“Come potrebbe essere un prete in una prigione” di Giovanni Farina dal carcere di Siano Catanzaro


Un confessore di uomini condannati che invecchiano insieme, a molti di loro che cosa può consolare, che anima può salvare..

…unità di pietra…

non sente più la crocifissione, il fuoco che brucia.

Che cosa mi ha detto quest’uomo di suo? Nulla di sofferto che venisse dal suo cuore la mio…nulla di suo per me…

E pio recita una lezione ripetuta chissà quante volte, un tema dimenticato a forza d’essere saputo.

Non si può avere il paradiso nel cuore tra le mura di una prigione.

“Non vivo, respiro” di Giovanni Farina dal carcere di Siano Catanzaro


Appena ricevuta, copiata e pubblicata…

Cella di espiazione.

Se il giorno ancora non appare – che devo fare della notte.

Segno col pensiero i quattro muri della cella, ci scrivo delle frasi a memoria, ci faccio dei disegni, frasi e disegni si accavallano in continuazione per ore nella mia mente.

Disegno a matita, scrivo a penna in tutti i colori, li calco nel sasso.

Compongo un libro che sfoglio senza guardare con gli occhi, senza il bisogno di un lume che illumini il pensiero.

Leggo un libro fatto di pietra, di ferro, marcato dalla ruggine del cemento.

Trovo nelle sue pagine frammenti di pensiero, nomi di uomini che hanno sofferto, amato, gridato il senso della loro vita mutilata, smembrata dai giorni che passavano veloci o non passavano mai dentro le immaginazioni di colpe che non ti abbandonano mai.

Di uomini che sognano di svegliarsi, di fuggire lontano dalla loro stessa vita, dalla nebbia creata dal loro cervello giorno dopo giorno sempre più vuoto. Incatenati nella tomba della loro inutile esistenza.

“Carcere a morte” di Carmelo Musumeci da Spoleto


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Ancora suicidi in carcere! Ancora un detenuto si è ucciso stanotte impiccandosi alle sbarre!

Dalla rassegna stampa di “Ristretti Orizzonti” leggo:

“Da inizio anno salgono così a 39 i detenuti suicidi nelle carceri italiane (33 impiccati, 5 asfissiati col gas e 1 sgozzato), mentre il totale dei detenuti morti nel 2010, tra suicidi, malattie e cause “da accertare” arriva a 109 (negli ultimi 10 anni i “morti in carcere” sono stati 1.707 di cui 595 per suicidio)

In un altro giornale leggo:

“In Italia i reati diminuiscono e la mafia uccide di meno”

Quest’ultima affermazione mi ha fatto amaramente sorridere perché la mafia è stata superata abbondantemente dallo Stato.

Lo Stato italiano e i suoi carcerieri uccidono o spingono al suicidio più della mafia, della ndrangheta, della camorra e della sacra corona unita, tutte insieme.

Lo Stato può essere orgoglioso di essere riuscito ad essere più cattivo e sanguinario dei delinquenti. Riesce persino a convincerli ad ammazzarsi da soli.

In carcere si continua a morire.

Forse in questo momento se ne sta suicidando un altro.

E nessuno fa nulla.

Il Presidente della Repubblica rappresenta tutti ma non i carcerati.

I politici per consenso elettorale gridano “Tutti dentro” fuorché i politici corrotti, i loro complici e i colletti bianchi.

Il Presidente del Consiglio, sicuro che lui in carcere non ci andrà mai, continua a farsi gli affari suoi.

La gente onesta preoccupata ad arrivare alla fine del mese e a pagare la rata del mutuo non ha tempo di preoccuparsi di qualche detenuto che si toglie la vita stanco di soffrire.

Non solo i mafiosi, pure le persone “oneste” non sentono, non vedono e non parlano.

I “buoni” difendono solo “i buoni”, i cattivi possono continuare a togliersi la vita in silenzio.

In carcere si dovrebbe perdere solo la libertà, non la vita.

Se questo accade non è colpa di chi si toglie la vita, ma di chi non l’ha impedito.

La morte è l’unica cosa che funziona in carcere in Italia.

E’ l’unica possibilità che hai fra queste mura per non impazzire e per smettere di soffrire. Di questo passo il sovraffollamento sarà risolto dagli stessi detenuti.

A chi importa che dall’inizio dell’anno, in uno dei luoghi più controllati e sorvegliati della società, muoiano le persone come mosche?

Importa a me.

E ANCHE A ME, AGGIUNGO.

Suicida il detenuto numero 39 A quaranta facciamo una festa?


Un detenuto del carcere di Siracusa si è tolto la vita la notte scorsa, impiccandosi. L’ennesimo suicidio in cella è stato reso noto dal segretario generale della Uil Pa penitenziari Eugenio Sarno. La vittima, L.C., accusato di estorsione e rinchiuso nel reparto “isolati” della struttura, già la settimana scorsa aveva commesso atti di autolesionismo ingoiando lamette da barba. “Con grande disagio e rammarico – afferma Sarno – dobbiamo annunciare il 39/mo suicidio in cella di questo 2010. Ogni ulteriore commento a questa strage senza fine appare sinanche riduttivo di fronte alla portata della tragedia che si consuma ogni giorno dietro le sbarre delle nostre degradate e sudice galere”. Per il sindacalista della Uil “suicidi ed evasioni certificano il fallimento del sistema penitenziario sempre più abbandonato al proprio, ineluttabile, destino nell’indifferenza della politica, della società e della stampa. A questo punto il personale, allo stremo e prosciugato di tutte le residue energie psico-fisiche , nulla può opporre alle fughe. Siano esse dalle mura piuttosto che dalle vite”.

Ps. L’indifferenza è assordante davanti a trentanove vite spezzate. A quaranta festeggiamo?

da http://www.livesicilia.it

“Non mi riguarda” da “Il colore dei giorni di un ergastolano” di Sebastiano Milazzo dal carcere di Spoleto


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Non dite “Non mi riguarda”

Qualcuno deve pur sapere

La mia pazza storia.

Sapere del dolore subito

Ignorato, del dolore

Che non fa più rumore

Del crescere dell’erba.

Deve saperlo qualcuno.

O dovrò continuare

A urlarlo alla luna

Ai portoni chiusi

Agli alberi spogli?

Ci deve essere

Una sciatta baldracca

Uno stanco ubriaco

Un pio straccione

Che voglia ascoltare

A denti stretti

A pugni serrati.

Qualcuno

Che voglia urlare

E poi piangere da solo

Dentro il cerchio

Della sua ombra

Con gli occhi chini sul selciato

E rossi di vergogna.

“Gli uccelli” di Giovanni Farina dal carcere di Siano Catanzaro


Gli uccelli

che in estate

passano le notti

tra le foglie

degli alberi,

quando queste cadono

devono trovare asilo

dalle tenebre che aumentano.

Tutto parla di morte

in questo mese di novembre

e non mi è possibile

inginocchiarmi

sulla tua tomba

neanche quando si farà sera

per mormorare una preghiera

sulle tue ceneri

padre.

Questa mia poesia è una delle tante che ci sono nel libro che mi ha pubblicato Giuseppe Soffiantini. Fallo conoscere perché il ricavato va alla ricerca sul cancro. Scrivilo sul sito.

La compagnia della stampa – Masetti Rodella Editore

Viale Industria 19

25030 Roccafranca (Brescia)

Tel 030-7090600 Fax 030-7090660

“Svegliamoci” una provocazione politica di Pasquale De Feo dal carcere di Siano Catanzaro


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I politici, come questi che ci governano, non fanno altro che tagliare i fondi per noi detenuti rf emanare leggi oppressive e disumane mentre per loro c’è l’impunità totale, raramente capita in galera un politico, uno dell’alta finanza o dei poteri vari, se succede è per pochi mesi. Tanzi che ha fatto suicidare decine di persone e rovinato migliaia di famiglie ha scontato tre mesi e difficilmente verrà più in galera; a Napoli, tempo fa, per un pacco di biscotti un uomo che lo aveva rubato per fame lo condannarono a circa tre anni per effetto della legge Ciriello.

Questi signori non fanno altro che aumentare le pene, emanare leggi contro la povera gente e restringere la vivibilità nei carceri; per coprire le loro malefatte, i loro privilegi e i loro arricchimenti a spese dello Stato. Continueranno a fare i loro comodi perché ormai controllano i media e plasmano la realtà come meglio è funzionale ai loro interessi.

Sono circa 20 anni che hanno istituzionalizzato la tortura e rese perenni le leggi emergenziali per le stragi degli anni ’90; oggi da più parti si afferma che sono state stragi di Stato ripercorrendo la strategia della tensione degli anni ’60-’70.

Con tutto ciò questi signori al governo ancora si accaniscono sulla vivibilità interna ai carceri, sollecitando i bassi istinti della gente, sia per crearsi l’aureola di professionisti dell’antimafia e sia per un ritorno elettorale.

Siccome in Italia tutto è politica, se vogliono avere una vita dignitosa nei carceri con il rispetto dei nostri diritti e processi giusti, senza più subire e sottostare alla mercede del primo politico prezzolato di turno e né sottostare gli abusi arbitrari dei burocrati del sistema, dobbiamo scendere in politica.

I nostri familiari e parenti votano, chiediamo loro di votare il partito che mette nel suo programma alcune nostre richieste che sono contenute nella nostra Costituzione e nella Convenzione Europea.

1)    L’abolizione dell’ergastolo con il massimo della pena di 30 anni. Una pena di morte diluita nel tempo, schiavitù perpetua.

2)    5 anni di sanatoria generalizzata per tutti i detenuti, nessuno escluso, per sanare tutti gli aumenti di pena e la sospensione dei diritti nei tribunali a causa delle leggi emergenziali degli ultimi 30 anni

3)    Il diritto al voto per tutti i detenuti; la Corte Europea lo ha sancito anche con una sentenza

4)    Il garante dei diritti per i detenuti con reali poteri per porre fine agli abusi sistematici nei carceri

5)    Inserire nel Codice Penale il reato di tortura come indica l’ONU e l’Unione Europea all’Italia

6)    Territorializzazione della pena; abbiamo diritto a scontare la pena vicino ai nostri familiari

7)    Il ripristino integrale della legge Gozzini per tutti i regimi detentivi, ai detenuti comuni ai detenuti nel regime di 41bis, con l’automatismo dei benefici per evitare il dispotismo di chicchessia

8)    L’abolizione dell’art. 4bis e l’art. 7, due mostri giuridici e barbari

9)    Tutela sindacale dei detenuti che lavorano, oggi sono privi di tutela e con una paga da schiavi

10)  Libero accesso ai giornalisti nei carceri affinché ci sia trasparenza e non un mondo chiuso da “segrete dei castelli medievali”

11) Abolizione del 41bis, una tortura istituzionalizzata respinta anche dagli USA che ha la pena di morte, pertanto è una vergogna alla nostra civiltà e aal nostro diritto che è stato faro nel mondo.

Il partito politico che inserisce nel suo programma della giustizia queste undici richieste tutti i detenuti diranno ai familiari e parenti di votarlo; inoltre faranno almeno dieci copie e le spediranno ad altri detenuti e non.

Con i nostri familiari e parenti siamo centinaia di migliaia, possiamo incidere nella politica ed è l’unico modo per difenderci dai politici che per salire alla ribalta seminano odio e fanno a gara a chi inventa legge più disumane; e dai burocrati che più opprimono pi ritegono di essere nel giusto, nel meccanismo perverso simile a quello nazista.

Siamo cittadini italiani, non possiamo né dobbiamo né vogliamo essere trattati da cittadini di serie C, la Costituzione sancisce che siamo tutti uguali in tutto e nessuno può toglierci i nostri diritti e classificarci a servi della plebe, il feudalesimo è finito secoli fa.

Nel 2013 ci saranno le elezioni nazionali, dovremmo tutti iniziare a pensare di impegnarci affinché anche noi dobbiamo avere una politica di riferimento alla luce del sole che realizzi i nostri undici “Punti di civiltà”.

Pasquale De Feo

Dal carcere di Spoleto una poesia di Sebastiano Milazzo


IL NULLA

Più nulla c’è in questo luogo

che arpiona l’avvenire.

Non l’abbraccio dei bambini

né il ponte fra gli ontani

né i respiri sussurrati

nel cuore della notte.

Questo è il luogo

per una razza inservibile

dove i brandelli di carne viva

sono appesi al filo spinato

dell’umiliazione.

“La regressione dell’HOMO ITALICUS” di Sebastiano Milazzo dal carcere di Spoleto


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Una volta c’erano i Calamandrei, i Vassalli, i Pertini, i De Gasperi, i Togliatti. Poi c’è stato il garantista Bertinotti il quale, prima di ogni elezione, affermava che l’ergastolo è una pena infame, e quando l’on. Ersilia Salvato era riuscita a farne approvare l’abrogazione alla Camera, il garantista Bertinotti ha pensato bene di far cadere il governo per non abolirlo e per cancellare l’affronto ha fatto scomparire dalla politica l’on. Ersilia Salvato.

Tipica regressione dell’Homo Italicus.

Dopo il garantista Bertinotti è venuto uno più garantista di lui che ha chiamato il suo partito il Partito della Libertà, l’on. Berlusconi, che in coerenza con il nome del suo partito ha tolto definitivamente ogni speranza agli ergastolani per poterli mostrare come trofei ogni volta che qualcuno del suo partito viene preso con il sorcio ancora in bocca.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus.

Una volta avevamo l’on. Moro che insegnava ai suoi studenti “E per quanto riguarda questa richiesta della pena, di come debba essere la pena, un giudizio negativo, in linea di principio, deve essere dato non soltanto per la pena capitale che istantaneamente, puntualmente, elimina dal consorzio sociale la figura del reo, ma anche nei confronti della pena perpetua, l’ergastolo che, privo com’è di qualsiasi speranza, di qualsiasi prospettiva, di qualsiasi sollecitazione al pentimento e al ritrovamento del soggetto, appare crudele e disumano non meno di quanto lo sia la pena di morte”.

Ora abbiamo l’avv. Calvi del PD che afferma “sì, sono favorevole all’abolizione dell’ergastolo ma non per coloro che hanno agevolato l’attività della criminalità”.

Qualcuno lo avvisi che senza il reato associativo l’ergastolo non lo prende nessuno in Italia.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus.

Abbiamo avuto il sen. Gozzini, ora abbiamo i circuiti differenziati  voluti da Oliviero Diliberto e dal dott. Caselli e chi sconta la pena in quei circuiti quando fa istanza per un beneficio riceve la risposta con un prestampato, uguale per tutti, che afferma “Rilevato come la cartella personale dell’istante non rechi traccia di alcun accertamento di condotta collaborativa con la giustizia ex art. 58 ter o.p. ovvero della collaborazione irrilevante o impossibile, ritenuto pertanto di dover denegare, allo stato, la richiesta di permesso premio, si dichiara inammissibile l’istanza”.

Con questa risposta viene imposta l’omologazione della follia di applicare la pena di morte senza doverlo ammettere “Ha 87 ani – Vive in uno stato d’incoscienza. Dicono che con il acldo che fa indossi ancora il cappello e le calze di lana dell’inverno, sempre gli stessi. E che la biancheria pulita che gli portano in carcere riesce intatta al posto di quella sporca. Sta solo in una cella dell’infermeria di Pagliarelli, sporco e abbandonato a se stesso. Se non gli danno da mangiare non mangia, se non lo reggono non cammina. E soprattutto non capisce” Alessandra Ziniti su Repubblica del 3 agosto 2008.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus.

Siamo partiti col diritto romano che stabiliva l’eguaglianza tra patrizi e plebei e ora abbiamo la Santanchè che è capace, nello stesso contesto, di criticare ferocemente i magistrati che concedono un beneficio penitenziario e con la stessa ferocia definire i magistrati subdoli attentatori alla democrazia quando si ostinano a non capire che a Scajola gli hanno pagato, a sua insaputa, un appartamento a Roma con vista Colosseo.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus.

Abbiamo avuto Beccaria e siamo finiti con i march ettari mediatici che nel fare il gioco delle parti con i politici, dicono loro, io ti do in televisione del mafioso e del camorrista, tu per far vedere che non lo sei, approvi leggi sempre più repressive contro gli altri, così noi vendiamo libri e ci facciamo contratti miliardari con la Rai e tu puoi continuare a combattere il male degli altri e mai il tuo.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus.

Una volta c’era il fascismo che raccomandava ai carcerieri “Le relazioni tra le famiglie e i detenuti si mantengano affettuose, esortando le famiglie a dare ai detenuti frequenti notizie e buoni consigli”. Ora si allontanano i detenuti dalle residenze dei famigliari oppure si destinano in regimi carcerari che scavano un solco sempre più profondo tra il condannato e i propri affetti.

Tipica dimostrazione di regressione dell’Homo Italicus

Una volta si andava nelle piazze a protestare contro la pena di morte applicata in America, ora un giudice americano nega l’espulsione di un italiano avvalendosi della testimonianza di un agente FBI che,  a proposito del 41bis, ha riferito al giudice “Lo useranno per ottenere informazioni” e il giudice ha motivato la negazione dell’estradizione “C’è il rischio che venga sottoposto al regime di carcere duro previsto dall’art 41bis del codice italiano, un trattamento che equivale alla tortura”. E nessuno protesta.

Il primo “collocamento” per detenuti


Al via per tre anni in via sperimentale in cinque regioni l’agenzia ANReL, il più importante progetto di recupero mai realizzato in Europa

L’art. 27 della Costituzione Italiana recita che le pene “devono tendere alla rieducazione del condannato”, una rieducazione che deve puntare al recupero umano, sociale e spirituale della persona.  E  proprio questo è l’obiettivo che si propone il progetto di una “agenzia di collocamento” per i detenuti varato su iniziativa del Ministro della Giustizia Angelino Alfano e del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta. Un progetto che riceverà dalla Cassa delle Ammende del
 Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria la somma di 4,8 milioni di euro, nasce da una convenzione quadro siglata con il Ministero della Giustizia e sarà gestito dalla Fondazione “Mons. Di Vincenzo”.

Si chiama Anrel (Agenzia Nazionale Reinserimentoe Lavoro) ed è stata subito definita come il “più importante progetto di recupero dei detenuti ed ex detenuti”. Al via in cinque regioni pilota (Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia e Veneto) si propone di dare un’alternativa a circa 1.800 ex-detenuti avviati al lavoro; di questi 1100 dovrebbe essere collocati in cooperative sociale, 550 come dipendenti e 150 avvieranno nuove imprese o si aggregheranno a progetti esistenti. Cento in totale le imprese che – stimano i promotori – potranno essere costituite dai detenuti. Sarà creata una banca dati dove inserire i curriculum (circa seimila) dalla quale i datori di lavoro possano attingere informazioni e, eventualmente, risorse. Tra gli obiettivi, la presa in carico delle famiglie dei detenuti con la creazione di Cittadelle su territori confiscati alle mafie. 

Alla guida del progetto di recupero c’è il Movimento Ecclesiale “Rinnovamento nello Spirito Santo”, di cui è presidente Salvatore Martinez, in collaborazione con altre realtà, tra cui: Caritas Italiana, le Acli, Coldiretti e Prison Fellowship International.

ANReL è una vera e propria “agenzia di collocamento” che opererà attraverso percorsi personalizzati di orientamento, di formazione, di avviamento al lavoro, d’inserimento professionale, borse lavoro, attraverso partnerariati con le principali organizzazioni sociali e datoriali, con un significativo cofinanziamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dei Partner operativi e attuatori.

Si tratta del primo e più grande incubatore di buone prassi sociali per la redenzione e la rigenerazione del mondo carcerario mai realizzato in  Europa, un intervento concreto per un percorso di recupero sociale, umano e spirituale dei detenuti, ex detenuti e delle loro famiglie, da sottrarre all’influenza e al controllo della criminalità organizzata che, attraverso la vicinanza alle famiglie dei detenuti, punta a intrappolare sempre più una persona nella ragnatela della criminalità e della devianza sociale.

Partenza in 5 regioni

Destinatari, in via sperimentale e per un percorso triennale, sono i detenuti e gli ex detenuti delle Regioni Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia e Veneto – che ospitano oltre la metà della popolazione carceraria in Italia – con il coinvolgimento attivo dei nuclei familiari dei soggetti coinvolti. Sono oltre 68.000 oggi i detenuti nelle carceri italiane; di questi 7.500 lavorano in parte alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria, in parte per datori di lavoro esterni o in proprio (dati DAP). Nella prima fase il progetto porterà ad un ampliamento dell’anagrafe della popolazione carceraria (banca dati) fino a 6.000 soggetti, ad un aumento del numero di detenuti avviati al lavoro pari a 1.800 soggetti e all’ampliamento del numero di imprese costituite da detenuti che, nel primo triennio dovrebbero essere già più di 100. Nel corso degli anni, si potrà inoltre procedere in modo graduale al coinvolgimento di altre regioni italiane.

L’avvio delle attività

L’operatività si concretizza in una serie di fasi e di piani di azione: dalla costruzione di una banca dati dei profili professionali dei detenuti ed ex-detenuti coinvolti, all’avvio di percorsi di formazione personalizzati; attività di informazione e sensibilizzazione di soggetti pubblici e privati per ampliare il target di potenziale impiego delle figure professionali disponibili; sostegno alle iniziative e ai progetti di imprese sociali;  tutoraggio e accompagnamento continuo dei soggetti presi in carico dall’Agenzia e aderenti al Progetto. Saranno immediatamente avviati contatti per la proposta, il coinvolgimento e l’accesso dei detenuti al progetto mediante apposita informativa; a 6 mesi dall’avvio del progetto è prevista la partenza dei percorsi di formazione. Il lavoro con i detenuti inizierà già durante il loro soggiorno in carcere; nelle 5 regioni coinvolte saranno creati centri di coordinamento sul territorio e centri di consulenza.

Polo di Eccellenza in Sicilia

ANReL conta oggi sull’esperienza pilota realizzata in Sicilia, presso il Polo di Eccellenza della solidarietà e promozione umana “Mario e Luigi Sturzo”. Avviato nel 2003, alle porte di Caltagirone, su un Fondo agricolo di 52 ettari appartenuto agli Sturzo, dotato di un antico Casale e di un Baglio oggi rifunzionalizzati. Ad oggi sono stati coinvolti nel progetto 12 detenuti ed ex-detenuti, impegnati in attività di formazione umana e professionale altamente specializzati focalizzate sulle attività peculiari della tradizione del territorio, quale la produzione delle famosissime ceramiche di Caltagirone, la coltivazione, la trasformazione e il confezionamento di prodotti agricoli.

da http://www.vita.it