“Non farmi male”


di Tiziana Mignosa

Tienimi compagnia
in questa notte dove la luna
il sipario ha abbassato sulla memoria
e dove il mare
una culla nuova ordisce
per lasciarmi riposare.
 
Tienimi compagnia
in questo buio che non fa più paura
adesso che la zampata
sull’alba che gentile avanza
è sofferta eco
che lentamente s’allontana.
 
Tienimi la mano
non farmi male
ora che la vista
non è più appannata goccia sulla lastra
dove la delusione
s’è lasciata scivolare.
 
Raccontami di te
mentre raccatto e temo
frammenti di fiducia andati a male
adesso che l’acerba luce
mi ricorda il giorno frettoloso
che s’è impiccato prima che arrivasse sera.
 
Lividi
senza cerotti né dottore
sfumano sul roseo profumato della pelle
e mi rammentano
che sul bocciolo calpestato
è fiorita un’intera piantagione.
 
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Niente più carcere, seconda settimana: riflessione personale su un aspetto del pianeta carcere, l’agorafobia.


di Daniela Domenici

L’agorafobia è la paura degli spazi aperti, grandi, senza confini.

Provate a immaginare cosa possa provare una persona che per circa vent’anni (e ci dovrà stare ancora per molti anni) della propria vita è stata sempre “ristretta”, chiusa in una cella di pochi metri quadri, spesso da condividere con uno o più compagni, o all’interno di un furgone della polizia penitenziaria (che è peggio di una cella), per gli spostamenti da un carcere all’altro, e poi si trova a sperimentare, per un permesso, quei piccoli gesti che a noi “liberi” sembrano normali come fare una semplice e innocente passeggiata nelle strade cittadine: il timore dell’improvviso spazio aperto senza muri di confine, del contatto con la gente alzando gli occhi da terra senza la paura di essere ancora una volta maltrattato ma solo per un sorriso e un saluto, come un uomo e non come un semplice numero dell’elenco; il poter parlare il proprio dialetto liberamente sapendo che quando c’è l’affetto, la disponibilità e l’attenzione dell’amico “libero” anche quello viene compreso; l’abbraccio fraterno come piccolo gesto di contatto fisico a lungo desiderato con quell’amico che ti porta anche a vedere il mare, un’altra distesa sconfinata che può dare agorafobia e di cui si era dimenticata la bellezza…

“Com’è profondo il mar” di Lucio Dalla

Non arrenderti, solo Lui non ti tradisce mai


di Daniela Domenici

Quante volte in questi mesi Calogero, il nostro più caro amico tra i detenuti, me l’ha ripetuto, lui che è stato messo dentro per il tradimento di un cosiddetto amico, quante volte mi ha detto “non perdere la fiducia in Lui, non arrenderti, Lui è l’unico che non tradisce mai, abbi fiducia in Lui che vede dentro ognuno di noi, a Lui non puoi dire le bugie, se hai la coscienza pulita Lui lo sa, è l’unico che può capirti”.

Ne è sempre stato così convinto che fino a pochi giorni fa mi aveva detto “sento che la mia liberazione è vicina, tornerò presto a casa dalla mia adorata moglie e dai miei figli, la verità viene sempre a galla, Lui è il difensore dei giusti, mi sono sempre affidato a Lui”.

E pochi minuti fa è avvenuto il miracolo: Calogero sta tornando a casa per sempre, il nostro caro amico, perfetto sosia di mago Zurlì (quante volte gliel’abbiamo detto, io e mio marito che lo sta accompagnando, dal primo giorno che l’abbiamo conosciuto in carcere!!!) sta per riabbracciare la sua famiglia che potrà finalmente godersi meritatamente, la verità viene sempre a galla, basta aver fiducia in Lui, prima o poi chi ha la coscienza pulita riceverà la giusta ricompensa da Lui. Ed ecco la sua ricompensa.

Buona vita, Calogero, a te, a tua moglie e ai tuoi figli, siamo stati felici e onorati di averti conosciuto ed esserti stati amici in questo tuo periodo di ingiusta detenzione che è servito, come ogni momento di dolore, e su questo siamo perfettamente d’accordo, a crescere sulla strada che ci porterà a rincontrarci nell’altra vita, quella eterna, quella vera.