“La casa dello zio”


di Tiziana Mignosa

Con tenerezza oggi ho accarezzato

l’amato tempo in cui

la speranza si schiudeva

al candore dell’età del miele

quando l’attesa

nella casa dello zio

d’antico e la sua bellezza respiravo.

E così

mentre i gradini delle scale accarezzava

s’apriva al vento la seta del vestito ai piedi

petali di quel fiore azzurro

tratteggi adolescenti

sui delicati battiti

d’amori acerbi ancora da gustare.

Soffi di magia

nei saloni d’altri tempi

che di grandiosità ormai vissute

al mio sentire sussurravano

emozioni raffinate di zagara e limoni

e cicale canterine

tra il vermiglio dei gerani

e i fichi d’india al sole.

Campagna seducente

posseduta da un’estate

d’infuocati pomeriggi

al fresco di odorose fronde

e notti al chiar di luna

stagione ormai vissuta

ma mai dimenticata.

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“Vacanze talpa’: il 15% degli italiani, chiusi in casa, finge di essere partito


Uno studio della Società italiana di psicologia sottolinea l’aumento di persone che per non confessare la rinuncia alle ferie, causa crisi, si nascondono in abitazioni poco distanti dalla propria. La fascia medio alta quella più colpita.

Fonte: Immagine dal web

Vacanze barricati in casa, o ‘nascosti’ in

abitazioni non troppo distanti dalla propria, per non confessare la rinuncia alla ferie per colpa della crisi. Sono aumentati gli italiani, concentrati soprattutto in provincia che, complici le difficoltà economiche, scelgono le ‘vacanze talpa’. Secondo uno studio condotto condotto dalla Società italiana di psicologia, se negli anni passati rappresentavano poco più del 5 per cento “oggi queste persone sono il 10-15%”.

“Si tratta di persone – spiega Antonio

Lo Iacono, presidente della Società italiana di psicologia – che non riescono a mostrare la propria povertà, la propria crisi. Soprattutto in provincia e tra le classi sociali medie o medio alte che si sono impoverite”. Così raccontano vacanze a cinque stelle mentre invece vanno da parenti o amici fuori dal giro delle normali frequentazioni, o tornano nella casa paterna e magari fanno qualche lampada abbronzante per mostrare un aspetto ‘da vacanza’.

L’esperto spiega come questo fenomeno riguardi soprattutto gli

ambienti dove il controllo sociale è elevato: le persone che hanno un forte bisogno di apparire ‘vincenti’, ad esempio, nascondono le proprie difficoltà anche a caro prezzo.

Un fenomeno in crescita la cui percentuale, complice la crisi, racconta

Lo Iacono “è più che raddoppiata, in particolare tra chi sente il bisogno di ‘salvare la faccia’ in ambienti dove ciò che si mostra è più importante di tutto il resto. E il fatto che ci siano tante persone che rinunciano alle ferie non cambia la loro prospettiva”. E’ sicuramente un segno di disagio amplificato dalla città che si svuota e dagli amici che in vacanza ci vanno davvero.

A dover rinunciare alle ferie ‘per crisi’, però, ci sono anche tanti italiani

che non sentono nessun bisogno di ‘nascondere’ la loro scelta obbligata. “Anche in questi casi – spiega Lo Iacono – non mancano i disagi psicologici. Si aggrava sicuramente la percezione della precarietà, delle difficoltà economiche, delle paure per il futuro”. Insomma, la crisi si fa sentire al suo massimo livello. Ma lo psicologo invita a cogliere anche le opportunità ‘nascoste’ di questa situazione.

“La parola crisi – prosegue – ha una doppia valenza. Significa difficoltà

ma anche opportunità”. E, in questo senso, chi resta a casa può cogliere comunque l’occasione di una ‘vacanza alternativa’, per recuperare energie. Semplicemente cambiando abitudini. “In primo luogo rallentando i ritmi. Ciò permette di sentire anche di più se stessi. Poi occorre puntare a riscoprire il territorio e le risorse della propria città o del proprio paese o le località più vicine. In Italia ci sono tante ‘offerte’ estive, anche a casa propria”.

Ci si può organizzare, inoltre, “con cose semplici, visitare la biblioteca se

si ama la lettura, fare una gita in un parco o in località limitrofe”. Utile anche “inventarsi attività fisiche – dalla camminata alla passeggiata in bicicletta – che aiutano. Perché – conclude Lo Iacono – chi non fa niente entra in agitazione, si sente stupido e si intristisce”.

da http://www.nannimagazine.it

“Ho rubato un tramonto”


di Tiziana Mignosa

In questo tempo dove la tregua l’Amore canta

ho rubato un tramonto

attimo prezioso

evaso dalla voliera dalle aste di cristallo.

Prima di porgere la mano al buio

d’incendio il cielo

la pudicizia sua riflette a fette

vetri come specchi

 sulle case.

Raddoppia l’immensità

nettare prelibato per chi ha cuore per saggiare

calda luce imbocca alla mia arsura

che di bellezza sboccia sullo stupore

e mi ritrovo lì

nel punto esatto dove il rosso esplode

prima che il crepuscolo

si cambi d’abito

per la sensuale danza della sera.

Pochi attimi

assaporo lenta la mia gioia

prima che la vita

torni esattamente come prima.

NON ESISTONO ANIMALI di serie A e di serie B


di Loretta Dalola

Ogni anno migliaia di animali vengono maltrattati e abbandonati.  Altri centinaia di migliaia sottoposti a torture, esperimenti e vivisezionati.  Milioni sono uccisi per la loro pelliccia o per essere mangiati. Tanti strappati dai loro habitat naturali e usati come giocattoli per il divertimento umano nei circhi.

E’ necessario  porre fine alla malvagità e alle  azioni atte a procurare sofferenze ai nostri amici animali.  Ogni animale nasce buono e merita rispetto e protezione.

 

La LAV difende ogni essere vivente facendosi garante di questi principi, ha per fine l’abolizione della vivisezione, la protezione degli animali, l’ affermazione dei loro diritti, la difesa della biodiversità e dell’ambiente, la lotta alla zoomafia.

Si batte contro ogni forma di sfruttamento e violenza sugli animali umani e non umani, sull’ambiente e gli ecosistemi, per il rispetto del diritto alla vita di ogni essere vivente.

E’ la maggiore associazione antivivisezionista e animalista in Italia e una delle più importanti in Europa.

Il loro slogan: Loro dipendono da noi, non deludiamoli.

Amo gli animali e alle molte persone che affermano che gli animali in casa soffrono, che stanno male, anche se ricevono tutte le nostre cure e il nostro affetto, perchè quello non è il loro ambiente, rispondo che ho al mio attivo un esperimento di libero inserimento di una gatta di strada, che proprio in virtù del principio del rispetto, veniva portata in casa poche ore, accudita, sfamata e riimmessa nel suo habitat naturale, cioè la strada.

Dopo quattro mesi di questo trattamento e impietositi dalle scene strazianti che faceva per non uscire da casa è rimasta con noi e pur avendo la possibilità di uscire, ha liberamente scelto la convivenza con gli umani.

Anche le altre due gatte sono state salvate (in tenerissima età) da morte certa, vista la condizione di abbandono in cui si trovavano.

Questa esperienza di convivenza domestica, mi ha portato alla riflessione che in fondo in natura gli animali vivono molto poco perchè sono preda di animali più forti di loro, che la vita fuori è dura, che non c’è tempo di pensare e di riposare devono cercare da mangiare per loro e per i loro piccoli e non si possono distrarre un secondo che sono già morti.

Penso che i miei animali siano fortunati perchè hanno cibo a volontà, moriranno di vecchiaia, hanno amici simili, hanno dato e ricevuto amore, sono cresciuti insieme a noi  e da entrambe le parti abbiamo  imparato reciprocamente ad adattarci alle rispettive esigenze.

A loro va la mia gratitudine,  per lo splendido modo di essere parte integrante della mia famiglia.

Visualizza altro: http://www.infolav.org/

da http://lorettadalola.wordpress.com

“Amore di burro”


di Tiziana Mignosa

( Sulle note di Moonlight di Yirume)

Quando un amore s’interrompe senza finire

è come un giorno difettoso che all’alba muore

desiderio come burro al fiele

annega dentro il latte a colazione.

Con gli occhi appena

schiusi e la brama d’afferrare la tua gioia

senza il fardello che giunge quand’è sera

s’è già conclusa l’intera giornata

e non l’hai neanche assaporata.

Gioco d’artificio assai spedito

t’esplode senza aspettare nel taschino

bambino promettente che a casa fa ritorno

perdendosi però d’essere adulto.

E’ il cerchio variopinto

che ha smarrito la sua coda

e senza essere vissuto

è il sogno più lucente evaporato nell’attesa.

Il cronista e il cielo di casa


di Roberto Puglisi

Ho cominciato a fare il giornalista perché il cielo sopra casa mia non mi bastava più. Ho il tesserino, all’esame mi hanno promosso. Ma sono rimasto un insicuro, in fondo. Non so se lavoro sempre all’altezza di ciò che io, in primis, mi aspetto da me.

Né il tesserino mi consola o mi rafforza. La conferma la trovo – quando la trovo – negli occhi delle persone di cui ho raccontato qualcosa, nelle loro mani, nella loro voce. E mi basta. Io mi faccio piccolo piccolo, quando entro nella vita delle persone, anche se peso 115 chili e sono uno e ottanta.

Mi faccio minuscolo, quando entro nella vita di chi ha subito un lutto. Quando provo a spiegare qualcosa. Quando mi tocca una cronaca complessa. Mi faccio piccolo perché non voglio essere visto, né voglio disturbare. Non sono io la cronaca. Ma tento di riflettere quello che vedo col piccolo specchio che mi porto in tasca. Si chiama taccuino. E sono così impegnato a camminare che non mi interessa stabilire una supremazia, in una ipotetica gara.

Come potrei dire che altri occhi sono peggiori dei miei? Magari avrà ragione chi sostiene che sia necessario un tesserino per l’accesso alla professione, non dico di no. Però io quando lavoro mi sento coinvolto in un grande rapporto d’amore con le cose e le persone che ho davanti. Se non l’avessi, basterebbe un tesserino?

Io ho fatto il giornalista perché il mio cielo e la mia vita non mi bastavano più. E ho scoperto, nel mio viaggio fin qui, che il cielo è immenso, che può essere la casa di tutti.

E che i veri beati sono quelli che lo attraversano in decoroso silenzio.

da www.palermo.blogsicilia.it

Preghiera di ringraziamento al risveglio dall’anestesia


di Daniela Domenici

Signore, Padre mio,

ancora una volta mi hai dato la grazia

di riaprire gli occhi su questo mondo

che, per quanto imperfetto,

ha sempre qualcosa da mostrare

a chi ha occhi, cuore e anima

sempre puri per apprezzare…

Grazie, Signore,

anche se non so quali progetti tu abbia ancora per me

aiutami a portarli avanti giorno per giorno,

anche se non so che missione tu mi abbia affidato

aiutami a metterla in pratica nel migliore dei modi

e quando credi che sia venuto il momento

di lasciare questa vita terrena

per andare alla Casa

lo capirò senza bisogno di avvertimenti

e sarò sempre e felice di raggiungerti.