“Non farmi male”


di Tiziana Mignosa

Tienimi compagnia
in questa notte dove la luna
il sipario ha abbassato sulla memoria
e dove il mare
una culla nuova ordisce
per lasciarmi riposare.
 
Tienimi compagnia
in questo buio che non fa più paura
adesso che la zampata
sull’alba che gentile avanza
è sofferta eco
che lentamente s’allontana.
 
Tienimi la mano
non farmi male
ora che la vista
non è più appannata goccia sulla lastra
dove la delusione
s’è lasciata scivolare.
 
Raccontami di te
mentre raccatto e temo
frammenti di fiducia andati a male
adesso che l’acerba luce
mi ricorda il giorno frettoloso
che s’è impiccato prima che arrivasse sera.
 
Lividi
senza cerotti né dottore
sfumano sul roseo profumato della pelle
e mi rammentano
che sul bocciolo calpestato
è fiorita un’intera piantagione.
 
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“Veli fruscianti”


di Angela Ragusa

Non c’è buio ,
non c’è silenzio
dove io non possa
vedere o sentire
i miei pensieri scorrermi addosso.
E ne faccio musica,
ne faccio luce ,
ne faccio compagnia a me stessa…

Piccoli inesauribili semi
del giardino della mia anima,
chiusi nell’universo di un pugno
pronti a sbocciare alle carezze
di veli fruscianti
e divenire creature
tra pieghe dispiegate
di vesti di fata

“Il gioco delle ventidue”


di Tiziana Mignosa

Bocciolo
che di sorpresa
rose e spine sul diletto delle ventidue
al tepore della novità
si schiude

era quasi palpabile
l’energia che l’altra sera ho annusato nell’aria
frizzante e sottile
mi ha tenuto compagni
lungo la notte desta.

Calde maree
vanno
e poi ritornano
tra la forza del potere
il tremolio del dubbio e lo stupore

gelido graffio, brivido e piacere … fanno l’amore con la pelle.

Alla parola che si spoglia
il sussulto
si fa presto treccia
carezza e sferza
assolvono i pensieri.

Leggero è il tocco
anima ad anima
rassicura l’angelo
deciso ma impalpabile
strappa paura e tempo

ma la donna
di sorriso allaccia la puntata e fugge
dono si fa dono all’attimo
strega e carne
adesso

La cucina è più gustosa quando siamo in compagnia


mangiare in compagniaUn momento di socializzazione e piacere che trae le sue origini fin nell’antichità. E’ il convito, la consumazione di un pasto comune, durante il quale, tra una portata e l’altra si discute, si chiacchiera e si affrontano piccoli e grandi temi della vita quotidiana. Ce ne parla Tullio Gregory, direttore del Dipartimento identità culturale del Cnr e fondatore dell’Istituto del lessico intellettuale europeo e storia delle idee, che contro il dilagare del fast food e della cucina minimalista descrive il momento del convito come ritorno alla buona tavola, alla cucina regionale tradizionale fatta di genuini e inconfondibili sapori. Una cucina “filosofica”, come per Platone, che già nel 385 a. C., vedeva nel simposio un momento per affrontare tematiche del vivere comune e per abbandonarsi ai veri piaceri del cibo. Una lezione che, di fronte allo stress e alla velocità del vivere moderno, sarebbe prezioso ascoltare di tanto in tanto.

da www.intrage.it