La prostituta – bambina, sempre dal diario di Claudio Crastus


Una notte, ad un angolo di strada vedemmo un falò e un po’ per gioco, un po’ per curiosità pregai Agostino di fermarsi. Subito dopo vedemmo il viso sbarazzino di una ragazza di tredici o quattordici anni. Una bambina con stivaloni neri e minigonna e una maglietta scollata al massimo. Ricordo l’attesa vicino al fuoco: ognuno di noi aspettava il proprio turno. Per primo andò Agostino, dopo Giò, successivamente Maurizio e infine io. Percepivo un tremore divampare in me,mi tremavano le gambe, sentivo la gola secca, era la prima volta che mi capitava di fermarmi e andare con una ragazza a pagamento. Anche l’amore era una cosa che avevo fatto poche volte e sempre frettolosamente. Come dare un morso alla mela e poi abbandonarla.

Restammo in macchina mezz’ora, senza nemmeno sfiorarci con un dito. Lei parlava dell’infanzia che le avevano rubato, dei collegi, dei maltrattamenti, dei giocattoli rotti, delle tante rinunce. L’ascoltavo e quasi mi vergognavo di dirle tutte le brutture della mia vita. Era più indifesa di me. Per quasi un anno, quando mi sentivo solo nella squallida periferia, continuai ad andare da Anna, nella sua 500 blu. Non facemmo mai l’amore, anche se le chiedevo di dire ai miei amici che lo facevamo. Le davo i soldi solo per stare insieme a discutere. Da quegli anni, ogniqualvolta passavo da piazza Ovidio, mi capitava di girarmi d’istinto verso l’angolo dove “lavorava” lei, ed era inevitabile ricordare il suo sorriso triste.

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Treviso, bimba down insultata al ristorante: “Con figli così rimanete a casa”


Orribile episodio di nei confronti di una piccola disabile a . «Quando si hanno dei figli è meglio restarsene a casa», infastidito dal gioco di una bimba seduta nel tavolo vicino, il cliente di un di ha apostrofato così i suoi genitori.

Per non turbare ulteriormente la bambina, lì per lì il padre non ha reagito all’offesa ma, non volendo far passare sotto silenzio questo «atto di inciviltà», ha scritto una lettera alla Tribuna di .

«L’ho fatto perchè simili scene non accadano più – spiega il papà – In un istante quell’uomo è riuscito a rovinare una tranquilla serata, ma non ho voluto che mia figlia assistesse a una scenata che avrebbe trasformato un bel ricordo in un trauma». La famiglia – padre, madre e quattro bambine dai tre ai nove anni – aveva appena finito di mangiare la pizza e, in attesa del caffè, una cameriera intratteneva la più grande facendola giocare con dei ritagli di carta.

Un foglietto è inavvertitamente volato sul tavolo vicino, dove un signore stava cenando insieme alla famiglia e ad alcuni amici, cadendo vicino ad un piatto: la reazione è stata quella frase brutale e intollerante che ha creato il gelo, ma di fronte alla quale nessuna delle altre persone sedute al tavolo ha avuto nulla da eccepire.

«Cose del genere non devono succedere – dice il titolare della – Se avessi assistito alla scena avrei allontanato quel cliente arrogante e cattivo. Di clienti così facciamo volentieri a meno».

da www.blitzquotidiano.it

“Lettera a una bambina mai nata”


di Francesco dal carcere di Augusta

Cosa hai sentito finora del mondo

attraverso l’acqua e la pelle

tesa della pancia di mamma?

Cosa ti hanno detto le tue orecchie

imperfette della nostra paura?

Riusciremo a volerti senza pretendere,

a guardarti senza riempire il tuo

spazio di parole, inviti, divieti?

Riusciremo ad accorgerci di te

anche dai tuoi silenzi, a rispettare

la tua crescita senza gravarla

di sensi di colpa e affanni?

Riusciremo a stringerti senza che

Il nostro contatto sia richiesta

spasmodica o ricatto d’affetto?

Vorrei che i tuoi natali non fossero

colmi di doni, segnali a volte sfacciati

delle nostre assenze, ma di attenzioni.

Vorrei che gli adulti che incontrerai

fossero capaci di autorevolezza, fermi

e coerenti: qualità dei più saggi.

La coerenza mi piacerebbe per te.

E la consapevolezza che nel mondo

in cui verrai esistono oltre alle regole

le relazioni e che le une

non sono meno necessarie delle altre,

ma facce di una stessa luna presente.

Mi piacerebbe

che qualcuno ti insegnasse a inseguire

le emozioni come gli aquiloni fanno

con le brezze più impreviste e spudorate;

tutte, anche quelle che sanno di dolore.

Mi piacerebbe

che ti dicessero che la vita

comprende la morte.

Perché il dolore non è solo

vuota perdita ma affettività,

acquisizione oltre che sottrazione.

La morte è un testimone che i

migliori di noi lasciano ad altri

nella convinzione che se ne possano

giovare: così nasce il ricordo,

la memoria più bella che è storia

della nostra stessa identità.

Mi piacerebbe

che qualcuno ti insegnasse a stare da sola,

ti salverebbe la vita.

Non dovrai rincorrere la mediocrità

per riempire vuoti,

né pietire uno sguardo

o un’ora d’amore.

Impara a creare la vita

dentro la tua vita

e a riempirla di fantasia.

Adora la tua inquietudine

finché avrai forza e sorrisi,

cerca di usarla per contaminare gli altri,

soprattutto i più pavidi e vulnerabili.

Dona loro il tuo vento intrepido,

ascolta il loro silenzio con curiosità,

rispetta anche la loro paura eccessiva.

Mi piacerebbe

che la persona che più ti amerà

possa amare il tuo congedo

come un marinaio che vede

la sua barca allontanarsi

e galleggiare sapiente

lungo la linea dell’orizzonte.

E tu allora

porterai quell’amore sempre con te,

nascosto nella tua tasca più intima.