“Il gioco dei sensi”


di Tiziana Mignosa

Incurante di chi le sta intorno

inanella i riccioli con le dita

assorta lei è riflessa

sullo scorrere del mondo che le passa accanto.

E’ gioco all’ombra della voglia

dita contro dita

a occhi chiusi il doppio afferra

polpastrelli a sfioro sulle labbra.

Avida col desidero annusa

l’odore del suo corpo sulle braccia
complice dell’estate

si fa presto amante del piacere.

Obliquo arriva il sole per l’incontro

carezza sulla pelle al di là del vetro
ma l’occhio scivola dentro il raggio

zuccherina catena è per lo sguardo.

Pulviscolo e controluce

iniziano la danza dell’incanto

languido stupore

è diletto sopraffino.

Gambe accavallate

inarca il piede e poi sorride
è entrata nel suo mondo

nessuno più la può trovare.

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“Liquirizia”


di Maria Grazia Vai


Sulle note di Joe Cocker “ Ain’t no sunshine “

Zuccherosi e bianchi seni
Soffici, come lune d’agosto sulla sabbia
E profumano di te
di mille gocciole
che incollano l’anima alla pelle

Zampillano nell’anfora dorata dei miei sensi

Origàmi e giochi d’acqua.
Sguardi ribelli, annaspano nel blu
che mi si scioglie dentro
Mani, a frugare il cuore
sporche di te, dei tuoi colori

Avorio e liquirizia, fruscio d’armonica e rossori

Indomita e silente pioggia
Palpito ambrato, che scivola dal muro
fino alle caviglie.
Di baci e graffi sulle gambe
D’amore morso a pelle

E per averti ancora
oscurerò i velluti
della mia ragione
Sarai follia che cola
dentro ogni fessura – in ogni mia stanza

E mille e più parole
luccicanti
avvolgerò d’organza e nastri viola
Imbratteranno l’aria
e il fiato tutto intorno

Di questa notte effimera, l’unica voce.

“E assaporo desideri”


di Maria Grazia Vai

Dei tuoi baci profumano
le mie labbra
– ancora
Gocce d’ambrosia, fremiti d’anima

Parole nude, bagnate d’amore
cantano ancora, tra le cicale e la seta
oscillando sinuose,

come gambe accavallate nel vento.

E calde,
si sciolgono in fondo allo sguardo
sull’intreccio dei fianchi,
nell’oblio senza fine

E profumarti le labbra,
vorrei adesso
– e ancora

Assaporare la curva del tuo desiderio
e penetrare
ad uno ad uno

ogni succoso, carminio – tuo dolce pensiero.

D’anemone mirtillo e rose rosse


di Maria Grazia Vai

Sulle note di “ Summer Sun “ Chill Out Music by Blank & Jones

Del mare che mi scorre,
delle rincorse,
il fiato sull’inciampo
spostati i desideri
sull’intreccio di corallo

Di nudità segrete
dischiude i polsi
di cera e spighe d’oro
mano germoglia

Di calda pietra e inchiostro,
dei verbi dell’amore
i lacci stringe
un dondolio nell’inguine
gli occhi ricuce

D’anemone mirtillo
e rose rosse
Sulle mie gambe

Profumo
– che riluce –

Giusy Versace: dalla moda all’atletica. Di corsa e su due protesi di carbonio


Amputata alle gambe dopo soli 3 mesi di allenamento è già una promessa dell’atletica leggera e gareggerà ai Campionati Italiani di Imola. Prima la sua vita era fatta di aeroporti, trolley in mano e macchine a noleggio; ora di podi paralimpici da scalare e ancora un volo da prendere: quello per Londra 2012 ROMA – Le origini sono a Reggio Calabria, come il cuore, ma il lavoro e la vita da grande sono a Milano, ormai da 10 anni. Lei è Giuseppina Versace, anzi Giusy, ha 33 anni e vanta almeno due record: essere la prima atleta donna con amputazione bilaterale alle gambe in gara a un campionato nazionale di atletica leggera e concorrere al titolo, a soli 3 mesi dal debutto in questa disciplina. L’appuntamento è vicino: Imola, dal 19 al 20 giugno. “Correrò per i colori della mia terra, la Calabria, per l’Asd con noi di Reggio Calabria. Mi sono detta: se devo iniziare questa avventura sportiva, voglio rappresentare la regione da cui provengo”, racconta Giusy, anche se Milano l’ha adottata diventando la sua casa. E le ha offerto un lavoro che farebbe gola a qualsiasi amante della moda: quello di retail supervisor per una nota griffe, in pieno centro. Non l’azienda di famiglia (e il nome che porta parla di un’azienda che fattura cifre da capogiro), ma quello di una casa concorrente, “Per correttezza – dice lei-per non mischiare il lavoro con la famiglia, e anche per curiosità”, una qualità che la caratterizza da sempre e che, insieme a un briciolo di incoscienza, l’ha portata sulle piste d’atletica, appena realizzate le sue protesi sportive da corsa. “Me le ha fatte la Roadrunnerfoot Engineering, azienda che ha fondato il mio amico Daniele Bonacini, ex atleta paralimpico e ingegnere, aprendo di fatto la via alle protesi in carbonio qui in Italia. Perché da noi non esistono altre aziende che lavorino questo materiale, bisogna rivolgersi in Germania, in Islanda o in Francia”. Dall’amicizia con Bonacini è nata la collaborazione con Roadrunnerfoot, di cui Giusy ora è testimonial, e per la preparazione atletica, visto che Bonacini la segue attualmente negli allenamenti. Ma come è cambiata la vita di questa splendida ragazza calabrese, solare, umile, ottimista e di una bellezza magnetica? “Sono invalida a causa del lavoro. Sai, prima due settimane al mese, 4 giorni su 7, ero lontana da casa per lavoro: in giro per il mondo a controllare le boutique che avevano il nostro marchio in franchising, su e giù dagli aerei, negli alberghi, affittavo automobili con la velocità con cui si beve una tazzina di caffè- racconta-. E’ successo durante una delle trasferte, nell’agosto del 2005. Un incidente in cui ho davvero rischiato di morire e a causa del quale ho subito l’amputazione di entrambe le gambe”. Dopo, come è prevedibile, le pedine del gioco non si incastrano più come prima. “Al rientro a lavoro qualcosa è cambiato, certo. Per esempio, ho trovato molte porte chiuse”. E ha cominciato a lavorare nel back office. “Pian piano, però, a gomitate mi sono ripresa la mia scrivania. Ho ricominciato a guidare, ma sono realista: non posso più tenere i ritmi di prima. Ora viaggio molto meno”. In compenso, dirige una Onlus, Disabili no limits, di cui prima si occupava a tempo perso, e che ora è diventato un impegno importante, il lavoro per una causa giusta, come dice lei. “Ci occupiamo di raccogliere fondi per amputati economicamente svantaggiati – dice Giusy-, perché il servizio sanitario non riesce a garantire ausili abbastanza evoluti, fornisce solo protesi base. In più, curiamo progetti come “Emergenza Haiti”, attraverso cui abbiamo spedito kit e protesi per gli adulti e i bambini rimasti feriti nel terribile terremoto”. Poi c’è l’impegno sportivo, cominciato per caso e soprattutto da solo pochi mesi. “Ho messo le mie prime protesi da corsa il 15 febbraio scorso, e ho provato a correre in pista. Risultato? Non sono caduta, e già questo è stato un grande risultato”. Poi ci ha preso velocemente gusto, Giusy, fino a correre in 24 secondi i 100 mt, tempo che le è valso la qualificazione, per la verità non cercata, ai prossimi Campionati italiani, appunto. “Ero anche infortunata, quel giorno: perché la sera prima ero caduta ed avevo il moncone pieno di lividi. Quindi ho pensato che in forma ottimale, e allenandomi, posso far bene”. Non solo ‘far bene’. Infatti, da qui in poi, per Giusy prende vita un sogno grandioso, cui si è messa in testa di dar corpo con tutta se stessa, cominciando allenamenti seri e mirati. “Vorrei essere in gara alle Paralimpiadi di Londra, nel 2012. Pensa, Pistorius al femminile, la prima italiana a correre senza due gambe!”. L’ha promesso a se stessa e al presidente del Cip Calabria Fortunato Vinci che è un caro amico, e a Daniele, ovviamente. Indirettamente, però, lo promette a tutti quelli come lei, ma con meno coraggio e ottimismo, di lei. Ancora un volo da prendere, dunque. Stavolta per Londra, ma non nella settimana della moda. E’ già prenotato.

da www.superabile.it

La sensuale danza delle gocce


di Tiziana Mignosa

Residui trasparenti
dal mare congedati
sull’ambra della pelle
si lasciano gocciare.
 
Germogli saporiti
la pelle fanno a oca
brivido e piacere
sul corpo somma alcova.
 
E’ danza dell’estate
e a gocce
l’arcuata schiena solcano
impertinenti orme, carezze e desiderio.
 
Morbido è il morso
sul labbro che è proteso
salsedine e languore a sorsi
sul frivolo pensiero.
 
Il mare
si fa presto gioco con il sole
capelli a intrecci d’oro e sale
vista che soddisfa, da bere e d’annusare.
 
Tra i radi fili al miele
cristalli fusi a stille
 minute mani sulle gambe
e amata libertà, almeno di sognare.

“Incerto transito”


di Angela Ragusa

Allungo le mie gambe
dietro le ombre di me stessa,
arranco, vorrei calpestarle,
rientrarvi per diventare solo luce ,
essenza senza buio,
solo infinito palpito
di sobria leggerezza…

Forse un giorno
le vedrò spuntare,
le mie ali come gemme
da questo corpo
che di gravità è
naturalmente schiavo!