“La figlia dell’oca bianca” di Antonella Cristofani – Sovera editore – 2007


di Daniela Domenici

Ci è capitato per casualità (ma niente accade per caso, per chi scrive è una profonda convinzione) di leggere questo libro che non è recentissimo (ma l’età di un libro non è un elemento probante, Dante docet) e ne siamo rimaste attratte come l’ape dalla corolla di un fiore.

E’ una raccolta di racconti di una signora, Antonella Cristofani, che vive nella Capitale, è laureata in pedagogia, ha lavorato come addetta culturale presso il Comune di Roma e aveva già pubblicato, presso la stessa casa editrice, un’altra raccolta, “Uscita che fu di lì”.

“…Le storie si svolgono una dopo l’altra, apparentemente autonome, tutte divertenti. Si compone così un quadro di un’umanità senza eroi ma tutta eroica nella disperata lotta per la sopravvivenza. Non si tratta di una messa in scena a lieto fine, ché molte sono le sconfitte e i compromessi fino alla menzogna a fin di bene…”: queste parole, tratte dall’introduzione di Matilde De Pasquale, descrivono in sintesi, secondo noi perfettamente, questa raccolta.

E ancora “…la figlia dell’oca bianca è una bella metafora per chi scrive, chi è stato dotato dalla natura di un dono che non può tenere per sé ma condividere con chi questo dono non ce l’ha. La scrittura quindi…strumento per vivere meglio…”: quest’ultima affermazione ci trova perfettamente consenzienti, ci sentiamo molto vicine alla Cristofani (molto figlie “dell’oca bianca”) che ha saputo descrivere, in questi suoi tredici racconti (non sappiamo se il numero sia casualmente o volutamente anti-superstizione) tanti lati di sé che, pur nel sacrificio della propria individualità, serpeggiano lungo tutta la raccolta. E sono aspetti che potrebbero essere anche i nostri, in cui è facile, quasi inevitabile, riconoscersi, identificarsi.

Due racconti tra tutti meritano, per la sottoscritta, il palmares: “Il negozio dei mariti” e “Volevo essere un’attrice da musical”, quest’ultimo scritto appositamente per l’attrice Anna Malvica; tutti sono comunque venati da un delicato umorismo surreale che lascia spiazzati, sbigottiti, talvolta col sorriso ma spesso con un’impalpabile disagio malinconico.

Le immagini del testo e della copertina sono di Paolo Terracini, artista precocemente scomparso.

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Appuntamento domenicale con Lucianina


di Loretta Dalola

Come sempre, attendiamo lo scrupoloso sguardo ironico sugli avvenimenti più salienti della settimana italiana che Luciana è pronta a cogliere con il suo solito stile, nella trasmissione : “Che tempo che fa” in onda su Rai3. Si inizia inevitabilmente con il suo beniamino, Lui, Berlu che in questi giorni  ha pronunciato  Gogol (google), quell’uomo ci ha talmente intronato, che ci viene il dubbio che sia vero, che si dica proprio così?  Secondo me, ci sono dei problemi con il computer, crede che il PC sia il partito comunista…

 Fabio hai sentito la  vicenda della Fracci? Tu te la immagini eterea come il Philadelfia, invece…e Alemanno ha deciso che bisogna lasciare spazio ai giovani e l’ha sostituita con uno di 62 anni!

 Volevo dire che la Fracci ha la stessa età di Berlu, glielo dici tu che visto che ti sei già fatto avanti di togliersi dalla balle e dare spazio ai giovani? La regola vale per tutti, abbiamo un Senato che si ricordano quando hanno ucciso Giulio Cesare…che poi la Fracci  è una che abbiamo esportato all’estero, come il Parmigiano.

 E poi c’è il decreto sulla intercettazioni, i giornalisti che pubblicano le intercettazioni verranno multati, quindi quello che interessa veramente non è la delinquenza ma che non venga pubblicata la notizia, perché altrimenti fanno una figura di merda.

 ALFI, ALF eh non posso prendere la fine…ALF adesso come facciamo a sapere? E poi dopo 75 giorni se si prendono i delinquenti bene, altrimenti amen. I delinquenti faranno così i primi 75 giorni li passeranno al telefono adire minchiate e allo scoccare del 75° giù che partono…

 E infine plauso ai creativi dello spot “Saratoga, il silicone sigillante”, invece stavolta si tratta di una vernice, io ce li vedo i creativi, cosa ci inventiamo stavolta?    Mbhè prendiamo una tizia che vernicia su una terrazza, una gabbia di verde, ma non una gabbietta, una gabbia enorme, cosa ci tiene dentro, uno struzzo?

 Dipinge, vestita di bianco con un filo di perle, è un classico, tutte le donne verniciano così!

 Poi a fianco c’è una cameriera con i tacchi a spillo, inquadrata dal basso verso l’alto, come l’inizio di un film porno, ad un certo punto arriva lui, un gargagnano che guarda stè due e dice:” Cosa state facendo?” secondo te, stanno inverdendo Calderoli?

 Volevo fare un appello ai creativi degli spot, parlando da uomo a uomo, da tetta a tetta, qual è il messaggio? Volete provare una volta a fare  uno spot senza donne nude?

 Capisco che è difficile fare uno spot di un pelapatate, senza una donna nuda ma, la fantasia non vi manca!

 Grazie Luciana e alla prossima!

 da http://lorettadalola.wordpress.com

Augusta: la voce ai cittadini – Il bell’uccellone di Lombardo


di Alessandro Mascia

 Cambiata la stagione la Za Cuncetta mette mano al guardaroba rovistando tra i rimasugli degli anni precedenti che non odorano certo di primavere fiorite. Lei è una che alla fine dell’estate pompa naftalina anche in frigorifero. Certe usanze che rievocano i periodi austeri del dopoguerra sono dure da debellare. Oggi il turnover dei capi d’abbigliamento è più frequente e se sei uno che conserva – riproponendo di anno in anno lo stesso maglioncino color pera cotta – alla fine sei adeguatamente classificato. Ma a finire negli annali degli spilorci non ci pensano proprio alcuni consiglieri del PD che hanno deciso di rinnovare la “casacca” preferendo al ramoscello d’ulivo in campo tricolore il bell’uccellone lombardiano (MPA). Questi i nomi in ordine alfabetico: Silvia Belfiore, Antonio Cammalleri, Gino Ponzio e Carmelo Trovato. Sulla stampa locale ho letto di sinistre trame ordite nei sottoboschi della politica nostrana, di ombrosi tatticismi paramilitari. Non volendo aggiungere le mie elucubrazioni a quelle dei miei colleghi, ho scelto di scendere in strada a chiedere alla gente. Chi poteva essere il mio primo incontro in Via Marina Levante se non la stessa Za Cuncetta? L’ho incontrata in panificio con un bustone di profumatissimi panini ricoperti di giggiulena croccante. Sapendola sola le ho domandato il motivo di cotanto pane. Lei, festosa, involta nelle sue solite stoffe color polvere, mi ha confidato dell’arrivo della figliola dal continente. Si vede che la figlia ci dà sotto con il pane, ho pensato. A ogni modo le sottopongo le mie domande sulla politica locale.

“Za Cuncetta, cosa ne pensa dell’assessore Cammalleri che è passato al MPA?”.

“Macari iddu si è dato alla politica?” Risponde sdegnata. Ci tiene a confessarmi, però, che la figlia si è letta tutti i suoi libri. “Ma NO, Za Cuncetta! Non Camilleri: CAMMALLERI, Antonio Cammalleri…”.

“Bi – sbotta sollevando le spalle – io con i nomi sugnu acchiappata. Però mia figlia se li è letti tutti i suoi libri. A casa ce ne ho una carrettata, se vuoi ti puoi pigghiari. Iù, tanto, nun lèggiu”.

Lascio rassegnato Za Cuncetta abbracciata al suo bustone di pane e mi dirigo verso Piazza Duomo.

Giornata di interviste oggi.

A distanza di un isolato si stagliano due tizi allampanati che conversano gesticolando compostamente con una sola mano avendo l’altra impegnata ad agguantare il manico di una cartella. Parlottano tra loro fino a che non si accorgono di me che mi dirigo verso loro. Stirano le labbra in un sorriso sardonico, sgranano gli occhi, scarrocciano gradualmente verso il mio indirizzo, protendono un braccio, una mano su cui sventola un giornaletto colorato intitolato Torre di Guardia. Il digiuno: un modo per avvicinarsi di più a Dio? Accetto perplesso e colgo l’occasione per intervistarli: “Qual è la vostra opinione sui consiglieri comunali che sono passati dal PD al MPA?” Uno di loro, il più anziano, mi guarda sognante “Mio caro, noi votiamo sempre per Geova”. “E di che partito è?” Rispondo stupito. Alla fine intuisco che non sanno nulla di Cammalleri & c. e mi defilo prima che inizino l’omelia. Alcuni passi più avanti incoccio il parroco che mi è parso rivolgermi uno sguardo torvo. Sarà la mia solita coda di paglia. Comunque ne avrebbe ben donde, il prete, visto che ho saltato un centinaio di messe domenicali. Penserà che lo stia tradendo con quelli della lista di Geova. Lo saluto con gesto cordiale e svelto. A lui nessuna intervista. Giunto in Piazza Duomo, alcuni hanno manifestato apatia verso la politica, altri fastidio, qualcuno rabbia. Questi ultimi iracondi mi hanno colpito perché sono riusciti a farmi vivere piccoli brividi: tale era la rabbia verso la classe politica locale che quasi sferzavano manate al sottoscritto probabilmente per far sì che ne descrivessi meglio l’entità sull’articolo de I FATTI. Ho raccolto proposizioni che andavano dalla più gettonata e qualunquista “I politici sono tutti ladri” a quella più interessante che suggeriva di elargire gli stipendi al Sindaco Carrubba con la stessa frequenza con cui la ditta Pastorino (che si occupa di nettezza urbana) li elargisce ai propri dipendenti (cioè mezza volta ogni tre mesi!). L’atmosfera si è surriscaldata, poi, sui temi della piscina comunale chiusa, del mare chiuso, della biblioteca chiusa, del fondo Blasco chiuso, del campo da calcio chiuso. Politica buona solo a vestirsi e svestirsi di casacche, di colori, di stemmi. Politica buona a tramare, ordire, sistemare, arrangiare. Una macchina che sferraglia da mane a sera per mantenere “certi equilibri delicati” ma il cui lavoro lambisce appena gli interessi della comunità. Tanti soldi pubblici spesi per mantenere funzionante un carrozzone a rendimento zero. Questa è la sintesi di ciò che pensa la gente, quella che vive quotidianamente la città, i cosiddetti “non addetti ai lavori della politica”. Questo è l’umore di chi non sa leggere tra le righe dei giornali i messaggi criptati del deputato di questa o di quell’altra parte politica. Queste le opinioni di chi forse non capisce nulla di politica ma ha una grande esperienza di vita comunitaria e saprebbe bene dove tagliare le spese pubbliche e dove investire per stare tutti un po’ meglio.

Torno a casa spossato ma ricco di appunti. Incontro la Za Cuncetta che esce di casa con al seguito una donna di vaste proporzioni. La figlia venuta dal continente. Ora mi spiego il perché di cotanto pane. Le allungo il giornalettoTorre di Guardia che ancora stringevo in mano.

Alberto Sordi – 24 febbraio 2003


Oggi nel 2003 moriva un grande del cinema italiano, Alberto Sordi, nella sua vastissima filmografia ho scelto questo video del 1973 “Polvere di stelle”, ciao Albertone, grazie per i sorrisi che ci hai regalato 🙂

http://www.youtube.com/watch?v=dg3_9JJx8E0&feature=related

Ric e Gian: ciao Gian


Per ricordare Gian, appena scomparso per aneurisma, che in coppia con Ric ha contribuito a colorare la TV italiana di satira elegante, pulita, sempre corretta, pubblico questo video “archeologico” di quando la TV era ancora in bianco e nero, 1969 “La brioche”…grazie Gian, sei stato un comico sempre sobrio ed elegante con il tuo compagno Ric che ora hai lasciato solo…

http://www.youtube.com/watch?v=RhhyZQ61du0