“Senza Hitler” al teatro Brancati di Catania


Mercoledì 24 febbraio 2010 alle ore 21 debutta al Teatro Vitaliano Brancati, in via Sabotino a Catania, la commedia “Senza Hitler” scritta da Edoardo Erba, autore contemporaneo già applaudito dal pubblico e dalla critica durante la scorsa stagione teatrale, sempre al Teatro Brancati,  per “Margarita e il gallo”. Due atti tra il drammatico e il grottesco, tra la risata e la tragedia, diretti da Armando Pugliese che costruisce una regia interamente al servizio della sorpresa. In scena come protagonisti due interpreti d’eccezione quali Andrea Tidona e Carla Cassola insieme a Giovanni Carta e Barbara Giordano.

Come sarebbe stato il mondo Senza Hitler? E soprattutto chi e cosa sarebbe diventato Adolf senza Hitler? Se non avesse mai ricevuto quel secco no, quel fatidico verdetto: «Scarso talento, prova di disegno insufficiente!» di non ammissione all’ Accademia di Arti Figurative di Vienna nel 1907.

E se invece avesse superato quell’esame? Erba ci proietta in una dimensione parallela in cui Adolf, che  viene promosso all’ Accademia di Belle Arti,  realizza il sogno della sua giovinezza: diventare pittore. Un tema affrontato con ironia che reinventa così la storia di un secolo.

Lo spettacolo assume i caratteri di un thriller in un gioco di rimandi, incastri e metafore; è una divertente sciarada espressionista che si caratterizza per le pennellate aggressive e vivaci, in cui l’invenzione teatrale funziona da specchio rimandandoci la figura di un dittatore che senza quella bocciatura sarebbe diventato soltanto un pittore folle, mediocre ed irrequieto.

“Margarita e il gallo” al teatro Brancati di Catania


di Daniela Domenici

Debutto ieri sera, al teatro Brancati di Catania, di “Margarita e il Gallo”, commedia scritta da Edoardo Erba, autore contemporaneo, protagonisti Debora Bernardi, Alessandra Cacialli, Filippo Brazzaventre, Lino De Motta e Vittorio Bonaccorso con la regia e le scene di Angelo Tosto e i costumi di Giuseppe Andolfo.

Al centro della vicenda una “strega” che muove, quasi incidentalmente, i desideri dei vari personaggi realizzando i loro più inconfessabili desideri. E’ una commedia degli equivoci ma anche una “pochade” sulla perdita d’identità e una farsa sugli amori proibiti: il testo di Erba lascia intuire tutte queste allusioni sempre con un sorriso e tanta leggerezza.
Una breve trama: siamo nel 1500, nella casa di Annibale Guenzi, un tipografo fiorentino che ha qualche problema economico: stampa libri che nessuno compra e l’unico modo che avrebbe per cavarsela sarebbe diventare tipografo di corte ma ci vorrebbe una buona raccomandazione…Annibale la trova: il Visconte Morello, cugino del Granduca, può fargli avere quello che desidera ma c’è un piccolo particolare: Morello è un “gallo” e in cambio del favore vuole giacere con sua moglie Bianca ma non perché la conosce, a lui piace “andare al buio”, e ha anche un altro vizietto: la passione per quell’“altera parte”, quella a tergo…
Annibale, che non si fa scrupoli ad usare la moglie come merce di scambio, combina l’incontro ma all’ultimo momento la suocera, già ammalata, si aggrava e la moglie Bianca deve correre ad assisterla. In casa, ad aspettare il “gallo”, restano Annibale e Margarita, la serva appena assunta, che ha un temperamento estroverso e bizzarro: è figlia di una strega, una povera donna che, per sfuggire all’Inquisizione, aveva addirittura imparato a trasformarsi per incantesimo in un animale. Margarita capisce, dalle insistenze del suo padrone, che alla fine sarà proprio lei a dover concedere quell’“altera parte” al visconte e allora tenta una carta disperata: prova a trasformarsi in Annibale con l’incantesimo che ha visto fare a sua madre…

Intanto i nostri complimenti vanno al regista Romano Bernardi per aver saputo “tradurre” il particolare “gramelot” originario di Margarita, in lombardo, in puro lingua siciliana per renderla più vicina al gusto del pubblico riuscendo con questo a strappare risate a scena aperta. E complimenti anche per la gestualità di tutti i protagonisti che passa dalla ieraticità, sottolineata anche dai perfetti costumi di Giuseppe Andolfo, della contessa Bianca alle movenze quasi da “clownerie”  di Margarita e ai movimenti particolari di tutti gli altri, sempre pertinenti al ruolo.

Iniziamo con una meritatissima “standing ovation” per la protagonista, Debora Bernardi, semplicemente formidabile in questo ruolo sia per la mimica facciale mobilissima che per la perfetta recitazione in questo “siculo-gramelot” che per le movenze da atletico clown: davvero la padrona del palcoscenico ieri sera, secondo noi.

E un “bravo” a Filippo Brazzaventre che ha saputo rendere le manie e i tic di questo stampatore in crisi che si presta a questo “scambio” di favori sessuali a fin di bene, anche lui supportato da un make-up “esagerato” e da movenze che provocano la risata.

I nostri applausi anche a Lino De Motta che ha saputo ben impersonare un frate, padre Saverio, e ad Alessandra Cacialli nel ruolo della contessa Bianca, ignara di quello che si sta tramando alle sue spalle e affascinata dalla figura di Margarita.

Concludiamo con i nostri complimenti a Vittorio Bonaccorso che ha dato vita con bravura e simpatia al visconte Morello che verrà beffato dall’intelligenza e dall’arguzia della servetta.