“Non si muore solamente”


di Tiziana Mignosa

Le persone non muoiono soltanto

quando smettono di contare giorni

a volte semplicemente vanno via

e altre il corpo lasciano a pascolare

mentre il canto della follia

la loro mente intona.

.

Quando della morte

uno dei suoi aspetti incontri

che sia quello ufficiale

o uno dei due non riconosciuto tale

è sempre uno strappo al cuore

che non può non fare male.

.

Tutti abbiamo sempre dato credito

al fatto che morire

come qui s’intende

sia il male più pesante

che mai possa capitare

a noi ancora uomini di così poca fede.

.

Eppure anche gli altri due

non posseggono buchi nelle tasche del tormento

quando nel secondo sai che c’è

ma è passo altrove e negazione di presenza

nel terzo invece gli occhi si colmano d’aspetto

ma il singhiozzo si fa pozza nel dolore dell’assenza.

.

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“Canta per me”


di Tiziana Mignosa

Sui dodici rintocchi

canta per me

la gioia che d’arancio esplode

e il sogno custodisce

riflessi d’acqua scintillanti

che negli occhi si specchiano festosi.

Nell’esotica calura

al piacere intenso

palpebre

si cercano e si sfiorano

mentre il calabrone

tratteggia cuori senza nomi tra la terra e il sole.

Canta per me

l’estate colle sue frizzanti voglie

quando la cicala intona

il canto caldo della siesta

e i bimbi

al sonno preferiscono giocare.

Estate

stagione mia diletta

dea indiscussa dell’Amore

sulla trasparenza dell’azzurro

cubetti a gocce

frescura seducente sul bollore.

Lo sguardo è a cerchio

mentre s’accumula tra la pelle e i sensi

il desiderio

che di fumo e buchi

le tasche dei viandanti colma

ti penso … e non ti trovo.

Canta per me

il caldo soffio

quando l’anima

passeggia nuda

tra i pensieri e il mare

e la notte si concede alla magia

quando in silenzio

la luna coglie

i sospiri caduti dalle stelle

sogni e fantasie

che gli uomini

non hanno preso al volo.

Il canto della sirena bambina


di Carmelo Caruso

Chissà se le sirene hanno età, se nei mari di Colapesce – che sono quelli di Messina, dello Stretto- il loro sesso si schiude come un’ostrica trovata da un pescatore di trentatre anni che la porta in giro per la costa come Humbert portava la sua Lolita in giro per l’America: il suo amore, la sua malattia di ragazzo non cresciuto e innamorato di una bambina oramai scomparsa come i desideri degli adolescenti. No, non serve dire che non può esserci amore tra una tredicenne di Messina, una bambina scopertasi donna in una stanza magari d’albergo spacciata per la figlia alta quanto il padre, e un uomo che a quell’età può e deve amare una sirena di tredici anni ma solo con le mani di chi prepara il volo, di chi rivede l’effige della madre e i primi turbamenti sani da ragazzi.«Complimenti signore, sua figlia è alta più di lei.. tra qualche anno la raggiungerà» e magari così facendo si sono nascosti fino a quando hanno potuto vale a dire fino a febbraio, quando il corpo di quella sirena voleva uscire dal mare e sedersi in riva perché si stava appesantendo per galleggiare come prima e farsi ammirare dagli sbarbatelli ancora senza peli ma con qualche spiga di virilità sul viso. E anche i giochi hanno bisogno per lo meno di giocatori dalla stessa età, anche quelli che rubano il fuoco ai grandi, perché anche l’errore tra due adolescenti che si eguagliano negli anni,nell’audacia è un esercizio imparato in fretta e per quanto si porti dietro la scia della diceria, è pur sempre la “frittata” fatta in passato dai nonni, dagli zii: l’anacronistica fuitina, con tutte le difficoltà famiglia, nipoti e dopo anni benedetta dal perdono dei genitori.La “fuitina” anche se oggi passata di moda per ragioni storiche, e ormai quasi regola appannaggio dei genitori che si separano, era la prova di forza contro la famiglia, la “piazza” dei poveri, il basilico di Lisabetta da Messina contro i veti dei padri, dei fratelli che erano più vicini all’Islam, almeno nella cultura contadina, che a Monica Vitti, più al matrimonio contratto che sentimento. Ma tredici anni anche se sbocciati in fretta sono ancora l’età di chi non ha finito le medie che anche senza il test INVALSI sono le scuole che presentano la platea della vita. «Dove mi porti, oggi Antonio..» avrà chiesto, e lui l’ha portata a San Giorgio di Gioiosa Marea, magari a Palermo e lei si sarà sentita come quella che domani avrebbe raccontato il mondo ai suoi compagni rimasti alla doccia fatta dalla mamma. Lei no, questa sirena si è seduta nel sedile dei grandi, sa adesso come si fa a sbarrare gli occhi di un uomo, tiene il suo portafogli e conosce pure il pin delle carte di credito come quelle donne che possono guardare le vetrine e sanno come fare a comprare.Eppure questa bambola, non aveva bisogno di preziosi e si vede che non conosce i segreti dei mari, e dei minerali, perché se li avesse conosciuti avrebbe saputo che le ametiste sono scintille segrete che stanno riposte dentro e si aprono per farsi ammirare da tutti e non dai tombaroli d’amore. Anche se questo Antonio l’amasse di un amore tutto suo come quello dei personaggi di Garcia Marquez che vogliono succhiare la giovinezza per non morire, il suo amore sarebbe come i banchi di scuola dove siedono in estate gli scrutatori: piccoli per le sue gambe, le mani goffe di chi stringe un astuccio di colori rubate in un asilo. Non serve fermarlo, adesso, perché i reati reiterati diventano complicità delle vittime. Il suo reato sta conficcato in quel seme piantato come un capriccio, come lo zucchero filato che l’adolescenza non rifiuta. Cosa sarà questo bambino che la sirena porta in grembo se non l’incubatrice di se stesso? Le sirene sono donne mancate, il miraggio dei pescatori dopo giornate di mare nero, pure questa tredicenne che s’illudeva di crescere in fretta.

da www.livesicilia.it

“Il canto delle sirene”


di Tiziana Mignosa

Ci sono desideri
che di te fanno il loro stupido balocco
quando ad occhi spalancati
accompagni la notte e le sue voglie al giorno.

Acqua elettrizzante sul capo accalorato
passioni allo stato solido
che il bosco infiammano anche sotto zero
e intanto il mondo dorme senza farci caso.

Ci sono fantasie
che per diletto la ragione affamano
immagini interiori con la mano inesistente
che la fiamma alle tue brame appiccano.

Eppure
almeno a volte
sarebbe meglio farsi incatenare
tappando orecchie al fuggevole sentire
che ammalia come canto d’incantevoli sirene

“Il canto dell’arcobaleno


di Maria Grazia Vai

E’ un volo di pensiero

con la voce del silenzio

Un rincorrersi di mani e fiato

tra fili d’erba

e rovi

Anime si sfiorano

e il vento canta

tra le dita

E di quell’attimo

s’ascolta

del dolore il canto

e dell’amore il grido

E’ la mia voce

– e si confonde

nei colori dell’arcobaleno.

 

“Di te che sei”


di Maria Grazia Vai

Dal cuore goccioli come foglia di cera
si slaccia la corda, di carta il pensiero

Di tocchi e rintocchi, di seta e tramonti
sei poggia di luna sui tremuli sguardi

Carezza di cielo, conchiglia di vento
Sei l’onda vermiglia, singhiozzo del mare

E stilla d’amore, tormento e languore
di me sei la goccia, e di te ho sete

ancora.

Di te che sei – del mio canto, la musa
e l’aurora –

Due poesie erotiche di Francesco Sabatino


Francesco è un caro amico di Augusta, è un ragazzo non vedente di 24 anni che scrive poesie da tanto tempo e ogni tanto si diletta a scriverne e a mandarmene alcune un po’ erotiche, oggi gliene pubblico due, se volete leggere altre sue liriche qui nel mio sito gli ho dedicato una pagina tutta sua…:-)

Il sole muore

Il sole muore

e in me divampa l’amore.

Ti accarezzo piano

e la mia mente vola nel cielo

lontano.

Se ti odo respirare,

sento frusciare

l’onde del mare.

E ti lasci amare,

e mi lasci giocare

con il tuo candido fiore

peccaminoso,

facendo danzare il mio cuore

romantico e burrascoso

di piacere gaudioso.

Il sole muore,

ma la notte

è illuminata

dal tuo desioso canto,

profumata

dalla tua bellezza d’incanto.

Il sole muore,

ma in noi

è nato

Amore.

…………………………………………………..

Regina dell’amore

Con te giacerei ore ed ore
per nutrirmi del tuo corpo,
della tua anima
e del tuo cuore.
M’inchinerei al tuo cospetto,
bacerei i tuoi piedi,
leccherei le tue cosce ignude,
soddisferei la tua voluttà
e contemplerei estatico
la tua beltà.
Regina del mio cuore,
vorrei avere l’onore
di innaffiare
il tuo fiore,
di servire
il tuo amore.