‘Il trucco c’è e si vede’. Ecco come scoprire con i numeri i segreti del paranormale


La matematica fa rima con magia. Secondo Mariano Tomatis, divulgatore scientifico e prestigiatore, che da anni svolge attività di ricerca con uno specifico interesse per i fenomeni insoliti e paranormali, la matematica offre strumenti potenti per esplorare le zone di confine della conoscenza, dove si addensano i fenomeni paranormali, i poteri della mente, le profezie, i dischi volanti, i grandi enigmi storici e le simbologie esoteriche. Non solo.

Con i numeri si può spiegare la telepatia, la chiaroveggenza, la precognizione, la telecinesi, la ufologia e la numerologia. Nel suo libro ”La magia dei numeri”, scritto per la casa editrice Kowalski, l’autore ha voluto ”mostrare quanto sia erroneo il pregiudizio di chi ritiene inconciliabili la matematica, la regina delle scienze razionali, e il mondo irrazionale del paranormale”.

In una ricerca a tutto campo che corre dall’antico Egitto all’arte dei cerchi nel grano, l’autore permette al lettore di cimentarsi in mirabolanti esperimenti in bilico tra scienza e illusionismo. ”Leggendo questo libro – spiega Mariano Tomatis ai lettori – potreste scoprire che la matematica non sonnecchia affatto in polverosi dipartimenti universitari, ma è imparentata con i più folli bagonghi circensi, solca gli oceani alla ricerca di preziosi tesori nascosti e può descrivere minuziosamente la tana del bianconiglio di Alice e i suoi mirabolanti paradossi”

fonte Adnkronos

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Musica: 10000 volte i Watussi, Edoardo Vianello canta il suo ‘inno’ in concerto a Napoli


10mila volte i Watussi. Sabato 8 maggio i Watussi di tutto il mondo, oltre naturalmente agli appassionati degli anni Sessanta, si potranno riunire per cantare insieme a Edoardo Vianello per la decimillesima volta il loro inno internazionale. Il concerto che celebra lo storico evento si terra’ al Palapartenope di Napoli, citta’ nella quale fu composta la musica ben 47 anni fa, mentre il cantante era impegnato, nello storico night club «Shaker», con la sua orchestra da ballo. Ad anticipare l’esecuzione sara’ la sua performance televisiva domenica prossima, l’11 aprile, nell’ambito di ”Domenica In” su Rai 1, spazio in cui Edoardo sara’ ospite di Pippo Baudo per interpretare in diretta la cantata watussiana n. 9.999.

 

Perche’ questa fissazione con i numeri? ”Fin dagli esordi -risponde Vianello- ho battezzato la mia musica «matemusica», perche’ nel comporla ho sempre cercato di darle una struttura che traducesse musicalmente quello che, per la mia sensibilita’, era lo spirito matematico. La matematica mi affascina, ma a scuola non sono mai stato un fenomeno. Sara’ per questo che ho tentato di esprimerne il rigore logico non gia’ con equazioni, logaritmi e formule algebriche, ma con cio’ che mi riusciva piu’ congeniale, la musica appunto. Apparentemente la matematica parrebbe avere poche affinita’ con la musica, che richiama alla mente dei piu’ la poesia e non le scienze esatte. Io invece sospetto che il motivo per cui ancora oggi, a distanza di cinquant’anni dalla loro composizione, alcuni brani restano impressi nella mente del pubblico sta proprio in questa loro caratteristica: contengono punti di riferimento musicali scanditi sistematicamente, quasi con simmetria, che ne facilitano la memorizzazione”.

fonte Adnkronos

Il giorno del pi greco 3,14 – 3.14 Pi day


Il giorno dedicato al pi greco è il 14 marzo: la scelta è stata ispirata dalla scrittura anglosassone per questo giorno, 3.14, scrittura che richiama l’approssimazione con tre cifre di pi greco. Qualcuno si sforza di celebrare il famoso numero trascendente esattamente alle 1:59 del pomeriggio, in modo di adeguarsi alla approssimazione con sei cifre 3.14159.

La prima celebrazione in occasione del “Pi Day” si tenne nel 1988 all’Exploratorium di San Francisco, per iniziativa del fisico americano Larry Shaw, in seguito insignito del titolo di “Principe del pi greco”. Il calendario della prima manifestazione prevedeva un corteo circolare attorno ad uno degli edifici del museo e la vendita di torte alla frutta, decorate con le cifre decimali del pi greco.

In questi giorni nei dipartimenti di matematica in varie istituzioni nel mondo si coglie l’occasione per organizzare delle feste.

Ma c’è anche il giorno dell’approssimazione del pi greco…

Come giorno dell’approssimazione di pi greco è stato proclamato il 22 luglio, in quanto 22/7 è una frazione molto semplice, nota fin dai tempi di Archimede, che fornisce un’accettabile approssimazione per il rapporto fra una qualsiasi circonferenza ed il suo diametro.

Filastrocca del SENO e dei SENI


di Daniela Domenici

E’ una parola dalle accezioni più varie

sia al singolare che… al plurale!!!

Il SENO insieme al coseno e alla tangente

in alcuni funzioni algebriche lo usi sovente

con la preposizione “in” che la precede

la parola SENO indica “dentro”, “in quella sede”.

I SENI, quelli del viso, si possono infiammare

e una “sinusite” dolorosa possono provocare

gli altri SENI, quelli che subito immaginiamo

quando di zone erogene parliamo,

del corpo femminile sono due dei componenti

del suo piacere fondamentali elementi.

Bertrand Russell e la relatività


Oggi nel 1970 moriva Bertrand Russell, uno dei pensatori più importanti del ventesimo secolo, ha scritto innumerevoli opere sugli argomenti più vari e ci ha lasciato numerosissime citazioni, tra le tante ho scelto questa sulla relatività…

Siamo portati a pensare che, per effetuare in pratica misure precise, sia preferibile usare una sbarra d’acciaio piuttosto che un’anguilla viva. È uno sbaglio; non perché l’anguilla ci dica quel che si presume la sbarra debba dirci; bensì perché in realtà la sbarra non ci dice niente di più di quel che non ci dica l’anguilla. Non è che le anguille siano rigide: è che in realtà le sbarre d’acciaio si contorcono. A un osservatore che si trovasse in un determinato stato di moto, l’anguilla apparirebbe rigida mentre la sbarra sembrerebbe agitarsi esattamente come noi vediamo agitarsi l’anguilla. Per chiunque si muovesse in modo diverso sia da noi sia da questo osservatore, tanto l’anguilla quanto la sbarra apparirebbero in agitazione. E non è il caso di affermare che un osservatore ha ragione e un altro ha torto. In faccende del genere, quel che si vede non va riferito unicamente al processo fisico osservato, ma anche al punto di vista dell’osservatore. Le misure delle distanze e dei tempi non rivelano direttamente le proprietà delle cose misurate, ma i rapporti tra le cose e il misuratore.

Gran Bretagna: ragazzo di 14 anni sarà ammesso a Cambridge


fernandez Il bambino prodigio Arran Fernadez Sarà un ragazzino inglese di 14 anni il più giovane studente dell’università di degli ultimi 237 anni.

 Secondo quanto riferiscono vari media britannici online, il si è offerto di accettare Arran Fernadez per il suo corso di matematica a condizione che superi un esame di fisica a livello di scuola secondaria superiore.

 Arran ha già agevolmente affrontato il ben più difficile test di ammissione a , uno dei più prestigiosi atenei del mondo, e saltare l’ultimo ostacolo, assicurano i suoi stessi insegnanti, per lui sarà un gioco da ragazzi. Secondo suo padre, per una questione di mesi Arran potrebbe battere il record di William Pitt the Younger, precoce uomo politico britannico del XVIII secolo che nel 1773 venne ammesso a all’età di 14 anni, che fu eletto deputato a 21 per poi essere nominato premier a 24.

 Il ragazzo, che vive con i genitori nella contea inglese del Sussex, non ha mai frequentato scuole né pubbliche né private e per scelta dei familiari ha sempre studiato privatamente a casa. Arran aveva già fatto parlare di sé quando a otto anni aveva superato brillantemente gli esami per il Gcse, l’equivalente del diploma di scuola media, con il massimo dei voti in matematica.

 da www.blitzquotidiano.it

MINORI: per 70mila la scuola è matrigna


di Benedetta Verrini

Cosa sono 70mila contro 9 milioni? E’ il numero dei bambini in adozione e affido che ogni anno si trova ad affrontare il percorso scolastico insieme a tutti gli altri studenti italiani. Per aiutarli, nel mese di settembre, durante il convegno “Adozione, affido e leaving care tra scuola e famiglia”, l’Associazione Amici dei Bambini ha lanciato le “Linee Guida per la scuola” per favorire la migliore integrazione dei minori.

Vita ha ospitato un approfondimento sul tema a pag.11 del n.34, il 4 settembre 2009. Ecco un estratto:

La matematica non aiuta. C’è una legge di maggioranza che rende I bambini adottati, i minori in affido e i ragazzi fuori famiglia un imbarazzante problema nelle aule scolastiche. Gli studenti italiani sono circa 9 milioni. “Loro”, il problema, sono circa 60-70mila.

Hanno una fisionomia complessa: gli adottati sono italiani o – più spesso – stranieri, con una famiglia molto presente ma una pesante storia di abbandono da elaborare.

Per i minori in affido o fuori dalla famiglia il dolore non è solo alle spalle, è una quotidianità precaria, vissuta attraverso l’isolamento o l’aggressività.

Sono ragazzi come Margherita, che non accetta il metodo di lavoro “a squadre” della prof di spagnolo perché è meglio una nota che far sapere ai compagni che vive in una comunità. O come il piccolo Santiago, le cui maestre non comprendono le difficoltà: «Adesso che è stato adottato dovrebbe aver superato tutto, no?». O come Emanuele, che l’anno scorso a scuola ripeteva: «Tanto qui non resto, torno da mamma e papà». Ma quest’estate, mentre era in una colonia estiva, il Tribunale ha deciso che i suoi non sono ancora pronti a fare i genitori.

Si naviga a vista

Mosche bianche «che è fin troppo facile escludere, punire, bocciare», confessa una preside vecchio stampo, Giovanna Rosa Pifferi, dirigente scolastico in una scuola media e docente di Pedagogia e didattica presso l’Istituto di scienze religiose di Siena. «Se per gli stranieri o per i bambini con disabilità abbiamo una normativa cui fare riferimento e siamo aiutati all’inclusione, per questi ragazzi si naviga a vista». Anche combattendo con insegnanti stremati o demotivati, che dicono di non potersi trasformare in assistenti sociali o di non poter ritardare il programma. «Come dirigente spesso dico che noi, come scuola, non possiamo infilarci in quello stesso giro di abbandono che ha reso questi ragazzi così difficili», dice la Pifferi.

«Dobbiamo dar loro obiettivi raggiungibili, anche se non sono allineati con gli standard comuni. Siamo educatori e dunque non dobbiamo riempire le teste, ma fare teste che ragionano. Tutto questo, però, non si può improvvisare. Abbiamo bisogno di punti di riferimento comuni, una formazione specifica per gli insegnanti, un progetto condiviso tra scuola, famiglia e servizi».

Fuori dalla porta

È di questo che il 24 e 25 agosto si è parlato al convegno internazionale di AiBi «Emergenza educativa. Adozione, affido e leaving care tra scuola e famiglia». Assente ingiustificato, forse proprio per la dittatura dei numeri, il ministero dell’Istruzione