Ipnotizzati da Facebook


di Giuditta Mosca

Chris Hughes, ipnoterapista inglese, condurrà il primo esperimento di ipnosi di massa. L’evento, che sarà possibile seguire via Facebook e via Twitter, è previsto per lunedì 4 gennaio 2010. Chiunque può iscriversi alla sessione che durerà mezz’ora e durante la quale i partecipanti resteranno incollati alle proprie sedie.

Il 2010 inizia in modo curioso. Alle 21.30 del 4 gennaio chiunque vorrà potrà farsi ipnotizzare restando comodamente seduto sulla propria sedia. Pochissimi i requisiti per prendere parte a questo esperimento di massa, al quale ci si può iscrivere tramite il sito ad hoc : bastano un pc dotato di scheda audio e connessione alla Rete, una poltrona comoda e la certezza di non essere interrotti durante i trenta minuti in cui Chris cercherà di legare in modo indissolubile le mani dei suoi ascoltatori e di lasciarli letteralmente incollati alle sedie, incapaci di alzarsi per tutto il tempo dell’esperimento.

Sul proprio sito l’ipnotista sconsiglia la partecipazione a chi soffre di problemi psichici, epilessia e alle donne in stato interessante e raccomanda l’iscrizione solo ai maggiorenni.

Il 34enne inglese ha già fatto qualcosa di simile: specializzato nella cura dei disturbi alimentari, nel 2008 ha pubblicato su YouTube diversi video della durata di 5 minuti con i quali intendeva dare un assaggio delle sue capacità. Ora, questo Giucas Casella telematico, si spingerà oltre provando l’ipnosi via web. Quasi tremila gli iscritti, Chris assicura che sarà uno spettacolo divertente e sorprendente grazie al quale sarà possibile capire come, secondo lui, l’ipnosi possa migliorare la vita delle persone.

Quello che l’ipnotista ha dimenticato lo ricordiamo noi: non restate in casa da soli se volete provare quest’esperienza. Se la connessione a internet dovesse cadere mentre siete incollati alla vostra poltrona…

fonte tgcom

Vicenza: serve midollo osseo, si presentano 300 donatori


San Bassano San Bassano Giovanni ha bisogno di un trapianto di midollo, all’appello rispondono 300 giovani. Si sono presentati al centro trasfusionale di in risposta ad un appello lanciato attraverso i media e la rete internet da un 22enne colpito da una malattia rara che rende necessario il trapianto di midollo.

 «Potete salvarmi, forse non sapete quale potere abbiate» aveva scritto Giovanni, originario di (), in una lettera aperta inviata ai quotidiani. Ma è stato soprattutto il tam tam sulla posta elettronica e sul social network – riporta stasera il sito de ‘Il Gazzettinò – a smuovere tantissimi coetanei di Giovanni, molti dei quali, senza conoscerlo, si sono messi in fila davanti al centro prelievi del San Bassiano al fine di sottoporsi alle analisi per la tipizzazione del midollo.

 Un numero così elevato che le prenotazioni per le 90 analisi disponibili nella prima giornata si sono chiuse quasi subito, costringendo altri ragazzi a tornare nei giorni successivi. Tra quanti si sono fatti avanti per aiutare il giovane vicentino anche un 28enne che ha già donato il proprio midollo ed una giovane studentessa che vive proprio grazie ad un trapianto

 da www.blitzquotidiano.it

Gli adolescenti “fuggono” da Facebook, verso la fine del social network


facebookCosì come l’hanno reso il più famoso del mondo, ora i teen agers potrebbero sancire la fine di . Sempre più ragazze e ragazzi, soprattutto americani, infatti, preferiscono maggiormente concentrarsi sulla scuola, gli esami, gli amici in carne e ossa, in poche parole la vita reale.

Una adolescente di , , ha fatto un patto di astinenza da con la migliore amica Monica Reed: «Abbiamo passato troppo tempo con l’ossessione di , sarebbe meglio staccarsi».

, 15 anni, di , ha chiesto alla sorella di cambiare la sua password ogni sabato sera e rivelargliela il venerdì: ha ottenuto in cambio voti migliori a scuola. Sono nati anche gruppi di sostegno che aiutano nella disintossicazione. «E’ come ogni altra droga: il difficile è uscirne», ha detto un teen-ager. conta 350 milioni di iscritti al mondo, che collettivamente spendono dieci miliardi di minuti interagendo sul sito.

da www.blitzquotidiano.it

Salute: pediatri, è web-boom, su Facebook si fa a gara di amicizie


Continua la crescita dell’utilizzo di Internet da parte degli adolescenti italiani che diventa prevalentemente femminile. E’ facebook il fenomeno dell’anno, attraverso cui si ricercano amici anche sconosciuti ”purche’ siano fighi”. E’ quanto emerge dall’edizione 2009 dell’indagine ”Abitudini e stili di vita degli adolescenti” che la Societa’ Italiana di Pediatria presentera’ domani a Pisa nell’ambito del Convegno ”La Societa’ degli adolescenti”.

Dall’indagine – che ha il Patrocinio del Ministero della Gioventu’ e che viene svolta annualmente dal 1997 su un campione nazionale di 1300 studenti delle scuole medie di eta’ compresa tra i 12 e i 14 anni – emerge che l’utilizzo tra gli adolescenti del pc, e in particolare di internet, dal 2000 a oggi e’ cresciuto in modo costante e netto. Nel 2000 solo il 37% aveva in casa un computer (nella grande maggioranza dei casi senza collegamento web) e ad aver navigato in internet almeno una volta era poco piu’ del 5%.

Oggi il 97% ha un computer in casa (il 16% ne ha addirittura piu’ di due) il 51% va online tutti i giorni (55% delle femmine) e il 16,7% lo fa per piu’ di 3 ore al giorno.

Chat e messenger sono utilizzati da oltre il 75% degli adolescenti e circa l’80% e’ abituale frequentatore di You Tube (il 22% ha gia’ inviato un suo filmato). Il 41% ha un suo blog, nel quale inserisce prevalentemente foto e musica (e le femmine, molto piu’ dei maschi, inseriscono anche proprie riflessioni sulla famiglia, le amicizie, l’amore).

Su facebook, fenomeno dell’anno, ha gia’ la propria scheda oltre il 50% degli adolescenti (53% delle femmine) e un ulteriore 17% dichiara di essere in procinto di iscriversi.

La gara e’ avere piu’ amici possibile e’ quindi ci si propone a sconosciuti, a condizione – come ha raccontato una tredicenne coinvolta in uno dei focus group realizzati per l’indagine – ”che siano fighi”.

Il computer e’ diventato sempre piu’ ”personal”, nel senso che oltre il 54% lo ha nella propria camera e il 21,7% naviga in Internet la sera tardi prima di addormentarsi. ”Un aspetto – sottolinea Giorgio Rondini dell’Universita’ di Pavia, gia’ Presidente della Societa’ Italiana di Pediatria e ideatore dell’indagine SIP sugli adolescenti – che evidenzia come i ragazzi siano sempre piu’ autonomi, e probabilmente poco controllati, nella navigazione in internet”

fonte ASCA

Parma, vendevano droga tramite Facebook e Netlog: arrestati


Per tenere i contatti con fornitori e consumatori soprattutto di , usavano i social network e : così la arrivava a giovani del nord Italia e, in particolare, dell’Emilia- Romagna. Per questo due torinesi di 26 anni, una commessa e uno studente, sono stati arrestati con l’accusa di spaccio di stupefacenti.

Gli arresti fanno parte dell’operazione antidroga che il 16 novembre aveva portato all’arresto di un chimico di 40 anni di Chieri (Torino) che riforniva di “speed”, una sintetica molto potente, alcuni rave party del nord Italia.

I due torinesi compravano grossi quantitativi di pura, li tagliavano con mannitolo e altre sostanze e li distribuivano a clienti locali usando spesso i canali di e .

Sono stati arrestati nella loro abitazione in Piemonte dai carabinieri di () che hanno seguito le indagini coordinati dal pm parmigiano Roberta Licci. In casa i militari hanno trovato circa 20 grammi di hashish, 10 di ketamina e stupefacente già pronto per la vendita e bilancini di precisione.

daa www.blitzquotidiano.it

Facebook non è la luna, bensì il dito che la indica


di Franco Bolelli
Ogni volta che un fenomeno facciamo fatica a definirlo, ogni volta che non ne vuole sapere di stare nella gabbia delle nostre categorie mentali, è dannatamente probabile che quel fenomeno abbia qualcosa in più, che sia più ricco, più complesso, più vivo.
Prendiamo – no, non sbuffate, vi prego – Facebook. Non ricordo che gli umani abbiano mai congegnato prima un prodotto meno unilaterale, tanto capace di essere tranquillamente una cosa e anche il suo opposto. Facebook è una moda fatua e un esperimento antropologico senza precedenti. E’ un passatempo se non una perdita di tempo e un’esposizione universale di biografie individuali. E’ sostanzioso confronto di idee e futile cazzeggio, è un diluvio di informazioni in diretta e voyeurismo da buco della serratura. E’ illusorio, consolatorio tentativo di colmare i propri vuoti cercando qualcosa che manca nella propria esistenza ed è straordinaria espansione delle proprie relazioni. Se di questa bipolarità – comunque energetica – vedete soltanto una delle due anime, è perchè quella è la vostra appartenenza, il vostro mondo di riferimento.
Nassim Taleb, autore del Cigno Nero, oggi celebrato per aver previsto la crisi economica, ha elaborato questa tesi: nel nostro mondo ci sono due mondi, che potremmo chiamare Mediocristan ed Estremistan. Il primo è generalista e dentro gli schemi, il secondo portato ad avventurarsi dove gli schemi si dissolvono e si aprono nuove possibilità. Ecco, Taleb non fa riferimento a Facebook, ma la connessione è evidente.
Perchè Facebook non è la luna, è il dito che la indica: la luna è la qualità degli esseri umani che usano il più pop dei social network. Facebook rispecchia chi sei, lo evidenzia, lo amplifica. E’ questo il suo grandioso valore, ed è per questo che trovo Facebook assolutamente appassionante, è perchè crea opportunità e le estende sempre di più. Se tu sei una zucca, non è che Facebook ti trasforma in carrozza con i cavalli: ma genera opzioni che poi tocca a ciascuno di noi giocarsi da sè. Ad esempio, sta a noi decidere se i contatti generati lì resteranno confinati in rete o si estenderanno ai corpi: Facebook ce ne offre comunque la possibilità, anzi di più, ci svela che web e corpo, biologico e tecnologico, non sono affatto in opposizione, stanno benissimo mano nella mano. Una più ampia possibilità di scelta: non credo che a un fenomeno, a uno strumento, si possa chiedere più di così.

Il miracolo di Daniele (e di Facebook)


di Franco Bomprezzi

Questa è una bella storia. La conoscono già in molti, tutti quelli che in vario modo, negli ultimi mesi, hanno contribuito alla causa del piccolo Daniele Amanti, un bimbo davvero molto bello, il cui destino genetico è segnato dai sintomi della distrofia di Duchenne. Non è certo il solo ad avere questa diagnosi, lo sa bene Filippo Buccella, combattivo presidente di Parent Project onlus, l’associazione che si occupa esclusivamente di selezionare e finanziare la ricerca sulle distrofie di Duchenne e di Becker, ossia le due forme più invalidanti fra le distrofie muscolari.

I genitori di Daniele, in particolare papà Fabio, hanno cominciato a utilizzare il web per non rassegnarsi alla sentenza, e per far scattare una lotta contro il tempo, convinti che sia ancora possibile arrivare ad una terapia capace di restituire a Daniele la speranza di una vita normale. Il tempo della ricerca è lungo e tortuoso, si sa, specialmente quando la ricerca si deve occupare di malattie rare, e all’interno delle malattie rare, dei casi più rari ancora.

Ma le difficoltà si possono superare se si lavora allo scoperto, in rete, con trasparenza e disponibilità continua. E qui entra in campo facebook, il social network all’interno del quale succedono cose tremende, come si sa dalle pagine di cronaca. A volte accadono anche piccoli miracoli virtuosi, come questo.

Una giornalista free lance, scrittrice, Cinzia Lacalamita, scopre la storia di Daniele Amanti e si appassiona, vuole fare qualcosa, e pensa di scrivere un libro, ma non agisce da sola, chiede aiuto alla rete, agli amici, alcuni conosciuti personalmente, altri solo virtualmente, come il sottoscritto. Rapidamente il progetto prende forma, un editore ci crede, Cinzia scrive e nello stesso tempo costruisce un libro che serva da base per una campagna di comunicazione e di raccolta fondi. Anche io cerco di dare il mio piccolo contributo, scrivo una lettera aperta al piccolo Daniele, a Cinzia piace e la inserisce nel libro, che vede la prefazione di un’altra amica comune di facebook, Silvia Tortora, la figlia del grande Enzo.

Inutile qui citare tutti i protagonisti di questa gara di solidarietà. Sul sito di Daniele Amanti è possibile seguire i risultati di questa storia. Attorno al libro “Daniele, storia di un bambino che spera”, di Cinzia Lacalamita (editore Aliberti, € 11,90) è scattata una molla con pochi precedenti: in pochi giorni sono stati raccolti oltre 130 mila euro, che rendono del tutto praticabile la cifra di 250 mila euro, ritenuti necessari per finanziare uno specifico programma di ricerca che individui un approccio terapeutico per tutte le mutazioni meno comuni.

La trasparenza, l’aver inserito una storia individuale, certamente toccante ed emotivamente coinvolgente, nel contesto rigoroso dell’attività di un’associazione seria e riconosciuta a livello nazionale, la tenacia di una giornalista capace di tessere una rete vincente di pubbliche relazioni a tutti i livelli, sono alcuni dei fattori che caratterizzano e spiegano il successo di questa iniziativa. Ma è bello anche constatare come oggi, su facebook, Daniele Amanti abbia oltre quattromila fans. Una comunità virtuale che si infiamma, commenta, fa il tifo, partecipa, alimenta il tam tam della rete e lo sposta nella vita reale.

E stavolta anche i telegiornali, i contenitori tv, i giornali, scrivono, più o meno bene, più o meno con completezza, della storia di Daniele e della battaglia dei suoi splendidi genitori. Anche questa è l’Italia, anche questo è il web. E’ bene saperlo.

da www.vita.it