Una festa speciale


Ricevo dalla mia ex comunità dell’Isolotto a Firenze queste parole di riflessione  che pubblico per essere loro vicina almeno così 🙂

Si farà una festa di bambini assai particolare domenica prossima 13 giugno alle 10.30 alle Baracche dell’Isolotto, via degli Aceri 1 a Firenze.
 
Si farà festa di accoglienza per un neonato, Neri, sia con l’acqua che con le parole che nella tradizione cristiana significano il battesimo, perché la comunità possa essere lo specchio della sua vita: aperta, accogliente e piena di affetti e di scambi, capace di essere felice con poco e con tutti.
Si farà festa di passaggio per un gruppo di bambini e bambine, festa di “comunione” in senso pieno, che significa riconoscersi nello spirito dell’esperienza comunitaria che ognuno e ognuna di loro poi vivrà se lo vorrà e come lo vorrà. Riti e simboli antichi vissuti, valorizzati e resi comprensibili attraverso l’intreccio con la realtà della vita.
Si farà festa per concludere il percorso educativo, spirituale e religioso, compiuto quest’anno da un gruppo di bambini, genitori, animatori della comunità che tentano la difficile strada di una educazione di sintesi fra la tradizione e la creatività, fra la dimensione spirituale e quella intellettuale-fantastica-materiale, fra il mondo simbolico e rituale religioso e la simbologia laica, includendo il messaggio del Vangelo nel grande cammino religioso dell’umanità.
 
Sarà una ritualità religiosa oppure laica? O forse ambedue? Non è questo il tempo di contaminazioni e sintesi nuove aperte al futuro? Ci sono contraddizioni? Il nuovo che nasce non è mai puro. Sta alle levatrici lavarlo carezzandolo dolcemente. Tutto questo non è affatto estraneo all’impegno “per una nuova spiritualità possibile” e insieme “per un nuovo mondo possibile”.
 
Siete tutti invitati ad essere presenti o vicini.
 
La Comunità dell’Isolotto
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Dalla Comunità dell’Isolotto: gay credenti, su la testa


Il tempo del silenzio è finito: gay credenti, su la testa!
E’ il tema dell’incontro che si svolgerà Domenica 25 aprile alle ore 10,30 presso la Comunità dell’Isolotto in via degli Aceri 1, Firenze, con alcuni protagonisti del gruppo di omosessuali credenti “Kairos”, per socializzare le particolarità, le similitudini e le differenze dei rispettivi percorsi di liberazione ed autodeterminazione di fronte agli anatemi vaticani e al cambiamento che coinvolge comunità cristiane italiane, cattoliche ed evangeliche, disposte ad accogliere la realtà delle persone omosessuali e a confrontarsi con essa.
Un rapporto 2010 sui gruppi cristiani omosessuali in Italia, elaborato con l’intento di far uscire questa realtà da quella linea d’ombra in cui è stata tenuta, rileva che sono 358 gli omosessuali credenti italiani legati a realtà di vita comunitaria

Auguri di Natale dalla Comunità dell ‘Isolotto a Firenze


Ho ricevuto questa mail da Enzo Mazzi della Comunità dell’Isolotto di cui sono onorata di aver fatto parte, anche se per breve tempo, tra il 1965 e il 1968 quando Enzo era ancora il parroco della chiesa in piazza dell’Isolotto a Firenze. Lo ringrazio per queste sue parole e pubblico con piacere questo suo messaggio di auguri.

AUGURI da parte di una comunità che tenta con fatica e con gioia di rinnovare costantemente il senso della fede cristiana inserendola giorno per giorno in quel crogiolo di fedi che è il cammino umano verso la liberazione.

Vi rendiamo partecipi del tema che accompagna quest’anno la nostra riflessione nella preparazione e nello svolgimento della veglia: “Il Natale e il lavoro“.
La Veglia si svolgerà alle “baracche”, via degli Aceri 1 Firenze, alle ore 22 del 24 dicembre.
E’ la quarantesima veglia di Natale “oltre le mura del tempio”.

fondata sull’assassinio sacrificale del lavoro.

 “La libertà che vi aspetta è la morte”, così Primo Levi nel 1959 traduceva la scritta “Il lavoro rende liberi” issata all’ingresso del campo di Auschwitz, ora trafugata. Ed è tremendamente attuale il suo commento: “Il disconoscimento, il vilipendio del valore morale del lavoro era ed è essenziale al mito fascista in tutte le sue forme”.
Le morti bianche, i suicidi, le morti morali, sociali e psichiche di licenziati, cassintegrati, immigrati, non sono episodi; sono il segno tragico del ritorno del “mito fascista” in questa trasformazione strisciante della Costituzione: non più “Repubblica democratica fondata sul lavoro” ma
Tutto questo ci obbliga a intensificare il ripensamento critico della nostra società, principalmente negli aspetti economici e politici ma anche in quelli culturali, etici e religiosi.
Il Natale ad esempio. Ci sono due modi opposti di intendere il Natale: come miracolo dall’alto o invece come evento totalmente iscritto nella storia e nella natura. Ora, il Natale concepito come miracolo dall’alto è in sé una condanna del lavoro perché è una condanna di tutta la storia umana e della stessa natura. Se c’è bisogno che Dio si faccia miracolosamente uomo per salvare il mondo, vuol dire che il mondo, l’evoluzione della vita, il genere umano e il lavoro, non hanno in sé capacità di salvezza. Sono in sé dannati. Il Natale non annunzierebbe la fine della maledizione del lavoro ma sarebbe un invito alla rassegnazione e alla solidarietà intesa solo come carità cristiana.
Ben altro è il senso della tradizione più antica presente fin dagli albori sia dell’ebraismo che del cristianesimo. La fede cristiana si rafforza se si nutre della forza vitale di Dio che vive nella storia. La fede cristiana torna credibile perché assume il sogno di liberazione e le lotte per i diritti dei lavoratori, uomini e donne, bianchi e neri, abili e disabili, credenti in un modo e credenti in un altro o in mille altri.
 
E’ questo lo spirito positivamente critico e creativo che animerà la nostra celebrazione del Natale.
*Il Natale e il lavoro spunti di riflessione; *performance di Saverio Tommasi tratta dal suo libro/testo teatrale “Cambio Lavoro”; *i bambini raccontano l’esperienza educativa che hanno fatta domenica 13 sul tema del “dono” anche in relazione al Natale e offrono in dono alla comunità il pane fatto da loro stessi; *testimonianze di persone direttamente coinvolte nei diversi ambiti: la crisi del lavoro e le lotte, testimonianze da alcuni luoghi simbolo – SEVES, Termini Imerese -, insicurezza e incidenti sul lavoro, testimonianze di parenti delle vittime e di operatori sanitari di “Medicina democratica”, le lotte contro la precarietà del lavoro, il lavoro sognato dai detenuti e negato, il lavoro, misconosciuto e pesantemente sfruttato, delle donne e uomini immigrati risorsa vitale per la nostra società in crisi, e finalmente la testimonianza di lavoratori della Zanussi la cui lotta coronata da successo è motivo di speranza per tutti; *canti del lavoro, letture, preghiere, convivialità.
Saremo felici della vostra partecipazione ma vi sentiremo vicini anche se assenti.
 
La Comunità dell’Isolotto di Firenze

“Coltivare speranza”


Ricevo dalla mia ex comunità dell’Isolotto questo comunicato che volentieri pubblico:
Domenica 22 novembre nell’incontro comunitario che si svolgerà alle “baracche” dell’Isolotto Firenze alle 10,30 si socializzeranno esperienze, problemi e prospettive delle comunità di base insieme a Mario Campli e Marcello Vigli autori di Coltivare speranza, editrice Tracce di Pescara 2009. Uno dei temi da socializzare dovrà essere la solidarietà e l’intensificazione dei rapporti con la comunità di base delle Piagge.
 
“Comunità di base” più che un contenitore identitario è uno spirito, una brezza leggera, una modalità di esistenza e di relazioni che vive in una molteplicità di forme.
Coltivare speranza, descrive la vitalità densa di futuro di quel cammino che le Comunità di base portano avanti da quarant’anni. La lettura del libro scorre vivace come quella di un romanzo. E’ storia dalla parte dei deboli e dei piccoli. Soprattutto è storia nascente. Perché la nostra è un’epoca di grandi trasformazioni che le istituzioni ereditate dal passato non riescono più a rappresentare. Gli otri vecchi mostrano tutta la loro incapacità di fronte alla prorompente qualità vitale del vino nuovo. Non vanno certo gettati sconsideratamente. Ma intanto occorre incominciare a preparare la rappresentanza del nuovo. Non voglio dire che le comunità di base siano un otre nuovo. Ma certo sono parte di quella trama di tessuto nuovo che la vitalità della storia sta inesorabilmente tessendo sia a livello politico che ecclesiale.
 
                                                                       

IL crocifisso


Ricevo questo comunicato stampa dalla comunità dell’Isolotto, in cui ho avuto l’onore di partecipare anche se per breve tempo qualche anno fa, e volentieri pubblico.

crocifissoRiteniamo un traguardo di civiltà, laicità, tolleranza, libertà e pacificazione religiosa la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha detto «no» all’esibizione del crocifisso nelle scuole pubbliche, pronunciandosi sul ricorso di una cittadina italiana. Finalmente una buona notizia dagli Organismi della Unione Europea che restituisce, in parte, quella realtà istituzionale alla democrazia ed ai diritti di cittadinanza.

Questa nostra valutazione è coerente con tutta la storia delle comunità di base che si sono sempre impegnate per l’affermazione di una laicità positiva in ogni ambito di vita, “nella società, nello stato, nella chiesa” come recita il titolo di un importante Convegno che le stesse comunità base tennero a Firenze già nel 1987.

Sappiamo di essere controcorrente perché la maturazione della società, della realtà religiosa e della politica sul tema della laicità è un percorso lungo e conflittuale. Ma non siamo affatto soli.

“Meno croce e più Vangelo” valeva nella scuola di Barbiana da dove don Milani aveva tolto il crocifisso. Meno croce e più Vangelo valeva per un cattolico come Mario Gozzini, il senatore della legge sulla umanizzazione del carcere, il quale nel 1988 scrisse sull’Unità due forti articoli di critica verso i difensori dell’ostensione pubblica della croce. Egli da fine politico e da buon legislatore fa la proposta di “uno strumento che impegni il presidente del Consiglio a studiare e compiere i passi opportuni per ottenere, dalla Conferenza episcopale, l’assenso a togliere di mezzo un segno diventato, quantomeno, equivoco … Ci vorrà tempo e pazienza – conclude Gozzini – ma ho speranza che alla fine la ragione e l’autentica coscienza cristiana, quella che bada a Cristo più che ai patrimoni storici, avranno la meglio”.

La speranza di Gozzini è sempre più la speranza nostra, di tanti laici ma anche di tante realtà cattoliche.

 Le comunità cristiane di base italiane

 Roma 4 novembre 2009