Sardegna. Mamma trasforma il palmare per far comunicare i bambini autistici


Perfezionato nel Centro regionale per l’autismo dell’azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari, il sistema Alpaca è stato progettato da Raffaelangela Pani, imprenditrice, ispirata da un’amica che le parlava dei problemi di comunicazione del figlio CAGLIARI – Trasformare un telefonino cellulare o un palmare in un moderno strumento per far comunicare i bambini, in modo particolare quelli con problemi di autismo e altra disabilità. Nasce dall’idea di una madre-imprenditrice, la cagliaritana Raffaelangela Pani, il progetto Alpaca: un dispositivo che associa immagini ad un sintetizzatore vocale permettendo ai più piccoli di esprimersi. “Ho parlato con una mia cara amica, madre di un bimbo autistico – racconta l’inventrice del palmare diventato un vero e proprio ausilio sanitario – è stata lei a spiegarmi le esigenze in merito alla comunicazione. Ho pensato si potesse costruire qualcosa sfruttando le tecnologie digitali, così da aiutare tutte le famiglie che hanno lo stesso problema. Così, dopo un’indagine con gli esperti del settore, ho capito che mancavano dispositivi semplici e soprattutto economici. Rimboccate le maniche, in qualche settimana abbiamo acceso il primo prototipo”. Prende così forma Alpaca (Alternative Literacy with Pda and Augmentative Communication for Autism), il software multifunzione sviluppato dalla società della giovane inventrice, la Sardiniaweb (www.sardiniaweb.it), che trasforma un normalissimo palmare in uno strumento che rende più rapida e intuitiva la comunicazione dei bambini autistici. In futuro, il programma potrebbe essere installato su qualsiasi dispositivo mobile, sfruttando la comunicazione per immagini. “La comunicazione aumentativa – proseguono dall’azienda – costituisce un settore della pratica clinica che tenta di compensare disabilità temporanee o permanenti di individui con bisogni comunicativi complessi e per farlo impiega tutte le competenze comunicative dell’individuo, incluse vocalizzazioni e linguaggio verbale residuo, gesti, segni”. Il funzionamento, tradotto in parole povere, ricorda molto quello dei giochi educazionali per bambini d’età infantile, quelli dove il bambino deve associare le immagini toccandole in uno schermo. La differenza è che, in questo caso, dopo aver sfiorato la miniatura il palmare riproduce con una voce artificiale ciò che altrimenti il bimbo avrebbe difficoltà ad esternare. Per sei mesi, il prototipo è stato sperimentato a Cagliari, nel Centro regionale per l’Autismo dell’Azienda ospedaliera “Brotzu” diretta da Giuseppe Doneddu che ha ricevuto il primo palmare Alpaca. È qui che, dopo le osservazioni degli esperti, il dispositivo è stato perfezionato, modulandolo secondo le varie forme di gravità dell’autismo, l’età del bambino e la sua capacità di comunicazione.

da www.superabile.it

Ergastolano a Cagliari presenta il suo libro “Strabismi”


Dove si racconta del carcere e del senso delle cose. Lo farà con due contributi recapitati all’associazione “Socialismo Diritti Riforme” che, in collaborazione con la cooperativa “Sensibili alle Foglie”, ha organizzato l’incontro

“Permesso straordinario” per Annino Mele che sabato 23 gennaio parteciperà a Cagliari alla presentazione del suo nuovo libro “Strabismi. Dove si racconta del carcere e del senso delle cose. Lo farà con due contributi recapitati all’associazione “Socialismo Diritti Riforme” che, in collaborazione con la cooperativa “Sensibili alle Foglie”, ha organizzato l’incontro di Cagliari, in programma alle 17, nella sala conferenze dell’Associazione della Stampa Sarda in via Barone Rossi, 29. Incentrato su “vizi e virtù” del sistema carcerario italiano, “Strabismi” è anche una spietata analisi del passato e del presente della società sarda descritta senza mai cadere nel folclore. Annino Mele, che è stato ristretto a Como, Fossombrone, Saluzzo racconta la sua esperienza e induce a riflettere.

In occasione dell’appuntamento sarà presente anche il Presidente della Cooperativa Mario Da Prato. Ad animare il dibattito saranno gli interventi di Anna Maria Busia, avvocato penalista, e di Renato Curcio, direttore editoriale della casa editrice milanese “Sensibili alle Foglie”. Coordinerà l’incontro Maria Grazia Caligaris, presidente di SdR. Mamoiadino, 59 anni, ristretto da 26 anni, 22 dei quali consecutivi dal 1987. Autore di 7 pubblicazioni, il detenuto-scrittore Annino Mele è stato presente anche al Salone del Libro di Torino, lo scorso mese di maggio. Con la casa editrice milanese ha pubblicato altri tre titoli, ognuno dei quali ha suscitato reazioni polemiche.

«Il sistema carcerario italiano – sottolinea Caligaris – si caratterizza per la propensione a limitare la libertà personale prevalentemente di coloro che non sono in grado di difendersi avendo scarsi mezzi economici e culturali. Il più delle volte si propone addirittura come strumento di vendetta. Il contrario insomma di quanto sancisce la Costituzione. Anche il principio del recupero sociale, a parole considerato un valore, viene cancellato dalla preminenza della sicurezza quale costrizione in un luogo separato e lontano dalla società. La legge sull’ordinamento penitenziario costruita nell’ottica costituzionale di riabilitare il cittadino che, commettendo un reato, ha infranto le norme comuni spesso non viene rispettata».

«I cittadini liberi sono convinti che in carcere in realtà prevalgano – afferma ancora la presidente di SdR – gli agi. Che vengano concessi facilmente permessi premio o che la libertà sia facilmente raggiungibile. Insomma quanto hanno stabilito i Giudici è inutile perché molto presto un “delinquente” torna a casa. I dati affermano il contrario. Attualmente sono circa 1500 i “fine pena mai”. Un centinaio sono in carcere da oltre 26 anni e altrettanti da oltre 20. La più grande vergogna italiana è la presenza dietro le sbarre di bambini innocenti, attualmente sono una settantina, il più delle volte con madri in attesa di giudizio. Due nelle carceri isolane. E’ spaventoso il numero dei suicidi. Nell’anno appena trascorso sono stati 177. In quest’anno appena iniziato si registrano 15 suicidi».

«Uno in Sardegna se si esclude quello di un giovane di 23 anni uscito dal carcere da appena tre giorni. Inconcepibili gli atti di autolesionismo. L’altro aspetto preoccupante e del tutto ignorato è il numero di anziani e di ammalati. Insomma il carcere non è quello che dovrebbe essere e il sovraffollamento ne condiziona pesantemente il ruolo sociale». «Occorre – conclude Caligaris – rivedere il sistema. Non si deve essere più buoni, ma individuare la strada più utile alla società. Investire nel carcere vuol dire fare iniziative nel territorio. Ridurre la disuguaglianza sociale, creare condizioni migliori per ciascun cittadino. Rafforzare le istituzioni a partire dalla scuola. Parlare di carcere è un dovere civile perché riguarda tutti».

da www.notizie.alguer.it

Un altro suicidio in carcere, il quarto dall’inizio dell’anno


Quarto suicidio nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno:Giacomo Attolini,49 anni,detenuto comune nel carcere di Verona, si e’ impiccato. Ha utilizzato una maglietta legata alle sbarre della finestra del bagno in cella. L’uomo si e’ tolto la vita nella tarda sera di ieri. In 8 giorni e’il quarto detenuto che si e’ suicidato: il 2 gennaio e’ avvenuto ad Altamura (Bari): tre giorni dopo nel carcere Buoncammino di Cagliari e ieri sera, nel supercarcere di Sulmona.

da www.innocentievasioni.net

La situazione. Un detenuto si uccide, un altro appena scarcerato si toglie la vita…


di Valter Vecellio

  Siamo appena al 5 gennaio, e già dobbiamo segnalare due casi entrambi molto tristi, penosi. Ci siamo appena lasciati alle spalle un 2009 che ha fatto registrare il numero più alto di suicidi in carcere della storia italiana, 72; e questa tragica classifica continua. Nel carcere di Altamura, vicino Bari è morto Pierpaolo Ciullo, 39 anni, detenuto per reati di droga. Secondo le prime informazioni sembra si sia ucciso asfissiandosi con il gas.

 Lo hanno trovato ormai senza vita, ai piedi del letto nella sua cella, vicino al corpo un fornello da campeggio di quelli in dotazione ai detenuti. Ciullo, originario della Provincia di Lecce, era arrivato da poco nell’Istituto Penitenziario di Altamura, proveniente dalla Casa Circondariale di Lecce.

 Nel piccolo carcere di Altamura, a fronte di 52 posti “regolamentari” i detenuti presenti sono 90. Nel complesso delle carceri pugliesi, invece, i detenuti sono oltre 4.300 (dovrebbero essere non più di 2.535 posti) e nel 2009 si sono verificati 3 suicidi: a Foggia, all’Istituto per minori di Lecce, e a San Severo; i tentativi di suicidio sono stati circa 80. Sul caso di Ciullo i parlamentari radicali hanno presentato un’interrogazione, è da credere che il ministro della Giustizia non risponderà come non risponde alle decine e decine di altre interrogazioni; ma è ugualmente importante che siano fatte, perché resti almeno una traccia in un documento parlamentare di questa ennesima tragedia.

 La seconda storia viene da Cagliari. Un ragazzo di 23 anni, uscito dal carcere due giorni fa si è tolto la vita. In carcere per piccoli reati, aveva manifestato l’intenzione di uscire dall’ambiente malavitoso in cui si trovava. Era però senza lavoro, si sentiva senza prospettive e agli amici aveva confidato di sentirsi disperato. Si è impiccato.

 Queste storie non fanno storia se non molto raramente. Eppure sono storie che accadono con molta più frequenza di quanto si creda e si dica, si potrebbe dire ogni giorno, più volte al giorno. Storie che dovrebbero far riflettere (ma non c’è da illudersi!) i Giovanardi e i Gasparri, e in generale tutti i sostenitori delle attuali politiche proibizioniste. Grazie a queste norme criminogene, un buon terzo degli ingressi in carcere riguardano tossicodipendenti. Nelle carceri italiane, un detenuto su quattro si dichiara tossicodipendente. Quasi 16mila persone. Se si passa agli arrestati per spaccio, il dato passa dal 25% al 60%.  Una situazione vergognosa e insostenibile.

 Tempo fa il sottosegretario Giovanardi, incontrando i rappresentanti del Forum Droghe, di Antigone, del Gruppo Abele e altri promotori dell’appello ‘Le carceri scoppiano, liberiamo i tossicodipendenti’, ha riconosciuto che l’obiettivo deve essere quello di creare rapidamente un’analisi e uno studio di fattibilità sui problemi normativi e quelli amministrativi e sulla sostenibilità finanziaria, cosi da incrementare il ricorso alle misure alternative al carcere.
Un programma che permetta di ridurre il sovraffollamento degli istituti attraverso l’affidamento in comunità o l’applicazione di programmi terapeutici territoriali.

 Insomma, è il riconoscimento di un fallimento. Ma si continua a non fare nulla; e anche questo è regime, peste italiana, Satyagraha, cioè ricerca di conoscenza e di verità.

da www.radicali.it

Cagliari: in carcere bambino di 16 mesi è “ingiusta detenzione”


Natale amaro per un bimbo nigeriano che ha trascorso le festività nella Casa Circondariale di Buoncammino, dove il 25 dicembre è stato anche battezzato insieme alla giovane mamma. Un caso di “ingiusta detenzione senza alcun risarcimento”, denuncia la presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme, che richiama l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di garantire ai minori di madri detenute condizioni di vita adeguate alle loro esigenze.

Il piccolo nigeriano ha appena 16 mesi, ma suo malgrado vanta già alcuni record negativi: oltre al Natale, dietro le sbarre 4 mesi fa ha festeggiato ferragosto e il suo primo compleanno. “Il bambino, che ha ottenuto grazie alla sensibilità del giudice di poter frequentare un asilo nido e di trascorrere qualche ora fuori dal carcere, non può – sottolinea Caligaris – continuare a crescere dentro una struttura detentiva. Non è difficile verificare – conclude – che le dichiarazioni di principio del ministro Alfano, con le quali aveva garantito la soluzione del problema dei minori di 3 anni negli istituti di pena, sono rimaste senza seguito”.

da www.ristretti.it