Nasce la “Casa per i papà” in difficoltà: a Milano sono 50 mila


E’ stata l’Associazione matrimonialisti italiani  a lanciare l’allarme. Negli ultimi dieci anni nel nostro Paese si è sviluppata una nuova ed irresistibile piaga sociale causata dall’aumento esponenziale di separati e divorziati alcuni dei quali finiscono con il ridursi in miseria.

Ogni anno, in Italia si separano circa 160 mila persone. E’ un fenomeno che riguarda per lo più operai, impiegati ed insegnanti. Le separazioni e i divorzi, dati gli obblighi economici e le spese che determinano trasformano questi lavoratori in veri e propri ‘clochard’. Il 25% degli ospiti delle mense dei poveri sono separati e divorziati. E nell’80% dei casi  si tratta di padri separati, che devono mantenere moglie e figli senza avere più risorse per sopravvivere. Molti di questi dormono in auto e i più fortunati (circa 500 mila) sono tornati ad essere ospiti delle loro famiglie d’origine.

E’ sempre l’Associazione matrimonialisti italiani a calcolare che a Milano, tra città e provincia, gli uomini che vivono questo tipo di difficoltà sono quasi 50 mila. Il grande problema di queste persone è la casa: è già difficile mantenerne una, quasi impossibile due. Una casa pubblica per i papà separati, allora. Un posto dove aiutare i papà che spesso vivono momenti di disagio dovuti alla separazione, ma anche un posto dove potere recuperare la loro identità e, se disoccupati, cercare di trovare un lavoro per offrire un futuro migliore a se stessi e ai propri figli.

La Casa del padre separato pare che a Milano si farà, grazie all’impegno della Provincia e del consigliere comunale Matteo Salvini: in via Calvino, zona Mac Mahon, un centro da 160 posti letto, con camere singole e doppie, con la mensa, un piccolo giardino e una biblioteca. L’affitto si aggirerà intorno ai 100-150 euro al mese, un affitto sociale per una categoria di nuovi poveri.

Il Comune qualcosa aveva già provato a fare. Alcuni degli appartamenti requisiti in città alla mafia, andranno proprio alle associazioni che tutelano i papà separati.

Anche a Roma intorno a metà dicembre è stata portata avanti la medesima iniziativa. E’ nata la “Casa dei papà“, 20 appartamenti messi a disposizione di papà separati in difficili condizioni economiche. I papà separati potranno usufruire degli appartamenti per un anno pagando 200 euro al mese. Gli appartamenti dotati di camera da letto, angolo cottura, saloncino e bagno. Sono stati messi a disposizione dei papà e dei loro figli spazi dove potersi dedicare alle attività ludiche. Assistenti sociali e psicologi danno il supporto necessario per il loro inserimento nella società.

da www.milano.virgilio.it

Il ministro della Giustizia tace e i suicidi aumentano


“Il silenzio del ministro della Giustizia Angelino Alfano e del capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, è a dir poco indecente. In appena sette giorni, nelle carceri italiane si sono tolti la vita quattro detenuti. È un ritmo tragico, che minaccia di ripetere e sopravanzare il cupo record dell’anno scorso, quando si sono verificati ben 72 suicidi: la cifra più alta dell’intera storia penitenziaria della repubblica. Il sovraffollamento, che ha raggiunto livelli intollerabili, ha un ruolo determinante nell’indurre a queste scelte estreme:  e se è vero che ogni suicidio è una storia a sé e tutti i suicidi hanno molteplici cause, va considerato un dato assai preoccupante. Ovvero il fatto che in ben tre casi su quattro la modalità scelta dai suicidi sia stata l’impiccagione: il che segnala un pericoloso fenomeno di emulazione. Su tutto ciò, a partire dal dato generale (in carcere ci si uccide 17 volte più di quanto si faccia fuori dal carcere), ministro e responsabili dell’amministrazione continuano a tacere, incapaci anche solo di indicare misure e politiche, in grado di fermare questa strage”. 

da www.innocentievasioni.net


  

 

 

Il sesso in età giovane raddoppia il rischio di cancro alla cervice


Fare sesso in età molto giovane raddoppia il rischio di sviluppare il cancro della cervice: ad affermarlo è uno studio britannico pubblicato sul British Journal of Cancer e riportato oggi sulle pagine della Bbc online. L’incidenza della malattia è da sempre stata prominente tra le donne meno abbienti e con redditi bassi, ma fino ad oggi si pensava che la differenza fosse dovuta alle scarse attività di prevenzione contro il Papillomavirus umanus (Hpv) nelle aree più povere.

I risultati dello studio, condotto su un campione femminile di bassa fascia sociale, hanno invece rivelato che il motivo è che le donne con minori risorse economiche arrivano ad avere i primi rapporti sessuali molto prima delle altre. La ricerca ha dunque rivelato che tra le donne meno abbienti l’alto numero di casi di cancro del collo dell’utero non è dovuto a livelli più alti d’infezione Hpv, ma all’inizio precoce dell’attività sessuale e all’età della prima maternità, mentre non è stato trovato alcun legame con il numero di partner della donna o con il fumo. La coordinatrice della ricerca, Silvia Franceschi, afferma che i risultati non riguardano solo le adolescenti, ma che il rischio di cancro della cervice era più alto anche nelle donne che avevano avuto il primo rapporto sessuale a 20 anni anziché a 25: “Nel nostro studio, le donne delle classi meno ricche iniziavano in media la vita sessuale quattro anni prima delle donne abbienti”. Leslie Walker, del Cancer research, ha aggiunto in un’intervista alla Bbc che il vero problema è “che le infezioni sviluppate in età molto giovane sono particolarmente pericolose in quanto hanno più tempo per condurre al cancro”.

fonte ANSA