“La libellula” di Bert d’Arragon


di Daniela Domenici

Un romanzo storico ma anche una grande storia d’amore, anzi tante storie d’amore, di vita, di dolore, di lotta intrecciate: uno splendido romanzo CORALE come da tempo non ci capitava di leggere, una POLIFONIA in cui ogni personaggio, ogni situazione, ogni evento trova la sua giusta collocazione e contribuisce così alla perfetta musicalità dell’insieme come un’orchestra in cui ogni elemento è importante per la magica riuscita di un concerto.

L’autore, un signore tedesco di origini spagnole ma da anni residente in Italia, laureato in Scienze dell’Antichità, dimostra una tale conoscenza dei più minimi elementi del periodo storico da lui preso in esame, il ventennio fascista dal 1924 al 1944, da poterli padroneggiare con sapiente perizia riuscendo a intrecciare, in modo da non far mai annoiare il lettore (cosa che succede spesso con un libro storico), documenti dell’epoca con fogli di diario, lettere private e narrazione di questa storia d’amore che è solo lo spunto per parlare di un momento storico così cruciale per la nostra nazione e non solo.

Bert d’Arragon segue, con discrezione ma anche con affetto partecipe, la fuga di due ragazzi, Pietro e Giovanni, dalla natìa Montepulciano verso Roma e poi nuovamente in Toscana narrando, parallelamente, tante altre storie di personaggi che vengono in contatto, per i motivi più vari, con questi due giovani che hanno un elemento fondamentale che li lega: si amano, sono omosessuali e lo sono nel ventennio fascista; alla fine prenderanno strade diverse sia in campo affettivo che di scelte politiche e lavorative continuando a combattere, ognuno a proprio modo e con i suoi mezzi, quella “bestia famelica” che è stato il fascismo. Per questo, come giustamente sottolinea Roberto Barontini, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea che ha pubblicato il libro, nella sua introduzione “rendere il giusto tributo alla sofferenza e alle esperienze del passato rappresenta un ineludibile dovere civile e una grande opportunità per il presente”.

Concludiamo con un’affermazione che sappiamo già ci attrarrà gli strali di buona parte dei critici letterari ma di cui ci assumiamo la piena responsabilità: questa “opera prima” di Bert d’Arragon può essere paragonata, per tutti i motivi sopra descritti, a un capolavoro come “La storia” dell’indimenticata Elsa Morante.

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“La libellula” vola anche a Siracusa


di Daniela Domenici

Dopo la tappa di Catania è arrivato anche a Siracusa, nel cuore di Ortigia, alla libreria Biblios in via Consiglio Reginale, Bert D’Arragon che ha presentato il suo libro “La libellula” edito da I.S.R.Pt di Pistoia.

L’autore, che è nato in Westfalia da una famiglia di origini spagnole e che vive in Italia da più di vent’anni, e la sua “opera prima” sono stati presentati in modo dettagliato ed esaustivo da Angela Barbagallo.

Questo libro, di ampio respiro anche nella mole (quasi 400 pagine), copre un periodo storico ben definito, il ventennio fascista; la storia si svolge infatti tra il 1924 e il 1944 e in vari luoghi geografici italiani. Al centro della narrazione due ragazzi omossessuali, Giovanni e Pietro, del loro amore durante il fascismo con tutte le implicazioni che ne derivano e della loro fuga attraverso l’Italia fascista.

L’autore ha voluto dare un sottotitolo al suo libro “una storia di persone nella resistenza” con quest’ultima parola volutamente scritta in minuscolo per indicare non il periodo della lotta di liberazione che segnò la fine della seconda guerra mondiale ma la resistenza quotidiana che questi due ragazzi e le persone con cui verranno in contatto in quegli anni dovranno mettere in atto.

Non vogliamo anticiparvi come finirà la storia d’amore di Giovanni e Pietro e che conclusione avranno le loro vite ma ci preme sottolineare la perfetta conoscenza dei dettagli di quel periodo storico di Bert D’Arragon, delle leggi, dei movimenti politici durante il fascismo (leggiamo nella sua biografia che è laureato in Scienze dell’Antichità) e, dalla quarta di copertina, “l’autore descrive le città in cui si muovono i suoi eroi con quel sentimento di partecipazione intima con il quale Pratolini descriveva la sua San Frediano, Fenoglio le sue Langhe e con cui Tobino scriveva “Il clandestino”.

Concludiamo ancora con parole tratte dalla quarta di copertina che ci sembrano rendere perfettamente il valore aggiunto di questo libro di D’Arragon “rendere il giusto tributo alla sofferenza e alle esperienze del passato rappresenta un ineludibile dovere civile e una grande opportunità per il presente”.