Un’insegnante eternamente precaria va in pensione costretta a pagarsi anche i contributi


di Caterina Perniconi

Per 35 anni ha insegnato dove gli altri non volevano andare. Lucia Longo, 61 anni, è la prima precaria a vita della scuola che va in pensione dopo una carriera di contratti rinnovati di anno in anno e di viaggi della speranza. Lucia, infatti, originaria di Laterza, in provincia di Taranto, si è seduta tutta la vita dietro le cattedre che gli altri avevano scartato, in paesini irraggiungibili o in quartieri difficili. “Mi sono pagata tutti i viaggi di tasca mia – racconta Lucia – uno stipendio lo investivo solo negli spostamenti. Quest’anno, per esempio, faccio 120 chilometri algiorno,perché lascuola dove devo insegnare ne dista 60 da Taranto. Ho fatto una vita da docente di serie B, mi pagavano lo stipendio per 9 mesi l’anno. Gli altri tre c’era un forfettario, sostanzialmente un ammortizzatore sociale”.

Lucia Longo, dopo 35 anni di lavoro, di cui 26 nella scuola, guadagna 1280 euro al mese. La sua pensione non arriverà ai mille e una parte di questa dovrà investirla in un prestito di oltre 10.000 euro che le permetterà di ricostruire la sua posizione contributiva. Del resto il problema di chi arriva alla pensione da precario, e i numeri cresceranno esponenzialmente nei prossimi anni, è quello di fare i conti con lo spezzettamento dei contributi raccolti durante la professione. “E’ necessario informarsi in anticipo – spiega Corrado Colangelo, membro della segreteria nazionale della Flc Cgil – per non trovarsi poi in difficoltà a fine carriera. Il fatto è che da giovani, o comunque quando la pensione la si vede ancora lontana, non si presta attenzione e si rischiano brutte sorprese”.

Come l’ha avuta Lucia, che non può chiedere un prestito all’Inpdap per colmare i suoi debiti, scivolando in coda dopo tutti i dipendenti. Di avvicinarsi a una banca commerciale, neanche a parlarne. E’ arrivata a questo punto restando imprigionata all’interno di un ingranaggio burocratico infernale, a causa delle leggi che cambiano ogni volta che cambia l’esecutivo in carica. “Scommetto che se mi fossi iscritta al sindacato non sarei arrivata a questo punto. Ma ho sempre odiato chi mi passava avanti perché qualcuno lo aiutava, e io non ho voluto farlo con altri. Il problema di questo tipo d’insegnamento, è anche come viene percepito dall’esterno: i ragazzi e le famiglie rifiutano un docente che va via l’anno dopo”.

Aveva cominciato con una laurea in Lingue all’Università di Bari e si era trasferita per amore a Milano. Lì, dopo aver lavorato da segretaria, era arrivata all’insegnamento nei licei. E dieci anni dopo al fatidico concorso per la docenza nelle scuole superiori. E’ il 1990 e Lucia è seduta dall’altra parte, sui banchi degli esaminati. Riesce a superare la prova scritta. “Ci misero tre anni per correggerli, incredibile. Ci chiamarono per l’orale nel 1993”.

Ma una settimana prima dell’esame il marito di Lucia muore in un incidente stradale e lei non riesce ad affrontare la prova. “Ero distrutta, dopo qualche mese tornai a Taranto e ricominciai tutto da capo, vita e lavoro. Ma ero in fondo alla graduatoria e gli anni passavano. Quando feci il concorso per la scuola primaria, e lo vinsi, fui cancellata dall’elenco perché la nuova legge prevedeva che le maestre avessero al massimo 40 anni, e io ne avevo compiuti 43”. Da allora Lucia ha fatto cinque abilitazioni, per dimostrare le sue capacità, ogni volta che cambiava la legge. Ma nessuna di queste è servita a farla assumere. Due anni fa ci prova ancora, ottiene il settimo posto in graduatoria, ottimo piazzamento sui 12 previsti. Ma poi le comunicano che gli ultimi 6 (quindi il suo per primo) saranno ricoperti da coloro che, grazie alla legge 104 sui disabili, chiedono l’inserimento in una provincia diversa da quella di residenza. “A quel punto, coperta di vergogna, ho fatto ricorso. Potevo magari sperare in uno scatto d’anzianità prima della pensione e ci ho provato. Ma ho perso ed eccomi qua”.

da http://antefatto.ilcannocchiale.it

Scuola secondaria II grado…e tutto tace…


di Monica Maiorano

E’ del 30 settembre 2009 l’ultima bozza del riordino delle classi di concorso per la Scuola secondaria di II grado, mancano poche settimane all’avvio delle operazioni di mobilità previste per l’anno scolastico 2010/2011 ed ancora non si hanno notizie certe sul destino delle nuove classi di concorso, ma soprattutto ancora una volta dei docenti coinvolti.

E’ stato annunciato per il 9 dicembre un incontro tecnico tra i funzionari del ministero ed i sindacati per discutere sulla non facile gestione del nuovo assetto della Scuola secondaria, ma di questo incontro non si ha alcun riscontro.

Tra le questioni da discutere: organici diversi tra le prime classi che adottano la riforma delle superiori e le ultime che mantengono l’attuale assetto; pubblicazione tardiva, rispetto alla tradizione, dei movimenti dei docenti della scuola secondaria superiore; allargamento degli attuali ambiti disciplinari d’insegnamento per i docenti che si ritroveranno in soprannumero, attraverso una riconversione full immersion o una sorta di autoformazione assistita.

Intanto lo Snals annuncia, tramite il vice segretario nazionale prof. Achille Massenti, il proprio impegno per ottenere la salvaguardia delle attuali titolarità indipendentemente dalla diversa attribuzione delle ore di insegnamento e l’entrata in vigore delle modifiche a partire dall’a.s. 2011/2012.

Ciò che di certo sappiamo il riordino dovrebbe essere posto in pratica già dall’a.s. 2010/11, a partire dalle prime classi.

Ciò che viene taciuto è invece sapere quali saranno le classi di concorso con il maggior numero di docenti soprannumerari, quanti altri tagli al mondo della scuola ci saranno.

Tra le proposte del Ministro per le nuove classi di concorso si parla di autoformazione per tutti quei docenti di ruolo soprannumerari che già insegnano nello stesso ambito di materie.

Corsi full immersion o una sorta di autoformazione assistita per cercare di collocare più facilmente i docenti che rimarranno senza cattedra.

Rispetto agli ultimi anni il CCNI di mobilità subirà quindi importanti variazioni.

Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, continua a dare per scontata l’applicazione della riforma alle prime classi a partire dal prossimo anno scolastico , non è altrettanto ancora chiaro quali saranno le materie che maggiormente verranno più sacrificate e, di conseguenza, produrranno un numero maggiore di soprannumerari. Molto dipenderà, naturalmente, da quanto, amministrazione e sindacati, riusciranno a venirsi incontro su un punto: l’allargamento delle materie di potenziale insegnamento.

Ma chi assicura che moltiplicare le abilitazioni ora in possesso dei nostri docenti potrebbe rappresentare la giusta scelta? Sicuramente valida la proposta per le casse dello Stato, ma basterà un corso ad ore per rendere gli insegnanti efficaci ed efficienti? Chi pagherà le conseguenze di questa tanto decantata “razionalizzazione”?

Gli interrogativi sulla sorte dei docenti, ma soprattutto degli studenti, sono tante eppure…” E tutto albeggia e tutto tace. Il fine è questo, è questo il cominciar d’un rito?…”(G.Pascoli).

Fonte: OrizzonteScuola.it