Non esiste e non può esistere un’unica immagine legata al «modello femminile»


E ben lo dimostrerà l’iniziativa promossa a Sassari per il 16 aprile dalla Commissione Provinciale per le Pari Opportunità, intitolata “Corpi in mostra. Riflessioni sulle immagini delle donne” e incentrata sia sulla proiezione del noto video-documentario “Il corpo delle donne”, sia sull’inaugurazione di una mostra collettiva di pittura (“Con questi occhi”) e di una fotografica (“Tra il corpo e gli affetti”), che hanno entrambe per protagoniste alcune donne con disabilità

L’immagine scelta per il manifesto ufficiale di «Corpi in mostra. Riflessioni sulle immagini delle donne» (Sassari, 16 aprile 2010)La Commissione per le Pari Opportunità della Provincia di Sassari affronta i temi legati all’immagine e alla visione del corpo femminile, con la necessità di raccontarli non come “questione femminile”, ma con gli sguardi e le parole delle donne stesse. Ed è proprio da tali considerazioni che nasce l’idea di Corpi in mostra. Riflessioni sulle immagini delle donne, incontro previsto a Sassari per venerdì 16 aprile (Palazzo della Frumentaria, ore 16.30), all’interno del quale verrà anche proiettato il video-documentario del 2009 Il corpo delle donne, di Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù, che ha contributo ad aprire il dibattito a livello nazionale, soprattutto per avere mostrato l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne, in particolare nelle immagini televisive.

In concomitanza, verranno poi inaugurate due mostre complementari, che resteranno aperte fino al 24 aprile, «l’una – come spiegano gli organizzatori – rappresentata da quadri, colorata, audace, centrata su una sola donna; l’altra fotografica, corale, sobria, sui tanti modi di essere donna nella quotidianità. Le protagoniste di entrambe sono donne con disabilità, a significare che non esiste e non può esistere un’immagine legata al “modello femminile”».
Si tratta esattamente di Con questi occhi, mostra collettiva di pittura promossa da Cinzia Chiarini, persona con disabilità toscana, che da molti anni ha iniziato a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle barriere architettoniche, sociali e culturali. Insieme a Luca Gennai, dunque, direttore artistico del progetto, la stessa Chiarini ha deciso di riunire quattordici artisti italiani (Matteo Alfonsi, Andy, Fabio Ballario, Saturno Buttò, Ivan Cattaneo, Valter Mancini, Cecco Mariniello, Dario Quatrini, Cristina Rovini, Gianni Scardovi, Grazia Taliani, Elena Tognoni, Stefano Tonelli e Carlo Volpi), ognuno dei quali ha realizzato un’opera di dimensione quadrata, interpretando Cinzia e la disabilità con la propria tecnica.
L’altra esperienza è invece Tra il corpo e gli affetti, mostra fotografica itinerante realizzata dal fotografo Pietro Sparaco per la UILDM di Bergamo (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), ove cinque donne con disabilità di altrettante città italiane (Bergamo, Genova, Napoli, Roma e Sassari) vengono ritratte nella loro quotidianità, nei loro ambienti di vita e con la loro personalità.

Aperto dai saluti istituzionali di Alessandra Giudici, Gianfranco Ganau e Sergio Mundula – rispettivamente presidente della provincia di Sassari, sindaco della città e assessore provinciale alle Pari Opportunità – l’incontro del 16 aprile verrà presentato da Annalisa Pistidda, presidente della Commissione Provinciale per le Pari Opportunità, cui seguirà l’intervento di Lorella Zanardo, una delle autrici del citato Il corpo delle donne, che verrà subito dopo proiettato. Saranno poi Cinzia Chiarini e Francesca Arcadu, presidente della UILDM di Sassari, a soffernarsi sulle mostre Con questi occhi e Tra il corpo e gli affetti. (F.A. e S.B.)Le due mostre che verranno inaugurate a Sassari il 16 aprile, resteranno aperte – come accenato – fino a sabato 24 aprile (ore 11-13, 17-20, domenica esclusa). Nei medesimi orari verrà anche proiettato non-stop il video-documentario il corpo delle donne. Per ulteriori informazioni: Commissione per le Pari Opportunità della Provincia di Sassari, tel. 079 3758266, pariopportunita@provincia.sassari.it.

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8 marzo, i cento fiori delle donne disabili


di Franco Bomprezzi

8 marzo, diluvio di retorica, di frasi fatte, banalità, mimose all’incrocio, cene fra donne, galanterie non richieste, routine di una ricorrenza che dovrebbe ricordare un terribile incendio in una fabbrica, ma quasi nessuno lo sa o ci pensa. Non voglio aggiungere le mie banalità. Eppure penso, vedendo le immagini di Francesca Porcellato, atleta paralimpica che a 39 anni, alla vigilia dei giochi di Vancouver, è emozionata come una ragazzina e diventa rossa per i complimenti in video di Alex Del Piero, alla forza dirompente di comunicazione emotiva che le donne, anche nella disabilità, portano con sé.

Una forza che è anche tenacia di appartenenza di genere, orgoglio e consapevolezza. Consiglio a tutti, in vista dell’8 marzo, di visitare il sito della Uildm, Unione Italiana Lotta alla distrofia muscolare, perché al suo interno si trova un vero giacimento di documenti e di materiali per capire che cosa vuol dire disabilità al femminile. Il “gruppo donne” della Uildm ha dodici anni di vita, e fanno parte del coordinamento Francesca Arcadu, Annalisa Benedetti, Oriana Fioccone, Simona Lancioni, Francesca Penno, Anna Petrone, Gaia Valmarin e Marina Voudouri. Le cito tutte perché meritano davvero che sia conosciuto questo lavoro certosino, fatto di questionari, seminari, incontri, approfondimenti di tutte le tematiche più delicate e “normali”, dalla maternità alla sessualità, dal lavoro alla famiglia, dal rapporto con il corpo al trucco e alla bellezza.

E’ una storia esemplare di comunicazione parallela e sotterranea, un torrente carsico di idee e di sollecitazioni culturali che il mondo del giornalismo ignora, avendo a portata di mano storie eccezionali (le interviste recenti a due donne con distrofia che raccontano come sono diventate mamme) ma anche testimonianze di questa doppia difficoltà, perché quando si è disabili e donne si devono affrontare, nella nostra società, entrambe le condizioni di discriminazione. Lo dico non per farmi bello, come maschio progressista e benpensante (anche se forse un po’ lo sono), ma perché è vero.

E c’è un altro mondo sommerso che merita il nostro affetto, la nostra considerazione, ma soprattutto un grande rispetto: il ruolo delle donne che accudiscono, proteggono, aiutano a vivere, ogni giorno, migliaia di persone con grave disabilità, non autosufficienti, ma oggi più di qualche decennio fa, ancora in casa, nella propria dimora, nella propria famiglia, e non in una camerata di istituto. Vengono alla ribalta solo quando la cronaca si fa drammatica, o la mancanza di aiuti risulta così sfacciata da non poter essere del tutto ignorata.

Ma sono lì, tutti i giorni, tutte le notti, tutto l’anno, e non mollano mai, rinunciando molto spesso alla propria esistenza di donne libere, in grado di programmare una gita, un weekend, un giro di shopping, una sera a teatro. Sono queste donne a rappresentare in buona misura la salvezza e l’esistenza in vita per tanti, tantissimi, disabili non autosufficienti. Vorrei che almeno ci pensassimo un po’ di più, cominciando anche ad ascoltare la loro voce, i loro diritti, le loro proposte.

Ci sono poi le donne che vengono da lontano, e che ora sono qui, nel nostro Paese, lasciando nel loro cuore il dolore per una famiglia abbandonata e divisa solo per cercare di sopravvivere economicamente. Le etichettiamo come badanti, le mettiamo in regola solo dopo averle considerate clandestine, e poi ci fermiamo subito, per non lasciarci coinvolgere dalle loro vite di donne, dalle loro fragilità che non possono neppure ammettere, chiamate a risolvere i nostri problemi, a mettere le mani sui nostri cari in cambio di denaro.

Mi piacerebbe un 8 marzo dedicato alla dignità delle donne con disabilità e delle donne vicine alla disabilità. Un grazie non basta, ma è almeno il minimo che si meritano. Felice 8 marzo, con un sorriso.

da www.vita.it