Abdollahie Parviz, tentato suicida in carcere, e la sua famiglia: cinque vite da niente


di Susanna Marietti

Lo scorso 6 dicembre erano arrivati nel porto di Brindisi nascosti in un’automobile. Il signor Abdollahie Parviz, di 46 anni, la moglie e i loro tre figli minorenni venivano dall’Iran. La polizia portuale non ci ha messo molto a scoprire l’ingenuo nascondiglio. La signora e i bambini sono finiti in un Centro per immigrati, l’uomo è stato portato nel carcere brindisino. L’accusa, quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. È lui il capofamiglia, e con sé portava quattro persone senza visto di ingresso nel nostro accogliente paese.

Dal momento in cui ha varcato la soglia del carcere, Parviz non ha più saputo niente dei suoi famigliari. Nessuno si è preoccupato di dargli notizie. Nessuno si è preoccupato di contattare quanto meno un mediatore linguistico. Nessun operatore ha potuto comunicare con lui – che parla solo iraniano e qualche rara parola di inglese – su alcun argomento.

Uno dei due compagni di cella è per fortuna un altro iraniano che con la nostra lingua se la cava un pochino di più. Parviz riesce a comunicare la propria ansia (c’era bisogno, per poterla intuire?) per la sorte di moglie e figli. Ma nessuno ha notizie, dunque tutto resta come prima.

Parviz è disperato. Tre giorni dopo il suo ingresso in carcere tenta di uccidersi impiccandosi al letto. Tra l’altro, ancora non ha avuto l’udienza di convalida del suo fermo. I compagni accorrono, chiamano l’agente di servizio, arriva il medico, Parviz viene salvato.

Oggi non sappiamo dove sia, né che fine abbia fatto la sua famiglia. Un padre e un marito che cerca come può di dare un futuro ai propri cari. Un criminale, per l’Italia. Buttato in una cella senza neanche una parola a lui comprensibile.

Cinque vite che non valgono niente, né per lo Stato né per l’informazione. Sicuramente valgono assai meno di due otturazioni ai denti di Berlusconi.

da www.linkontro.info

“Tappoachi?”, arriva il brindisi eco-sostenibile


Dalla rinomata zona di produzione del Prosecco Docg, Valdobbiadene, arriva una soluzione per brindisi eco-friendly grazie alla raccolta differenziata dei tappi in sughero. Il progetto ‘Tappoachi?’, attivato per la prima volta a livello comunale nel mese di dicembre e promosso da Rilegno (Consorzio Nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi di legno in Italia), mira al recupero dei tappi di sughero per il riutilizzo per l’edilizia, calzature, oggetti artistici e pannelli isolanti.  

Il Consorzio Rilegno, CIT e Savno hanno concordato l’attivazione di una sperimentazione della durata di un anno nel territorio del TV1, attraverso la sottoscrizione di un protocollo d’intesa, avvenuta il 3 dicembre presso la Cantina Produttori di San Giovanni (provincia di Treviso), insieme a Amorim Cork e al Comune di Valdobbiadene. Quest’ultimo, con i suoi 10.825 abitanti e la rinomata produzione del vino Prosecco, é stato infatti individuato come Area Test ideale per la presenza sul territorio comunale di numerosi wine bar, enoteche e ristoranti.  

Agli esercizi aderenti, verrà consegnato un kit per la promozione e la raccolta del sughero composto da sacchi in juta, bidoni e materiale informativo, tutto targato ‘Tappoachi?’. Anche i cittadini potranno contribuire insieme alle attività produttive alla buona riuscita del progetto, raccogliendo i tappi e portandoli presso l’ecocentro, l’ecosportello e il Municipio di Valdobbiadene.   

‘Tappoachi?’ potrebbe diventare, sottolinea il direttore di Rilegno Marco Gasperoni, un importante tassello nel grande mare del riciclo del legno, che nel 2008 grazie al coordinamento di Rilegno ha toccato quota 1.680.000 tonnellate recuperate sul territorio nazionale”. Recentemente sono stato in Spagna per l’incontro tra le ‘Citta’ del vino europeé, racconta il sindaco di Valdobbiadene Bernardino Zambon. In questa occasione si è deciso di proclamare il 2010 anno europeo dell’enoturismo, nel cui ambito verrà dato spazio alle iniziative green. “Il progetto di raccolta dei tappi ben si colloca all’interno dell’iniziativa europea. Ci impegnamo – conclude Zambon – a far divenire la raccolta differenziata del tappo in sughero una consolidata abitudine”.
da www.newsfood.com