Cultura: al via ‘CicloPoetica 2010’ lungo il corso del Po


Dopo due edizioni del Sicilia Poetry Bike, la poesia in bicicletta approda lungo il corso del fiume Po percorrendo piu’ regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) per riproporre l’originale consolidato format d’incontri e condivisione di poesia, arti, territori e tradizioni. La programmazione prevede per ogni tappa sul percorso un evento/sosta con artisti locali attraverso reading, performance ed altro in luoghi e orari prestabiliti.

L’iniziativa vuole essere anche un’azione performativa che, nel corso di questa rassegna itinerante, vedra’ azioni congiunte nell’ambito di Bicicliamo, percorrendo tratti con delegazioni di Legambiente e prendendo parte a happening on the road in collaborazione con Poesia Vagabonda eEnrico Lazzarin. Anche quest’anno alcuni media interagiranno col tour. Si partira’ il 2 agosto da Torino proseguendo poi, il 3, alla volta di Frassineto Po per arrivare in Lombardia il 4 agosto con la tappa di Pavia e toccare Piacenza il 5, percorrendo la via Emilia fino a Parma il 6 agosto. Dopo la tappa di San Benedetto Po di sabato 7 agosto, si converge su Ferrara domenica 8, e infine raggiunge Chioggia il 9 agosto per un congedo lungo il lido, alla volta di Venezia, il giorno successivo.

fonte Adnkronos

“Indimenticato”


di Angela Ragusa

Magico trovarsi
sui passi di un passato.

Vivo è il ricordo di estati giù in strada
assolate alla calura,
a sognare di futuro, di vita che correva
su ruote sempre sgonfie
di bici sgangherate…

La coppola sormontava
il capo degli anziani, dal viso tutti uguale,
che il sole di ogni giorno aveva stinto fino all’osso…
Le rondini planavano pure al pozzo
a prender acqua, con il becco a preparare
nuovo nido ,nuova prole…

E seduti sulla soglia
del gradino di granito,
nel bicchiere di granita
annegava il vecchio giorno…

Il tramonto così calava
nel paese dei miei nonni.

BICI. Io, ciclista cornuto e mazziato


di Stefano Arduini

Venti metri sul marciapiede mi costeranno 4 punti in meno sulla patente 

Oltre a essere un giornalista (non che le due cose siano in contraddizione) sono un grande amante della bicicletta. Non solo quella da corsa (Cinelli modello Unica per gli intenditori), ma anche quella da passeggio sulla quale ho fatto montare due seggioloni per poter trasportare le mie due bambine. Ogni mattina pedalo da casa all’asilo nido (le due fanciulle hanno 1 e mezzo e 3 anni) e da qui mi dirigo in redazione. Tutti e tre da buoni milanesi giudiziosi portiamo il caschetto. In tutto saranno cinque chilometri. Naturalmente nemmeno un centimetro dei quali è dotato di pista ciclabile. 

In alcuni tratti– lo ammetto- invado il marciapiede, talvolta lo faccio per “sgamare” qualche semaforo, molto più spesso per avere l’illusione di non rischiare la pelle (gran parte del mio tragitto lo percorro su stradoni simil tangenziale, via Cermenate- via Antonini per intenderci o su vie che abbinano pavè e rotaie, – via Montegani – via Meda, non proprio salutari per le parti intime dei ciclisti uomini, nonché per la stabilità delle giovanissime passeggere). Per carità, sbaglio, sapendo di sbagliare, ma lo spirito di sopravvivenza talvolta mi assale. 

E qui casca l’asino. Perché oggi, lunedì 7 giugno, alle 9 e 35 del mattino una zelantissima vigilessa mi ha intercettato sul marciapiede di via Montegani (angolo via Neera), senza naturalmente che avessi travolto alcun pedone -anche perchè avevo percorso sì e no venti metri (anzi – a dirla tutta- stavo per “parcheggiare” la mia arrugginita due ruote e quindi procedevo a velocità contenuta, direi non più di 10/12 chilometri orari) e mi ha intimato l’alt, appioppandomi alla fine della fiera una multa da 38 euro per aver violato l’articolo 143 del codice della strada. Quello per intenderci che regolamenta la posizione dei veicoli sulla carreggiata (anche se – come la stessa ghisa ha avuto voluto annotare – io in realtà procedevo con un velocipede  sul marciapiede). Mentre mi dava la multa, naturalmente (statisticamente era improbabile che in mezz’ora di discussione non avvistassimo un’infrazione) una moto ha attraversato l’incrocio alle nostre spalle col rosso pieno. «Che vuole, che mi metta ad inseguirlo? Faccio quello che posso». E così sia. Il problema è che forse in questo caso ha fatto anche quello che non poteva. 

Dopo un interminabile colloquio radiofonico con la centrale e un altrettanto lungo sfoglio delle pagine del codice della strada, la dolce signorina in divisa («Ha fretta? Che me ne frega, io sto lavorando e quando finisce il turno, torno a farmi i fatti miei») ha deciso di decurtarmi anche 4 punti dalla patente. Io recuperando nella memoria un articolo del Resto del Carlino di appena un mese fa (il 5 maggio) faccio presente – con tanto di citazione – che il giudice di pace di Ferrara Camilla Brini ha accolto l’illegittimità costituzionale dell’articolo 219 bis del codice della strada (ritiro, sospensione o revoca del certificato di idoneità alla guida) per la violazione del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Applicare quella norma costituisce infatti una palese discriminazione fra i ciclisti patentati e ciclisti non patentati. «Faccia ricorso se crede», dice invece la vigilessa. «Sarà fatto», ribatto, poco convinto. Chi me lo fa fare di entrare nel ginepraio della giustizia per 38 euro? 

Il cruccio mi rimane. Arrivato in redazione contatto gli amici di Ciclobby. In particolare l’avvocato Massimiliano Gaspari. A lui chiedo quante siano i ciclisti sanzionati con il taglio dei punti della patente dall’entrata in vigore della riforma del codice della strada del luglio scorso. «A Milano tre e per quanto ne so pochissimi altri nel resto d’Italia: in tutto si conteranno sulle dita di due mani». Mi rendo conto di essere una specie di panda. Un animale introvabile, abbattuto da una cacciatrice senza scrupoli. Resisterò. Intanto lo stesso Gaspari mi rincuora: «Per casi come questo, offriamo assistenza legale gratuita». Anche se davanti al giudice di pace può succedere di tutto. «Il risultato non è scontato, molto dipende dallo stesso giudice, certo è che la norma è palesemente incostituzionale: viola il principio di uguaglianza e per assurdo può arrivare ad impedire di guidare l’auto i ciclisti indisciplinati, che però magari sono ottimi automobilisti». Finale: probabilmente pagherò la multa e continuerò a cercare di portare a casa la pelle da www.vita.it

Il bambino con le ali


di Roberto Puglisi

Alin è un nome da bambino romeno. Togliete l’ultima lettera e avrete il cielo capovolto, nell’istante del volo. Avrete le ali.  Certe volte i bambini viaggiano. Il mezzo di locomozione tipico è la bici, ha la giusta misura. Ha i pedali all’altezza necessaria, affinché i piedi di un bimbo li inforchino correttamente. Ha il manubrio che si può afferrare con eroica e infantile determinazione Non ha il tetto, la bici. Perciò, ha quel cielo pazzesco spalancato lassù, una via sottosopra. Puoi volare, restando con le ruote per terra, pregustando lo scoppiettare delle stelle, quando verrà la notte. Alin ha fatto un viaggio. Ora ne parliamo. Ma prima sarebbe logico intendersi sulla parola “viaggio”, in questa storia.  Altrimenti sarà tutto inutile. Probabilmente noi non ricordiamo i viaggi di quando eravamo bambini. No, non troppo. Eppure non è difficile ritrovarli. Basta andare un po’ a ritroso ed eccoli qua.  Quegli stradoni bui che non portavano da nessuna parte, sotto la luce fioca dei lampioni. C’erano garage spaventosi con cuore di mostro e di tenebra. C’erano città lunghissime e non si sapeva mai dove finivano. C’erano scogliere e c’erano spiagge selvagge. C’erano cespugli e c’erano piccoli boschi invitanti e crudeli. I bambini partivano da soli o in drappelli, con le loro biciclette. Erano esploratori dell’ignoto. Il cielo li accompagnava con una mano azzurra sulle loro spalle benedette, mentre schiere di angeli custodi sudavano sette camicie per evitare danni a quei cosini impetuosi e frangibili. Angeli.
Ali. Esistono ancora bambini che viaggiano? Uno sì, è romeno, vive ad Agrigento. Alin.  Qualche giorno fa si è allontanato da casa, per andare da suo padre che vive a Roma, almeno questa è la versione dei fatti della prima ora e non è detto che sia la verità. Ne abbiamo raccontato la storia sommaria. Le ore d’attesa di sua madre. Abbiamo immaginato il suo vogare sotto il sole e la camicia sudata del suo angelo, mentre la polizia e i carabinieri – che continuano a indagare in cerca del fondo della vicenda – battevano la città, ovunque.
Forse, Alin ha guardato il cielo di Agrigento e ha capito che non ce l’avrebbe fatta a percorrerlo tutto, fino al cielo di Roma. E’ tornato indietro. E ha compreso l’essenziale, la morale della favola. Qualsiasi bambino può prendere uno zaino e andare via. Ma ci vogliono ali robuste, montate sopra un cuore forte, per avere il coraggio di chi si volta indietro, qualunque sia la paura che segue le  orme. Non bastano i piedi, ci vogliono proprio  le ali, per tornare e guardare in faccia la vita, senza  fuggire mai più. La vita, con la sua ombra riflessa a terra, così lontana dal cielo.

da www.livesicilia.it

Coppi, a 50 anni dalla morte celebrazioni il ciclismo ricorda il Campionissimo


coppi.gifCinque Giri d’Italia e due : sono solo i più importanti tra i numerosi titoli che Fausto ha conquistato nella sua carriera. Un po’ campione dal talento e dalla forza innati, un po’ uomo sfortunato tormentato dai problemi d’amore e di salute.

A 50 anni si celebra il che moriva a il 2 gennaio 1960. Non si accorsero che era : sarebbe bastato del chinino per salvare il più grande corridore ciclista italiana della storia. La terra dov’è nato, fatta di nebbie e colline, lo ricorderà il 2 gennaio 2010 con molti appuntamenti.

A , dove è nato, sarà anche consegnato il riconoscimento Welcome al direttore del Giro d’Italia Angelo Zomegnan, al direttore BS-Bicisport Sergio Neri e a Davide Cassani di Rai Sport. A concludere il ricordo, alla presenza di Fiorenzo Magni, Alfredo Martini, Andrea Bartali – figlio di Gino -, l’intitolazione del piazzale antistante il Mausoleo a Candido Cannavò, direttore della Gazzetta dello Sport, scomparso a febbraio.

da www.blitzquotidiano.it