“Gioco di bimba”


di Angela Ragusa

Tra foto sbiadite
riappare lo sguardo
di bimba curiosa
che dondola al sole..

…l’altalena che segue
le ombre danzare
trattiene il suo fiato
che sale su in gola
e oscilla leggera
in quel gioco di bimba
mentre fate e folletti nascosti
sorvegliano attenti
il sorriso d’infante
che ignaro di vita futura
abbraccia il suo sogno.

Impresso a quel volo
è l’ingenuo vigore
di chi con chiave splendente
apre il baule
dei tesori del cuore…

“Famiglia cristiana” e le coppie gay: prima le accetta, poi le rimuove


 

famiglia_cristiana1

Sul sito per il lancio del nuovo settimanale vengono ammesse anche  foto di famiglie con genitori dello stesso sesso. Ma poi la direzione se ne accorge e le fa togliere.

Lo slogan prometteva bene: “Dov’è la famiglia?”. Ecco perché dalle parti di Famiglia Cristiana erano piuttosto tranquilli del successo dell’iniziativa: il lancio della nuova versione del settimanale cattolico di Don Antonio Sciortino doveva essere accompagnato da una serie di iniziative mai viste, ovvero, oltre allo spot televisivo e agli stickers da attaccare a mo’ di manifesto, anche quelle che stimolavano la partecipazione dei lettori. Come l’invio di foto che ritraevano famiglie in momenti di quotidianità, da pubblicare sul sito costruito per l’occasione http://www.lanuovafamiglia.it. Se non che, informa il Corriere, qualcosa è andato storto.

VENGO ANCH’IO? – Alla redazione però arrivano anche foto che potrebbero essere considerate ambigue. Ad esempio, quelle con foto di due uomini che spengono candeline insieme a due bambini, due donne che sorridono abbracciando un bimbo, due ragazze con quattro infanti al seguito. Le pubblicano, allora, anche se forse potrebbero significare qualcosa di poco gradito. Finché non succede il patatrac: l’associazione delle Famiglie Arcobaleno invia una mail di ringraziamento a Famiglia Cristiana quando si attribuisce ufficialmente l’iniziativa del sito, proprio per aver pubblicato le foto in questione: le pareva un’apertura, anche se discreta, su un tema nel quale la Chiesa, e i suoi organi di informazione, erano sempre stati piuttosto severi.

NO, TU NO!Famiglia Cristiana a quel punto, cioé venerdì scorso si rende conto forse per la prima volta di quanto accaduto e fa togliere le immagini “incriminate”. E subito dopo butta direttamente giù l’intero sito, mettendoci un redirect a quello ufficiale del settimanale. Almeno, questa è la versione dell’associazione. Secondo Sciortino, invece, “internet è per sua natura libera e senza controllo, ci sono arrivate anche immagini che non ci rappresentano. Ma non possono esserci dubbi su quello che pensiamo e sulle nostre opinioni in merito. Finita la sua funzione, il sito è stato semplicemente ridirezionato al nostro, tutto qui“. Chi avrà ragione?

da www.news.illecito.com

Alda, le sue figlie e il nuovo sito


  Il prossimo 21 marzo, primo giorno di primavera sarebbe stato il settantanovesimo compleanno della poetessa Alda Merini. Le quattro figlie Emanuela, Barbara, Flavia e Simonetta hanno voluto ricordare il compleanno della loro madre con la realizzazione di un nuovo sito ufficiale: www.aldamerini.it. Il sito prende in considerazione il percorso artistico, la biografia, gli incontri con figure importanti della letteratura italiana, ma ciò che lo rende particolare è il racconto della vita della poetessa attraverso gli occhi delle figlie. Con fotografie, versi ma soprattutto attraverso una verità toccante e autentica di una madre che non potè stare vicino alle sue figlie in alcuni momenti della sua vita con il dolore e la gioia di una madre, la volontà di amarle fino alla fine senza mai rinnegare il suo passato e la sua storia.

da www.corriere.it

Le foto del presepe nel carcere di Augusta


Ecco finalmente le foto dello splendido presepe che l’artista Pinina Podestà ha realizzato, per la prima volta, all’interno del carcere di Augusta

http://www.pininapodesta.it/index_file/presepe_2009.html

Steve McCurry 1980-2009. Sud-Est


di Maria Vacante

“Osservare un viso è come guardare dentro un pozzo, sul fondo si compone un riflesso ed è l’anima che si lascia intravvedere”. E’ questo il cuore della mostra su Steve McCurry che dall’11 novembre al 31 gennaio si può visitare nella splendida cornice medioevale del Palazzo della Ragione a Milano.

“Sud-Est” racconta gli ultimi, i dimenticati, coloro che in silenzio vivono in luoghi segnati da grande sofferenza ma enorme dignità come l’Afghanistan, il Tibet, la Birmania, l’India. Attraverso i volti fermati in questi scatti troviamo bellezza, eleganza, dignità e ci possiamo specchiare nel loro sguardo cercando la nostra storia.

La mostra si compone di sei sezioni divise da “alberi” e fasci di luce rossa sul pavimento che aiutano il passaggio da una sensazione all’altra. L’altro è una raccolta di visi, sguardi ed espressioni che ci raccontano vite, luoghi ed emozioni lontani nello spazio ma vicini per la forza che hanno di catturare la nostra mente. Il silenzio, che ha accompagnato il fotografo durante i suoi viaggi, permette allo spettatore di osservare ed entrare in contatto con l’anima profonda di quei luoghi, attraverso persone in preghiera e scenari di silenzio. Nella terza sezione esplode La guerra, e McCurry esprime il passaggio improvviso e scioccante che ha vissuto tornando proprio il 10 settembre 2001 dal Tibet agli Stati Uniti, in tempo per assistere al crollo delle Torri Gemelle. Dal silenzio della preghiera al boato del dramma dell’umanità contro l’umanità. “Seicento pozzi di petrolio in fiamme, il cielo nero e denso più della notte, animali agonizzanti, corpi carbonizzati. Questo l’inferno”, così l’autore spiega il disastro di tutte le guerre, ma che nel suo lavoro diventa armonia di colori e immagini. Senza retorica e senza giudizi di parte, lascia che lo spettatore si faccia la propria idea guardando prigionieri, morti, carri armati, animali carbonizzati. Ma lo scontro mostra la forza dei popoli di risollevarsi, ed ecco che inizia La gioia, liberatoria come una risata e bella come delle mai alzate verso il cielo. I colori ora sono vivaci, accesi e allegri, i volti sorridenti, sereni e leggeri. Ci si sente subito meglio, ma dura poco, perché subito dopo siamo riportati alla triste realtà dello sfruttamento dell’Infanzia. Bambini soldato vicini a bambini che lavorano nei campi, bambini pastori, bambini a cui è negata la possibilità di vivere l’età più bella e spensierata; forse non può esistere autentica gioia senza piena consapevolezza del dolore e queste immagini ci raccontano di paura, solitudine, necessità di crescere troppo in fretta. Ma ecco che alla fine arriva la speranza della Bellezza che secondo Dostojevski può salvare il mondo. Tre ritratti di bambine in cui si condensa tutta l’opera di McCurry: dietro ogni immagine c’è una storia che va raccontata e lui riesce a combinare tutti gli elementi in maniera magica, portandoci a conoscere realtà che devono essere viste per prendere piena consapevolezza del nostro tempo.

Immagini dal carcere in un calendario per il 2010


Un classico regalo di Natale, ma con qualcosa in più: un messaggio lanciato a tutti coloro che lo acquisteranno per dire “ci siamo anche noi, anche noi facciamo parte della società”. Nasce con questo obiettivo il calendario realizzato nella Casa circondariale di Busto Arsizio che sarà in vendita a partire dal mese di dicembre. L’inziativa dell’area educativa dell’istituto bustocco e dell’Associazione Mezzo Busto è stata realizzata in collaborazione con il Circolo fotografico bustese e in particolare con i tre fotografi Luisa Raimondi, Maria Sbarra e Paolo De Petra. Il progetto è stato coordinato dai due agenti di rete (Consorzio Sol.Co Varese e Enaip) Sabrina Gaiera e Sergio Preite e realizzato grazie al supporto degli agenti di Polizia Penitenziaria.
Protagonisti delle dodici foto sono invece le persone detenute nel carcere, in particolare un piccolo gruppo di circa dieci persone che ha raccolto con entusiasmo la proposta e ha messo a disposizione non solo la propria “immagine”, ma anche la fantasia. Il lavoro è iniziato un venerdì pomeriggio nella redazione del giornale Mezzo Busto, quando Preite e Gaiera hanno presentato il progetto e hanno raccolto le prime idee sul tema del calendario. Varie le proposte che si sono sintetizzate in quello che è forse il messaggio che tutti coloro che si trovano in un carcere vogliono fare arrivare “fuori”: siamo persone come voi, con la nostra quotidianità, i nostri impegni, i nostri svaghi, i nostri problemi. Certo, con una differenza evidente, ovvero il fatto che tutta la giornata di un detenuto si svolge all’interno di un contesto ben definito, con risorse e mezzi a disposizione limitati. Nelle foto quindi che si susseguono nei dodici mesi dell’anno c’è la scuola, il lavoro, la preghiera, la musica, il calcetto. Tema ricorrente è sicuramente la diversità culturale che si incontra in un carcere. Nelle immagini non ci sono volti, ma solo mani che che si stringono, che scrivono, che pregano.
Il calendario potrà essere acquistato dal 12 dicembre con un contributo di cinque euro alla Bottega Migrando (via Pozzi 3, Busto Arsizio). Il Circolo fotografico bustese darà inoltre spazio a questo progetto sabato 12 dicembre in occasione dell’evento che organizzarà alla Fondazione Bandera.
Per informazioni: mezzo_busto@libero.it

da www3.varesenews.it

…chidda sfilazzedda di cielu


di Angela Ragusa
foto Alessandro
(foto di Alessandro Odierna)
…unni ju vulissi iri
pi sintirimi leggia
comu na spilazza
di cuttuni…
e vulassi…luntanu
unni lu suli s’ammuccia
e l’ aceddi ciciulianu
…cu l’ali, libera d’ annacarimi
supera i nuvuli e tra lu ventu…

E intra l’universu mi pirdissi
cu l’angili a spiari
u munnu ca firria
e l’omini ca s’addannanu….