L’individuo e la collettività


di O. M. Aivanhov

“Come individuo, ognuno di noi è indipendente, autonomo. Siamo
d’accordo. Ma ciascuno di noi è anche legato alla collettività
umana e, ancora al di là, a tutti i regni della natura e alla
collettività cosmica. Noi viviamo quindi simultaneamente due
vite: una personale e una collettiva. Per la maggioranza degli
esseri umani, ciò avviene a loro insaputa, ma è auspicabile che
essi ne diventino consapevoli.
Chi è spinto a fondersi nella vita collettiva, universale, non
deve perdere coscienza del proprio sé, in modo da poter sempre
pensare e agire come un essere responsabile; e chi si sente un
individuo ben distinto dagli altri, pur conservando il senso
della propria individualità, deve prendere coscienza di
appartenere a un insieme, di essere una cellula dell’organismo
sociale e, oltre ancora, una cellula dell’organismo cosmico. “

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Perchè mangiare poco allunga la vita?


È da tempo noto che restrizioni e rinunce alla dieta diminuiscono gli effetti dell’invecchiamento e delle malattie, ma il meccanismo alla base di questo fenomeno era sconosciuto. Ora i ricercatori della Mount Sinai School of Medicine degli Stati Uniti hanno scoperto come le molecole del nostro organismo prendano parte al complesso processo che associa il mangiare di meno a una vita più lunga.

«Il nostro studio ha tentato di rispondere a una domanda particolare: perchè mangiare poco rallenta l’invecchiamento, mentre mangiare tanto accelera le malattie provocate dall’età avanzata?», ha detto Charles Mobbs, professore di neuroscienze e geriatria della Mount Sinai School of Medicine, e a capo dello studio pubblicato sulla rivista PLoS Biology. «La risposta, come abbiamo scoperto, potrebbe risiedere nello stress ossidativo causato dall’alimentazione», ha aggiunto. Una dieta a basse calorie, infatti, ridurrebbe l’impatto del metabolismo del glucosio, e di conseguenza lo stress ossidativo. Una dieta ipercalorica ha invece l’effetto opposto.

«Non ha importanza quale dieta si segue, se si riducono proteine, carboidrati o grassi», ha spiegato Mobbs. «Quello che conta – ha continuato – è la riduzione complessiva delle calorie. Poche calorie, infatti, promuovono un fattore di trascrizione chiamato CREB-binding protein (CBP). Questo fattore controlla l’attività dei geni responsabili delle funzioni cellulari e dell’invecchiamento delle cellule». Mobbs ritiene che, se si dovesse riuscire a sviluppare un farmaco che imita gli effetti di CBP sull’organismo, gli scienziati potrebbero anche allungare la vita dei pazienti riducendo lo stress ossidativo. «CBP può essere usato per prevedere la durata della vita, ed è il responsabile dell’80 per cento delle variazioni della durata di vita nei mammiferi», ha detto Mobbs. «Ridurre CBP del 10 per cento allungherebbe brevemente la vita, mentre ridurlo dell’80 per cento farebbe morire di fame l’individuo. Tutto sta nel trovare il giusto equilibrio», ha concluso.

da www.lastampa.it