Dal carcere di Spoleto: Carmelo Musumeci scrive a Roberto Gervaso, che gli risponde, sulla barzelletta di Berlusconi sugli ergastolani


Ho ricevuto questa lettera da Carmelo Musumeci che ho copiato e che pubblico:

Signor Gervaso, il presidente del Consiglio ha raccontato una barzelletta di pessimo gusto su noi ergastolani. Forse non sa, se lo faccia spiegare dai suoi famosi e bravi avvocati che in Italia esistono due tipi di ergastoli. Uno normale, che ti dà la speranza ma non la certezza, un giorno, di poter uscire; un altro, l’ergastolo ostativo, che non te ne dà alcuna se non passi il tuo ergastolo a qualche altro.

Io non so che tipo di ergastolo avesse il Gesù del Cavaliere nella barzelletta che ha raccontato ma le assicuro che se aveva quello ostativo non sarebbe riuscito neanche lui se non avesse fatto come Giuda.

L’ergastolano ostativo, per tornare a essere un uomo libero, può solo donare la propia vita alla morte.

Raccontare barzellette sugli ergastolani è come ridere dei morti perché in Italia con l’ergastolo ostativo non c’è speranza. E non ha scelta. O hai solo quella di togliere la libertà a un altro per avere la tua.

Se siamo uomini non possiamo vivere senza speranza. Solo gli animali ci riescono. La criminalità organizzata non si sconfigge solo col pentitismo; si sconfigge soltanto con l’abolizione dell’ergastolo ostativo.

L’ergastolo è una pena di morte a gocce ed è sbagliato dire che assomigli alla morte, perché è molto peggio. In questo modo continui a vivere, ma smetti di esistere. Ti lascia la vita, ma ti ammazza il futuro per il futuro.

Lo sa cos’è la cosa più brutta nella giornata di un ergastolano? Che domani inizia tutto daccapo, che sarà una giornata come ieri, come sarà domani o dopodomani, come sarà sempre. Un ergastolano ostativo non può fare altro che prepararsi a morire. Il capo del governo farebbe a non raccontare più barzellette sugli ergastolani.

Ed ecco la risposta di Roberto Gervaso sul quotidiano “Il Messaggero”:

Caro Musumeci, lei ha ragione: barzellette sugli ergastolani, come su chi soffre, non se ne raccontano, non se ne devono raccontare. L’uomo colpevole, se la sua colpa è accertata, va condannato, ma rispettato. E’ un uomo come gli altri, e gli uomini, tutti gli uomini, anche i più malvagi, vanno spiritualmente soccorsi. Lo so che la vita è una giungla, ma bisogna fare di tutto per renderla più sopportabile. Anche a chi ha sbagliato.

Io non so perché lei sia finito all’ergastolo, quali reati abbia commesso. Ma questo non m’impedisce di giudicare l’ergastolo ostativo come un errore, un grande errore. Al’uomo si può togliere di tutto, anche la vita, con un colpo di pistola alla nuca o affidandolo alla sedia elettrica o un plotone di esecuzione (delitto esecrato perché la vita è sacra, come, del resto, la morte, ma non quella inflitta dagli uomini). Si può togliere tutto a un uomo, meno la speranza. La speranza gli va lasciata sempre, perché senza speranza è la disperazione. La fine di tutto, la morte in terra. E questo non è giusto, questo non è umano, questo è un’infamia.

E’ difficile capire le cose, le emozioni, le sensazioni, le disperazioni che non si sono provate. E’ difficile, specialmente nel dolore, mettersi nei panni degli altri. In coloro che hanno l’animo straziato, la coscienza che non si rassegna all’ineluttabile.

Ci sono reati odiosi, ci sono reati orribili, che indignano e disgustano la società e ne commettono ogni giorno: chi spaccia droga, che stupra un minorenne, chi commette delitti in serie, ma il riscatto morale non si può negare a nessuno. L’ergastolo normale basta perché, come ho detto, non ti toglie la speranza;      quello ostativo va cancellato dai codici.

Noi non sappiamo perché alcuni di noi siano portati a delinquere, altri a commettere errori veniali. Senza le leggi, il mondo sarebbe in balia dei lupi, degli assassini, de prevaricatori, ma le leggi devono tener conto che l’uomo è fallibile, l’uomo può venir meno ai doveri verso la società, e anche violarli in modo sanguinario. Non chiediamo per lui comprensione, ma offriamogli, con i codici, e anche con un trattamento più equo, uno spiraglio di futuro. Anche se lascerà la vita in carcere perché morirà prima di aver scontato l’ergastolo normale, non togliamogli la fiducia. Lasciamogli assaporare quel ritorno alla vita che forse, non avverrà mai, ma che potrebbe anche avvenire.

Ignoriamo, perché la conoscenza del futuro ci è negata, quello che potrebbe accadere anche a noi, ma ricordiamoci che qualunque cosa potrebbe accaderci. Tutti abbiamo una coscienza, sentimenti e risentimenti e, se tradiamo quella, alla resa dei conti, auguriamoci di trovare chi ci capisce, chi ci dà una mano, senza risparmi sulla pena che meritiamo. Che non deve essere l’ergastolo ostativo.

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Al peggio non c’è fine…La barzelletta sull’ergastolo di Berlusconi


 

Nell’attesa dell’arrivo del Capo dello Stato all’inaugurazione dell’anno giudiziario, Silvio Berlusconi racconta una barzelletta ai presidenti delle Camere e ad alcuni magistrati:Signor Silvio Berlusconi, poche volte ho sentito una barzelletta di così pessimo gusto, forse perchè, per l’appunto, sono un ergastolano.
Forse lei non sa, se lo faccia spiegare dai suoi famosi e bravi avvocati, che in Italia esistono due tipi di ergastolo.
Uno normale, che ti da la speranza, ma non la certezza, un giorno di poter uscire, mentre con l’altro, l’ergastolo ostativo, non hai nessuna speranza se non passi il tuo ergastolo a qualcun’altro.
Io non so che tipo di ergastolo aveva il suo Gesù della barzelletta che ha raccontato, ma le assicuro che se aveva quello ostativo non sarebbe mai uscito se anche lui non avesse fatto come Giuda.
L’ergastolano ostativo per tornare ad essere un uomo libero può solo donare la sua vita alla morte.
Signor Silvio Berlusconi, raccontare barzellette sugli ergastolani è come ridere sui morti, perchè in Italia con l’ergastolo ostativo non c’è speranza.
E non hai scelta!
Hai solo la scelta di togliere la libertà ad un altro per avere la tua.
Signor Silvio Berlusconi, se siamo uomini non possiamo vivere senza speranza, solo gli animali ci riescono.
La criminalità organizzata non si sconfigge solo con il pentitismo, si sconfigge soprattutto con l’abolizione dell’ergastolo ostativo.
L’ergastolo è una pena di morte a gocce ed è sbagliato dire che assomiglia alla pena di morte perchè è molto peggio, in questo modo continui a vivere, ma smetti di esistere: ti lascia la vita, ma ti ammazza il futuro.
Signor Silvio Berlusconi, lo sa che cosa è la cosa più brutta della giornata dell’ergastolano?
Che domani inizia tutto daccapo, che sarà un giornata come ieri, come sarà domani e dopodomani, come sarà per sempre…
Un ergastolano ostativo non può fare altro che prepararsi a morire.

Signor Silvio Berlusconi, è già così dura la nostra vita, se può, non ci prenda per il culo raccontando barzellette sugli ergastolani.

 

Di Carmelo Musumeci (da Carcere di Spoleto)

da www.informacarcere.it

 

 

– Dio è preoccupato per la degenerazione regnante sulla terra,e invia Gesù in missione.
Dopo 33 anni, però, suo figlio ancora non ritorna.
Passa qualche altro decennio e di Gesù nessuna traccia.
Dopo100 anni sente alle porte del paradiso un imprevisto “toc toc”.
Dio apre le porte del Paradiso. “Papà” esclama Gesù.
“Figlio mio, che cosa è successo?
Ti aspettavo 60 anni fa”.
E Lui: “Papà in terra è successo di tutto, non c’è più la pena di morte e mi hanno dato l’ergastolo”.

(Fonte: Corriere della Sera sabato 30 gennaio 2010)

Barzelletta auto-ironica sulla cecità scritta da Francesco Sabatino


Un carabiniere dice ad un tizio: “Patente e libretto”.

Non ce l’ho. Sono cieco”. ”

Allora, mi favorisca il permesso di soggiorno”.

 “Forse non mi sono spiegato:
sono non vedente”.

“Quindi è un mafioso! Non vede, non sente e non parla! Portiamolo in caserma ed arrestiamolo con il 41 bis!”.