Costruire l’avvenire


“Non accontentatevi di sognare il vostro avvenire, ma sforzatevi di costruirlo sin da adesso su basi solide. È “adesso” che conta. L’avvenire è un prolungamento del presente, e il presente altro non è che una conseguenza, un risultato del passato. Tutto è collegato: passato, presente e avvenire non sono separati. L’avvenire sarà edificato sulle fondamenta che state posando
adesso. Se quelle fondamenta sono difettose, è ovviamente inutile attendersi un avvenire eccezionale; ma se sono buone, è altrettanto inutile preoccuparsi. Con tali radici, avrete il tale
tronco, i tali rami e i tali frutti. Il passato è passato, ma ha messo al mondo il presente, e il
presente equivale alle radici dell’avvenire. Quindi, costruite sin da ora il vostro avvenire cercando di migliorare il presente.” Omraam Mikhaël Aïvanhov

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“Indimenticato”


di Angela Ragusa

Magico trovarsi
sui passi di un passato.

Vivo è il ricordo di estati giù in strada
assolate alla calura,
a sognare di futuro, di vita che correva
su ruote sempre sgonfie
di bici sgangherate…

La coppola sormontava
il capo degli anziani, dal viso tutti uguale,
che il sole di ogni giorno aveva stinto fino all’osso…
Le rondini planavano pure al pozzo
a prender acqua, con il becco a preparare
nuovo nido ,nuova prole…

E seduti sulla soglia
del gradino di granito,
nel bicchiere di granita
annegava il vecchio giorno…

Il tramonto così calava
nel paese dei miei nonni.

Il ritorno alla Terra di Vandana Shiva


di Loretta Dalola

A “Che tempo che fa”, Rai3, ospite Vandana Schiva,  una delle scienziate più famose al mondo. Attivista politica e ambientalista, è tra le figure più prestigiose che si battono a livello internazionale contro la globalizzazione liberista.

Ha appena pubblicato un libro: “Ritorno alla Terra – La fine dell’ecoimperialismo”,  una lettura consigliata, per chiunque abbia a cuore il futuro del pianeta.

Vandana Shiva spiega perché i tre problemi più urgenti per l’umanità – la fame nel mondo, il peak oil e il surriscaldamento globale – siano profondamente collegati tra loro e perché ogni tentativo di risolverne uno, senza implicare necessariamente tutti gli altri, si sia rivelato finora fallimentare.

La crisi alimentare e quella finanziaria dipendono dalle stesse cause, il sistema attuale parte dal presupposto che tutto è merce, ognuno di noi ha invece un valore intrinseco dobbiamo immaginare una realtà in cui gli esseri umani contano più dei profitti.

Parole importanti e disarmanti che fanno capire come l’umanità abbia tagliato i ponti con la terra, la prima cosa importante da fare  è proprio il riconoscimento che la regola di avidità ha portato alle conseguenze che tutti conosciamo, la terra è vulnerabile, ed è necessaria una ripresa dei principi della cultura contadina, basata su produzioni di nicchia, sostenibilità, comunità locali, e giustizia ambientale.

Vandana Shiva ci dimostra così che è ancora possibile immaginare un futuro in cui si riuscirà a superare la dipendenza dal petrolio e dalle assurde regole dettate da una globalizzazione sfrenata. Mai come oggi, a causa del progressivo esaurimento del petrolio e di cambiamenti climatici sempre più violenti, la necessità di fonti energetiche alternative e sostenibili sta diventando impellente.

Chiunque vende un progresso che ci porta alla distruzione vende un progresso sbagliato, dobbiamo aumentare il benessere degli uomini e i doni della natura devono essere condivisi da tutti.

Questa analisi chiara e precisa è subordinata a scelte politiche decisive,  ma tutti sappiamo che la politica non è sensibile a queste questioni.

Nonostante l’urgenza delle istanze ecologiste, l’Occidente industrializzato non ha ancora compreso ciò che il resto del mondo sa già da tempo: ci stiamo rapidamente avvicinando a una catastrofe alimentare.


da http://lorettadalola.wordpress.com

Dal carcere di Spoleto: Carmelo Musumeci scrive a Roberto Gervaso, che gli risponde, sulla barzelletta di Berlusconi sugli ergastolani


Ho ricevuto questa lettera da Carmelo Musumeci che ho copiato e che pubblico:

Signor Gervaso, il presidente del Consiglio ha raccontato una barzelletta di pessimo gusto su noi ergastolani. Forse non sa, se lo faccia spiegare dai suoi famosi e bravi avvocati che in Italia esistono due tipi di ergastoli. Uno normale, che ti dà la speranza ma non la certezza, un giorno, di poter uscire; un altro, l’ergastolo ostativo, che non te ne dà alcuna se non passi il tuo ergastolo a qualche altro.

Io non so che tipo di ergastolo avesse il Gesù del Cavaliere nella barzelletta che ha raccontato ma le assicuro che se aveva quello ostativo non sarebbe riuscito neanche lui se non avesse fatto come Giuda.

L’ergastolano ostativo, per tornare a essere un uomo libero, può solo donare la propia vita alla morte.

Raccontare barzellette sugli ergastolani è come ridere dei morti perché in Italia con l’ergastolo ostativo non c’è speranza. E non ha scelta. O hai solo quella di togliere la libertà a un altro per avere la tua.

Se siamo uomini non possiamo vivere senza speranza. Solo gli animali ci riescono. La criminalità organizzata non si sconfigge solo col pentitismo; si sconfigge soltanto con l’abolizione dell’ergastolo ostativo.

L’ergastolo è una pena di morte a gocce ed è sbagliato dire che assomigli alla morte, perché è molto peggio. In questo modo continui a vivere, ma smetti di esistere. Ti lascia la vita, ma ti ammazza il futuro per il futuro.

Lo sa cos’è la cosa più brutta nella giornata di un ergastolano? Che domani inizia tutto daccapo, che sarà una giornata come ieri, come sarà domani o dopodomani, come sarà sempre. Un ergastolano ostativo non può fare altro che prepararsi a morire. Il capo del governo farebbe a non raccontare più barzellette sugli ergastolani.

Ed ecco la risposta di Roberto Gervaso sul quotidiano “Il Messaggero”:

Caro Musumeci, lei ha ragione: barzellette sugli ergastolani, come su chi soffre, non se ne raccontano, non se ne devono raccontare. L’uomo colpevole, se la sua colpa è accertata, va condannato, ma rispettato. E’ un uomo come gli altri, e gli uomini, tutti gli uomini, anche i più malvagi, vanno spiritualmente soccorsi. Lo so che la vita è una giungla, ma bisogna fare di tutto per renderla più sopportabile. Anche a chi ha sbagliato.

Io non so perché lei sia finito all’ergastolo, quali reati abbia commesso. Ma questo non m’impedisce di giudicare l’ergastolo ostativo come un errore, un grande errore. Al’uomo si può togliere di tutto, anche la vita, con un colpo di pistola alla nuca o affidandolo alla sedia elettrica o un plotone di esecuzione (delitto esecrato perché la vita è sacra, come, del resto, la morte, ma non quella inflitta dagli uomini). Si può togliere tutto a un uomo, meno la speranza. La speranza gli va lasciata sempre, perché senza speranza è la disperazione. La fine di tutto, la morte in terra. E questo non è giusto, questo non è umano, questo è un’infamia.

E’ difficile capire le cose, le emozioni, le sensazioni, le disperazioni che non si sono provate. E’ difficile, specialmente nel dolore, mettersi nei panni degli altri. In coloro che hanno l’animo straziato, la coscienza che non si rassegna all’ineluttabile.

Ci sono reati odiosi, ci sono reati orribili, che indignano e disgustano la società e ne commettono ogni giorno: chi spaccia droga, che stupra un minorenne, chi commette delitti in serie, ma il riscatto morale non si può negare a nessuno. L’ergastolo normale basta perché, come ho detto, non ti toglie la speranza;      quello ostativo va cancellato dai codici.

Noi non sappiamo perché alcuni di noi siano portati a delinquere, altri a commettere errori veniali. Senza le leggi, il mondo sarebbe in balia dei lupi, degli assassini, de prevaricatori, ma le leggi devono tener conto che l’uomo è fallibile, l’uomo può venir meno ai doveri verso la società, e anche violarli in modo sanguinario. Non chiediamo per lui comprensione, ma offriamogli, con i codici, e anche con un trattamento più equo, uno spiraglio di futuro. Anche se lascerà la vita in carcere perché morirà prima di aver scontato l’ergastolo normale, non togliamogli la fiducia. Lasciamogli assaporare quel ritorno alla vita che forse, non avverrà mai, ma che potrebbe anche avvenire.

Ignoriamo, perché la conoscenza del futuro ci è negata, quello che potrebbe accadere anche a noi, ma ricordiamoci che qualunque cosa potrebbe accaderci. Tutti abbiamo una coscienza, sentimenti e risentimenti e, se tradiamo quella, alla resa dei conti, auguriamoci di trovare chi ci capisce, chi ci dà una mano, senza risparmi sulla pena che meritiamo. Che non deve essere l’ergastolo ostativo.

“Transizione”


di Angela Ragusa

Relitti sorvalanti maree
aspettiamo gabbiani
posarsi sulle nostre
sdrucite vele…

il vento raccatterà trucioli
che spargerà al cielo
come briciole
di bianchi coralli…
…e letti verranno i presagi,
tra pezzetti di stelle,
di un futuro
che troverà il suo esistere
in un passato interrato
tra radici avvinghiate
ai nostri più lontani ricordi…

“La potenza del pensiero”


“Avete commesso degli errori, avete molto sofferto… Dimenticate
quegli errori e quelle prove, e sforzatevi di proiettarvi
nell’avvenire. Pensate che siete figli e figlie di Dio, pensate
che siete predestinati ad avvicinarvi alla perfezione del vostro
Padre Celeste. Immaginate quello stato straordinario di
dilatazione, di gioia, di pienezza, e già lo assaporerete, lo
vivrete: per voi esso si sarà realizzato.
Se dovete affrontare una situazione temibile, come ad esempio
superare un esame, subire un’operazione o comparire di fronte a
un tribunale, iniziate a preoccuparvi già parecchi giorni prima
chiedendovi cosa accadrà, e vivete già penosamente quei
momenti… E quando pensate che state per incontrare l’uomo o la
donna che amate, anche allora vivete quel momento in anticipo e
già ne provate gioia. Perciò, siccome il pensiero può
proiettarvi in un avvenire molto prossimo, perché non dovrebbe
potervi proiettare in un avvenire lontano? La potenza del
pensiero è una realtà e il discepolo deve imparare a servirsene
per accelerare la propria evoluzione.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Lotteria del lavoro: 180 mila tagliandi per posto supermercato


lotteriaPiù di un decimo della popolazione della ha deciso di giocare a “Vinci il tuo posto di ”, il concorso assegna un posto nei della regione.

Sono stati estratti i primi quattro fortunati: potranno contare su un’occupazione nelle strutture o . Nuovi sorteggi saranno ripetuti ogni mese per ben 11 volte.

Nei giorni scorsi Maria, un’alunna di prima media, era stata selezionata come la «bimba  dell’estrazione».

La sua mano avrebbe frugato random per assegnare le prime quattro occupazioni (saranno poi estratti anche Barbara Liori, di Nuoro; Giovanni Vargiu, di Pabillonis; e Daniela Carboni di Quartu).

Il gioco della fortuna seguirà un iter preciso:

sarà ripetuto ogni mese per altre undici volte per un totale di 48 posti di con contratto commercio e turismo (livello 4) valevole per 12 mesi.

Queste le dichiarazioni di Enzo Costa, segretario generale regionale della :

“Posto che in questo momento di forte difficoltà qualsiasi opportunità di in più è ben accetta e che è per questo che l’iniziativa ha avuto l’avallo sindacale, va fatta anche un’altra considerazione, molto più amara.

Il dovrebbe essere riconosciuto a tutti: è un diritto che ti permette di costruire il tuo futuro. Dovrebbe essere naturale, mentre il fatto che ci si debba affidare a un’estrazione per poterlo avere è il sintomo di una perdita dei valori primari”.

da www.blitzquotidiano.it