Pesci fuor d’acqua


“Quanti esseri umani sono come pesci fuor d’acqua! Si sentono a disagio, come stranieri nel luogo in cui vivono; allora, appena possono, lasciano la loro famiglia e vanno esuli in un altro paese, dove vivono completamente ai margini della società. In realtà, la questione che si pone agli esseri umani non è unicamente quella del posto che devono occupare fisicamente, socialmente; è necessario che non solo il loro cuore e il loro intelletto, ma anche la loro anima e il loro spirito trovino in quel posto delle buone condizioni per espandersi. Finché non trovano il proprio posto, sono come semi che aspettano di essere seminati; e il loro posto è una terra fertile, la terra spirituale, dove potranno crescere. Quanti sono ancora simili a dei semi depositati in un granaio! Quando avrete trovato il posto del vostro cuore, del vostro intelletto, della vostra anima e del vostro spirito, sarete al vostro vero posto. A quel punto, ovunque vi troviate e qualunque sia la vostra situazione materiale e sociale, sentirete che quello è il vostro posto.”
Omraam Mikhaël Aïvanhov

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Carcere, ancora un altro suicidio


Non aggiungo commenti all’ennesimo suicidio nelle carceri di questo paese indecente: ormai la lista parla da sola.

  1. Pierpaolo Ciullo, 39 anni – 2 gennaio – carcere di Altamura, asfissia con gas;
  2. Celeste Frau, 62 anni – 4 gennaio – carcere Buoncammino di Cagliari, impiccagione;
  3. Antonio Tammaro, 28 anni – 7 gennaio – carcere di Sulmona, impiccagione;
  4. Giacomo Attolini, 49 anni – 8 gennaio – carcere di Verona, impiccagione;
  5. Abellativ Sirage Eddine, 27 anni – 14 gennaio – carcere di Massa, impiccagione;
  6. Mohamed El Aboubj, 25 anni – 16 gennaio – carcere S. Vittore di Milano, asfissia con gas;
  7. Ivano Volpi, 29 anni – 20 gennaio – carcere di Spoleto, impiccagione;
  8. Cittadino tunisino, 27 anni – 22 febbraio – carcere di Brescia, impiccagione;
  9. Vincenzo Balsamo, 40 anni – 23 febbraio – carcere di Fermo, impiccagione;
  10. Walid Aloui, 27 anni – 23 febbraio – carcere di Padova, impiccagione;
  11. Rocco Nania, 42 anni – 24 febbraio – carcere di Vibo Valentia, impiccagione;
  12. Roberto Giuliani, 47 anni – 25 febbraio – carcere di Rebibbia (Roma), impiccagione;
  13. Giuseppe Sorrentino, 35 anni – 7 marzo – carcere di Padova, impiccagione;
  14. Angelo Russo, 31 anni – 10 marzo – carcere di Poggioreale a Napoli, impiccagione;
  15. Detenuto italiano, 47 anni – 27 marzo – carcere di Reggio Emilia, asfissia on gas;
  16. Romano Iaria, 54 anni – 3 aprile – carcere di Sulmona, impiccagione;
  17. Carmine B., 39 anni – 7 aprile – casa circondariale di Benevento, impiccagione;
  18. Detenuto italiano, 40anni – 11 aprile – casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, asfissia con gas;
  19. Daniele Bellante, 31 anni – 13 aprile – carcere di Rebibbia a Roma, impiccagione;
  20. Giuseppe Palumbo, 34 anni – 23 aprile – carcere di Firenze, impiccagione;
  21. Detenuto italiano, 34anni – 26 aprile – carcere di Teramo, impiccagione.

da www.metilparaben.blogspot.com

    La situazione. Ancora sull’emergenza carceri. Ma il ministro Alfano e il capo del DAP Ionta, hanno mai visto Poggioreale, l’Ucciardone?


      di Valter Vecellio

    Le notizie che arrivano dal carcere sono di una costanza sbalorditiva: i suicidi si susseguono con ritmo settimanale e anche con maggior frequenza. Parliamo dei casi di suicidio “ufficiali”, come l’ultimo nel carcere romano di Rebibbia; dall’inizio di quest’anno sono, ufficialmente una ventina, ed è già una cifra enorme, spaventosa. Ma sono senz’altro di più. Per esempio, non ci sono casi che non vengono rubricati come suicidio in carcere. Poniamo il caso di un detenuto che tenta di impiccarsi, oppure che infila la testa in un sacchetto di plastica e si lascia morire così. Però gli agenti di polizia o i compagni di cella intervengono, e riescono a impedire che muoia, anche se le sue condizioni sono gravi. Il detenuto viene portato subito in ospedale, e dopo due-tre giorni di agonia, lì muore. Ecco, in quel caso non viene contato tra i suicidi in carcere, perché la morte è avvenuta altrove. Poi ci sono casi in cui si parla di malattia, di incidente, magari overdose…Insomma, il numero dei suicidi è di molto superiore a quello ufficiale, che sono comunque tanti. Per ognuno di questi casi parlamentari di buona volontà, radicali ma non solo, anche di altri gruppi, presentano interrogazioni al ministro. Proprio ieri il senatore Francesco Ferrante lamentava di averne presentate almeno una decina, a nessuna delle quali il ministro ha ritenuto di dover rispondere. L’arroganza del silenzio. Dite quello che volete, noi facciamo quello che ci pare.

     “Ristretti orizzonti” è una benemerita, lodevole organizzazione che da Padova, con i detenuti e gli operatori, si occupa dei problemi del carcere. Ogni giorno, da anni, confeziona tra le altre cose, una puntuale, dettagliata newsletter, fondamentale strumento per chi vuole essere informato di quello che accade nel mondo carcerario.

     Qui ci si limita a scorrere i titoli, sufficienti per dare un’idea della gravità della situazione:

    Caserta: detenuto muore nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Morto suicida.

    Cie di via Corelli a Milano: continua lo sciopero della famedi detenuti che chiedono condizioni migliori all’interno del centro, e una revisione del pacchetto sicurezza.

    Roma, carcere di Rebibbia: Daniele Bellante si impicca annodando una striscia del lenzuolo alla finestra della cella.

    Carcere di Porto Azzurro: ospita 305 detenuti, ma nel giro di qualche settimana ne dovrà ospitare altri 287; gli agenti di polizia penitenziaria dovrebbero essere 208, sono 126. Porto Azzurro semplicemente esploderà.

    Casa di reclusione di Castelfranco, Modena: 95 detenuti, i posti sono 39. Gli agenti di polizia penitenziaria sono 37, il 60 per cento in meno.

    Carcere palermitano dell’Ucciardone: 720 detenuti, dovrebbero essere la metà. Gli agenti di polizia penitenziaria sono 300, dovrebbero essere 500.

    Milano, carcere di Opera: un detenuto scrive: “Sono malato di cuore. Qualche settimana fa mi sono sentito male. Erano le sette di sera. Un forte dolore al petto e al braccio mi ha messo in ginocchio. Temendo fosse un infarto ho chiesto aiuto. Nessuna risposta. Poi anche i miei compagni hanno iniziato a sbattere sulle grate e a urlare per chiedere aiuto ed è così che alla fine si è presentato un medico”.    

    Si potrebbe andare avanti così per ore. Non so se il ministro della Giustizia sia mai andato a visitare un carcere. Probabilmente no, i ministri della Giustizia, non solo l’attuale in carica, si limitano al più alle inaugurazioni, al taglio dei nastri. Però dovrebbe visitarli, vedere in che condizioni vivono detenuti e agenti di polizia penitenziaria, toccare con mano la situazione. Una volta Leonardo Sciascia scrisse che nel bagaglio formativo di ogni magistrato sarebbe stato utile e necessario un soggiorno di tre-quattro giorni in un carcere come quello napoletano di Poggioreale o il palermitano dell’Ucciardone. Per patire in corpore vili quello che per via della loro professione i magistrati avrebbero poi fatto patire a quanti avrebbero dovuto giudicare. E non solo ai magistrati sarebbe utile quel soggiorno, ma anche per senatori e deputati; forse finalmente comprenderebbero quello che tanti mostrano di non riuscire a capire. Al posto del ministro della Giustizia Alfano, del responsabile del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Ionta, non riusciremmo a chiudere occhio, al pensiero di quello che accade in quel mondo della giustizia e del carcere di cui sono titolari e responsabili. Ma tutto fa invece pensare che riescano a dormire benissimo; e allora toccherà a noi fare sì che si scuotano dal loro olimpico e sereno distacco, che si destino.

    Questa la situazione, questi i fatti. 

     da www.radicali.it

    E siamo a 16: ennesimo suicidio in carcere…avanti il prossimo


    Siamo al sedicesimo suicidio in carcere del 2010: buona Pasqua a tutti quelli che continuano a strafottersene.

    1. Pierpaolo Ciullo, 39 anni – 2 gennaio – carcere di Altamura, asfissia con gas;
    2. Celeste Frau, 62 anni – 4 gennaio – carcere Buoncammino di Cagliari, impiccagione;
    3. Antonio Tammaro, 28 anni – 7 gennaio – carcere di Sulmona, impiccagione;
    4. Giacomo Attolini, 49 anni – 8 gennaio – carcere di Verona, impiccagione;
    5. Abellativ Sirage Eddine, 27 anni – 14 gennaio – carcere di Massa, impiccagione;
    6. Mohamed El Aboubj, 25 anni – 16 gennaio – carcere S. Vittore di Milano, asfissia con gas;
    7. Ivano Volpi, 29 anni – 20 gennaio – carcere di Spoleto, impiccagione;
    8. Cittadino tunisino, 27 anni – 22 febbraio – carcere di Brescia, impiccagione;
    9. Vincenzo Balsamo, 40 anni – 23 febbraio – carcere di Fermo, impiccagione;
    10. Walid Aloui, 27 anni – 23 febbraio – carcere di Padova, impiccagione;
    11. Rocco Nania, 42 anni – 24 febbraio – carcere di Vibo Valentia, impiccagione;
    12. Roberto Giuliani, 47 anni – 25 febbraio – carcere di Rebibbia (Roma), impiccagione;
    13. Giuseppe Sorrentino, 35 anni – 7 marzo – carcere di Padova, impiccagione;
    14. Angelo Russo, 31 anni – 10 marzo – carcere di Poggioreale a Napoli, impiccagione;
    15. Detenuto italiano, 47 anni – 27 marzo – carcere di Reggio Emilia, asfissia on gas;
    16. Romano Iaria, 54 anni – 3 aprile – carcere di Sulmona, impiccagione.

    da www.metilparaben.blogspot.com

    Carcere, si continua a morire…avanti il prossimo…e siamo a 13


    Nella tragedia dell’ennesimo suicidio in carcere (il tredicesimo dell’anno, il secondo a Padova), mi dà una certa fiducia il fatto che mi abbiate segnalato la notizia in moltissimi. Si vede che che siamo tanti, a credere che la democrazia e lo stato di diritto passino anche -e soprattutto- da come si vive -o come si muore- nelle carceri.

    1. Pierpaolo Ciullo, 39 anni – 2 gennaio – carcere di Altamura (BA), asfissia con gas;
    2. Celeste Frau, 62 anni – 4 gennaio – carcere Buoncammino di Cagliari, impiccagione;
    3. Antonio Tammaro, 28 anni – 7 gennaio – carcere di Sulmona (AQ), impiccagione;
    4. Giacomo Attolini, 49 anni – 8 gennaio – carcere di Verona, impiccagione;
    5. Abellativ Sirage Eddine, 27 anni – 14 gennaio – carcere di Massa, impiccagione;
    6. Mohamed El Aboubj, 25 anni – 16 gennaio – carcere S. Vittore di Milano, asfissia con gas;
    7. Ivano Volpi, 29 anni – 20 gennaio – carcere di Spoleto, impiccagione;
    8. Cittadino tunisino, 27 anni – 22 febbraio – carcere di Brescia, impiccagione;
    9. Vincenzo Balsamo, 40 anni – 23 febbraio – carcere di Fermo, impiccagione;
    10. Walid Aloui, 27 anni – 23 febbraio – carcere di Padova, impiccagione;
    11. Rocco Nania, 42 anni – 24 febbraio – carcere di Vibo Valentia, impiccagione;
    12. Roberto Giuliani, 47 anni – 25 febbraio – carcere di Rebibbia (Roma), impiccagione;
    13. Giuseppe Sorrentino, 35 anni – 7 marzo – carcere di Padova, impiccagione.

    da www.metilparaben.it

    13esimo suicidio in carcere: detenuto si suicida a Padova


    Il legale della vittima: “E’ una morte annunciata, stava male da tempo ma il direttore sanitario non ci credeva, ci disse: ‘Finge'”

     

    Un detenuto di 35 anni, Giuseppe Sorrentino, si è ucciso questa mattina nel carcere di Padova. L’uomo, che era in cella da solo, nella sezione ‘protetti’, si è impiccato alle sbarre della finestra del bagno, mentre gli altri detenuti erano fuori per l’ora d’aria. Sono stati proprio i compagni, dal cortile, ad accorgersi di ciò che stava accadendo e a dare l’allarme, ma quando gli agenti sono entrati in cella per soccorrerlo Sorrentino era già morto. E’ il tredicesimo suicidio dall’inizio di quest’anno nel carcere veneto. Il legale della vittima: “Depresso da tempo, è stata una morte annunciata: non doveva rimanere là dentro”.

    Di origini campane, era in carcere già da diversi anni e la detenzione lo aveva duramente provato: infatti manifestava da tempo segni di profondo disagio ed era reduce da un lungo sciopero della fame che lo aveva debilitato. Ricoverato più volte in ospedale e nel Centro Clinico Penitenziario, ogni volta al ritorno in carcere riprendeva la sua protesta, lamentando in particolar modo una scarsa attenzione alle sue problematiche da parte degli operatori penitenziari.

    Secondo l’avvocato di Sorrentino, Bianca De Concilio, quella del suo assistito “è una morte annunciata, era malato da tempo, soffriva di una grave forma di depressione che lo aveva portato a estraniarsi sempre di più dalla realtà che lo circondava. A nulla sono valsi i nostri sforzi per tirarlo fuori dal carcere, un luogo dove un malato grave com’era lui non doveva stare”. Il legale ricorda le numerose istanze di sospensione della pena, “avevamo anche chiesto il ricovero in ospedale, il trasferimento a un carcere più vicino alla famiglia, nel salernitano, ma nessuno ci ha ascoltato. Anzi, un mese e mezzo fa il direttore sanitario del carcere di Padova in una relazione su Sorrentino scrisse ‘il detenuto non e’ malato, finge’. Oggi il suicidio”.

    Il suicidio di Sorrentino è il secondo in meno di due settimane nella Casa di Reclusione di Padova, dove il 23 febbraio scorso, nella stessa Sezione, si tolse la vita Walid Alloui, 28 anni. Dall’inizio dell’anno salgono così a 13 a Padova i detenuti suicidi e a 31 il totale dei morti “di carcere” (che comprendono i decessi per malattia e per cause da accertare). I dati sono dell’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, del quale fanno parte i Radicali Italiani, e le Associaziono ‘Il Detenuto Ignoto’,’Antigone’, ‘A Buon Diritto’, ‘Radiocarcere’, ‘Ristretti Orizzonti

    ‘.

    La situazione: dodici suicidi dall’inizio dell’anno. Storie di ordinaria emergenza. Una quotidiana strage di legalità, diritto, vite umane


     di Valter Vecellio 

    La strage di legalità e di diritto, e dunque di vite umane è particolarmente pesante in carcere. C’è chi prende un lenzuolo, ne fa una corda e si impicca, succede nel penitenziario di Padova, dove un detenuto di 27 anni, tunisino, è evaso così, dal carcere. Oppure, come ha fatto un altro detenuto a Siracusa, dopo il colloquio si butta dalla tromba delle scale del carcere, e ora è in coma. Nelle stesse ore, nel carcere romano di Rebibbia un detenuto in italiano si impiccava. Come ha fatto l’altro giorno un detenuto a Brescia. Sempre nelle stesse ore, nel carcere perugino di Capanne, dove a causa del sovraffollamento alcuni detenuti non hanno neppure una branda e devono dormire su dei materassi a terra, nelle ultime ore ci sono stati due tentativi di suicidio; un terzo detenuto ha minacciato di ferirsi con dei vetri. Protagonisti di tentativi di suicidio sono stati un nordafricano, che ha ingoiato delle lamette, ed un tossicodipendente italiano, che ha infilato la testa in un sacchetto di nylon per inalare il gas contenuto all’interno di alcune bombolette. Del terzo episodio è stato protagonista un detenuto per questioni di droga italiano, che dopo aver rotto lo specchio del bagno, ha minacciato di tagliarsi la gola perché i giudici – ha spiegato – non l’hanno scarcerato.

     Per quello che è dato sapere, dall’inizio dell’anno sono dodici i detenuti che si sono tolti la vita. Erano in prevalenza persone giovani (6 con meno di 30 anni) e in carcere per reati non gravi, alcuni appena arrestati ed altri prossimi alla scarcerazione. Solo in 3 casi si prospettavano detenzioni lunghe.

     Vincenzo Balsamo, suicida a Fermo martedì scorso, prima di morire aveva presentato un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo contro il sovraffollamento del carcere dove era ristretto.

     Confrontando il tasso di sovraffollamento delle carceri dove sono avvenuti i suicidi di quest’anno con il numero totale dei suicidi registrativi negli ultimi cinque anni emerge che la frequenza dei suicidi arriva a triplicare nelle condizioni di maggiore affollamento, ma anche di particolare fatiscenza delle celle.

     Il “primato negativo” spetta al Carcere di Cagliari, con 506 detenuti (affollamento al 146%) e 11 suicidi in 5 anni, con la frequenza di 1 suicidio ogni 46 detenuti. A San Vittore, con 1.127 detenuti (affollamento al 242%) e 13 suicidi in 5 anni, la frequenza è di 1 suicidio ogni 86 detenuti; quindi l’affollamento è quasi doppio, ma ci si suicida la metà!

     Sulmona, che ha la triste nomea di “carcere dei suicidi”, si colloca al secondo posto: con 481 detenuti, affollamento al 159% e 6 suicidi negli ultimi 5 anni registra una frequenza di un suicidio ogni 80 detenuti.

     Il carcere meno affollato è Spoleto: 565 detenuti e affollamento al 124%; in 5 anni vi sono avvenuti 5 suicidi, 1 suicidio ogni 113 detenuti (la metà di San Vittore e 1/3 del Buoncammino di Cagliari).

     Il carcere con la minore frequenza di suicidi è Verona, nonostante un affollamento del 162% (956 detenuti e 3 suicidi in 5 anni, pari alla frequenza di 1 suicidio ogni 318 detenuti). Questo risultato positivo è probabilmente in relazione con le numerose attività lavorative, culturali e sportive che vi si svolgono e che consentono ai detenuti di trascorrere parte della giornata fuori dalla cella.

     Torniamo a Roma, Rebibbia, per una storia che lascia perlomeno perplessi. C’è un detenuto, Antonio: non riesce a parlare perché a tratti la parola gli si inceppa, non può articolarla, gli si blocca il respiro, i tratti del viso e del corpo appaiono deformati dagli spasmi della malattia. Antonio dice che dall’82-83 si sono manifestati i primi sintomi della malattia, una patologia che impedisce una postura normale, condiziona i movimenti del viso e del corpo, che appaiono tipici degli spastici, e dà dolori diffusi; era quasi scomparsa per ricomparire nel ‘97, in forma leggera. Ma di nuovo, dal 2007 è andata via via peggiorando.

     Dal ‘98 Antonio è detenuto, è stato in vari istituti del Lazio, gli hanno fatto alcune analisi e poi lo hanno mandato ad Opera, a Milano, dove un medico lo ha inviato al “Carlo Besta”, un centro di alta specializzazione, dove gli hanno definitivamente diagnosticato la malattia.

     Successivamente è stato trasferito a Rebibbia, nel 2007 nell’infermeria del carcere. Da circa un mese è però in un reparto “normale”, in una cella con la porta blindata, dove la carrozzina non passava dalla porta; gli è stato lasciato il catetere, che dava meno problemi perché le dimensioni della cella rendevano l’accesso al water troppo complicato per chi ce lo doveva portare, ma così non poteva mai uscire e restava chiuso, a letto, 24 ore su 24, salvo che per i colloqui, quando veniva preso in braccio per passare dalla porta. Da qualche giorno gli è stata assegnata una cella più larga, dove, almeno, la carrozzina può passare

    da www.radicali.it