Il mondo superiore e quello inferiore


“L’essere umano è posto al limite fra il mondo superiore e il
mondo inferiore. La religione cristiana ha espresso questa idea
con l’immagine dell’angelo custode che sta alla destra dell’uomo,
e del demonio che sta alla sua sinistra. L’angelo consiglia
l’uomo, lo illumina, mentre dal canto suo, il demonio vuole
indurlo in errore per poter fare di lui la propria vittima. È un
modo un po’ semplice di presentare le cose, ma esso corrisponde a
una realtà.
I due mondi, superiore e inferiore, al limite dei quali l’essere
umano trova posto, sono le sue due nature, quella inferiore e
quella superiore. Secondo il suo grado di evoluzione, egli dà la
preminenza all’una o all’altra, ed è così che entra in contatto
con gli spiriti delle tenebre o con gli spiriti della luce.
Taluni diranno che non credono alle entità del mondo invisibile.
Che ci credano o meno, questo non cambia nulla: la loro natura
inferiore e la loro natura superiore esistono, ed è impossibile
non vederle manifestarsi. Sta a ciascuno sapere sotto quale
influenza si vuole mettere. ”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

La luce influenza il sapore del vino


di Matteo Clerici

La luce influenza il sapore del vino
»La luce presente in una stanza influisce sul sapore del vino che verrà bevuto al suo interno.

A dirlo, una ricerca della Johannes Gutenberg University (sezione Institute of Psychology) diretta dal dottor Daniel Oberfeld-Twistel e pubblicata dal “Journal of Sensory Studies”.

Il dottore ed i suoi collaboratori hanno lavorato con 500 volontari, chiedendo loro di degustare il vino in diverse condizioni. I test hanno evidenziato come la stessa qualità di vino fosse gradita maggiormente in ambienti con luce rossa o blu piuttosto che bianca o verde. Il volontario era inoltre disposto a spendere una cifra maggiore per acquistare la bottiglia quando gli veniva presentata in una luce rossa piuttosto che verde.

Spiega il dottor Oberfeld-Twistel: “E’ cosa nota che i colori di una bevanda possono influenzare il sapore che percepiamo. Noi volevamo conoscere se la luce di sottofondo, ad esempio di un ristorante facesse la differenza allo stesso modo”. E lo studio ha rivelato, tra le altre cose, che la dolcezza del vino era ritenuta più alta (1,5) nella luce rossa piuttosto che in quella bianca o verde. Stesso risultato per la saporosità.

Così, i ricercatori concludono che il colore della luce può influenzare il gusto del vino, anche senza modificare direttamente il colore del liquido.
“Le condizioni di luce particolari di alcuni bar senza dubbio influenzano il sapore del vino” afferma Oberfeld-Twistel, che raccomanda di condurre seri assaggi sul vino solo in ambiente con luce neutra.

Per gli scienziati, il segreto della luce è un effetto simpatetico: se noi percepiamo le condizioni d’illuminazione come piacevoli, saremo meglio disposti verso il vino.

In ogni caso, sono in programma studi d’approfondimento.

da www.newsfood.com

Le emozioni guidano le nostre scelte quotidiane


di Monica Maiorano

Il “prendere una decisione” rappresenta uno dei comportamenti umani più frequenti nella nostra vita quotidiana, ma questo non implica che sia un’attività semplice soprattutto perché ogni scelta implica sempre e comunque una rinuncia.

Decidere significa pervenire a un giudizio definitivo ponendo fine a dubbi e incertezze preesistenti, stabilire l’azione più appropriata dopo un’attenta analisi.

In ogni caso si presuppone l’esistenza di una serie di strategie e di operazioni mentali che il singolo individuo attua al fine di elaborare le informazioni in suo possesso ed arrivare ad un risultato finale.

Molte ricerche scientifiche hanno mostrato che le strategie attivate sono strettamente vincolate dalla modalità con cui vengono percepiti, organizzati, elaborati e recuperati gli stimoli.

In che modo l’uomo attiva queste strategie scegliendo tra varie possibilità? Ci si è sempre chiesti da cosa farci guidare nelle nostre scelte, dalla razionalità o dall’istinto?

Da sempre filosofi, psicologi, scienziati si sono impegnati nello studio dei meccanismi adoperato dall’individuo per prendere una decisione.

Una risposta viene da una ricerca inglese secondo cui sono le emozioni ad influire sulle nostre scelte.

Un gruppo di ricercatori britannici guidato da Tali Sharot del London University College pubblica uno studio sull’argomento nell’ultima edizione di Current Biology.

Dai loro studi è emerso che un particolare neurotrasmettitore influisce sulle nostre scelte indirizzandoci sulla base del ricordo dei risultati ottenuti dalle preferenze già espresse in passato.

Il neurotrasmettitore coinvolto è la dopamina, un messaggero chimico, prodotto da un particolare gruppo di cellule presenti nel cervello. La dopamina è coinvolta in numerosi aspetti delle funzioni cerebrali negli esseri umani e in altri animali, e molte di queste funzioni richiedono la modulazione dell’attività dei neuroni e la capacità di assegnare una corretta rilevanza agli stimoli sensoriali.

La dopamina, in particolare, svolge nel cervello un importante ruolo in tutte quelle esperienze che forniscono al soggetto una gratificazione e quindi l’emozione che ne consegue.

E’ stato osservato che ad influire su una decisione sia la concentrazione di questo particolare neurotrasmettitore. Individui con bassa concentrazione di dopamina, come succede a tutti quando la scelta si rivela non proprio favorevole, sono portati a non reitarare nell’errore.

Questi soggetti riescono bene quando si tratta di decidere sulla base di precedenti esperienze negative, mentre diventano come insensibili a quelle positive.

Viceversa individui che hanno alte concentrazioni di dopamina, falliscono quando devono evitare qualcosa che in passato ha dato buoni risultati.

Se ne deduce che il cervello umano simula le possibili conseguenze di un’opzione, ma soprattutto valuta le possibili emozioni dovute a una certa decisione e quanto essa possa incidere sul nostro benessere.

In conclusione la dopamina agisce nel regolare le scelte umane: quando è ad elevate concentrazioni induce la persona a decidere sulla base di esperienze positive scaturite da precedenti scelte. Quando è a basse concentrazioni invece spinge la persona a dare più importanza alle brutte esperienze, quindi a declinare una scelta per evitare errori già commessi.

E a proposito di emozioni concludo “…quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuto al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai fermo, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta”, da Và dove ti porta il cuore di S.Tamaro.

Fonte ADUC.it

Milano: niente pediatri la Croce Rosa Celeste chiude


di Benedetta Verrini

43-196_croce-rosa-celeste-logo-Dopo 25 anni di attività e in piena emergenza influenza, il servizio alza bandiera bianca

La notizia arriva in uno scarno comunicato che rappresenta quasi una lettera aperta alla città: dopo 25 anni di attività a favore dei bimbi di Milano e Hinterland milanese, chiude il servizio pediatrico della Croce Rosa Celeste. La motivazione? Mancano i pediatri. Ecco, di seguito, il comunicato in versione integrale:

I bambini, si sa, sono speciali creature meravigliose che amano le cose fatte per bene. Quindi, si ammalano di sabato, di domenica e di notte.

Per oltre 25 anni la Croce Rosa Celeste è stata il punto di riferimento per molte mamme milanesi. Mamme preoccupate che hanno avuto bisogno di una visita pediatrica a domicilio. La Croce Rosa Celeste offriva infatti, in tutta la città di Milano e nei paesi dell’hinterland, un servizio medico pediatrico a pagamento, durante le fasce orarie in cui era difficile raggiungere il proprio pediatra di base (dalle 20 alle 24 durante i giorni feriali; dalle 8 alle 24 tutti i giorni festivi).

Oggi siamo purtroppo costretti ad una decisione drastica: la chiusura del servizio pediatrico, a causa dell’assenza di pediatri.

Siamo al limite del paradosso ma la situazione è davvero difficile e complessa. Non ci sono pediatri e quelli che oggi escono dalle scuole di specializzazione pediatrica sono in numero minore rispetto alle effettive necessità: non sono neanche sufficienti a garantire la copertura delle esigenze ospedaliere e dei pediatri di base. Inoltre gli specializzandi in pediatria, con la riforma delle scuole di specialità, hanno ormai un contratto di assoluta esclusività con gli enti universitari e possono solo effettuare sostituzioni presso le guardie mediche. Il nostro servizio, essendo privato, non è considerato una guardia medica.

E’ stato chiesto l’intervento al Comune di Milano, alla ASL Città di Milano e alle Scuole di Specialità in pediatria, ma purtroppo non è stato possibile trovare una soluzione, nonostante la disponibilità dimostrata verso il problema dalle Istituzioni preposte, perché non ci sono comunque i pediatri per poter svolgere il servizio, anche nella ipotesi di attivarlo nell’ambito del servizio di continuità assistenziale.

Ci teniamo a ringraziare al riguardo il Prof. Giovannini – Direttore della Scuola di Specialità in Pediatria – per la disponibilità manifestata nei nostri confronti. Confidiamo che possano maturare iniziative comuni che portino alla riapertura del servizio.

Nella speranza che ciò possa avvenire in tempi brevi, ci scusiamo con la Cittadinanza, con il grande rammarico di non essere presenti in questo particolare momento critico, che vede il virus influenzale AH1N1 particolarmente attivo proprio nei confronti dei più piccoli.

Raccomandiamo a tutti coloro che riportano nelle loro rubriche di servizi utili al cittadino i riferimenti del nostro servizio di volerlo cortesemente eliminare, in modo da non creare aspettative e disservizi per l’utenza. da www.vita.it

Influenza: nuovo sito del ministero per fermare virus A H1N1


influenzaIl virus dell’influenza A H1N1 si ferma anche con giochi, test, servizi interattivi on line messi a disposizione dal nuovo sito del Ministero del lavoro della salute e delle politiche sociali, fermailvirus.it creato per aiutare i cittadini a prevenire e combattere la diffusione dell’influenza cosiddetta suina. Tra le sezioni fruibili e sfiziose dedicate ai ragazzi da segnalare il fumetto “ammazza il virus“.  Il sito, che affianca il portale ufficiale del Ministero della salute nella campagna on line sulla nuova influenza A, non fa diagnosi, non recepisce informazioni sulla salute dei cittadini e fa sempre riferimento al medico indicato come unico soggetto abilitato a fare diagnosi e dare terapie.

da www.intrage.it

Morti programmate?


franco bomprezziNegli Stati Uniti si sta materializzando una tendenza che io, quasi scherzando, avevo espresso nella mia rubrica sul magazine Vita. Dicevo più o meno: attenzione, ogni volta che in Italia muore una persona colpita dal virus dell’influenza A, i medici si affrettano a minimizzare, sostenendo che si tratta di persone malatissime, che in fondo erano già a rischio e dunque hanno subito solo una “complicazione”. Come dire, non preoccupatevi voi che siete sani. La mia paura è che si faccia strada, involontariamente o incoscientemente, una tendenza a considerare meno importante la vita di chi è fortemente menomato, o per gravi malattie come il diabete o l’insufficienza respiratoria, o per l’età avanzata. Ovviamente in Italia nessuna regola prevede esplicitamente questo, e sono sicuro che le priorità nella distribuzione del vaccino daranno più sicurezza proprio a queste categorie di pazienti a rischio.

Ma ora leggo che in molti Stati degli Usa, il piano di emergenza decretato prevede anche che cosa potrebbe rendersi necessario nel momento in cui dovessero scarseggiare le cure. Ossia chi si troverà all’improvviso senza cure per scongiurare gli effetti dell’epidemia. Ne ha scritto con giusta preoccupazione il corrispondente dagli Usa per Repubblica Federico Rampini, mentre quasi tutti gli altri giornali italiani si sono limitati a riportare la notizia della dichiarazione dello stato di emergenza.

Riporto i passi principali del suo articolo: “In molti Stati le autorità sanitarie si stanno preparando all’eventualità più tragica: il razionamento forzoso delle cure. In vista di uno scenario estremo, simile all’epidemia dell’influenza spagnola nel 1918, bisogna avere pronti i criteri e le regole per una selezione crudele, la decisione su chi va salvato e chi sarà abbandonato al suo destino. Perché se il contagio oltrepassa una certa soglia, le strutture sanitarie esploderanno e i reparti di rianimazione dovranno per forza fare delle scelte. Le linee-guida per questa terribile discriminazione ora vengono alla luce. Quattro categorie di pazienti saranno le prime a essere sacrificate: i “Do Not Resuscitate”, come vengono chiamati coloro che hanno dato disposizione nel testamento biologico di volersi sottrarre a ogni accanimento terapeutico; gli anziani; i pazienti in dialisi; infine quelli con severe patologie neurologiche. In questi casi – se l’epidemia supera una soglia di guardia – le autorità sanitarie potranno “negare il ricovero nelle strutture ospedaliere, o negare l’uso dei respiratori artificiali”, secondo quanto rivela il New York Times. Lo Stato dello Utah inoltre ha stabilito una tabella di marcia precisa: questo tipo di razionamento e di rifiuto delle cure partirà anzitutto dagli ospizi per anziani non-autosufficienti, dai penitenziari e dagli istituti per disabili, fino a estendere gli stessi criteri selettivi alla totalità della popolazione. È una terrificante logica darwiniana, di selezione dei più forti, o dei più adatti a sopravvivere. Ma è inevitabile, sostengono i responsabili delle task-force anti-influenza, perché in uno “scenario 1918″ sarebbe ipocrita fare finta di poter curare tutti”.

di Franco Bomprezzi

Non è la prima volta che mi sorprendo a scoprire che una personale ipersensibilità di fronte ad alcuni temi delicati precede di poco una realtà ancora più agghiacciante. Spero solo che tutto questo sia uno scenario di burocrati impazziti, spero che Obama intervenga da Washington contro questo federalismo Usa (sic!) così allarmante. Spero soprattutto che in Italia, magari senza proclami e regolamenti, non si segua il modello di efficienza degli Stati Uniti d’America.

da www.vita.it