“Grida di dolore” – sempre dal diario, ancora inedito di Claudio Crastus


Se già da prima avevo l’intenzione d’interrompere qualsiasi terapia e di non sottopormi alle analisi, dopo questa legge medioevale il mio rapporto con l’infermeria è giunto a termine. Trovo vergognosa quest’agonia in cui, nostro malgrado, saremo costretti a “vivere”. Che cosa c’entriamo noi con chi è uscito e ha commesso un nuovo reato? Quante volte dovrò pagare? Quando si finirà di lapidarmi? Come si sentiranno quando morirà il primo malato tra queste mura, quando morirà il primo innocente?

Oggi è morta l’umanità, la giustizia, non c’è più proporzione tra reato e castigo. Ha forse senso la condanna a morte? Io non posso accettare di morire in questi recinti, non posso e non voglio sfiorire in cortili squallidi dove la vita è gettata con arroganza e le speranze vengono falciate con crudeltà.

Stanotte ho sognato l’inferno: era identico alla mia realtà. Lui, il demonio, ci ha messi in fila per tre e a drappelli ci destinava al patibolo. Due esseri orrendi mi hanno portato alla ghigliottina e mi hanno invitato ad appoggiare la testa sotto la lama. Pochi minuti, un ultimo sguardo al mio cuore ferito, poi più nulla: era scesa la lama.

Ho aperto gli occhi, e mi sono ritrovato nella mia cella, le lenzuola inzuppate di sudore, il cuore impazzito, sballottato da un incubo a un altro, tra il buio e il silenzio di un’interminabile notte.

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E’ made in Italy la nuova scoperta scientifica contro il diabete


di Loretta Dalola

http://lorettadalola.wordpress.com/2010/07/13/e%E2%80%99-%E2%80%9Cmade-in-italy%E2%80%9D-la-nuova-scoperta-scientifica-contro-il-diabete/

Eiaculazione precoce: ansia competitiva o malattia?


di Loretta Dalola

Il primo passo per affrontare l’eiaculazione precoce è conoscerne le cause, un problema che può essere risolto grazie alle informazioni.

E’ consigliabile in qualsiasi caso chiedere una consulenza specialistica. Si comincia dalla visita andrologica e dal controllo dei parametri medici. A volte alcuni farmaci possono essere di aiuto nel ritardare l’eiaculazione.

Una consulenza psicologica può invece essere molto efficace per riconquistare l’autostima e vincere l’ansia da prestazione.

Gli esperti spiegano che molti italiani colpiti da eiaculazione precoce rimandano una visita con lo specialista in quanto sono convinti che il problema possa risolversi da solo. Purtroppo, a causa di questo comportamento, si crea un carico di frustrazione che è direttamente proporzionale agli anni durante i quali il problema persiste.

E’ utile sensibilizzare gli uomini verso un problema che non è determinato solo da cause psicologiche ma anche fisiche e organiche. Questa condizione ha delle conseguenze a livello emotivo, sulla qualità di vita e, se non affrontata nel giusto modo, diventa un crescente problema per la partner, o per entrambi, fino a mettere a rischio lo stesso rapporto di coppia.
Questo problema provoca ansia, frustrazione, riduce l’autostima e la sicurezza sulle proprie capacità sessuali. Gli uomini pongono numerose barriere ad affrontare il problema e a parlarne. Diverse le motivazioni, prima fra tutte l’imbarazzo.

Ritengo doveroso puntualizzare che non esiste un criterio preciso per definire quand’è che si possa parlare di vera e propria eiaculazione precoce, perché non esiste un tempo stabilito a priori di quanto un uomo dovrebbe “durare”.

Si può dunque parlare correttamente di eiaculazione precoce solo quando vi sia persistente e ricorrente eiaculazione con minima stimolazione sessuale, prima o subito dopo la penetrazione (e comunque prima che l’interessato lo desideri).

Premesso che l’uomo che riesce a durare per ore si vede solo al cinema, sappiamo anche che per il suo orgoglio da leone, spesso l’uomo è portato ad avere dei contraccolpi psicologici forti dovuti all’incapacità di condurre a termine un rapporto sessuale.

L’ansia che deriva dalle prestazioni sessuali rappresenta un problema molto diffuso nella società moderna; la sempre maggiore competizione, anche tra i sessi, così come la pressione mediatica riguardante tutto ciò che concerne il sesso, ha spesso come risultato la paura della prestazione, il timore di non piacere, di non essere abbastanza capaci, di non essere all’altezza del proprio partner.

L’insicurezza della riuscita diventa causa sufficiente per la non riuscita.

Fra l’altro è bene puntualizzare che non essendo “macchine programmate a tempo“, l’insuccesso può accadere, e che quando ciò avviene è necessario prenderne atto evitando di attribuire ad esso significati eccessivamente negativi.

Non deve più rappresentare una sconfitta, un fallimento, un difetto, ma un’occasione di riflessione che può aiutare a riappropriarsi di un modo più sano e naturale di vivere le cose.

Visualizza altro :

http://www.ipsico.org/eiaculazione_precoce.htm

http://www.intopic.it/salute/eiaculazione-precoce/

da http://lorettadalola.wordpress.com

Carcere: ogni 2 giorni muore un detenuto


di Lorenzo Alvaro

Sono 76 da inizio anno di cui circa un terzo si suicida Con il suicidio di Aldo Caselli, avvenuto nel carcere di Reggio Emilia, salgono a 76 i detenuti morti da inizio anno: 21 si sono impiccati, 6 sono morti per avere inalato gas, 49 per malattia. Questi i dati resi noti dall’“Osservatorio Permanente sulle morti in carcere” di cui fanno parte Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”, Associazione «A Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere” e Redazione “Ristretti Orizzonti”

 Chi era il detenuto
Aldo Caselli 44 anni, detenuto nel carcere di Reggio Emilia, si è tolto la vita ieri notte, tra le 22,30 e le 23. L’uomo avrebbe annodato le lenzuola alle sbarre della cella per impiccarsi. era in carcere da pochi giorni, ma era stato arrestato altre volte per reati vari. Dopo un periodo agli arresti domiciliari, l’ulitmo arresto solo tre giorni fa, il 17 maggio scorso. Era stato fermato dai carabinieri perché sospettato di aver compiuto una rapina, armato di una mannaia, ad un ristorante di Castelnuovo di Sotto in provincia di Reggio Emilia. Caselli, con precedenti di tossicodipendenza, un lungo via vai dal carcere, era malato da tempo. Per questo nell’aprile 2009 il tribunale di sorveglianza di Bologna gli aveva concesso i domiciliari presso una struttura specialistica, la comunità terapeutica “Bellarosa” di Reggio Emilia.

Tutti i numeri
Dall’inizio dell’anno sono trascorsi 130 giorni: in questo periodo 21 detenuti si sono impiccati, altri 6 sono morti dopo aver inalato del gas dalla bomboletta da camping (potrebbe trattarsi di suicidi, ma più probabilmente si tratta di “incidenti” accaduti mentre il detenuto ricercava lo “sballo”) e 49 sono morti per malattia: in totale 76 persone decedute in cella, con una media superiore a 1 ogni due giorni. Tra i 21 suicidi “certi” 5 avevano meno di 30 anni, 8 tra i 30 e i 40 anni, 4 tra i 40 e i 50 anni, 3 tra i 50 e i 60 anni, 1 più di 60 anni (39 anni l’età media). 17 erano italiani e 4 stranieri. Lo scorso anno, dal 1 gennaio al 20 maggio i detenuti suicidi furono 22, nello stesso periodo del 2008 furono 15, nel 2007 furono 13, nel 2006 furono 20, nel 2005 furono 18.

da www.vita.it

“Disagio mentale” dal carcere di Opera (MI)


di Alfredo Sole

Scontare una lunga carcerazione, più spesso di quanto si pensi, non solo non “rieduca” il detenuto ma lo scaraventa in una dimensione tra lucidità e follia. Un punto di non ritorno che trasforma un essere umano nell’ombra di se stesso.
Ogni mattina alle 7.30 inizia la giornata di disagio mentale di un nostro compagno: “Non sono infame! Non sono confidente! Non sono appuntato! Sono esaurito! Sono esaurito! Sono esaurito! Vattene diavolo maledetto! Vattene diavolo maledetto! Ammazzati tu! Ammazzati tu! Nel nome del padre del figlio e dello spirito santo, amen! Nel nome del padre del figlio e dello spirito santo, amen!”.
Queste sono le parole che grida dalla mattina alla sera. Più di dodici ore quasi ininterrottamente con delle pause che variano da 10 minuti a 30 al massimo. L’unica cura a sua disposizione è il continuo tentare di sederlo. Dico tentare perchè nulla di quello che gli danno gli fa più effetto. Il suo corpo è così assuefatto da non sentire i calmanti che gli somministrano.
La sua voce rimbomba continuamente nel corridoio. Ci rendiamo conto che è un disagio, che è una persona malata. Ma ognuno di noi è “esaurito” a modo suo e quel gridare continuo rompe quella voglia e bisogno di tranquillità e silenzio che ognuno di noi necessità. Nonostante tutto cerchiamo di non fare pesare a questa persona disagiata che il suo continuo gridare e a volte anche insultare i compagni, crea così tanto fastidio da maledire il momento in cui hanno deciso di assegnarlo in queste sezioni. Ma che fare? Non è abbastanza malato (a dire dei dottori) da poter essere ricoverato in un ospedale di igiene mentale, ma lo è abbastanza da non poter stare in una normale struttura carceraria, ma visto che non ci sono strutture adatte per lui, allora bisogna tenerlo in una normale struttura.
Ha scontato 20 anni dei suoi 30 di condanna. Non ha dato solo 20 di vita alla giustizia, ha dato anche ciò che non potrà mai più recuperare, la ragione! Cosa possono volere ancora da lui? La sua vita? A cosa potrebbe servire e a chi? Lo scontare di una condanna deve essere recepita da chi la sconta, ma nel momento in cui una persona come Leo (è così che si chiama), non percepisce più il suo trascorrere del tempo e quello che ancora ne dovrà trascorrere, a che serve perseverare ed ostinarsi nel tenerlo inchiodato a una realtà che lui non percepisce? 20 anni di carcere, se la sua mente avesse retto sarebbe già libero così come lo sono i suoi coimputati. Invece, eccolo! Con la sua lunga barba bianca, non curante del proprio corpo, immergersi giorno dopo giorno in una realtà onirica che lo trascina sempre più in un abisso senza ritorno.
Opera, per Leo, non è altro che l’ennesimo carcere che cercherà di ammansirlo con litri e litri di Valium, con pillole e punture. Dopodichè come tutti gli altri carceri dove è stato, verrà scaricato in un altro carcere ancora, dove tutto ricomincerà. Le sue grida di disagio rimbomberanno per tutta la sezione e dopo un po’, di nuovo in viaggio in un altro carcere…

da www.informacarcere.it

Gay anche in Cosa Nostra purchè non si sappia


Mafia e omosessualità non vanno d’accordo. Non sono ammessi gay in Cosa Nostra e nella ‘ndrangheta la repressione di rapporti tra uomini e’ ferocissima. A queste conclusioni sono arrivati gli studi di Girolamo Lo Verso, ordinario di psicoterapia all’università di Palermo, e Cecilia Giordano docente della facoltà di Scienze della formazione, che sono stati presentati questa mattina al seminario di studi su “Omosessualità, omofobia e psicoterapia”, organizzato dalla cattedra di Psicoterapia della facoltà di Scienze della Formazione, in collaborazione con l’università Federico II di Napoli e “La Sapienza” di Roma. Il convegno, che indagherà su quali danni psichici può causare la convinzione, scientificamente errata che l’omosessualità sia una malattia, si occupa anche del rapporto tra criminalità organizzata e gay. “Soprattutto in Sicilia – spiega Lo Verso – rimane l’idea che nei gay ci sia qualcosa da curare, ma in realtà tutto nasce dall’omofobia, radicata anche nella cultura mafiosa. Sappiamo che una relazione omosessuale può essere perversa quanto una etero, ma consideriamo la prima in maniera molto più negativa”. Anche il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha parlato in un’intervista della presenza di omosessuali all’interno di Cosa Nostra: “Non si tratta di boss, ma di esponenti di medio livello”, ha spiegato confermando che la condizione di omosessuale tra i mafiosi viene vissuta con una certa paura. Negli anni passati gli studi di Lo Verso si sono focalizzati su Cosa nostra, ma ultimamente si sono estesi al mondo della ‘Ndrangheta. ”Nella criminalità organizzata calabrese – prosegue il professore – la repressione dei comportamenti gay è ancora più forte. In carcere, per esempio i malavitosi hanno l’obbligo di farsi la doccia con le mutande e di cambiarsi dietro la porta dell’armadietto. Inoltre, nelle ‘ndrine i rapporti, in molti casi, sono costituiti da legami di sangue. Sono famiglie vere e proprie, non come quelle ‘allargaté di Cosa nostra. Questo causa una maggiore attenzione perché rapporti omosessuali potrebbero essere addirittura incestuosi”. E’ ancora ignota, però, l’origine dell’omofobia in Sicilia. “La cultura mediterranea – dice Lo Verso – è sempre stata molto aperta ai rapporti omosessuali. Nell’antichità l’omofobia non esisteva. Una spiegazione potrebbe essere che tutte le culture che si sono avvicendate nell’isola, a parte i francesi, avevano tutte il culto della morte. Questi aspetti mortiferi potrebbero tendere all’oppressione, ma ovviamente questa è una pura speculazione”.

da www.livesicilia.it

Depressione, quarta causa di disabilità nel mondo


In una mozione presentata al Senato da un gruppo di senatori di opposizione e maggioranza, la richiesta al governo di impegni precisi. Per i promotori occorre individuare percorsi clinico-terapeutici distinti da quelli della restante patologia psichiatrica

una donna accucciata a terra

ROMA – La depressione è una malattia. Partendo da questa constatazione un nutrito gruppo di senatori di opposizione e maggioranza, con in testa Emanuela Baio del Pd, hanno presentato, martedì 16 in Aula al Senato, una mozione per chiedere impegni precisi al governo. Proprio in considerazione della depressione come stato patologico  – la depressione è oggi la quarta causa di disabilità nel mondo e, secondo l’Oms, sarà la seconda nel 2020 – secondo i promotori dell’iniziativa sarebbe utile individuare percorsi clinico-terapeutici distinti da quelli della restante patologia psichiatrica. La depressione – si legge nell’atto – è una patologia curabile ed esige un piano di cura personalizzato associando terapia psicologica e farmacologica.

Nella mozione si indicano quindi gli impegni che i parlamentari chiedono che siano presi dall’esecutivo: dalla sensibilizzazione della popolazione sulla depressione come patologia curabile, alla promozione delle iniziative volte a sostenere la persona depressa perché superi lo stato di vergogna e di paura, aiutandola a rivolgersi al medico di medicina generale e allo specialista; dal miglioramento dell’appropriatezza della diagnosi e della cura su tutto il territorio nazionale, al potenziamento della rete, su tutto il territorio nazionale, tra i medici di medicina generale e i centri plurispecialistici per la cura della depressione, da individuare anche al di fuori dei consueti percorsi diagnostico-terapeutici della sola psichiatria. Ed inoltre, tra gli impegni chiesti, anche quello di arrivare alla promozione di corsi di aggiornamento sulla depressione per i medici di medicina generale ed il miglioramento dell’accessibilità alla cura attraverso la disponibilità del supporto psicologico come necessaria integrazione della terapia farmacologia su tutto il territorio nazionale, con la possibilità di usare farmaci innovativi, già approvati a livello europeo e con il potenziamento degli ambulatori di supporto psicologico convenzionati con il Ssn.

da www.superabile.it