Rita Bernardini e Marco Pannella al carcere teramano di Castrogno


Rita Bernardini e MarcoPannella hanno trascorso il giorno di Natale, ieri, visitando il carcere teramano di Castrogno dopo i recenti eventi lì avvenuti.

Ecco il video della loro conferenza stampa a conclusione della visita.

http://www.radioradicale.it/scheda/293909

Teramo: oggi esponenti Radicali e di Idv visitano il carcere


Marco Pannella visiterà oggi il carcere di Castrogno, in provincia di Teramo. Con lui ci saranno i deputati Rita Bernardini (Radicali/Pd) e Augusto Di Stanislao (Idv), l’avvocato Alessandro Gerardi e i Radicali teramani Renato Ciminà e Orazio Papili. La visita inizierà alle ore 9. Quella di domani, si legge in una nota dei Radicali, sarà la “visita ad un carcere senza direttore, dove sono stipati 400 detenuti in spazi che potrebbero contenerne 230, dove gli agenti in servizio sono solo 155, ma ne servirebbero 203, dove ci sono solo 2 educatori; dove il medico di turno rivela che oltre il 50 per cento dei reclusi è malato e che tantissimi sono coloro che sono affetti da malattie psichiatriche”.

“Le celle sono malmesse, fredde e umide; celle in cui i detenuti sono costretti a stare tutto il giorno nella più completa inattività. Manca persino il cappellano… verrebbe da dire “un carcere dimenticato da Dio e dagli uomini” ma, chiamare in causa il Creatore, di fronte all’inefficienza e all’indifferenza delle istituzioni, siano esse civili o religiose, sarebbe veramente arbitrario”, concludono i Radicali.

da www.ristretti.it

Carcere di Teramo, Bernardini (Radicali-Pd): Il Ministro Alfano continua a non rispondere. Che ci faceva ancora a Castrogno Uzoma Emeka?


  Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicale-Pd, membro della Commissione Giustizia

“Sarebbe utile sapere perché il Ministro della Giustizia non risponde alle interrogazioni radicali. Il fatto che non abbia risposto all’interrogazione che abbiamo presentato in seguito alla visita di sindacato ispettivo effettuata il 2 novembre scorso nel carcere Castrogno di Teramo, è molto grave perché, forse, si sarebbe potuta evitare l’ennesima tragedia, cioè la morte del giovane nigeriano che molto probabilmente era stato testimone negli accertamenti relativi al presunto pestaggio che ha poi portato alla sospensione del comandante di reparto.
Un carcere senza direttore, dove sono stipati 400 detenuti in spazi che potrebbero contenerne 230, dove gli agenti in servizio sono solo 155 a fronte di una pianta organica che ne prevede 203, dove gli educatori sono solo 2, dove il medico di turno rivela che oltre il 50 per cento dei reclusi è malato e che tantissimi sono coloro che sono affetti da malattie psichiatriche del tutto incompatibili con il regime di detenzione e dove l’assistenza psichiatrica e psicologica è pressoché nulla. Un carcere dove le celle sono malmesse, fredde e umide; celle in cui i detenuti sono costretti a stare tutto il giorno perché non è prevista alcuna attività trattamentale. Persino il cappellano manca a Castrogno… verrebbe da dire “dimenticato da Dio e dagli uomini” ma, chiamare in causa il Creatore, di fronte all’inefficienza e all’indifferenza delle istituzioni, siano esse civili o religiose, sarebbe veramente arbitrario.
Ministro Alfano, te lo abbiamo già chiesto: cosa intendi fare di fronte ad una situazione carceraria che esplode? Di fronte a morti così poco “naturali”, come le definiscono i tristi e burocratici bollettini di morte provenienti dalle carceri?
Il ragazzo nigeriano che ha lasciato la comunità dei viventi era tossicodipendente, depresso e perciò fortemente vulnerabile; soprattutto, aveva la grande colpa di avere ancora occhi per vedere ciò che non avrebbe dovuto vedere. Ma in quel carcere sarebbe stato giusto e opportuno non continuasse a stare”.
 
A seguito della morte di Uzoma Emeka, Rita Bernardini ha depositato la seguente interrogazione:
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
 Al Ministro della Giustizia
Per sapere – premesso che:
il 09 novembre 2009 l’interrogante presentava al Ministro della giustizia l’interrogazione n. 4-04821 nella quale si chiedeva di assumere sollecite, mirate ed efficaci iniziative, anche a seguito di immediate verifiche ispettive in loco, volte a verificare le responsabilità del personale penitenziario in ordine al presunto pestaggio avvenuto all’interno del carcere teramano di Castrogno poi costate la sospensione al Comandate di Reparto, dott. Giuseppe Luzi;
 all’interrogazione non è stata data ad oggi alcuna risposta né si è appreso di iniziative assunte dal Governo per tentare di risolvere o solo attenuare le gravi problematiche che affliggono l’istituto di pena teramano evidenziate nell’atto di sindacato ispettivo (sempre del 9 novembre 2009) n. 4-04862;
l’agenzia ANSA del 18 dicembre c.a. riporta la notizia della morte, avvenuta nel carcere di Castrogno, di un detenuto di nazionalità nigeriana del quale vengono riportate solo le iniziali, U.E.;
la persona deceduta era stata ascoltata in qualità di testimone dalla Procura di Teramo proprio nell’ambito dell’inchiesta relativa al citato pestaggio avvenuto all’interno del carcere abruzzese; episodio per il quale il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria aveva disposto la sospensione del Comandante del Reparto;
secondo quanto si è appreso fino a questo momento, il giovane straniero dopo aver accusato forti dolori addominali è stato trattenuto in osservazione nel reparto infermeria del carcere; dopodiché il suo stato di salute si sarebbe aggravato divenendo necessario il suo trasporto al vicino ospedale dove però è morto;
secondo i medici del nosocomio teramano la morte sarebbe stata provocata da cause naturali, ma sulla vicenda la Procura di Teramo ha aperto un fascicolo disponendo l’autopsia;
il carcere di Castrogno è sempre più sovraffollato, mancano gli agenti e servizi sociali adeguati, i detenuti non hanno spazi, né per l’”aria” né per fare attività fisica o socializzare;
a prescindere da quelli che saranno gli esiti dell’inchiesta sulla morte del detenuto nigeriano, lo Stato ha il dovere istituzionale, politico e morale di non lasciare nulla di intentato per garantire ai detenuti condizioni di vita conformi al dettato costituzionale nonché per salvare anche una sola vita umana anche di chi, per i propri errori, ha perso la libertà -:
 
se non intenda avviare una indagine amministrativa interna al fine di accertare quali siano le effettive cause della morte del detenuto nigeriano e se, in ordine alle stesse, non siano ravvisabili profili di responsabilità disciplinare da parte del personale penitenziario;
se non ritenga, assumendo senza ulteriori indugi le iniziative sollecitate fino ad oggi inutilmente con l’interrogazione del 9 novembre 2009 n. 4-04862, di intervenire concretamente perché nel carcere teramano il livello e la qualità della detenzione siano quelli degni di uno Stato civile e democratico.

Carceri, Bernardini: sia fatta piena luce sulle cause che hanno cagionato la morte del detenuto testimone del presunto pestaggio avvenuto nel carcere di Castrogno


  In seguito alla pubblicazione apparsa sul quotidiano “La Città di Teramo e Provincia” dell’articolo intitolato “Il detenuto si massacra quando sta da solo, non davanti agli altri”, nel quale si dava conto della registrazione di un dialogo tra il Comandante di reparto e un agente di polizia penitenziaria nel corso della quale il primo invitava il collega a massacrare i detenuti non in sezione, davanti agli altri, ma sotto, ossia lontano da occhi indiscreti, presentai una interrogazione parlamentare chiedendo al Ministro della Giustizia, tra le altre cose, di promuovere un’indagine nell’istituto di pena teramano al fine di verificare le responsabilità in ordine al singolo pestaggio poi oggetto del colloquio registrato e, soprattutto, di accertare se le brutalità dei maltrattamenti e delle percosse fossero, più che il semplice frutto di un episodio isolato, una vera e propria prassi usata dalla Polizia Penitenziaria all’interno del carcere di Castrogno. Quella mia interrogazione è ancora in attesa di una risposta da parte del titolare del dicastero di Via Arenula, nel frattempo apprendo dalle agenzie di stampa che nello stesso carcere abruzzese è deceduto, qualche giorno fa, il detenuto nigeriano, U.E., di 23 anni, che era stato testimone negli accertamenti relativi al presunto pestaggio che ha poi portato alla sospensione del comandante di reparto. Nonostante i medici del nosocomio teramano abbiano subito dichiarato che la morte del detenuto è stata provocata da “cause naturali”, ritengo sia doveroso che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria apra immediatamente una indagine amministrativa interna al fine di fare completa chiarezza sulla vicenda fugando così ogni sospetto. Per questi motivi ho deciso di presentare una interrogazione al Ministro Alfano anche con riferimento alla morte del testimone del presunto pestaggio, augurandomi che tanto questo, quanto il primo atto di sindacato ispettivo, possa ricevere presto una risposta ampia, esaustiva e non di mera circostanza. Indipendentemente da quelle che saranno le conclusioni alle quali giungerà l’inchiesta della magistratura, infatti, mi sembra urgente e necessario chiedere che le istituzioni politiche facciano subito piena luce su quanto sta avvenendo all’interno del carcere di Castrogno. Peraltro nella visita ispettiva che ho condotto nell’istituto di pena abruzzese ho potuto personalmente riscontrare una situazione di elevato sovraffollamento, alla quale si accompagna un numero di agenti di polizia penitenziaria e di educatori sottodimensionato rispetto alle esigenze della popolazione carceraria, nonché un problema di attività trattamentale non adeguata e di carente assistenza sanitaria, psicologica e psichiatrica. Tutti problemi da me prontamente segnalati al Ministro della Giustizia in una apposita interrogazione parlamentare che evidentemente il segretario generale del Sinappe, Giampiero Cordoni, non deve neanche aver letto, visto che mi accusa di essermi semplicemente lamentata del freddo nelle celle. Prima di rilasciare dichiarazioni di questo tipo i rappresentanti del Sinappe farebbero meglio a documentarsi.

 da www.radicali.it