Studio: è il capitale erotico di uomini e donne che aiuta ad avere potere, fama e ricchezza


Angelina Jolie Come è riuscito Ronald Reagan a diventare presidente degli StatiUniti? E Arnold Schwarzenegger governatore della California? E come ha potuto Angelina Jolie diventare un’autorità morale? E, nel nostro piccolo, come ha fatto Mara Carfagna a diventare ministro delle Pari Opportunità?

 Questa settimana Catherine Hakim, docente di sociologia alla London School of Economics, ha pubblicato uno studio intitolato Erotic Capital (Il capitale erotico) nel quale sostiene che il sex appeal genera potere e si rivela sempre più indispensabile nelle società avanzate.
Il capitale erotico aiuta a spiegare perché – secondo Catherine Hakim – «le mogli scelte per corrispondenza» che arrivano negli Usa senza soldi e credenziali guadagnino in poco tempo una posizione di parità nel matrimonio. È opinione di Hakim che ciò derivi dal fatto che le donne hanno un capitale erotico superiore a quello maschile, in parte perché si danno molto più da fare per acquisirlo, e in parte perché gli uomini desiderano il sesso più fortemente.

 Qualsiasi sfoggio di capitale erotico nella sfera pubblica sposta il potere verso le donne. Si è pertanto affermato un pregiudizio “patriarcale”, che lo sminuisce. «Le donne che sfoggiano la loro bellezza o la loro sensualità», scrive Catherine Hakim, «sono sottovalutate e considerate prive di intelligenza». Gli uomini dichiarano di disprezzare le donne che convertono il loro capitale erotico in altra forma di capitale, specialmente le prostitute e le donne che sposano un ricco.

 È innegabile che pensiamo al sesso in termini morali, ma è sbagliato fare del patriarcato il capro espiatorio. Le donne disprezzano le prostitute e le mogli-trofeo tanto quanto gli uomini. Se l’erotismo è una sorta di capitale, allora offre opportunità di mercato. Entrambi i sessi hanno un preciso interesse nel mantenere attivo il mercato del sesso, e le regolamentazioni del settore possono aiutare sia coloro che quel capitale ce l’hanno (le donne) sia coloro che non ce l’hanno.

 Catherine Hakim ha solidi motivi per affermare che se da un lato il femminismo ha la pretesa di insidiare l’opinione moralistica del sesso, dall’altra finisce col rafforzarla.

 Catherine Hakim non è interessata a misurare solo il valore della bellezza: la sua definizione di potere erotico abbraccia anche la sensualità, la performance sessuale, la fertilità e le tipologie di rapporti sessuali. La sua affermazione secondo cui gli uomini hanno un numero di partner sessuali doppio rispetto alle donne non può essere attendibile se parliamo soltanto di uomini eterosessuali medi.

 L’evidente moltiplicarsi di questioni politiche attinenti ai gay negli ultimi anni è proprio il genere di mistero che l’approccio di Catherine Hakim è verosimilmente destinato a spiegare. Se partiamo dal presupposto che non si tratta soltanto di una mania passeggera e se respingiamo l’idea che abbiamo principi morali che sfuggivano ai nostri antenati, allora tutto ciò riflette un aumento nell’incidenza dell’omosessualità congenita stessa, oppure un aumento dell’importanza che la gente attribuisce all’espressione della propria sessualità.

 Ed è proprio questa seconda ipotesi che secondo Catherine Hakim sta occorrendo: il valore del capitale erotico è aumentato rispetto ad altri tipi di capitale.

 La contraccezione, inoltre, ha quanto mai espanso il mercato erotico, permettendo a più persone di fare sesso e con maggiore frequenza. La tecnologia, oltretutto, ha messo a disposizione quelli che Catherine Hakin chiama «i supporti tecnici per accrescere il capitale erotico». Ha migliorato il prodotto sessuale. Gli steroidi, la liposuzione e i seni al silicone sono investimenti erotici.

 Per molte persone la cosiddetta “mania del fitness” non è che un metodo razionale per proteggere i propri asset erotici. Il capitale erotico attira nuovi investitori, specie tra la popolazione più anziana e gli uomini. Questo cambiamento può essere considerato un vantaggio per la libertà, oppure una perdita di libertà. Quando gli uomini comperano il Viagra, che cosa comperano? Un semplice prodotto edonistico che, come la birra, assicura loro di poter passare piacevolmente del tempo?

 Oppure un prodotto di auto-difesa, come i corsi di inglese? La “liberazione” sessuale può non liberare le persone, ma soltanto allargare l’accesso alle strutture sociali nelle quali affogare o stare a galla. Se esiste il capitale erotico, allora esiste un capitalismo erotico.

 I “supporti tecnici” migliori per il capitale erotico sono i viaggi alla portata di chiunque e la globalizzazione dei media. C’è da chiedersi se l’epoca dell’informazione non stia creando effetti “superstar” nei mercati erotici, privando di utili quanti competono meno produttivamente di altri, e ridistribuendoli a pochi fortunati.

 Oggi in una piccola cittadina di provincia nel Midwest degli Stati Uniti si può vedere Placido Domingo; ma è anche possibile che la piccola cittadina perda il suo piccolo teatro. Nello stesso modo il grande buffet erotico su Internet può dissuadere alcuni dall’unirsi in matrimonio con partner che un tempo li hanno resi felici – a partire dal presupposto che non sono Keira Knightley né Brad Pitt.

 Il concetto di capitale erotico di Catherin Hakin è appena accennato, ma di sicuro ci offre uno spunto di riflessione in un’epoca che, per dirla con le parole di Philip Larkin, «è scoppiata nella desolata soffitta dell’adempimento».

 da www.blitzquotidiano.it

Spermatozoi: un interruttore ormonale ne regola la produzione


spermatozooiScoperto un nuovo “interruttore” ormonale capace di controllare e alterare la produzione di spermatozoi. Un nuovo studio condotto da ricercatori scozzesi ha infatti individuato il modo in cui gli androgeni agiscono nei testicoli per controllare la normale produzione di sperma e la fertilità maschile.

Il loro lavoro, pubblicato sulla rivista Faseb, potrebbe portare alla creazione di una “pillola” maschile corrispondente a quella femminile usata fin dagli anni ‘60. «Abbiamo scoperto che la mancanza di un certo gene provoca una carenza di recettori degli androgeni, carenza che provoca una drastica riduzione della produzione di spermatozoi», ha detto del Centre for Reproductive Biology al Queen’s Medical Research Institute di . «Lo abbiamo verificato in esperimenti condotti su topi di laboratorio (ma i cui risultati potrebbero essere applicabili anche all’uomo). Un gene, attivo nelle cellule mioidi peritubulari dei testicoli, codifica per la produzione di recettori per gli androgeni. Con una disattivazione di questo gene, i recettori si riducono provocando infertilità».

Welsh e colleghi ritengono che sia possibile produrre farmaci mirati per la disattivazione di questo gene, una sorta di “” su cui da tempo si stanno concentrando gli sforzi di molti ricercatori. «Tuttavia, questa scoperta potrebbe anche permetterci di aiutare chi ha problemi di fertilità», ha detto Welsh. «Ad esempio, grazie alla produzione di nuovi agenti che stimolino la produzione di recettori e aumentino il numero di spermatozoi».

da www.blitzquotidiano.it