“Poesia”


di Tiziana Mignosa

Come l’erba

che della terra fa carezza

così è la poesia quando sfiora la mia grazia.

Fogli sparsi nelle tasche

frammenti in versi

e liste della spesa.

A me Lei arriva

non la vado mai a cercare

arrendevole poi … si lascia raccontare.

E’ brivido sulla schiena

pelle cerca pelle

musica la sua musica.

Docile o impetuosa

decide lei quando arrivare

ormai lo so, e mi lascio catturare.

Basterebbe poco per sistemare tutto, democraticamente


  di Simone Mariotti

Se non fosse un dramma della democrazia la cosa sarebbe pure divertente.

Riepiloghiamo. La prima cosa da fare è stabilire, solo per dovere di cronaca, il numero di ore che ha impiegato la settimana scorsa il ministro Maroni per rimangiarsi la parola. A casino elettorale scoppiato, prima di sapere che qualche problemino ci sarebbe stato anche in Lombardia, e quindi anche alla Lega, Robertino bello baldanzoso faceva il saputello della legalità: “Escludo l’intervento del governo”, e già si fregava le mani a vedere il Pdl lì a scannarsi, mentre nell’empireo nord leghista tutto splendeva. Sul calare del sole si scopre ahimè che compare Formigoni, formichin formicando, qualche pasticcino l’aveva fatto pure lui. Non solo, ma oltre a parlare in politiches-geroglifico attaccando pure lui i radicali, questa volta di “vandalismo” (dopo le accuse poveriniane di squadrismo, dal ridicolo passiamo al grottesco), non si lascia sfuggire un’accusa ai leghisti inetti, rei di avergli fatto avere solo 300 firme, che poi si son trovati nelle pesche perché se ne aspettavano almeno 500. Timbro qua, timbro là, scatta in quel di Roma il più classico dei “Contrordine compagni”.

 Roby è crucciato: “Accidenti, peccato, potevamo far quelli tosti e puri e invece ci tocca a fare una figura da cioccolatai alla romana, pazienza”. Squallegia qua, squalleggia là, ecco che il decreto è bello che sfornato per un vero bel week end da leoni.

 Tuttavia il Formigoni la spunta da solo senza il decreto.

“Accidenti!”, pensa Roby, “ci siamo fregati con le nostre mani”. Ma il nostro ministro ne sa una più del diavolo e si ricorda che lui è della Lega, quella del federalismo, e che il Lazio ha, proprio grazie al federalismo, una legge propria, inattaccabile da un decreto del governo. Scatta allora il piano B. Nel pomeriggio di lunedì prima che il tribunale si esprimesse, Maroni mette già le mani avanti per ristabilire l’ordine originale: “in caso di bocciatura del ricorso nulla si potrà fare, neanche con decreto”. E bocciatura fu.

 Tutto torna.

Resta lo squallore profondo di questo paese, di un povero presidente della Repubblica che, e non lo biasimo, deve firmare frettolosamente un decreto inutile e oltretutto mal scritto per paura addirittura di problemi di ordine pubblico. E la cosa a mio avviso più deprimente è stata la minaccia di quel campione democratico di La Russa: “siamo pronti a tutto”.

 E adesso al governo che faranno? Con il loro tatto e la loro capacità politica certamente la cosa peggiore. E dire che la cosa migliore sarebbe stata la più semplice, onesta, democratica, e dannosa solo per il loro orgoglio.

 Bastava ammettere una semplice verità: “Questo sistema di regole elettorali è antidemocratico e anche noi “grandi” ci siamo cascati. Ammettiamo i nostri errori e perdoniamo quelli degli altri. Tutti coloro che hanno tentato di partecipare a queste elezioni saranno ammessi, e subito snelliremo le procedure per far sì che in futuro non sia la burocrazia o la mancanza di autenticatori a bloccare il processo democratico. Chiediamo scusa, ricominciamo tutto, slittando di un mese la competizione per ristabilire un po’ di democrazia (anche televisiva) e la prossima volta i partiti già rappresentati nei consigli regionali o in parlamento non dovranno raccogliere le firme, e per gli altri né servirà un numero adeguato, ma non assurdo come quello di oggi, e i cittadini potranno autocertificare la propria firma, come accade per tanti atti pubblici senza la pratica feudale degli autenticatori”.

 Lo so, sarebbe comunque una immonda violazione delle regole, e quella che stiamo vivendo è una pagina oscura della democrazia italiana, ma se non altro da un provvedimento così avremmo ottenuto qualcosa di buono per il futuro.

 C’è solo un problema: se così fosse, perlomeno la fase della presentazione delle liste diventerebbe democratica. E da troppo tempo quest’ultima è una parola fastidiosa, tanto che se cerchi di diffonderla, c’è pure qualche infelice che ti dà del questurino

da www.radicali.it

Ristabilire la verità


Ieri nella sua conferenza stampa con Renata Polverini Silvio Berlusconi ha dichiarato che «ai nostri delegati è stato impedito di depositare le liste. Non vi è stata alcuna responsabilità riconducibile ai nostri dirigenti e funzionari ma è stata posta in atto una gazzarra da parte dei Radicali, con la scusa che fosse in atto una manomissione delle liste».

Le dichiarazioni di Berlusconi, che vengono dopo la denuncia penale per violenza privata contro alcuni militanti radicali, rischiano di divenire, grazie all’assenza di informazione, la versione ufficiale dei fatti, anche se abbiamo dimostrato con ampia documentazione la loro infondatezza.

https://i2.wp.com/boninopannella.it/sites/default/files/images/la_russa_ansa_larussa_3.preview.jpg

Abbiamo realizzato una breve ricostruzione puntale e dettagliata di tutta la vicenda, con rimandi alla documentazione originale, i precedenti, gli articoli di stampa. Nessun giornale ha mai ricostruito in questo modo l’intera vicenda, rendendo comprensibili le responsabilità e le cause.

http://boninopannella.it/ristabilire-la-verita