Siamo tutti falsi invalidi


di Franco Bomprezzi

Forse dovremo andare in giro con una maglietta, come si usa adesso, con la scritta: “Siamo tutti falsi invalidi!”. Sì, perché la misura, per me, è colma. Nel pieno di una crisi economica profonda e lenta, nel momento in cui si dovrebbe seriamente mettere mano agli sprechi e alle inefficienze della spesa pubblica, ripensando un modello complessivo di gestione delle risorse statali e regionali, il Governo, prima con Brunetta e ora con Tremonti, getta in pasto all’opinione pubblica, grazie a giornalisti compiacenti e alla loro evidente “prostituzione intellettuale”, cifre false e fuorvianti sul tema, nazionalpopolare, delle pensioni di invalidità.

Chi non è d’accordo sullo stanare i falsi invalidi? E cosa c’è di meglio che annunciare addirittura una “manovra etica”, che invece si configura come un primo serio tentativo di macelleria sociale? Al centro della dis-informazione non c’è soltanto la farneticazione sui possibili risparmi legati allo smascheramento dei truffatori, ma soprattutto l’ultima idea, che sta passando in silenzio, e sembra addirittura in modo bipartisan: ossia legare l’indennità di accompagnamento (480 euro mensili) al reddito. Ovvero, se è questa l’ipotesi che circola, a un reddito che non deve superare i 15 mila euro annui, comprensivo di casa… Si capisce bene che l’ottanta per cento, forse più, delle persone disabili certificate al 100 per cento, perderanno da subito questo sostegno alla loro vita. Già non percepiscono la pensione di invalidità (quella stupenda pensione da 260 euro), e a questo punto dovranno arrangiarsi, per pagarsi l’automobile e la benzina (visto che i mezzi di trasporto accessibili non esistono se non nella fantasia), per mantenere una colf o magari almeno mezza badante, per fare la manutenzione degli ausili non coperta dai tempi di fornitura pubblica dei ricambi (ricordo che una carrozzina viene fornita al massimo ogni cinque anni…). L’indennità di accompagnamento è sempre stata sganciata dal reddito, perché nel nostro Paese è l’unico vero intervento economico, sia pure modesto, a favore delle persone disabili e delle loro famiglie. Nessun governo è riuscito a legarla alla dichiarazione dei redditi. Non foss’altro perché si sa quanto diffusa e endemica sia l’evasione fiscale, con il rischio evidente di punire gli onesti e di premiare i furfanti.

Forse stavolta ce la faranno, sotto la spinta emotiva di una opinione pubblica bombardata di messaggi falsi e fuorvianti.

Si stima che il costo per l’assistenza di un disabile grave non autosufficiente si attesti su una media mensile di 2500 euro a carico della persona o della famiglia. In queste situazioni anche l’indennità di accompagnamento rappresenta un sostegno, tutt’altro che sufficiente a compensare un carico assistenziale che rimane in larga misura sulle spalle del cittadino e della sua famiglia. Altri dati, raccolti con tenacia certosina da Carlo Giacobini in queste ore:

“Nel 2006 l’Italia ha speso il 25,7% del proprio PIL in queste prestazioni: il 50,8% se n’è andato in pensioni di anzianità e vecchiaia (previdenza), il 26,8% in spese per malattia (sanità), il 9,7% in pensioni di reversibilità, e il 5,9% in prestazioni economiche o in natura per invalidità (assistenza). La spesa per le pensioni, assegni e indennità agli invalidi e le pensioni sociali, rappresentano pertanto solo una parte marginale della spesa di protezione sociale. Scomponendo quel 25,7%, scopriamo che per l’invalidità il nostro Paese spendeva solo l’1,5% del proprio PIL, la stessa percentuale della Repubblica Ceca, e sopra a Malta, Bulgaria, Irlanda, Cipro, Slovacchia, Estonia, Lettonia, Lituania. Spendono di più dell’Italia, la Svezia (4,5%), la Danimarca (4,2%), l’Olanda (2,3%), il Regno Unito (2,2%), il Portogallo (2,4%), la Polonia (1,7%), la Slovenia (1,9%), l’Ungheria (2,1%), la Francia (1,8%), la Germania (1,7%), il Belgio (1,8%). L’Italia si colloca sotto la media dell’Unione Europea che per la spesa per le invalidità è di 2% del PIL”.

Dunque dati falsi, altro che falsi invalidi. C’è sempre tempo e modo per snidare i truffatori, ma se in anni di indagini a campione, di commissioni mediche (costose) convocate per rivedere le pensioni assegnate in passato, sono solo 18.840 le pensioni revocate o ridimensionate su un monte di 200 mila controlli decisi dall’Inps, ci sarà qualche riflessione da fare, o no? Sono profondamente indignato, e preoccupato. Questa volta non c’è nessuno che possa arginare la piena populista. E questa è davvero una sporca manovra, altro che manovra etica.

da www.vita.it

Brunetta: guerra ai “furbi” della PA, aumentano le ore di reperibilità in caso di malattia


di Monica Maiorano

Il Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, aveva già dichiarato il suo disappunto per il boom di assenze registrato nel mese di Ottobre di quest’anno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e dopo aver appreso delle assenze di novembre in aumento ha reso noto di aver firmato la versione definitiva del decreto che stabilizza le fasce di reperibilità a sette ore. Sarà operativo a fine mese sperando, sottolinea il Ministro, che già da gennaio le assenze per malattia possano cominciare a ridursi.

Per il Ministro si tratterebbe di comportamento “opportunistico” dei dipendenti della pubblica amministrazione che avrebbero approfittato, furbamente, della diminuzione degli orari di reperibilità in caso di malattia, ritornati da agosto alle vecchie quattro ore, incuranti dell’applicazione della decurtazione in busta paga dello stipendio accessorio.

La scuola, il comparto più opportunistico: da un’accurata rilevazione ministeriale sul 97% delle istituzioni scolastiche è risultato un significativo aumento nelle assenze per malattia con un picco nella scuola secondaria di primo grado, a seguire, nell’ordine la scuola primaria, la scuola dell’infanzia e quella secondaria di secondo grado.

Secondo il Ministro il trend positivo di assenze non ha alcun legame con le sindromi influenzali, ma vista l’accurata rilevazione ministeriale, viene spontaneo chiedersi, visto che nella scuola c’è stato il massimo opportunismo, si è fatta un’altrettanta accurata rilevazione ministeriale delle assenze degli alunni nello stesso periodo “incriminato”?

In ogni caso grazie al decreto legislativo 150, approvato in Parlamento circa tre settimane fa che conferisce al Ministro della Funzione Pubblica pieno potere di cambiare le fasce orarie, ecco che ricomincia la guerra ai “furbi” che avranno nuovamente vita dura.

Ecco l’annuncio:pochi giorni e tutti i dipendenti della PA, tranne i militari ed i vigili del fuoco, dovranno rimanere nel domicilio dichiarato alla propria amministrazione dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 18.

Fonte: Tecnica della Scuola.it

Poliziotti in piazza contestano Brunetta


polizia in piazzaROMA – Pesante contestazione nei confronti del ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta da parte delle migliaia di poliziotti, agenti della Polizia penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato che manifestano a Roma contro i tagli del governo al comparto sicurezza.

“Noi difendiamo anche la tua sicurezza e tu ci ha preso in giro e ci hai dato dei ‘panzoni’ “, hanno urlato gli organizzatori della protesta passando sotto la sede del ministero della Funzione Pubblica in corso Vittorio Emanuele. Subito dopo una bordata di fischi si è alzata verso le finestre del ministero: “Lo sappiamo che sei chiuso dietro il tuo scranno d’oro – hanno aggiunto – perché non vieni giù a parlare con chi ti difende?”.

I manifestanti hanno anche criticato le ronde volute dal ministro dell’Interno Roberto Maroni: “Questo governo vi ha dato le ronde – hanno detto rivolgendosi ai cittadini – hanno messo i soldi per questa vergogna invece che darli ai poliziotti”. Al corteo, che è arrivato in piazza Navona dove si terranno gli interventi dei leader sindacali, secondo gli organizzatori stanno partecipando circa 30 mila persone.

“La sicurezza non si fa con le ronde, ma con i poliziotti: è ora che il governo venga in Parlamento per dare risposte serie su questo tema”. Lo dice il neosegretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani a piazza Navona dove si è concluso il corteo dei poliziotti, degli agenti di Polizia penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

“Sono venuto a portare la solidarietà ai poliziotti – dice Bersani – in questi mesi girando l’Italia ho trovato operatori di polizia che lamentano una situazione pessima,, con un disagio enorme. A queste persone bisogna dare qualcosa di serio, risorse concrete perché la sicurezza non si fa con le ronde”.

Bersani ha poi criticato l’idea del governo di trovare i fondi per le forze dell’ordine dai proventi dello scudo fiscale: “Non si possono prendere i soldi dai condoni – sottolinea – non si paga la legalità con l’illegalità”. Per il segretario del Pd quello che doveva essere il tema prioritario del governo è stato invece usato come “propaganda per alimentare le paure” dei cittadini, ma in realtà “non si è fatto nulla. Per questo il Pd ribadisce che se il governo con la finanziaria porterà, proposte concrete” i democratici non si tireranno indietro.

fonte ANSA

Legge 104: Brunetta attacca ancora i disabili di Gabriella Meroni


legge 104«Metà di chi ricorre alla legge sui permessi nel settore pubblico si fa i cavoli propri»

 

La metà dei dipendenti pubblici che utilizzano la legge 104, che sono circa il 9% con punte fino al 16%, «abusa di questa legge». A denunciarlo è il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta che, oggi in una conferenza stampa, ha reso noto i risultati di un monitoraggio sull’uso della norma che consente ai lavoratori pubblici e privati di usufruire di tre giorni al mese di permesso retribuito per chi ha un grave handicap oppure presta assistenza a parenti o affini in simili condizioni, fino al 3° grado di parentela.

«Il 30% dei dipendenti pubblici, in base a stime prudenziali, ma il 50% secondo le mie stime che sono più forzate, abusano della legge 104», ha affermato Brunetta. Il monitoraggio, effettuato dal Formez, su un campione rappresentativo di circa la metà dei dipendenti del pubblico impiego, oltre 1.700.000, in relazione a 9.400 amministrazioni ha evidenziato che nel 2008 sono state 2.439.985 le giornate di permesso fruite e il settore in cui maggiormente si concentrano i permessi è la scuola. Se la media nel pubblico è dell’uso della legge 104 è 9% con punte del 16% in alcune regioni e del 18% in Umbria, la media nel settore privato è dell’1,5%. A questo propiosto il ministro ha sottolineato: «Nel privato l’uso della legge è sottodimensionato rispetto alle richieste, probabilmente per la riluttanza dei datori di alvoro a concedderlo, ma nel pubblico è sovradimensionato rispetto ai bisogni, se ne fa un uso opportunistico», ha precisato.

Brunetta ha quindi affermato che, laddove ci sono abusi, «se eliminassimo tutti i comportamenti opportunistici, libereremmo centinaia di di millioni di euro, da 100 a 300 per l’assistenza a chi ne ha veramente bisogno con buona pace dei fannulloni». «Voglio fare chiarezza sugli usi e gli abusi della 104 non per risparmiare – ha precisato – ma per chi ne ha veramente bisogno, anche in altri modi, magari con i trasferimenti diretti alle famiglie e con l’uso di badanti». Il monitoraggio, ha poi detto il ministro, che «rappresenta la prima analisi dettagliata per tipologia e per amministrazioni», è stato consegnato alle commissioni competenti di Camera e Senato e potrà contribuire alla discussione parlamentare per le modifiche al ddl 1167. «Una legge benemerita, importante, che consente a persone con gravi handicap di essere assistite dai congiunti, ma che troppo spesso si è prestata a una serie di abusi, un atteggiamento insopportabile» ha aggiunto Brunetta. «Noi vogliamo colpire gli approfittatori che si nascondono dietro la legge 104 per fare i cavoli propri».

da www.vita.it