“L’amore” da “Aereo paradosso”, ancora inedito, di Sebastiano Milazzo


…In amore una delle cose che deve essere salvaguardata è la differenza per evitare che accada che una persona tenda aiutare l’altra, a calarsi nella sua figura.

Per quanto il desiderio dell’altro sia totale, l’imitazione dell’altro o credere di poter possedere l’altro non sono manifestazioni d’amore ma atteggiamenti distruttivi e pericolosi.

L’amore è una luce che rende padroni di vivere liberamente le nostre differenze e per conservarle nell’amore abbiamo bisogno di molto spazio.

Chi vive in campagna sa per esperienza che piantando due alberi troppo vicini si soffocherebbero uno con l’altro; se troppo vicini comincerebbero a correre esili verso l’alto nel tentativo di trovare un loro spazio di luce fino a che il peso della chioma non spezzerebbe il fusto rimasto troppo esile nella frettolosa ricerca della propria luce.

Uno dei momenti dell’amore in cui il poco spazio può essere splendido è il momento in cui si fa del sesso: in quei momenti attraverso il contatto dei respiri si assapora il privilegio di coniugare la forza del piacere alla forza che deriva dalle proprie fragilità.

Per questo fare l’amore non è soltanto una liberazione fisica, è una forza che coinvolge in profondità il cuore quando anche il cuore dell’altro è attraversato dalla stessa intensità di luce.

Quando cuore e corpo si raccolgono in un tutt’uno si riconosce la profonda bellezza dell’incontro che offre la possibilità di delizia e estasi nell’atto di fare l’amore”…

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D’una conchiglia il canto


di Maria Grazia Vai

” 28 maggio 1988
dedicata all’amore mio più grande
a Gianluca
l’Amore Grande “

ulle note di GIOVANNI MARRADI “ Garden of dreams and Poeme “

Ti aspettavo così

Bianca rosa di maggio
tra le stelle e la neve
Germoglio,
radice, corteccia del cielo
Diamante di luce
nel sorriso
degli angeli

Arrivasti

come mi arriva – adesso,
la brezza
e la furia del mare
Il cantico delle conchiglie
il volo azzurro degli aironi

Attraversandomi

in ogni dove, e ancora oltre,
Astro, cometa, universo
-senza confini

Mescolando il mio respiro
al tuo

Così nascesti
e nacqui anch’io, figlio mio

“Fuggevoli filigrane di luci”


di Tiziana Mignosa

(Sulle note di “Intermezzo” Pietro Mascagni)

  Come preziosi petali

che il vento può portare via

delicate note

carezzano

la dolce scia di un sogno breve.

Invisibili filamenti di luce

evaporano gocce di passato

su una nuova pagina da sfogliare

e subito dopo

dimenticare.

“Ho rubato un tramonto”


di Tiziana Mignosa

In questo tempo dove la tregua l’Amore canta

ho rubato un tramonto

attimo prezioso

evaso dalla voliera dalle aste di cristallo.

Prima di porgere la mano al buio

d’incendio il cielo

la pudicizia sua riflette a fette

vetri come specchi

 sulle case.

Raddoppia l’immensità

nettare prelibato per chi ha cuore per saggiare

calda luce imbocca alla mia arsura

che di bellezza sboccia sullo stupore

e mi ritrovo lì

nel punto esatto dove il rosso esplode

prima che il crepuscolo

si cambi d’abito

per la sensuale danza della sera.

Pochi attimi

assaporo lenta la mia gioia

prima che la vita

torni esattamente come prima.

Guardami, come io ti vedo


di Maria Grazia Vai

Il battito mio si ferma dentro i tuoi occhi.
Stupiti, stregati, immersi nell’infinito nero-blu profondo
a vestirmi i silenzi, a scavarmi la pelle,
a svelarne ogni segreto recondito.

Come ferma è la tua mano, e mi dipinge – inchiostro e luce
Fluisce, e del pensiero tuo s’addensa,
sorretto l’audace passo di tremule carezze

Si ferma nel tuo sentire, linfa di giada ti scorre nel petto
E profumi d’oriente, di sussurri di luna
e cicale

Il battito mio si ferma, prostrato, davanti ai tuoi occhi
E mentre si eleva il corpo al di là d’ogni mio respiro
si alza, silente e fiero – il volo dei miei occhi
a scrutare dentro

e oltre – i tuoi

“Non farmi male”


di Tiziana Mignosa

Tienimi compagnia
in questa notte dove la luna
il sipario ha abbassato sulla memoria
e dove il mare
una culla nuova ordisce
per lasciarmi riposare.
 
Tienimi compagnia
in questo buio che non fa più paura
adesso che la zampata
sull’alba che gentile avanza
è sofferta eco
che lentamente s’allontana.
 
Tienimi la mano
non farmi male
ora che la vista
non è più appannata goccia sulla lastra
dove la delusione
s’è lasciata scivolare.
 
Raccontami di te
mentre raccatto e temo
frammenti di fiducia andati a male
adesso che l’acerba luce
mi ricorda il giorno frettoloso
che s’è impiccato prima che arrivasse sera.
 
Lividi
senza cerotti né dottore
sfumano sul roseo profumato della pelle
e mi rammentano
che sul bocciolo calpestato
è fiorita un’intera piantagione.
 

Lo spirito e l’anima


di O. M. Aivanhov

“Lo spirito e l’anima sono in noi le manifestazioni dei due
principi cosmici, maschile e femminile. Lo spirito rappresenta il
fuoco, e l’anima rappresenta la luce. L’anima ha fame, lo spirito
ha sete, e ciascuno di essi si nutre dell’elemento che gli è
complementare. L’anima, che è femminile, aspira a nutrirsi del
principio maschile: mangia il fuoco; e lo spirito, che è
maschile, ha bisogno di nutrirsi del principio femminile: beve la
luce.
Così come il principio maschile genera il principio femminile, è
il fuoco che genera la luce. La luce è una manifestazione,
un’emanazione del fuoco. Il fuoco che voi accendete si accompagna
sempre alla luce, e più i materiali che alimentano il fuoco sono
puri, più la luce è sottile e chiara.”