Voci da Augusta: cantiere cimitero


di Mimmo di Franco

Vorrei, innanzitutto complimentarmi con l’assessore Giunta,delegato ai servizi cimiteriali,per l’impegno con cui sta portando avanti il suo lavoro. Fatta questa premessa, Il mio intervento vuole essere un contributo per restringere i tempi di lavori  e  riportare il cimitero,come un luogo sacro e di riposo per i nostri congiunti. Da diversi anni, nel cimitero di Augusta, è stato aperto un cantiere per le costruzioni di cappelle. Purtroppo non s’intravede la fine dei lavori, perché se ogni utente ha 2 anni di tempo per presentare il progetto e terminare i lavori,considerato che si devono assegnare ancora alcune aree,significherebbe la fine del cantiere tra il 2014-2015-Mi chiedo, perché non si invitano i cittadini che hanno fatto richiesta ad accelerare i tempi di costruzioni oppure assegnare quelle aree  ad altre persone?

Intanto si potrebbe passare una prima fase di asfalto, ripristinare le fontanelle le  lampadine ed a fine lavori ripassare l’asfalto finale. Il cimitero di Augusta è un cantiere a cielo aperto, i residui di muratura sono ovunque,cumuli di macerie dentro le basi delle cappelle,tavolette con i chiodi,strade impolverate. Sarebbe opportuno un invito alle ditte per pulire le zone non in costruzione.

Sorvolo su com’è stato disegnata tutta la zona est. I prospetti delle cappelle avrebbero dovuto affacciarsi sulle strade principali e non sulle stradine interne .Percorrendo la strada si trovano da una parte i loculi e dall’altra le spalle delle cappelle,mentre per entrare all’interno delle cappelle bisogna andare agli estremi della zona perché manca una stradina intermedia. L’interno mi è sembrato una casbah e  condivido questa opinione con gran parte dei cittadini.la cappella,in quale secolo potremmo avere le strade pulite ed un luogo sacro degno del nome e affinchè sia un luogo di riposo?

Augusta: la voce dei cittadini – Assistenza domiciliare


di Mimmo Di Franco

Gli anziani e le persone diversamente abili di Augusta,attendono dal mese di settembre dello scorso anno,la ripresa dell’assistenza domiciliare.

In un’intervista rilasciata alla stampa locale dopo un sollecito,in data 30 settembre 2009,l’assessore  alle politiche sociali la sig.ra Contento,riconfermata in giunta, faceva sapere  che gli uffici comunali competenti stavano preparando gli atti per il nuovo affidamento del servizio.

Com’è noto,nell’agosto del 2009 la sospensione del servizio ha comportato,oltre la mancata assistenza a persone anziane e disabili,anche il licenziamento di 34 operatrici della coop. CRASS che gestiva il servizio.

Da una riunione tra forze sindacali e amministrazione comunale, ne scaturì la necessità di verificare la qualità del servizio con la promessa che  sarebbe stato ripristinato tra la fine di settembre e la prima decade di ottobre.

Siamo arrivati a fine maggio 2010 e,malgrado 2 scioperi in date diverse proclamate dal locale sindacato della CGIL /pensionati, altrettante volte revocato,con la promessa di ripresa ,non si è arrivati alla riattivazione del servizio.

Noi dell’Altra Augusta, vicini ai problemi dei cittadini,soprattutto se fasce deboli,chiediamo,ancora una volta, quali sono i motivi della sospensione del servizio e del ritardato ripristino,considerato che l’assessore alle politiche sociali in diverse occasioni,non ha risposto alle  nostre richieste (vedi barriere architettoniche,scivoli disabili,pass-disabili,climatizzatori al centro anziani di via Megara).

L’ospedale di Augusta


di Enzo Inzolia

 Il tempo ormai stringe: per l’Ospedale di Augusta, purtroppo, siamo alle ultime battute.

Dopo le tante passerelle e le infinite rassicurazioni provenienti da destra e da manca, Sua Sanità Serenissima (tanto a lui che gli frega?)  l’Assessore Russo, incurante dei diritti e delle esigenze di cittadini e di territori, ha deciso che il nostro Ospedale va chiuso e, con interessate complicità, vuole pure farci credere che siamo fortunati; come si suol dire: c…. e mazziati!

Prendiamo atto che di tanto in tanto qualche anima pia, magari memore dei tanti voti ricevuti, si è ricordato del Muscatello e di quanto esso sia importante per la nostra collettività; con piacere dalla stampa apprendiamo perfino della tardiva conversione di chi fino ad ieri, con splendida e competente metafora, predicava che “non possono starci due pizzerie a distanza di cinquanta metri”.

Meglio che niente, ma ci crediamo assai poco; e, se alcuni hanno almeno il pudore di tacere, altri (vero, on. De Benedictis?) hanno avuto l’impudenza di dichiarare sulla stampa tutta la propria soddisfazione per la rapina che si sta consumando ai danni di Augusta, come se il decreto non esistesse e non fosse una tragica realtà!

Il tempo stringe, dicevamo; l’Assessore pare che a fine mese, finalmente, farà grazia della sua presenza in quel di Siracusa ma non si è capito a quale scopo; una cosa è certa: se pensa di venire per l’ennesima passerella con annessa presa per i fondelli è meglio che se ne stia a Palermo e ci risparmi lo spettacolo; se invece ritiene che i diritti di una Città e di un intero territorio siano meritevoli di attenzione fissi  subito la data per l’incontro che gli è stato richiesto e nel quale potranno essere ragionevolmente discussi i diversi, e a lui evidentemente sconosciuti, termini del problema. 

Ma siccome non abbiamo ancora messo l’anello al naso né, ancor meno, ci piace che la nostra pazienza venga scambiata per fessaggine, è anche il caso di dire forte e chiaro che, se necessario,  ancora una volta noi Augustani ci difenderemo da soli, come cinquanta anni fa, contro l’arroganza di quanti considerano la nostra Città alla stregua di una colonia da spremere e sfruttare; è il momento di affermare che Augusta è determinata, senza alcuna velleità campanilistica, con senso della responsabilità, con la civiltà che è sua tradizione ma con altrettanto rigore, a tutelare con ogni mezzo lecito il proprio diritto alla salute.

Nessuno può dimenticare che Augusta ed il suo porto sono stati il motore dell’economia della provincia e della regione; che qui migliaia di famiglie hanno trovato lavoro e benessere quando tutto attorno era fame e povertà; nessuno deve oggi dimenticare che qui si produce tuttora il cinquanta per cento della ricchezza della provincia, gran parte di quella regionale e quota significativa di quella nazionale; che qui si produce gran parte dell’energia italiana.

Così come nessuno può dimenticare i danni sull’ambiente e sull’uomo che l’industrializzazione selvaggia hanno causato e per i quali è arrivato il momento del giusto riconoscimento e del giusto corrispettivo.