Tutte le persone che sono passate o passeranno nella nostra vita sono importanti…


di Rossella Pirovano

Tutte le persone che sono passate o passeranno nella nostra vita sono importanti per la nostra crescita, perché tutte indistintamente ci lasciano qualcosa. Non importa, se quello che raggiunge la nostra mente e il nostro cuore non è sempre di nostro gradimento, la cosa veramente importante, sarà tutto quanto noi riusciremo a trarre dal loro passaggio. Ogni loro parola, ogni loro gesto, tornerà utile per comprendere e imparare qualcosa di nuovo. Impariamo ad ascoltare, impariamo a guardare, impariamo a sentire e in ognuna di quelle persone, troveremo una parte di noi, una parte che forse non riteniamo nostra, ma che è lì ad insegnarci tutto quello che non vorremmo mai essere o diventare in futuro. Gli eventi, gli incontri e tutto quanto si muove intorno a noi non avviene mai a caso, c’è sempre una ragione, magari non facile da accettare, oppure troppo bella per non essere presa al volo, ma questo non cambia lo stato delle cose e lo scopriremo se impareremo a pensare alle ragioni che possono aver mosso tali evenienze. Per questo motivo voglio ringraziare tutte le persone che hanno avuto anche solo una piccola parte nella mia esistenza e dalle quali ho avuto l’opportunità di imparare molto.

da “Ho chiesto perdono a mio figlio”

da www.frasiaforismi.com

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“Il puzzle della vita”


di Tiziana Mignosa

Siamo caselle nella scatola dell’esistenza

seppure in tanti  ci sentiamo spesso soli

germogliano così fiori e desideri

meravigliosi incontri

perfetti ai nostri lembi.

A mezz’aria la conca seduce il mezzo cerchio

e bacio unisce retta a retta

ma quando l’aria si fa terra

ben presto il cerchio si fa schiena al cerchio

e la retta ondeggia sulla retta retta.

Bendato allora appare

colui che ogni pezzo afferra

anche se

con cura cerca e sceglie

e solo dopo posa.

Così è la vita

quando l’osservi con gli occhi della terra

caselle su caselle

fatica su fatica incastonate

o peggio stanno lì tutte sbilenche

eppure a volte basterebbe

anche solo un pochettino

volgere lo sguardo verso il firmamento

per accorgersi di quanto invece sia perfetto

quello che è il quadro divino.

“Doniamoci racconti” ad Augusta


di Daniela Domenici

Martedì 10 novembre si è tenuto il secondo incontro “ Doniamoci racconti “ tra la libreria Letteraria e l’associazione Aifo guidata dal dott. Nello Rustica; anche in questa seconda occasione sono stati coinvolti i ragazzi delle IV e V dell’ITC di Augusta.

L’incontro ha permesso ai ragazzi di visitare la libreria e di prendere coscienza delle potenzialità che un luogo come questo offre; allo stesso tempo hanno avuto la possibilità di “sensibilizzarsi “ all’argomento dell’emarginazione sociale attorno al quale ruota l’Aifo.

Così i due librai, Viviana e Francesco, hanno illustrato tecnicamente che cosa è una libreria, come è organizzata,  cosa sono i settori, come ci si muove tra di essi, come si guarda un libro e come si cerca il proprio racconto.

L’Aifo, da parte sua, ha puntato l’attenzione sul lavoro svolto da Chiara Castellani, medico missionario da anni al servizio dell’associazione presso i luoghi dove la povertà e l’emarginazione ancora la fanno da padrone.

La seconda parte dell’incontro ha visto la lettura di due brani scelti dalle due proposte letterarie della serata e cioè il libro di Pam Cope “ Il paese dei bambini che sorridono “ e il libro di Chiara Castellani “ Una lampadina per Kimbau”. Questo ha permesso a tutti i presenti di riflettere sull’argomento dell’emarginazione e di capire, allo stesso tempo, come la lettura sia l’arma a nostra disposizione contro l’ignoranza.

La serata si è conclusa con l’augurio di incontrarsi ancora, magari coinvolgendo anche un pubblico più eterogeneo.

Cervello: il primo incontro non si dimentica


di Monica Maiorano

pauraUno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Facoltà di medicina dell’Università di Ginevra e del Polo nazionale di ricerca per le scienze affettive, pubblicato sulla rivista Social Neuroscience, ha dimostrato che il nostro cervello conserva le emozioni provocate dalla vista di un volto per poi farle riemergere ad un incontro successivo anche se lontano nel tempo, in particolare maggior impatto ha l’immagine di un volto minaccioso.    

Il ricordo di un’emozione si conserva grazie alla memoria implicita o memoria emotiva, attivata dall’esperienza sensoriale con l’ambiente e non dipende dalla volontà di ricordare.

Un determinato evento a cui è associato un suono o un’immagine, verrà memorizzato anche con la sua colorazione emotiva-affettiva, assumendo un valore soggettivo. Il ricordo viene immagazzinato nelle diverse aree che sono state eccitate simultaneamente, così che questo possa essere evocato nel suo insieme da qualsiasi particolare purché facente parte della scena memorizzata.

La ricerca si è basata su un gioco interattivo in cui i partecipanti erano confrontati per due secondi con 16 volti dalle espressioni amichevoli e meno. Tramite Risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno potuto constatare che la prima impressione avuta va a influenzare le zone del cervello attivate nel corso del secondo incontro, anche se questo si svolge in condizioni assolutamente neutre. Le reazioni sono inoltre più forti per i volti percepiti come nemici.

Per Pascal Vrticka, uno degli autori dello studio, è logico che il cervello si ricordi meglio delle espressioni nemiche, dalla nostra memoria emotiva è dipesa la nostra sopravvivenza di specie: è quella che ci permette le reazioni istintive di fronte al pericolo, ad esempio ci comanda di ritirare la mano di fronte al fuoco ancor prima di esserci resi conto che ci stiamo scottando.

La conclusione è che, per riprodursi e migliorarsi, ogni essere umano farebbe capo alle sue capacità cerebrali in grado di valutare il valore dell’altro, per determinarne la natura potenzialmente amica o nemica, valutando in questo modo il beneficio di un eventuale legame oppure di una fuga.

Fonte: La Stampa.it