Calcio: giocare a pallone fa bene alle ossa delle donne


Non è solo il calcio inteso come elemento chimico a far bene alle ossa. Secondo una ricerca danese, anche il gioco del pallone ha un effetto positivo sulla struttura ossea delle donne, prevenendo cadute e fratture.

Il risultato dello studio, che segue uno analogo dello stesso gruppo sui benefici per il cuore, sono pubblicati sullo “Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports”. Lo studio è durato 14 settimane su donne tra i 20 e i 47 anni, che facevano allenamenti di calcio due volte alla settimana per la prima volta nella loro vita. Al termine del programma, le ossa della tibia delle giocatrici erano molto più dense di quelle di un gruppo di controllo che non faceva attività e anche di un altro che si dedicata solo corsa. Inoltre anche il muscolo del polpaccio aveva una massa e una forza maggiori, e miglioramenti si sono notati anche nella postura delle neocalciatrici.

I ricercatori hanno anche studiato funzione muscolare e postura di 65-75enni che hanno sempre giocato a calcio nella loro vita, trovando che queste erano paragonabili a quelle di trentenni non allenati. «E’ noto che il rischio di cadute e fratture aumenta con l’età per il problema di ossa che diventano più fragili e di un peggiore equilibrio – ha spiegato Peter Krustrup dell’università di Copenhagen – ma i nostri risultati mostrano che il calcio, e forse anche altri sport con la palla, sono un ottimo metodo per ridurre i problemi alle ossa derivanti dall’età.

da www.blitzquotidiano.it

Stanchi di vivere in Italia? Trasferitevi nelle micronazioni


Il presidente della Kevin Baugh Siete stanchi di vivere nel vostro Paese? Volete esistere in libertà totale e assoluta con leggi che vi scegliete voi? Beh, non vi resta che l’imbarazzo della scelta, ampia e variegata.

 Sono le micro-nazioni nel mondo, circa una cinquantina: molte non esistono più, tante sono esistite solo nella fantasia di pochi entusiasti – come si definiscono i membri delle comunità. Tutte si inseriscono nel solco di Utopia, la micro-nazione che immortalò nel suo libro più famoso e che da allora è sinonimo di non-luogo, ou-topos, l’isola felice dove è forse possibile la società perfetta.

 Ci sono quelle che si autodefiniscono “quinto mondo”, in polemico riferimento alla suddivisione tra primo, secondo e terzo sistema economico, e quelle che nascono per gioco. Alcune stanno in mezzo al mare come atolli di protesta, altrutopie incastonate tra i confini di un altro Stato, come eccentriche enclave culturali.

 Il sito Weirdworm.com ha fatto una carrellata delle micro-nazioni più note e importanti, da non confondere con i micro-Stati di , e . Si tratta di entità create da una persona o da un gruppo, che pretendono di essere considerate come nazioni o Stati indipendenti. Non sono riconosciute dai governi e dalle maggiori organizzazioni internazionali ma spesso hanno un seguito sorprendente perché racchiudono il sogno che nessun ordinamento costituito può esaudire: gestirsi autonomamente e in pace senza bisogno di leggi imposte dall’alto.

 Il termine è nato negli anni ‘70, quando l’idealismo veniva preso sul serio. In quegli anni presero forma tantissime entità, in genere piccole ed effimere, talvolta destinate a durare, ingrandirsi e far discutere, come , a , nata nel 1971 come zona franca per l’uso di droghe e poi trasformatasi in comunità organizzata, dove la gente vive di artigianato e condivide gli spazi privati e pubblici.

  invece è stata fondata da un tredicenne: nel 1979, tale Robert Ben Madison ebbe la bizzarra idea di creare il Regno di (13 chilometri quadrati), nei Pressi del Lago Michigan, Wisconsin, con cultura e lingua tutta sua. Oggi conta 120 entusiasti ed è rappresentata da Re John I, salito al trono per acclamazione nel 2007. La maggior parte degli aderenti alla comunità si è messa in contatto con essa tramite internet ed è questa forse la particolarità di questi micromondi: attraverso il web creano una rete di contatti e hanno un’anima molto più moderna di quanto si possa immaginare.

 Il , la “terra del mare”, è una struttura artificiale creata durante la Seconda guerra mondiale, quando una chiatta della Royal Navy venne rimorchiata sulla secca di Rough Sands, nel Mare del Nord, e allagata. Si trova a circa 10 chilometri al largo della costa del Suffolk, in Inghilterra, ed è stata occupata fin dal 1967 dalla famiglia di Paddy Roy Bates e dai suoi compagni, che la proclamarono principato con sovranità indipendente. Ha una popolazione che raramente supera le cinque persone, una superficie di circa 1300 metri quadrati ed è probabilmente la micro-nazione più famosa del mondo.

 La è la più piccola del mondo: fondata nel 1977 e governata da più di 30 anni dal presidente Kevin Baugh, vanta una popolazione pari a 6 individui: il presidente, i suoi due figli e i loro tre cani. Sorta nel deserto americano nei pressi di Dayton, in Nevada, si estende su un territorio di 5mila metri quadrati, sul quale sorgono la residenza di Baugh, un ufficio postale, una cabina telefonica e un ufficio del turismo. La moneta ufficiale è la Valora, con impresso il volto del presidente, e la capitale è Espera.

 Tra i continenti che più hanno visto fiorire micro-nazioni sul proprio territorio c’è sicuramente l’Australia, che negli ultimi tre decenni del XX secolo ha avuto un vero e proprio boom di secessioni. Il Principato di Hutt River Province, detto anche Hutt River Principality, è ad esempio una micronazione di 75 chilometri quadrati, situata 595 chilometri a nord di Perth, proclamatosi provincia autonoma il 21 aprile 1970. Mai riconosciuta dallo Stato australiano o da altre entità internazionali, la sua forma di governo è il Principato e il Sovrano è H. R. H. Leonard I. Capitale e unico agglomerato urbano è Nain, la moneta è il dollaro di Hutt River. Emette francobolli, rilascia carte d’identità, passaporti, patenti locali, registra auto, moto e veicoli e organizza visite guidate. Insomma, è più organizzata della Svizzera.

 Poi ci sono delle realtà ancora più particolari, nate sull’onda della protesta. Un esempio per tutti è Waveland, creata nel 1997 sull’isola britannica di Rockall da ambientalisti di per protestare contro l’esplorazione petrolifera: la battaglia finì nel 1999 quando lo sponsor andò in bancarotta, ma il sogno di Waveland è ancora in mezzo al mare. Ancora, la Conch Republic, nata dalla protesta dei residenti e degli esercizi commerciali delle isole Keys, in Florida, contro il governo federale degli Stati Uniti.

 Animata da ideali meno concreti ma non meno affascinanti infine la Nazione dello Spazio Celeste, nota anche come Celestia, creata nel 1948 dal “Fondatore e Primo Rappresentante” James Thomas Mangan, dell’Illinois. Nelle sue intenzioni, comprendeva la totalità dello spazio esterno, che Mangan rivendicò a nome del genere umano per evitare che una qualsiasi nazione potesse stabilirvi un’egemonia politica. Al momento della fondazione i membri dichiarati erano 19 e un decennio più tardi un opuscolo pubblicato dal gruppo dichiarò che erano arrivati a 19.057. Non è dato di sapere quanti siano adesso

 da www.blitzquotidiano.it