Sono disgustato dalla pochezza del giornalismo italiano in tema di disabilità


di Franco Bomprezzi

Tacciono, fanno finta di non sapere, di non aver capito e invece sono conniventi, tuonando dal loro pulpito di carta contro i “falsi invalidi”, abboccano come “carpe” all’amo dei “falsi numeri”, si occupano d’altro, si schierano a metà, sempre a metà, ma quando ci sarebbe bisogno di una bella testimonianza di professionismo – come nel caso di questa Manovra Finanziaria che in realtà colpisce i “veri invalidi” – spariscono, si eclissano, si negano. E a pagare restano le persone con disabilità e le loro famiglie… Un mondo di ipocriti, farisei, distratti, superficiali, ignoranti, ignavi, prudenti, egoisti, calcolatori, pigri, dormienti. Sono i miei colleghi giornalisti famosi. Le “grandi penne” del giornalismo italiano, quelle che si sono distinte in questi anni, guadagnando somme ingenti, ben al di sopra della media dei colleghi ordinari, per aver saputo “lisciare il pelo” all’opinione pubblica, individuando, con sagace e furbo moralismo perbenista, i responsabili del nostro malessere sociale ed economico. Hanno venduto migliaia di copie di libri, hanno riempito gli scaffali di bestseller, sono intervenuti nei talk show pubblici e privati, hanno aperto blog, hanno ricevuto premi e onorificenze, sono ascoltati e temuti, vezzeggiati e circondati di premure. E ora tacciono, fanno finta di non sapere, di non aver capito. Peggio, sono conniventi. Tuonano dal loro pulpito di carta contro i “falsi invalidi”, abboccano come “carpe” all’amo dei “falsi numeri”, si occupano d’altro, si schierano a metà, sempre a metà, un colpo al cerchio (e neppure quello), un colpo alla botte (dipende dalla botte). Insomma, quando ci sarebbe bisogno di una bella testimonianza di professionismo, su carta, in tivù, sul web, spariscono, si eclissano, si negano. Vergogna. Lo dico senza timore. Sono sinceramente disgustato dalla pochezza del giornalismo italiano in tema di disabilità. In questi giorni la rivista «Vita» ha cercato, anche con il mio impegno personale, di documentare seriamente un caso palese di errore contenuto nella manovra del Governo. L’innalzamento della percentuale di invalidità per ottenere l’assegno mensile di assistenza, dal 74 all’85 per cento; colpisce invalidi “veri”; è una vergogna, non serve a niente, non porta altro che spiccioli nelle casse dello Stato, non c’entra niente con la lotta sacrosanta al fenomeno dei falsi invalidi. E allora perché questo silenzio? Perché questo argomento è un bel diversivo per spostare l’attenzione dai temi veri della manovra. Intanto, però, a pagare sono le persone con disabilità e le loro famiglie. Vergogna.

da www.superando.it

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Buon compleanno, Marco :-)


Oggi Marco Pannella compie 80 anni e li festeggerà…visitando il carcere di Bolzano, dopo aver visitato per 6 ore, ieri, quello di Parma, insieme a Rita Bernardini giunta al 18° giorno di sciopero della fame per non far dimenticare la situazione esplosiva del pianeta carcere in Italia, è il terzo in pochi mesi che mette in atto, cerchiamo di starle vicino sottolineando in ogni momento quanto la situazione sia drammatica e urgente, quanto il carcere sia diventato “un deposito di carne umana” , una discarica…parliamone, scriviamone, urliamolo, denunciamolo SEMPRE…

Auguri Marco e formidabile Rita!!!

Augusta, la voce ai cittadini: pericolo pubblico


di Mimmo Di Franco

Oggi abbiamo incontrato una muta di circa 15-17 cani,nella foto solo 11,erano le 18 e andavano in direzione Piazza delle Grazie provenienti da via Roma.
E’ vergognoso che ci siano,di giorno, cani che attraversano indisturbati la città.
Non oso pensare se un bambino, da solo, cammini per la strada e spaventato cominci a urlare e a correre,quale sarebbe la reazione del branco.
E’ necessario e prioritario,risolvere definitivamente questo problema;l’abbiamo denunciato più volte. E’ un problema di sicurezza e incolumità dei cittadini.

Non  si può stare tranquilli incrociando un branco del genere.
Anziani, bambini o adulti devono essere liberi di muoversi,non possono andare in giro con la paura d’incappare in un pericolo del genere.
Di questo,bisognerebbe ringraziare i proprietari dei cani che non controllano le nascite e coloro che li abbandonano.
Qualcuno si è occupato di fare un censimento?

E’ in funzione un servizio di accalappiacani e di sterilizzazione degli animali.
Per risolvere il problema ci vuole una task force , la mancanza di soldi non può essere un alibi.
E’ urgente,necessario,doveroso,salvaguardare l’incolumità dei cittadini.

Carceri: un altro decesso fra gli internati di Sulmona. Bernardini al Dap: sono morti annunciate, non c’è tempo da perdere


Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicale-Pd, membro della Commissione Giustizia

“Ormai il passare del tempo nelle carceri italiane è sempre più scandito dal macabro conteggio delle morti. L’ultimo decesso fra gli internati del supercarcere di Sulmona era più che annunciato ed era stato preceduto dal suicidio -appena sei giorni fa- di un altro tossicodipendente come lui. Come si fa a mettere una persona così bisognosa di cure sia materiali che psicologiche in una cosiddetta casa di lavoro dove il lavoro non c’è e dove si sta chiusi in cella tutto il giorno senza fare alcunché?
Sembra invece confermata la notizia, che denunciavo alcuni giorni fa sottolineando l’irresponsabilità del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, secondo la quale nel supercarcere di Sulmona si mandano via i detenuti comuni per portarci altre decine di internati. Gli internati, lo ricordiamo, sono coloro che dovrebbero finire nelle cosiddette “case lavoro” per “ragioni di sicurezza” avendo già espiato la pena e perciò pagato il loro conto con la giustizia. Io credo che il DAP debba necessariamente rivedere l’insensata “politica” messa in atto fin qui, prevedendo per i tossicodipendenti e i disagiati psichici strutture alternative dove possano essere seguiti e curati”

Chiesa dolce chiesa: don Pino Puglisi


di Roberto Puglisi

Il sorriso di quest’uomo voleva unire il cielo sopra Brancaccio alla terra di Brancaccio. Per l’eresia della tenerezza l’hanno ucciso. Tutto, volendo, si perdona e si dimentica, anche gli schiaffi. Ma la dolcezza prima o poi paga il suo conto. La dolcezza non ha alibi.
Tuttavia, chi credeva di spegnere l’amore per il prossimo di don Pino Puglisi, semplicemente spegnendo il suo corpo, non rese un buon servizio alla propria malvagità di calcolo. La storia di quel sorriso è cominciata con la morte di un sacerdote, con la sua caduta sul marciapiede. La gentilezza con cui accolse i suoi assassini si è slargata fino a diventare parabola, lezione. Fino ad acquisire una veste umilissima  d’immortalità.
Il sorriso di don Pino ci è tornato in mente con  l’appello di tre vescovi, di tre coraggiosi uomini di Chiesa. Un invito all’eresia del coraggio, all’abbandono dell’ortodossia del silenzio. Perché il silenzio si intreccia sovente con l’omertà e l’omertà è il cognome della mafia. Ci sono preti – è la sovrascrittura che leggiamo in filigrana, forse eccedendo, nel monito dei prelati – che si limitano alla tecnica sacramentale del ruolo. Aspersori umani di riti cattolici, supplenti dell’incenso, distributori dell’ostia consacrata. Non che non sia fondamentale. Però Gesù Cristo – ricordiamo scarsi lacerti di catechismo – non aveva in gran simpatia il tempio e i dottori. La liturgia serve a poco, quando non è vivificata da un messaggio, da una convinzione da un cuore umano che sappia diventare coraggio, rischio e testimonianza al momento opportuno. Pensiamo ai preti amministratori delle sacre pagine. E pensiamo all’apostolato di don Pino, a quel suo volere ricamare un tessuto comune tra terra e cielo, a Branaccio come in ogni luogo. Col suo stesso sangue.
 L’appello dei vescovi lo traduciamo liberamente in un bisogno di vicinanza, nella santa volontà di riunificare i sentimenti umanissimi con una speranza che spesso appare fredda e siderale. Un buon vademecum per tutto, non solo contro la mafia, che è il male specifico chiamato col suo titolo. La lezione della dolcezza ha in sé i germi di una rivoluzione possibile. E pensiamo che sarebbe un peccato santificarla. Sarebbe il colmo della banalità, per esempio, appiccicare un’aureola da presepe al sorriso di don Pino. Sarebbe imperdonabile separare di nuovo Brancaccio e il suo  cielo

da www.livesicilia.it

Telefono Azzurro: palermitane ignorate protestano sul campanile di San Saverio


di Giorgia Cavera

Nessun giornale, nessun programma televisivo di denunce o di protesta. Nulla. Il silenzio.

C’è il silenzio sulla protesta di alcune donne palermitane che hanno recentemente perso il lavoro. Tanto si è parlato degli operai di Termini Imerese, forse perchè la Fiat fa sempre inevitabilmente notizia, ma di queste persone mandate a casa senza alcun motivo?

33 operatori del servizio «114 Emergenza Infanzia» del Telefono Azzurro occupano pacificamente il campanile della chiesa San Saverio, dallo scorso martedì. Un piccolo megafono, striscioni di protesta pendono sulla facciata della chiesa, dato che dal 31 dicembre scorso sono stati sostituiti nelle loro funzioni da giovani poco esperti reclutati dal servizio civile.

La mancanza di fondi, addotta dall’Associazione, come causa del mancato rinnovo del contratto non sembrerebbe essere reale secondo quanto dichiarato dal segretario regionale della Fisascat Cisl, Mimma Calabrò, che chiede dove siano finiti i soldi stanziati dalle istituzioni tra cui 1,2 milioni erogati dal ministero delle Pari Opportunità, e soprattutto i 2 milioni di euro donati dal sultano dell’Oman.  

E quindi, dove sono finiti i soldi? Ovviamente tutto tace!

da www.palermo.blogsicilia.it

 

Il grande mistero del corpo sommerso


di Roberto Puglisi

L’uomo che si sentiva vicino alla fine non rinunciò al mare. Alle sue passeggiate, sul bagnasciuga. Chi scrive lo guardava fisso, cercando di imparare qualcosa di fondamentale, mentre lui lanciava sassi tondi in acqua, uno dopo l’altro. Il suo corpo cominciava a somigliare al destino dei sassi. Un ultimo balzo di vita, prima di una rapida immersione nella  spuma. Il dolore del corpo sommerso, del corpo che si libra su un mare di dolore e affonda, non si racconta. E’ un’esperienza incomunicabile. Viene  subita nella singolarità di un organismo, nel chiodo della sofferenza,  unica e inesprimibile. Infatti, inesprimibile è la morte, di cui il  dolore è un assaggio.
Salvatore Crisafulli propone quesiti irrisolvibili, diversi da Eluana Englaro. Come Eluana. Non si potrà mai legiferare con esattezza su una teoria condivisa del corpo che sta male. Non esisterà mai  una norma generale e collettiva. I corpi segnati sono roccaforti chiuse,  senza  ponti levatoi. Non possono spiegarsi, se non con labili ed eccentriche parole,  non possono trasmettersi alcuna notizia concreta del disastro imminente.
Ecco perché ogni norma sul male, sulla fine della vita, sull’argomento  supremo, sarà inevitabilmente una coperta corta o lunga, a seconda del  punto di vista. Pure la volontà individuale è un riflesso che muta. Quello che ho scritto quando ero lucido, varrà ancora dopo pochi secondi di precipizio nell’incoscienza e nel buio che gli altri chiameranno esistenza? Quando il bagliore filtrerà appena da una coltre di assenza e rarissime presenze,  chi potrà mai essere l’interprete giusto per un vuoto così pieno di significati?
Eppure, la storia di Salvatore Crisafulli, paraplegico e sconfitto dal suo corpo, la storia di suo fratello Pietro che annuncia e sospende un viaggio della morte, la storia di denuncia di un sistema che non assiste il penultimo passo perché non lo comprende e di uno sfinimento che morde, riscattano il nostro sonno in transito con un’eco che non vogliamo ignorare.
Livesicilia propone una riflessione non comoda sul tema, uno sguardo dentro occhi che hanno la fine come pupilla e la vita tutta intorno. E non è detto che il centro sia la zona più significativa dell’orizzonte.
Di quei sassi lanciati in acqua, di quelle passeggiate sul bagnasciuga con suo padre, chi scrive ricorda soprattutto quel tanto di luminoso che conduce alla vita, tutta intorno. La schiuma sollevata dal sasso, il passaggio radente dei gabbiani, l’odore  delle alghe nel mare.

da www.livesicilia.it