“Canta per me”


di Tiziana Mignosa

Sui dodici rintocchi

canta per me

la gioia che d’arancio esplode

e il sogno custodisce

riflessi d’acqua scintillanti

che negli occhi si specchiano festosi.

Nell’esotica calura

al piacere intenso

palpebre

si cercano e si sfiorano

mentre il calabrone

tratteggia cuori senza nomi tra la terra e il sole.

Canta per me

l’estate colle sue frizzanti voglie

quando la cicala intona

il canto caldo della siesta

e i bimbi

al sonno preferiscono giocare.

Estate

stagione mia diletta

dea indiscussa dell’Amore

sulla trasparenza dell’azzurro

cubetti a gocce

frescura seducente sul bollore.

Lo sguardo è a cerchio

mentre s’accumula tra la pelle e i sensi

il desiderio

che di fumo e buchi

le tasche dei viandanti colma

ti penso … e non ti trovo.

Canta per me

il caldo soffio

quando l’anima

passeggia nuda

tra i pensieri e il mare

e la notte si concede alla magia

quando in silenzio

la luna coglie

i sospiri caduti dalle stelle

sogni e fantasie

che gli uomini

non hanno preso al volo.

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“Filo spinato”


di Angela Ragusa

Alla mente i ricordi ,sulla pelle il destino
tatuaggio indelebile,inflitto ed inciso
Pochi i miei anni di contro a paura
agli occhi afferrata e lì impressionata.
Ai miei giochi vietati lasciavo la polvere
e strano l odore di un fumo nebbioso
che fitto esalava al gelo dei cuori,
poggiato a quel filo, la spina pungeva.

E lo sguardo al di là oltrepassava la morte
se forte, fame spingeva
E senza capelli ,vuoto lo stomaco
Io non capivo il perché.

In preparazione il vaccino per smettere di fumare


di Monica Maiorano

Smettere di fumare non è facile, riesce nell’intento solo il 3-5 per cento di chi ci prova; fattori sociali, psicologici, individuali, stress, sono tra le principali spinte motivazionali che inducono a fumare, il problema non è tanto smettere quanto mantenere l’astinenza.

A quanto pare aumentare il costo delle sigarette o allargare il divieto di fumo nei locali non basta come deterrente e ricercare un metodo ideale per “smettere” diventa quasi una scommessa.

E’ in fase di sperimentazione un vaccino per dire addio alle sigarette, prodotto dalla GlaxoSmithKline (Gsk), che dovrebbe andare in commercio all’incirca fra due anni, al più tardi nel 2013.

La notizia è stata diffusa dalla stessa Gsk in occasione di un incontro stampa tenutosi a Roma sulla produzione di “ vaccini del futuro e tecnologie adiuvanti”.

Nelle sperimentazioni finora condotte, il vaccino si è rivelato in grado di stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi che bloccano l’ingresso della nicotina nel cervello, in modo che i neuroni cerebrali non producano più la sensazione di piacere indotta dalla sigaretta.

La nicotina contenuta nel tabacco, infatti, sembra rinforzare la memoria di associazione tra i contesti in cui si fuma e il comportamento di fumare, così i momenti di relax e di piacere diventano veri e propri stimoli di “rinforzo”  che innescano il desiderio del fumo.

Il nostro cervello normalmente costruisce associazioni tra i comportamenti che risultano vincenti e i contesti in cui li adottiamo. In questo modo impariamo come fronteggiare le varie situazioni.

Il cervello, cioè, manda alcuni segnali che ci fanno sentire bene, attivando i cosiddetti circuiti del piacere e della ricompensa, quando compiamo un’azione che ha un esito positivo, in una sorta di meccanismo inconscio di apprendimento e adattamento all’ambiente.

La nicotina ha praticamente questo effetto: quando l’assumiamo, il rilascio di dopamina da parte dei circuiti del piacere rinforza i ricordi del contesto in cui compiamo l’azione di fumare. Come se il portare la sigaretta alla bocca fosse un gesto “vincente” e importante per il benessere. Una volta creato il legame tra la sigaretta e i contesti – come una cena con amici o le brevi pause durante il lavoro – questi diventano gli stimoli che innescano il desiderio del fumo.

 Quando il fumo entra nei polmoni le sostanze che contiene sono assorbite dal sangue e trasportate al cervello. Gli anticorpi anti-nicotina si legano alle molecole di nicotina e formano una molecola più grande che non è più in grado di passare la barriera emato-encefalica e raggiungere il cervello. La conseguenza è che la velocità di rilascio di nicotina è molto più lenta e quindi diminuisce il senso di piacere dato dal fumo.

Il vaccino, dunque, riducendo il senso di piacere dato dal fumare aiuterebbe i fumatori a non ricadere nel “vizio”.

Tra i vaccini terapeutici in preparazione dalla ricerca Gsk, c’è anche quello contro il tumore polmonare non a piccole cellule, una forma di cancro che rappresenta circa l’80% dei 40 mila nuovi casi di tumore polmonare. Questo vaccino, il cui arrivo sul mercato è stimato nel 2013, potrebbe rivelarsi “a doppia azione”, è in corso infatti la sperimentazione di fase III anche contro il melanoma.

Fonte: Rainews24.it

Adolescenti: uno su tre fuma e in chat parlano di sesso con sconosciuti


I pediatri italiani disegnano l’adolescente 2009

 Il 97% degli adolescenti ha un computer in casa (il 16% ne ha addirittura più di due) il 51%  (55% delle femmine) si collega tutti i giorni ad Internet e il 16,7% lo fa per più di 3 ore al giorno. Chat e messenger sono utilizzati da oltre il 75% degli adolescenti e circa l’80% è abituale frequentatore di You Tube (il 22% ha già inviato un suo filmato). Il 41% ha un suo blog, nel quale inserisce prevalentemente foto e musica. Su facebook, fenomeno dell’anno, ha già la propria scheda oltre il 50% degli adolescenti (53% delle femmine) e un ulteriore 17% dichiara di essere in procinto di iscriversi. La gara è avere più amici possibile è quindi ci si propone a sconosciuti, ad una condizione (come ha raccontato una tredicenne coinvolta in uno dei focus group realizzati a corollario dell’indagine) “che siano fighi”.

 Il 45% di chi passa più di tre ore al gionro on line ha parlato di sesso con uno sconosciuto, il 37% ha dato il suo numro di telefono e il 20% ha ricevuto una proposta di sesso on line. Il 24% si è incontrata con uno sconosciuto incontrato line.

 I dati sono contenuti nell’dizione 2009 dell’indagine su “Abitudini e Stili di vita degli adolescenti”, della Società italiana di Pediatria, conotta su 1300 ragazzi tra i 12 e i 14 anni.

 DROGHE

 Circa un adolescente su tre dichiara di fumare sigarette (al sud la percentuale dei fumatori sale al 36%). L’8% (nel 2007 era il 4,7%, nel 2008 il 6,4%) ha anche dichiarato di “farsi le canne”. Percentuale certamente sottostimata specie se si considera che il 37% ha dichiarato di avere amici che fumano canne.
Il 5% conosce amici che hanno fatto uso di ecstasy (solo lo 0,3% ha ammesso di averne fatto personalmente uso) e il 9,1% conosce amici che hanno provato la cocaina (non è stata posta la domanda diretta sull’uso).
 
Il 40% beve vino, il 50% (57% dei maschi) birra, e il 22,4% liquori. E il 13,3% (17,7% al centro Italia) si è ubriacato almeno una volta. Il 20,2% trova ragionevole assumere farmaci o integratori per migliorare le prestazioni sportive (era il 18% nel 2008).

 SESSO

 Interessante ciò che pensano a proposito dell’età in cui inizia ad essere ragionevole avere rapporti sessuali completi. Il 12% circa indica 14 anni (la loro età), mentre il 22% indica 16 anni e un altro 22% 18 anni  La maggioranza (41,5%) è però propensa a sostenere che non ci sia una età precisa, ma che è importante “sentirsi pronti”.
 
Come già osservato, la percentuale di coloro che indicano nei 14 anni l’età-soglia  aumenta in modo significativo con l’aumentare del tempo che trascorrono in Internet e davanti alla TV. E’ evidente, in questo, il ruolo giocato dai due media nella preconizzazione della sessualità e, più in generale, dei comportamenti di tipo adulto.

 da www.vita.it

Il fumare ha i suoi contesti


fumare

di Monica Maiorano

Le spinte, le motivazioni che inducono a  fumare sono numerose e di origine diversa. Nella cultura occidentale d’inizio secolo il fumare ha assunto una valenza comportamentale, per i giovani una sorta di iniziazione, per gli adulti senso di sicurezza, prestigio,  disinvoltura.

Fattori sociali, psicologici, individuali e di massa sono alla base di questo comportamento. Vi è l’aspetto “rituale” dell’accensione della sigaretta, l’aspetto “manuale”, per cui con la sigaretta tra le dita si superano i momenti di vuoto, l’aspetto “orale”, che fa sì che avere una sigaretta tra le labbra sia associato ad una sensazione piacevole, l’aspetto “sensuale”, associato all’aroma, e anche l’aspetto “distruttivo”, che si esplica nell’atto di spegnere la sigaretta schiacciandola.

Tra le motivazioni del fumo si parla anche di stress: tuttavia gli stress tendono a fare fumare di più chi già fuma, piuttosto che a fare cominciare chi non fuma.

Esistono dei fumatori occasionali, che ricorrono alla sigaretta per attaccare discorso o per affrontare persone difficili. Esistono gli abitudinari, ai quali il fumo è di compagnia nello svolgimento di lavori monotoni o di attesa.

Fatto sta che recenti studi si sono orientati alla ricerca di una base genetica non solo dello stimolo che spinge a cominciare a fumare, ma anche di quello che porta a decidere di smettere.

Addirittura nei giorni scorsi è stato pubblicato un lavoro su Nature di  John A. Dani e Jianrong Tang del  Baylor College of Medicine  che provano a dare una spiegazione del perché agli ex fumatori la sigaretta manca soprattutto in determinati momenti, ad esempio dopo un caffè o quando si è rilassati in compagnia di amici.

Colpevole è la nicotina contenuta nel tabacco, che sembra rinforzare la memoria di associazione tra i contesti e il comportamento di fumare, così i momenti di relax e di piacere diventano veri e propri stimoli di “rinforzo”  che innescano il desiderio del fumo.

Il meccanismo è lo stesso alla base del condizionamento operante di Skinner secondo il quale quando in un certo contesto (stimolo) la risposta dell’organismo (comportamento=fumare) è seguita da una “ricompensa-piacere”(rinforzo), aumenta la probabilità che, in uno stesso contesto, il soggetto emetta la stessa risposta.

“Il nostro cervello normalmente costruisce queste associazioni tra i comportamenti che risultano vincenti e i contesti in cui li adottiamo. In questo modo impariamo come fronteggiare le varie situazioni”, riportano i ricercatori.

Il cervello, cioè, manda alcuni segnali che ci fanno sentire bene, attivando i cosiddetti circuiti del piacere e della ricompensa, quando compiamo un’azione che ha un esito positivo, in una sorta di meccanismo inconscio di apprendimento e adattamento all’ambiente.

A quanto pare il trucco riesce però anche alla nicotina: quando l’assumiamo, il rilascio di dopamina da parte dei circuiti del piacere rinforza i ricordi del contesto in cui compiamo l’azione di fumare. Come se il portare la sigaretta alla bocca fosse un gesto “vincente” e importante per il benessere. Una volta creato il legame tra la sigaretta e i contesti – come una cena con amici o le brevi pause durante il lavoro – questi diventano gli stimoli che innescano il desiderio del fumo.

Per comprendere il modo in cui si instaurano queste forti relazioni, i ricercatori hanno condotto alcuni test sui topi. Nel corso degli esperimenti, gli animali erano liberi di muoversi in un percorso che conduceva a due scomparti: in uno ricevevano nicotina, nell’altro una soluzione salina benefica. Registrando l’attività dell’ippocampo, l’area del cervello dove si formano i ricordi, i ricercatori hanno ottenuto risultati sorprendenti. “L’attività del cervello è cambiata in modo incredibile”, ha affermato Dani: “In confronto alla soluzione salina, la nicotina ha creato connessioni nervose tra l’assunzione e le circostanze anche fino al 200 per cento più stabili. Come conseguenza, i topi rimangono molto più tempo nel compartimento in cui ricevono nicotina che non nell’altro”.

Non esagerava, vien da dire allora, Italo Svevo quando ne “La coscienza di Zeno” fa descrivere al suo personaggio la vita senza sigarette per un accanito fumatore “Un vuoto grande e niente per resistere all’enorme pressione che subito si produce attorno ad un vuoto”.

Fonte: Ansa.it