Africa: gli schiavi bambini delle piantagioni di cacao


di Matteo Clerici

Africa. Gli schiavi bambini delle piantagioni di cacao
Il cioccolato fatto con materie prime di Ghana e Costa d’Avorio sfrutta il lavoro di schiavi bambini. La denuncia arriva dalla ONG Oxfam ed è stata ripresa dal quotidano belga ” Het Laaste Niews”.

Secondo tali fonti, in tali regioni dell’Africa occidentale, i bambini impiegati nel settore del cacao sono più di 100.000, di cui almeno 15.000 ridotti in condizione servile.

Gli esperti spiegano che buona parte di essi proviene dal Mali, venduti dai genitori ai mercanti di uomini per una cifra intorno ai 30 dollari USA. Successivamente, vengono ceduti ai proprietari delle piantagioni: lì,il loro compito sarà quello di trasportare e lavorare il cacao, per trasformare la polvere del cioccolato.

Il problema del lavoro minorile forzato coinvolge anche le grandi aziende dolciarie europee, prime clienti delle piantagioni incriminate ma non sempre in grado di selezionare la materie prima.
Qualcosa però sta cambiando; come spiega un portavoce, dal 2009: “Lavoriamo con cacao certificato da Rainforest Alliance e le piantagioni che impiegano il lavoro dei bambini perdono automaticamente questo riconoscimento”.

In ogni caso, per molti studiosi il cuore della questione si trova nel Mali, stato dalle numerose contraddizioni.

Secondo la BBC, che sta conducendo un’inchiesta in loco, la situazione politica è stabile e l’economia sta vivendo un momento positivo, anche grazie al turismo dall’estero. Eppure, la maggior parte della popolazione vive con un dollaro USA al giorno

da www.newsfood.com

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Trastuzumab: nuovo farmaco contro il cancro al seno


di Matteo Clerici

Trastuzumab: nuovo farmaco contro il cancro al seno
» Creato un nuovo farmaco contro il cancro al seno.

Tale prodotto, basato sulla molecola Trastuzumab, si prospetta più efficace della tradizionale chemioterapia.
La percentuale di pazienti, affette dal tumore del seno HER2-positivo localmente avanzato, curate con la chemioterapia che sopravvive senza recidive si ferma al 56%. Se invece la malattia è trattata con il farmaco in questione, la percentuale di successo sale al 71%.

E’ quanto emerge da una ricerca della Fondazione Michelangelo, diretta dal professor Luca Gianni e pubblicata da “The Lancet”.

Gli scienziati guidati dal professor Gianni sono partiti con il desiderio di risolvere un problema: in Italia, il tumore al seno colpisce 38.000 vittime, uccidendone 8.000. di tali casi, solo il 6-10% ha una prognosi di base sfavorevole, poiché costituito da tumore del tipo localmente avanzato e/o infiammatorio.

Allora, spiega il prof. Gianni, “Questo tumore necessita di farmaci prima di intervenire chirurgicamente. In questo studio abbiamo valutato l’associazione di Trastuzumab, anticorpo specifico per il recettore HER2, con la chemioterapia sequenziale”.

A tale scopo, gli studiosi hanno reclutato 235 pazienti con cancro localmente avanzato di nuova diagnosi, positivo al recettore HER2. Tali volontarie sono state divise in 2 gruppi: metà  hanno ricevuto solo chemioterapia neoadiuvante, l’altra metà anche Trastuzumab.

Dopo 1 anno di sperimentazione, ecco il commento di Gianni: “L’evidenza indica che farmaci mirati, come trastuzumab contro HER2, aumentano in modo formidabile la possibilità di intervento quando associati alla chemioterapia, portando la sopravvivenza libera da malattia al 71% in un gruppo di donne altrimenti destinato a un decorso molto grave di recidivale progressione”.

Soddisfatto dei traguardi raggiunti anche Marco A. Pierotti, Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori.

Spiega Pierotti: “Questo nuovo, importante risultato nella cura dei tumori della mammella segue di poche settimane l’annuncio di un altro significativo passo avanti realizzato dalla nostra ricerca, che riguarda il ruolo della proteina p53 come indicatore dell’efficacia della chemioterapia nella cura di tumori della cavità’ orale. Entrambi i risultati, che confermano anche lo stretto collegamento tra la ricerca e la cura dei pazienti che ci contraddistingue, hanno avuto un ampio riconoscimento a livello internazionale.

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Depressione: combattila con un abbraccio


di Matteo Clerici

Depressione: combattila con un abbraccio
» Coccole carezze e gentilezze varie contro i disturbi dell’umore, come la depressione.

E’ il consiglio di una ricerca, opera di studiosi canadesi e pubblicata dal quotidiano “The Globe and Mail”.

Gli scienziati hanno revisionato i dati raccolti dal Canadian Community Health Survey, indagine sulla salute dei cittadini condotta nel 2007. Essi hanno così scoperto come i soggetti che ricevevano con più frequenza manifestazioni fisiche d’affetto avevano, con più probabilità, una salute mentale migliore dei “trascurati”.

Come spiega il dottor Jack Jedwad, direttore direttore della sede di Montreal dell’Association of Canadians Studies: “Tra le persone che ricevono attenzioni e dimostrazioni di affetto e coloro che invece non ne ricevono, ci sono differenze sostanziali ed evidenti. Ecco perché raccomando di ricevere molti abbracci”.

Gli scienziati canadesi, infatti, mostrano come il 60% dei soggetti che si dichiaravano felici e sereni erano quelli che godevano di maggior affetto da parte di altre persone e che ricevevano molti abbracci.

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Il caffè: una barriera contro i tumori


di Matteo Clerici

Il caffè non è un ostacolo alla salute, anzi. La bevanda potrebbe agire da barriera contro i tumori.

A dirlo, una ricerca della Harvard Medical School, guidata da Kathryn Wilson e presentata ad una riunione dell’American Association for Cancer Research.

La squadra della Wilson ha lavorato su 50.000 uomini, registando la quantità di caffè bevuta tramite sondaggi regolari, dal 1986 al 2006. Gli scienziati hanno così scoperto come chi beveva più tazzine aveva un rischio inferiore del 60% di tumori aggressivi rispetto a chi non ne beveva affatto.

Sul perché di tale effetto difensivo, gli studiosi non esprimono certezze.

Sicuramente, il caffè contiene minerali ed antiossidanti, che limitano il danno ai tessuti causato dalla produzione di energia nelle cellule. Inoltre, la bevanda influisce anche sul livello degli ormoni sessuali e sul metabolismo degli zuccheri, fattori collegati al cancro alla prostata.

Ciò detto, la ricerca non dà verdetti definitivi, ma sprona ad ulteriori indagini. Ma, conclude la Wilson, i dati raccolti “Suggeriscono almeno che se si teme di essere a rischio di cancro alla prostata non c’è’ motivo di smettere di bere caffè.

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Gravidanza: se la madre beve alcol, rischio depressione per il bambino


di Matteo Clerici

Bere alcol, anche in maniera moderata, durante la gravidanza, raddoppia i rischi di depressione per i figli.

E’ quanto emerge da uno studio del Telethon Institute for Child Health Research (Australia), diretto dalla dottoressa Colleen O’Leary e pubblicato da “Addiction”.

La dottoressa ed i suoi collaboratori hanno lavorato con più di 2000 donne incinte ed i loro figli, intervistando le prime sull’abitudine al bere e studiando i secondi riguardo alla loro salute fisica e mentale. In generale, i ricercatori hanno osservato come solo un terzo delle volontarie si sia astenuta dall’alcol, nonostante gli avvertimenti medici di rinunciarci completamente durante la gestazione.

Riguardo agli effetti, è così emerso come sia sufficiente una bottiglia di vino la settimana nel primo trimestre della gravidanza per raddoppiare le possibilità’ di ansia e depressione nei figli. Al contrario, bere alla fine della gravidanza sembra aumentare il rischio di aggressività’ e di dolori fisici nei bambini.

Spiega la dottoressa O’Leary: “La maggior parte di questi problemi non e’ evidente fino a che il bambino non cresce. C’è’ una chiara evidenza che i problemi comportamentali dei figli aumentano all’aumentare del consumo di alcol da parte delle madri. L’alcol in gravidanza agisce in modi diversi. l tempo e la quantità’ di esposizione all’alcol sono essenziali per comprendere a pieno i suoi effetti. Non tutti i bambini hanno problemi se sono stati esposti all’alcol nell’utero, ma tuttavia il rischio c’è’ e le madri dovrebbero essere informate a riguardo”.

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