Un altro suicidio misterioso


di Luigi Manconi

“Alfonsina Toriello: ‘Pesava poco più di quaranta chili, aveva quasi certamente un tumore, ma veniva solo imbottito di psicofarmaci e non prendeva più le medicine per la cirrosi epatica. Non si reggeva in piedi: qualcuno deve spiegarmi come sia possibile che in quelle condizioni sia riuscito ad arrampicarsi alla grata e legarsi quella cinta al collo’. Se questo ultimo suicidio viene considerato ‘misterioso’ dalla sorella di Marco Toriello, che si è tolto la vita tre giorni fa nel carcere di Salerno, è a causa della soffocante e crescente opacità del sistema penitenziario, dove domina ormai un regime di omissione di soccorso e di frequente abbandono terapeutico. Analogamente a quanto accaduto nel carcere di Teramo, abbandonato dagli uomini e da Dio, ‘nemmeno un prete per chiacchierare’: anche il cappellano manca da molti mesi. Per questo appare ancora più indecente il sospiro di sollievo, che si avverte in alcuni ambienti dell’amministrazione e dei sindacati della polizia penitenziaria, per il fatto che Uzoma Emeka, detenuto nigeriano, sia morto ‘solo’ per tumore cerebrale. Dunque, la sua morte non è immediatamente collegabile al fatto di essere stato tra i testimoni del pestaggio avvenuto in quel carcere alcune settimane fa, per il quale il comandante è stato sospeso dall’incarico. Il risultato dell’autopsia rischia, così, di far dimenticare due circostanze altrettanto inquietanti: 1) il malore che ha portato alla morte del detenuto era stato preceduto, due giorni prima, da un altro grave episodio, al quale non aveva fatto seguito alcun provvedimento sanitario né alcuna forma di assistenza specialistica; 2) dopo il malore del venerdì mattina, alle 8.30, si sono aspettate molte ore (4 o 5) prima di disporre il ricovero in ospedale. Si è avuta cosi la 172esima morte in carcere nel corso degli ultimi 12 mesi; e lo stesso giorno si è registrato il 69esimo suicidio del 2009 (sempre che anche quest’ultimo non sia ‘misterioso’). È il numero più alto di suicidi (eguagliato solo nel 2001) degli ultimi due decenni: e si ricordi che in carcere ci si toglie la vita 17-18 volte più di quanto si faccia fuori dal carcere. Su tutto ciò il silenzio del capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, risulta assordante e tragicamente bizzarro. Immaginiamo che sia in tutt’altre faccende affaccendato o che, esausto per l’eccessivo carico di lavoro, abbia deciso di godersi in anticipo le ferie natalizie. Gli auguro tanta, tanta, serenità.”

da www.innocentievasioni.net

Nuovo suicidio in carcere: eguagliato il “record” nella storia della Repubblica


Marco Toriello, 45 anni, tossicodipendente, gravemente ammalato, venerdì scorso si è ucciso impiccandosi nella sua cella del carcere di Salerno. Si tratta del sessantanovesimo recluso che si toglie la vita dall’inizio dell’anno. Viene così eguagliato il triste “record” del 2001: il numero più alto di detenuti suicidi nella storia della Repubblica. Il totale dei detenuti morti nel 2009 sale così a 171.

Anche per Marco, come in altri casi recenti, i famigliari non credono al suicidio e vogliono che la magistratura intervenga, disponendo un’indagine. E se è vero che ogni nuova morte in carcere si presta ad alimentare sospetti e polemiche (e i parenti hanno il sacrosanto diritto di chiedere e ottenere una verità certa), l’attenzione alla singola vicenda non deve far dimenticare che le “morti di carcere” rappresentano sempre e comunque una sconfitta per la società civile.

Negli ultimi 10 anni nelle carceri italiane sono morte 1.560 persone, di queste 558 si sono suicidate. Per la maggior parte si trattava di persone giovani, spesso con problemi di salute fisica e psichica, spesso tossicodipendenti.

Ma è davvero scontato ed inevitabile che i detenuti muoiano, seppur giovani, con questa agghiacciante frequenza di 1 ogni 2 giorni? No, assolutamente no!

I morti sarebbero molti meno se nel carcere non fossero rinchiuse decine di migliaia di persone che, ben lontane dall’essere “criminali professionali”, provengono piuttosto da realtà di emarginazione sociale, da storie decennali di tossicodipendenza, spesso affette da malattie mentali e fisiche gravi, spesso poverissime.

Oggi il carcere è pieno zeppo di queste persone e il numero elevatissimo di morti ne è conseguenza diretta: negli anni 60, come dimostra la ricerca allegata, i suicidi in carcere erano 3 volte meno frequenti di oggi, i tentativi di suicidio addirittura 15 volte meno frequenti…  e non certamente perché a quell’epoca i detenuti vivessero meglio.

Oggi il 30% dei detenuti è tossicodipendente, il 10% ha una malattia mentale, il 5% è sieropositivo hiv, il 60% una qualche forma di epatite, in carcere ci sono paraplegici e mutilati, a Parma c’è una sezione detentiva per “minorati fisici”… e si potrebbe continuare.

Le misure alternative alla detenzione vengono concesse con il contagocce: prima dell’indulto del 2006 c’erano 60.000 detenuti e 50.000 condannati in misura alternativa; oggi ci sono 66.000 detenuti e soltanto 12.000 persone in misura alternativa.

Più della metà dei detenuti sono in attesa di giudizio, mentre 30.500 stanno scontando una condanna (vedi allegato): di questi quasi 10.000 hanno un residuo pena inferiore a 1 anno e altri 10.000 compreso tra 1 e 3 anni.

Molti di loro potrebbero essere affidati ai Servizi Sociali, anziché stare in cella: ne gioverebbero le sovraffollate galere e, forse, anche la conta dei “morti di carcere” registrerebbe una pausa

da www.innocentievasioni.net