Seicento giovani toscani a lavoro nei terreni liberati


Hanno un’età media di circa 19 anni e 2 su 3 sono ragazze: sono gli oltre 600 giovani toscani che lavoreranno nei terreni confiscati alle mafie. L’edizione 2010 del ‘Progetto LiberArci dalla Spine’, dal 20 giugno al 23 ottobre, vedrà i ragazzi toscani (il 33% proviene da Firenze) impegnati in campi di lavoro e di studio a Corleone e a Melito Porto Salvo. La Toscana, hanno spiegato gli organizzatori, è la regione dalla quale proviene il “maggior numero di ragazzi in Italia”. Il progetto nasce dall’idea e dall’impegno di Arci Toscana, Cgil e Spi Toscana, Libera, Unicoop Tirreno e Lega Coop Toscana. “Ormai è una tradizione – ha detto Vincenzo Striano, presidente di Arci Toscana, presentando l’iniziativa -: come ogni anno, dalla Toscana partono centinaia di ragazzi che vanno in terre confiscate alla malavita, in Sicilia soprattutto, ma anche in Calabria. Fanno settimane di lavoro molto duro e incontrano ‘testimonial’ straordinari nella lotta alla mafia. Non mancano poi anche i momenti di festa”. Per Daniela Cappelli della Cgil Toscana “nella lotta alla mafia c’é certo bisogno di magistratura e forze dell’ordine, ma anche di antimafia sociale e civile. I giovani riporteranno nella società toscana un grande messaggio di impegno e cultura della legalità”. Alla presentazione è intervenuta anche Vanna Van Straten.

da www.livesicilia.it

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Empoli: il ministero ha bloccato l’arrivo dei detenuti transessuali


Bloccato. Questa volta l’inghippo viene dal ministero. Angelino Alfano ha messo il veto al trasferimento dei transgender da Sollicciano a quello di Empoli. E la struttura di Pozzale rimane ancora vuota e improduttiva, sulle tasche dei contribuenti. Doveva essere aperto il 9 ma a ieri non si sa quale sarà il suo destino. Il progetto dei transessuali è stato congelato. Quale è, però, il motivo di questo ennesimo blocco dopo che il carcere è vuoto da quasi un anno? Sconosciuto. La domanda è stata girata all’amministrazione penitenziaria. Ma il provveditore, Maria Pia Giuffrida, non c’è. Dall’ufficio spiegano che: “la situazione è stata fermata dal ministero, siamo in attesa di ulteriori disposizioni”.

Altro non emerge. Se non che il carcere di Pozzale, che era femminile a custodia attenuata, è vuoto da quasi un anno ormai e che i lavori di riconversione sono ormai terminati e collaudati da tempo. Tanto che era stato predisposto anche un corso di formazione per il personale che doveva lavorare nel carcere. E che a un tratto è stato sospeso in attesa di ulteriori disposizioni. Che il ministro Alfano ci abbia definitivamente ripensato e che abbia optato per una diversa categoria di detenuti? Forse Pozzale avrà un destino diverso.

Ma rimangono gravi il susseguirsi di ritardi e il fatto che tutto questo avvenga a dieci chilometri da una struttura, quella dell’Opg, dove gli ospiti sono ammassati in celle vecchie, sporche e inadeguate. Nel frattempo il garante per i detenuti di Firenze Franco Corleone ha lanciato di nuovo un appello per Pozzale. “Lo chiedo ancora una volta: cosa succede nel carcere di Empoli? – ha detto – dal 9 marzo doveva ospitare detenute transessuali, invece è ancora vuoto. E questo di fronte a un sovraffollamento che riguarda tantissime situazioni, da Sollicciano al carcere minorile di Firenze.

Proprio al Comune, tra l’altro, abbiamo chiesto di trovare una sede per i detenuti in semilibertà”. Non solo. Corleone va avanti. Un’iniziativa giudiziaria, sotto forma di denuncia, contro Franco Ionta, capo del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria e, forse, anche nei confronti di Angelino Alfano, ministro della giustizia, per la violazione del regolamento di esecuzione per l’ordinamento penitenziario del 2000 che riguarda il trattamento dei detenuti e le loro condizioni di vita in carcere. È questa l’ipotesi su cui sta lavorando Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze.

“Ci riferiamo all’area fiorentina – ha detto Corleone – ma ci sono situazioni simili in Italia”. Corleone ne ha parlato ieri mattina. “Stiamo valutando, con i nostri avvocati, se ci sono gli estremi”, ha aggiunto il garante. “Il Dap ha sempre spiegato la mancata applicazione del regolamento con la scarsità di risorse ma ora i fondi ci sono: 500 milioni dalla Finanziaria per il piano carceri e altri 150 dalla cassa ammende. Non ci sono più scuse”.

da www.ristretti.it