“Farfalla”


di Tiziana Mignosa

A te e alle tue ali colorate
farfalla con le tasche gonfie a sassi
piombo fuso sui pensieri a picco
gelido bagno sulla voglia di volare.

A te che col tuo pianto
le lancette spingi sulle venti
redenzione
sul dolore di star male

e alla tua meta senza gioia
su un altro giorno da dimenticare.

Ascolta il vento
che amico porta primavera
e dal dopo slaccia
ciò che anche adesso puoi avere.

Vita soffia
ai tuoi sogni ormai delusi
che solo tu
puoi fare diventare veri.

Annunci

La libellula


Mi è appena stata regalata da una persona che voleva ringraziarmi per la mia gentilezza e disponibilità nei suoi confronti una collana con uno splendido ciondolo: è una libellula. Ho voluto cercare il significato di questo insetto e devo dire che mi ha molto colpito, ve lo propongo; peccato che alcune persone, ultimamente, non abbiano apprezzato in me queste qualità di cui la libellula è un simbolo, pazienza…

la libellula è simbolo di leggiadria e leggerezza, ma anche di maturità.

Ammirata per la sua grazia, per l’eleganza, per le grandi ali colorate e la delicatezza, la libellula è un simbolo del Giappone; nell’arte giapponese questo animale simboleggia anke il successo in genere, la forza, il coraggio, la gioia ed è associata (come altri insetti) al successo nelle arti marziali ( i samurai utilizzavano spesso la sua figura come decorazione per elmi ed armature).. Legata all’ambiente acquatico, agli stagni e alle paludi, la libellula è collegata dunque a due regni della natura e a due elementi, Acqua e Terra. Viene associata anche alla creatività, è il simbolo di chi affronta la vita con naturalezza, spontaneità e con la convinzione di riuscire a costruire un giusto equilibrio tra affetti, lavoro e salute. Come la farfalla, la libellula è considerata una messaggera di forze positive e rappresenta la maturità; nel suo spirito c’è la bellezza, la consapevolezza e la libertà. Chi sceglie questo animale come simbolo personale – magari proprio tatuandosi una libellula – ha una vita passionale ed emotiva in gioventù, ma invecchiando acquisisce equilibrio, chiarezza mentale e controllo

“Avrò un altrove”


di Angela Ragusa

Avrò un altrove,
un altro dove …
…un nuovo bozzolo
di seta variopinta
dal quale schiuderò
rinnovate ali
di immaginifica farfalla
che spande di se
voglia di fresca rugiada
su mattini colorati
di sole appena apparso.

Avrò un luogo…
un luogo ritrovato,
dimenticato in una pagina
di atlante geografico…

…forse un ‘isola sperduta,
una grotta carsica,
la pancia di un vulcano…

…o forse la gabbia vuota
del cardellino che ero
appesa al trespolo dinanzi
alla finestra di un nuovo cuore
che ne aspetta il canto
a sigillarne l’ingresso.

Morgana, dalla crisalide alle ali di farfalla


di Roberto Puglisi

Chi la conosce, ha suggerito: “Se scrivi di Morgana, non trattarla come una parentesi originale. Non offrirle un’occhiata morbosa. E’ una persona normale, caparbia, dolce e vera. Guarda oltre, non solo in superficie”. Bè, la superficie è solcata da un paio di occhi che si ricordano, tanto per cominciare. E poi perché dovremmo considerare Morgana Gargiulo un’eccezione alla regola? Perché è un trans? Perché ci sono operazioni di mezzo, a costellare la mutazione avvertita come necessità? Perché è stata scelta per partecipare in un ruolo importante a “Panelle e Crocché”, la prima sit-com sul web? Cè pure quello che non si vede. C’è una strada in salita, la volontà di superare gli le tagliole, fino a raggiungere la propria identità come un premio finale. Un lungo viaggio. Da fuori a dentro. Infine, di nuovo fuori per lasciar emergere il tesoro sepolto da qualche parte nella zona d’ombra, nella conca scandagliata da un cuore speleologo. Uno scherzo della natura? Morgana, casomai, è l’elogio di quel percorso a ostacoli che ci ostiniamo a chiamare normalità

Non la incontro oggi  per la prima volta. Anni fa la intervistai. Era stata appena vittima di una oltraggiosa aggressione razzista, a Palermo, in pieno centro. Morgana aveva i capelli biondi e ricci, allora. Sospirava a fiato grosso accanto a un muro. Il respiro si condensava in piccole nuvole che trattenevano a stento parole rabbiose. “Questa città fa schifo”, disse. Era una sentenza. L’ho riconosciuta dagli occhi.

Morgana, ricorda il nostro primo colloquio?
“Sì”.

Come sta?
“Bene. Sono un po’ influenzata”.

Come sta dentro?
“Benissimo, sono cresciuta”.

Questa città è sempre intollerante?
“No, è cambiata in meglio. Capisco un po’ di più la gente”.

In che senso?
“Sono andata a passeggiare con le mie nipotine in via Lincoln. Gente seminuda già alle sette di sera. Per fortuna, è da tanto che quel mondo non mi appartiene più. Comprendo chi si indigna”.

Lei a chi appartiene?
“A me stessa, finalmente. Ho affrontato il cammino, il mio percorso di trasformazione. Grazie ai miei genitori”.

Che genitori sono stati? Che genitori sono?
“Splendidi. Mio papà faceva il macellaio. Ha saputo. Ha detto: ‘Se ti servono soldi per realizzare il tuo sogno, andiamo in banca subito. Non c’è problema”.

Lei chi è, Morgana?
“Io? La più bella, no? (ride)”.

Aveva i capelli biondi. Ora sono rossi.
“Si cresce”.

Perché ha scelto di partecipare a “Panelle e Crocchè, affrontando il casting e vincendo?
“Per voglia di misurarmi”

Si vuole bene?
“Sì. Però ho un brutto carattere”.

La vedremo nella sit-com Morgana. La prima volta che ci incontrammo, mi capitò di scrivere che la crisalide stava lottando per diventare una farfalla. Questo, forse, è il momento delle ali.

da www.live.it