascesa. Colleghi e spettatori apprezzano il suo umorismo elegante, mai volgare, quasi distaccato.

Mai Raimondo Vianello cade in un una battuta volgare o si permette una caduta di gusto. Prima è una spalla di grande affidabilità in palcoscenico accanto Wanda Osiris, Erminio Macario, Carlo Dapporto e Gino Bramieri; poi diventa uno degli attori più amati, in particolare, quando lavora a fianco di Ugo Tognazzi, con cui oltre a molti film, firma il programma ‘Un, due, tre’, uno dei programmi di maggior successo nella tv degli anni Cinquanta.

Nel 1959 conosce Sandra Mondaini; tre anni dopo la sposa, formando una delle più inossidabili e riuscite coppie dello spettacolo italiano. Non avranno figli, ma insieme adotteranno un’intera famiglia di filippini. Insieme attraverseranno da protagonisti tutte le evoluzioni della televisione italiana. Soprattutto da quando nel 1982 accettano un contratto in esclusiva con Silvio Berlusconi e le sue reti Finivest ancora in via di sviluppo.

E’ allora che grazie allo stile e alla perfetta intesa fra i due attori nasce Casa Vianello, una delle più popolari e longeve situation-comedy italiane. E indimenticabile rimane la chiusa finale di tutte le puntate, che ritrae la coppia a letto prima di addormentarsi, con lui che legge il giornale sportivo, mentre lei si agita sotto le coperte inanellando una sfila di lamentele.

Appassionato di calcio, Vianello nel 1992 acquista nuova popolarità con la conduzione di Pressing, programma di commento al campionato di calcio di Italia 1, che condurrà per otto stagioni, guadagnado anche il Telegatto ’92, quale migliore programma sportivo dell’anno. Divenuto ormai un’icona del ‘buon presentatore’, sempre capace di creare un’atmosfera cordiale e piacevole, Raimondo viene chiamato nel 1998 dalla Rai (col consenso straordinario di Mediaset) a presentare il Festival di Sanremo. Ed è sul palco di Sanremo che nel 2008 fa una delle sue ultime apparizioni tv.

fonte ANSA

Promessi Sposi a San Siro. Guardì porta in scena l’opera manzoniana


 Il sentimento letterario di Manzoni trasformato in musica: per Michele Guardì è “un sogno che si realizza” dopo ”begli incontri, liti e difficoltà”. Il 18 giugno allo stadio di San Siro a Milano andrà in scena i ‘Promessi sposi’, prima ‘opera lirica’ di Guardì che, oltre a produrre lo spettacolo, ne firma i testi e la regia. Le musiche e gli arrangiamenti dello show sono affidate al maestro Pippo Flora, mentre le coreografie a Mauro Astolfi. Uno spettacolo in grande che vedrà sul palco dieci protagonisti, dieci comprimari, quaranta ballerini, coristi che cantano dal vivo sulle basi musicali realizzate da una grande orchestra sinfonica. “Ci sara’ una scenografia di ben 40 metri -spiega Guardì presentando lo show all’hotel Cavalieri Hilton a Roma- un palco centrale che ho deciso di dividere in tre set per raccontare lo svolgimento della storia in modo cinematografico”.

 Parlando del perché della scelta dello stadio di San Siro, Guardì dice: ”Per il mio spettacolo ci voleva una grande scenografia e un teatro che fosse all’altezza di ospitarla. Grazie all’incontro con l’assessore agli eventi del comune di Milano si è presentata la possibilità di realizzare questo grande sogno nello stadio di San Siro”.

Sul perché della scelta di portare in scena Manzoni Guardì sottolinea: “Ero un appassionato di Manzoni fin da piccolo. Ne ‘I promessi sposi’ c’è tutto: la giustizia, la fede, la prepotenza e la vigliaccheria. ‘I promessi sposi’ si avvale di un orchestra di ben 70 elementi, che pero’ non sara’ fisicamente presente sul palco a San Siro anche se Guardi’ non esclude di includerla in una produzione successiva. Nel cast de ‘I promessi sposi’ ci sono, tra gli altri, Graziano Galatone (Renzo), Noemi Smorra (Lucia), Paola Lavini (Agnese), Antonio Mameli (Don Abbondio), Brunella Platania (Perpetua) e la partecipazione straordinaria di Lola Ponce nei panni della Monaca di Monza e di Gio’ di Tonno nel ruolo di Don Rodrigo. I costi di produzione de ‘I promessi sposi’ ammontano a circa 5 milioni di euro che Guardi’ spera di far rientrare ”con gli sponsor e la vendita dei biglietti”.

Lo spettacolo sarà presentato in anteprima il 29 aprile dentro il Duomo di Milano, ”una serata in cui presenteremo l’opera a tutti i milanesi”, afferma Guardi’. Per quanto riguarda la messa in onda de ‘I promessi sposi’, prevista su Raiuno a settembre, Guardi’ precisa: ”Il 14 aprile in conferenza stampa sapremo dire meglio come la Rai intende coprire questo evento e -conclude- la data precisa della messa in onda”.

fonte Adnkronos

“Disagio mentale” dal carcere di Opera (MI)


di Alfredo Sole

Scontare una lunga carcerazione, più spesso di quanto si pensi, non solo non “rieduca” il detenuto ma lo scaraventa in una dimensione tra lucidità e follia. Un punto di non ritorno che trasforma un essere umano nell’ombra di se stesso.
Ogni mattina alle 7.30 inizia la giornata di disagio mentale di un nostro compagno: “Non sono infame! Non sono confidente! Non sono appuntato! Sono esaurito! Sono esaurito! Sono esaurito! Vattene diavolo maledetto! Vattene diavolo maledetto! Ammazzati tu! Ammazzati tu! Nel nome del padre del figlio e dello spirito santo, amen! Nel nome del padre del figlio e dello spirito santo, amen!”.
Queste sono le parole che grida dalla mattina alla sera. Più di dodici ore quasi ininterrottamente con delle pause che variano da 10 minuti a 30 al massimo. L’unica cura a sua disposizione è il continuo tentare di sederlo. Dico tentare perchè nulla di quello che gli danno gli fa più effetto. Il suo corpo è così assuefatto da non sentire i calmanti che gli somministrano.
La sua voce rimbomba continuamente nel corridoio. Ci rendiamo conto che è un disagio, che è una persona malata. Ma ognuno di noi è “esaurito” a modo suo e quel gridare continuo rompe quella voglia e bisogno di tranquillità e silenzio che ognuno di noi necessità. Nonostante tutto cerchiamo di non fare pesare a questa persona disagiata che il suo continuo gridare e a volte anche insultare i compagni, crea così tanto fastidio da maledire il momento in cui hanno deciso di assegnarlo in queste sezioni. Ma che fare? Non è abbastanza malato (a dire dei dottori) da poter essere ricoverato in un ospedale di igiene mentale, ma lo è abbastanza da non poter stare in una normale struttura carceraria, ma visto che non ci sono strutture adatte per lui, allora bisogna tenerlo in una normale struttura.
Ha scontato 20 anni dei suoi 30 di condanna. Non ha dato solo 20 di vita alla giustizia, ha dato anche ciò che non potrà mai più recuperare, la ragione! Cosa possono volere ancora da lui? La sua vita? A cosa potrebbe servire e a chi? Lo scontare di una condanna deve essere recepita da chi la sconta, ma nel momento in cui una persona come Leo (è così che si chiama), non percepisce più il suo trascorrere del tempo e quello che ancora ne dovrà trascorrere, a che serve perseverare ed ostinarsi nel tenerlo inchiodato a una realtà che lui non percepisce? 20 anni di carcere, se la sua mente avesse retto sarebbe già libero così come lo sono i suoi coimputati. Invece, eccolo! Con la sua lunga barba bianca, non curante del proprio corpo, immergersi giorno dopo giorno in una realtà onirica che lo trascina sempre più in un abisso senza ritorno.
Opera, per Leo, non è altro che l’ennesimo carcere che cercherà di ammansirlo con litri e litri di Valium, con pillole e punture. Dopodichè come tutti gli altri carceri dove è stato, verrà scaricato in un altro carcere ancora, dove tutto ricomincerà. Le sue grida di disagio rimbomberanno per tutta la sezione e dopo un po’, di nuovo in viaggio in un altro carcere…

da www.informacarcere.it

Un’insegnante eternamente precaria va in pensione costretta a pagarsi anche i contributi


di Caterina Perniconi

Per 35 anni ha insegnato dove gli altri non volevano andare. Lucia Longo, 61 anni, è la prima precaria a vita della scuola che va in pensione dopo una carriera di contratti rinnovati di anno in anno e di viaggi della speranza. Lucia, infatti, originaria di Laterza, in provincia di Taranto, si è seduta tutta la vita dietro le cattedre che gli altri avevano scartato, in paesini irraggiungibili o in quartieri difficili. “Mi sono pagata tutti i viaggi di tasca mia – racconta Lucia – uno stipendio lo investivo solo negli spostamenti. Quest’anno, per esempio, faccio 120 chilometri algiorno,perché lascuola dove devo insegnare ne dista 60 da Taranto. Ho fatto una vita da docente di serie B, mi pagavano lo stipendio per 9 mesi l’anno. Gli altri tre c’era un forfettario, sostanzialmente un ammortizzatore sociale”.

Lucia Longo, dopo 35 anni di lavoro, di cui 26 nella scuola, guadagna 1280 euro al mese. La sua pensione non arriverà ai mille e una parte di questa dovrà investirla in un prestito di oltre 10.000 euro che le permetterà di ricostruire la sua posizione contributiva. Del resto il problema di chi arriva alla pensione da precario, e i numeri cresceranno esponenzialmente nei prossimi anni, è quello di fare i conti con lo spezzettamento dei contributi raccolti durante la professione. “E’ necessario informarsi in anticipo – spiega Corrado Colangelo, membro della segreteria nazionale della Flc Cgil – per non trovarsi poi in difficoltà a fine carriera. Il fatto è che da giovani, o comunque quando la pensione la si vede ancora lontana, non si presta attenzione e si rischiano brutte sorprese”.

Come l’ha avuta Lucia, che non può chiedere un prestito all’Inpdap per colmare i suoi debiti, scivolando in coda dopo tutti i dipendenti. Di avvicinarsi a una banca commerciale, neanche a parlarne. E’ arrivata a questo punto restando imprigionata all’interno di un ingranaggio burocratico infernale, a causa delle leggi che cambiano ogni volta che cambia l’esecutivo in carica. “Scommetto che se mi fossi iscritta al sindacato non sarei arrivata a questo punto. Ma ho sempre odiato chi mi passava avanti perché qualcuno lo aiutava, e io non ho voluto farlo con altri. Il problema di questo tipo d’insegnamento, è anche come viene percepito dall’esterno: i ragazzi e le famiglie rifiutano un docente che va via l’anno dopo”.

Aveva cominciato con una laurea in Lingue all’Università di Bari e si era trasferita per amore a Milano. Lì, dopo aver lavorato da segretaria, era arrivata all’insegnamento nei licei. E dieci anni dopo al fatidico concorso per la docenza nelle scuole superiori. E’ il 1990 e Lucia è seduta dall’altra parte, sui banchi degli esaminati. Riesce a superare la prova scritta. “Ci misero tre anni per correggerli, incredibile. Ci chiamarono per l’orale nel 1993”.

Ma una settimana prima dell’esame il marito di Lucia muore in un incidente stradale e lei non riesce ad affrontare la prova. “Ero distrutta, dopo qualche mese tornai a Taranto e ricominciai tutto da capo, vita e lavoro. Ma ero in fondo alla graduatoria e gli anni passavano. Quando feci il concorso per la scuola primaria, e lo vinsi, fui cancellata dall’elenco perché la nuova legge prevedeva che le maestre avessero al massimo 40 anni, e io ne avevo compiuti 43”. Da allora Lucia ha fatto cinque abilitazioni, per dimostrare le sue capacità, ogni volta che cambiava la legge. Ma nessuna di queste è servita a farla assumere. Due anni fa ci prova ancora, ottiene il settimo posto in graduatoria, ottimo piazzamento sui 12 previsti. Ma poi le comunicano che gli ultimi 6 (quindi il suo per primo) saranno ricoperti da coloro che, grazie alla legge 104 sui disabili, chiedono l’inserimento in una provincia diversa da quella di residenza. “A quel punto, coperta di vergogna, ho fatto ricorso. Potevo magari sperare in uno scatto d’anzianità prima della pensione e ci ho provato. Ma ho perso ed eccomi qua”.

da http://antefatto.ilcannocchiale.it

Niente più carcere di Augusta, una riflessione dal carcere di Opera (MI)


 Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera da un mio compagno detenuto in un altro carcere. Un avvocato di un detenuto gli porta la notizia che l’abolizione dell’ergastolo è passata alla Commissione Giustizia traendo spunto dalla proposta del Codice Pisapia. Giornata felice per quei compagni destinatari di una notizia così travolgente. Tutti ad ascoltare i dibattiti televisivi dei politici, giorno dopo giorno, nella speranza di sentire quello che ognuno di loro si augurava. Nulla! Nessun riferimento a ciò che si agognava…
Per qualche giorno i cuori dei miei compagni avevano ricominciato a battere, avevano di nuovo, anche se per poco, sentito la vita scorrergli nelle vene.
Li ho immaginati mentre ognuno di loro faceva progetti di vita, che scrivevano alla famiglia dicendo: Aboliscono l’ergastolo! Finalmente avrò una data sul calendario per tornare a casa tra le vostre braccia e il vostro amore…
Tutta questa felicità si è spenta in pochi giorni. Le loro anime ritorneranno nell’oblio della certezza di una pena che non finirà MAI. Cosa è successo? Niente di “speciale”. È tutto nella norma. È così che noi viviamo, apparentemente rassegnati al nostro destino ma non appena intravediamo un barlume di luce, eccoci precipitarci verso quello che si rivelerà essere l’ennesima illusione. Colpa di un avvocato che ha detto una “fesseria”? Del suo cliente che ha frainteso? Non importa di chi è la colpa, la verità è che alla fine abbiamo bisogno di questi fraintendimenti, ne abbiamo bisogno per spezzare, anche se per poco, quella certezza che divora il nostro essere, la certezza del fine pena mai! Illusioni che come le onde si infrangono sugli scogli lasciandoti il sapore salmastro in bocca, ma necessarie per rimanere confinati nel buio, un buio irto di insidie, che non fa altro che indurti alla rabbia, di senso di impotenza che diventa la dipendenza di quell’Io che nessuno vorrebbe più essere. Pietà? No, non è questo che chiediamo, ciò che vogliamo è il diritto alla vita che non è il diritto a vivere. Noi viviamo e continuiamo a vivere. La vita, invece, è l’ESISTENZA! Ciò di cui siamo stati privati.
Marzo 2010

Di Alfredo Sole

Emma Bonino in sciopero totale della fame e della sete


Emma Bonino in sciopero totale della fame e della sete in difesa della legalità e della democrazia. A Milano con Marco Cappato domani alle ore 12 conferenza stampa.

Oggi lunedì 22 febbraio, Emma Bonino annuncerà i motivi e gli obiettivi in difesa della legalità e della democrazia della sua iniziativa nonviolenta di sciopero totale della fame e della sete nel corso di una conferenza stampa, che si terrà alle ore 12 a Milano, presso la sede della Lista Bonino-Pannella in via Malachia Marchesi de’ Taddei, 10, con Marco Cappato candidato Presidente per la Regione Lombardia delle Liste Bonino-Pannella.

Leggi anche il documento Attenzione! Senza democrazia non vi sono “elezioni” pubblicato qualche giorno fa.

L’intervento di Emma Bonino all’apertura della campagna elettorale dell’Italia dei Valori, introdotta da Leoluca Orlando

da www.boninopannella.it

Shoah, Napolitano: ‘non si ripeta mai piu”


Cio’ che e’ stato non si ripeta mai piu’. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parla in occasione della Giornata della Memoria, che commemora le vittime dell’Olocausto. Napolitano si e’ rivolto a Lorenza Mazzetti, autrice di ‘Album di famiglia, diario di una bambina sotto il fascismo’, una mostra, un libro, un film da visionare a Roma, presso il Complesso Monumentale di San Michele a Ripa. Il Capo dello Stato ha espresso ‘vivo apprezzamento’ per la ‘toccante testimonianza della tragedia affrontata e per il costante e forte impegno a trasmettere la memoria di quei drammatici eventi alle nuove generazioni, affinche’ cio’ che e’ stato non abbia mai piu’ a ripetersi’.

Anche per il presidente della Camera Gianfranco Fini, e’ un ‘dovere ricordare l’orrore della Shoah’. ‘Affinché permanga vivo nel sentimento di condanna nei confronti di tutti gli atti disumani é necessario garantire, soprattutto alle nuove generazioni, la piena coscienza del passato: dalla Sohah giunge, infatti, un monito perennemente attuale’, ha scritto Fini sul catalogo della mostra ‘Auschwitz-Birkenau’, allestita al Vittoriano di Roma.

A MIlano intanto, con la recita del kaddish, la tradizionale preghiera ebraica dei morti, e la struggente testimonianza di Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, si é aperta la cerimonia della posa della prima pietra del Memoriale della Shoah, che sorgerà nel complesso della Stazione Centrale in corrispondenza di quel binario da dove partivano ebrei e prigionieri politici diretti ai campi di sterminio.

Nel famigerato binario 21 sono già stati collocati due vagoni in legno, identici a quelli che negli anni della soluzione finale trasportarono migliaia di persone ai campi di sterminio. In questa ala dello scalo ferroviario milanese, tra due anni, sorgerà un luogo insieme di testimonianza storica e di meditazione. “Sarà un luogo di studio e di scambio, per discutere, capire e meditare”, ha affermato il presidente della Fondazione Memoriale Shoah Ferruccio De Bortoli. Negli spazi del lato est della Centrale vedranno la luce infatti una biblioteca e un luogo di preghiera e raccoglimento per tutte le espressioni religiose e di fede. Alla cerimonia hanno preso parte tutte le autorità civili milanesi, il sindaco Letizia Moratti, il presidente della Provincia Guido Podestà, il presidente lombardo Roberto Formigoni e l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti.

Con un messaggio trasmesso nei giorni scorsi il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha espresso tutto il suo plauso per la realizzazione di un Memoriale dello Shoah alla Stazione Centrale di Milano. “Un’opera – l’ha definita Napolitano, nel messaggio letto oggi dal presidente della fondazione Ferruccio De Bortoli – altamente significativa quale luogo di testimonianza di un evento tragico che dovrà per sempre rimanere quale monito nella memoria delle generazioni future”.

Il capo dello Stato ha ricordato “con commozione” la visita che fece tre anni fa nei sotterranei della Stazione Centrale, nel punto dove partivano i treni blindati diretti ai campi di sterminio. “Peccheremmo di colpevole indifferenza – ha ammonito Napolitano – se non adempissimo quello che ci si presenta come un dovere: non dimenticare ciò che è stato in una fosca stagione della nostra storia. Così come non dimentichiamo il grande stuolo dei giusti italiani che, a rischio della loro stessa vita, contribuirono a salvare molte migliaia di ebrei, non soltanto italiani. Fu la loro un’opera di riscatto per il nostro popolo”. Nell’esprimere le proprie congratulazioni a tutti gli enti che contribuiranno alla realizzazione del memoriale della Shoah di Milano, Giorgio Napolitano ha assicurato che parteciperà all’inaugurazione del nuovo spazio voluto per non dimenticare le atrocità della soluzione finale, non appena sarà ultimato.

da www.ansa.it