Il mistero della morte del “piccolo drago”


di Loretta Dalola

La morte di Bruce Lee e del figlio Brandon tra leggenda e realtà. Quando si parla di arti marziali è impossibile non nominare Bruce Lee perchè il suo primo merito è proprio quello di aver aperto al pubblico occidentale i segreti delle  arti orientali per mezzo delle sue produzioni cinematografiche Hollywoodiane.

Fiumi di parole, articoli, libri, film hanno alimentato discussioni destinate, forse a non trovare mai una risposta,  compreso il servizio  all’interno del  programma dedicato proprio a  Bruce Lee, un uomo fermamente convinto  delle sue possibilità, disposto a dare tutto se stesso per raggiungere i suoi obiettivi.

Sulle cause della sua morte avvenuta in circostanze poco chiare si sono succedute le più svariate teorie, (ma nessuna certezza), che hanno fatto si che il mito Bruce Lee divenisse leggenda a tutti gli effetti.

La prima teoria parte dal presupposto che Bruce Lee cominciava a non essere molto ben visto dal popolo marziale orientale, per il fatto di aver “venduto” le loro arti segrete all’occidente. La seconda teoria ha invece, a che fare con il giro di soldi che il fenomeno Bruce Lee stava creando, si pensi che al momento del decesso egli era il divo più pagato di Holliwood e sembra che ricevesse spesso minacce da parte delle organizzazioni criminali cinesi (le Triadi) alle quali, si attribuirebbe la causa della sua morte, ipotizzandone l’omicidio per estorsione. La terza teoria imputa il decesso del piccolo Drago,  a una morte dovuta ad un edema cerebrale per molteplici cause.

Ma quello che senza ombra di dubbio incuriosisce, sono le stranissime coincidenze che hanno legato la morte di Bruce Lee e di suo figlio Brandon. Entrambi stavano partecipando alla realizzazione del loro quinto film.  Brandon  muore nella stessa maniera in cui il padre nella finzione scenica viene assassinato, ovvero, con un colpo di pistola  sparato da un killer, che sostituisce la pallottola di scena con  una vera.  Brandon recita nel  film “Il Corvo” (per la prima volta, con un ruolo non legato alle arti marziali) come da copione,  ma, allo stop del regista, non si rialza più.

Il proiettile da scena, risulta vero.

Il mistero si infittisce ulteriormente, perché se è vero che le armi utilizzate nelle scene dei film sono vere,  hanno però, la canna ostruita ed è impossibile confondere una pallottola vera con una a salve. Quindi, il proiettile non può essere partito da una pistola di scena. Ma, chi può aver sparato simultaneamente sul set e perchè, è ancora un enigma.

La storia di due sfortunati attori ricalca la trama di un film ed entrambe le morti sembrano essere condannate dalla storia a ipotesi oscure.